venerdì, ottobre 20, 2006

Il ciclo di Berlusconi ed il ciclo di Buttiglione

Mentre ero in macchina ho ascoltato una notizia di cui non in questo momento l'equivalente digitale. Buttiglione avrebbe dichiarato – se ho sentito bene – che si deve ormai considerare concluso in ciclo di Berlusconi. Non sono di questo avviso, ma provo un grande disappunto per ciò che Berlusconi poteva essere e non è stato. Appunto perché fuori della politica come professione, fenomeno che ha creato un ceto di gente che con la politica ha fatto la sua fortuna e che è la vera palla al piede del sistema Italia, appunto perché fuori da tutto questo e ricco del suo, che non ritengo frutto di rapina come intendono far credere i suoi detrattori, egli avrebbe potuto dare impulso ad un profondo rinnovamento del sistema Italia. Solo lui poteva produrre una svolta autenticamente liberale. All'inizio, il suo breve idillio con i radicali aveva fatto sperare in ciò. Ci si sono messi di traverso i Buttiglione e l'armata sanfedista. Berlusconi ha creduto nel potere più forte rappresentato dalla gerarchia ecclesiastica. Non ha avuto il coraggio di mobilitare la società civile. O forse realisticamente ha valutato che con le forze in campo non avrebbe potuto farcela e che quindi doveva scendere a compromesso con i vecchi poteri.

Può essere. La partita non è ancora chiusa. E credo che Berlusconi sia sempre meglio di Buttiglione. Io penso che se fin dall'inizio il Cavaliere avesse lui rotto con i Follini e compagni avrebbe altrove guadagnato i pochi punti degli UDC, che prosperano come delle sanguisughe su un corpo altrui. La previsione non è il mio mestiere. Certo non mi riconoscono nel retropensiero di Buttiglione e farò la mia piccolissima parte se il processo di costruzione del partito unico decollerà e se ciò comportera una strutturazione democratica dell'aggregato politico oggi detto del centro destra o Casa delle Libertà, dove Libertà sta più un vessillo retorico che non una vera prassi ed una vera sostanza.

Sul convegno ecclesiale di Verona: pubblica professione di estraneità e dissociazione

A quest'ora i telegiornali delle reti pubbliche e privata danno la notizia martellante dei discorsi pronunciati al IV Convegno della Chiesa cattolica in Verona. Sembrerebbe che siamo tutti d'accordo e che il convegno sia la celebrazione di un fasto della nazione italiana tutta e al gran completo. Io lancio invece nella rete la mia debole voce per dire che provo timore ed inquietudine. Temo per la mia libertà spirituale ed intellettuale. Ho meno timore davanti al pericolo musulmano, alquanto lontano e fantastico, che non allo spettacolo dell'integralismo cattolico di casa nostra.

Detto ciò, non vorrei che chi legge queste righe pensasse a me come ad uno sfegatato anticlerale, ateo, corrotto e quanto più se ne voglia mettere. Pochi giorni fa ho apprezzato molto un'implicita attestazione di stima e fiducia da parte del parrocco di un minuscolo borgo. Stavo fotografando gli archivi della parrocchia, ma non avevo ancora finito. Volendo lui andare via prima, mi dice: "quando finisci chiudi la porta..."
…In questo momento sto chattando con un buddista che sopraggiunge e mi chiede cosa stavo facendo. Spiego che sti scrivendo questo post e gliene accenno il contenuto. E' così che lui invita ad andare nel Nepal. Gli Sto spiegando in un inglese approsimativo che temo molto meno le religioni orientali (che considero una specie di filosofia) che non il dogmatismo e moralismo cattolico, che scopro sempre più spesso come una forma istituzionalizzata di ipocrisia oltre che una consolidata struttura di potere.

Ma qui devo fermarmi perché il discorso potrebbe essere lungo e non ne ho adesso il tempo. Mi basta che io dica pubblicamente che da Verona io sento giungere per me minacce inquietanti ed un sordo e disperato senso di angoscia. Altro che messaggi di redenzione e "salvezza" (alla Buttiglione")…
Per trovare coraggio continuo a chattare con il partner buddista che mi invita ad andare nel Nepal, dove penso ci sia più libertà spirituale che non a Roma, a Verona o genericamente nell'Italia cattolica e sanfedista dei Casini (che non piace per nulla manco al citato parroco), Mantovano, Buttiglione, ecc.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA
Sto appena terminando di ascoltare la rassegna stampa di radio radicale per la voce di Taradash (mio vecchio odiato amico: non avrai più il mio voto in virtù della tua voce che divenne in questo modo a me familiare e mi indusse incautamente e irriflessivamente a votarti! Brutto ignorante presuntuoso!) che riporta i commenti ed i raggruppamenti seguiti al discorso di Ruini. Credo di far cosa utile raggruppando qui in forma monografica quanto trovo in rete. Questo post pertanto sarà progressivamente aggiornato. Trovo allarmante la notizia che i vari Mantovano, Formigoni (vecchio CL), ecc., pensino di poter trasfondere il pensiero di Ruini nell'ossatura concettuale-ideologica di quella che dovrebbe essere il partico unico. Mi opporrò con tutte le mie forze fino a mio espulsione dall'attuale FI di cui rinnovo puntualmente la tessera ogni anno.

1) I timori di Ruini
- Il breve articolo riferisce i timori di Ruini per la voglia di protagonismo del mondo musulmano. Un protagonismo che lo stesso Ruini esercita impunemente sulla nostra pelle e con la complicità di politici che cercano i loro voti in sacrestia e che si rivelano incapaci (o meglio non ne hanno l'intenzione) di cercare gli stessi voti in aggregazioni territoriali specificamente vocati alla politica, secondo il dettato dell'art. 49 della costituzione, il quale recita che i cittadini si riuniscono in partiti, strutturati democraticamente, per concorrere alla formazione della politica nazionale. Non sono i musulmani che dobbiamo temere, ma i vari Ruiini, che sono autentice rovine per le nostre libertà civili. Il pericolo viene non dall'Islam, ma dal Vaticano. E' duro farlo capire e gridare ai quattro venti.

2) Il Presidente risponde all’attacco del Papa: la laicità è il valore fondante della vita civile
- Questa notizia mi rassicura un poco, mentre suscita in me stizza il monologo papale sulla Verità. Naturalmente, il Papa ritiene che la Verità sia quella che lui possiede e crede di poter amministrare agli italiani. Le televisioni di stato trasmettono senza ritegno questo avvilente e presuntuoso messaggio. Una televisione che fosse laica non dovrebbe dare tanto spazio ad un prete che ha tutto il diritto di rivolgersi ai suoi fedeli, che lo raggiungono in chiesa, ma non di entrare con prepotenza e senza rispetto nella casa di tutti gli italiani, che sono certamente molto diversi da ciò che lui immagina.

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giovedì, ottobre 19, 2006

Sullo stile dei miei articoli o post e sul linguaggio della politica

Ricevo ripetutamente da una persona amica consigli fraterni sul mio stile. Mi si dice che devo stringere. Andare subito al sodo. Altrimenti chi legge si annoia o non capisce o perde la pazienza. Io sono sempre disposto ad accettare consigli, soprattutto se vengono da amici e sono appunto consigli fraterni. Ma a questo punto sono costretto a riflettere sui consigli che ricevo.

Un discorso, specialmente se su argomenti politici che incidono sul processo decisionale di ognuno, deve essere argomentato ed analitico. In una manifestazione di piazza ci si esprime con slogan e cartelli. Il comiziante o concionatore a sua volta mira a suscitare le emozioni di chi ascolta. Ed infatti il suo discorso, se è un buon discorso, è interrotto frequentemente da applausi e grida. Tutti abbiamo visto alla televisione i discorsi registrati di Mussolini. Erano così convicenti che ci hanno portato alla guerra. E che dire di quelli di Hitler e di Stalin. Ed oggi possiamo aggiungere quelli di Bush che non si è fatto scrupolo neppure davanti alla menzogna. La guerra in Iraq è stata preparata mediaticamente nel falso presupposto che Saddam avesse non so quali armi micidiali. E qui la storia la sappiamo tutti e non sto a ripeterla.

Al sodo dunque. So di non essere Dante Alighieri e neppure Alessandro Manzoni. Mi sforzo di scrivere al meglio delle mie possibilità e se ho tempo rivedo continuamente la mia scrittura per cercare e di migliorare la forma e di rendere più forte e convicente l'argomento. Ma per fare questo occorre essere analitici e lasciare al discorso l'impalcatura ed il rivestimento di cui ha oggettivamente bisogno. Altrimenti si può apodittici e schematici. Ma in questo non si ragiona. E così perché lo dico io e non accetto contestazioni. In questo modo non si comunica e si accetta nessuna forma di dialogo. Ma diventa perfino inutile il discorso. Se questo deve comunicare qualcosa e soprattuto aiutare il processo decisionale altrui, la formazione responsabile dei suoi giudizi, in realtà non comunica nulla ed è perciò inutile. Dal mio punto di vista, non vale perdere tempo per una cosa così inutile. Meglio farsi una passeggiata e ritornare ai tempi in cui né la scrittura né il linguaggio esistevano.

In realtà, la questione può essere un'altra. I miei articoli non interessano affatto e chi li legge lo fa per una forma di amicizia e di solidarietà. Io ringrazio per l'amicizia e la solidarietà, ma non vi è nessun motivo per autoinfliggersi una lettura che per infiniti motivi può non interessare. Io non mi offendo e capisco bene. Non sapendo nulla di astrofisica non potrei seguire un complesso discorso matematico sulle origini dell'universo. Qui non è questione di essere stringati o meno. La tal cosa non mi interessa e non è alla mia portata. Non mi interessa perché non è alla mia portata. Oppure se anche fosse alla portata della mia intelligenza, come ad esempio un lungo saggio sul sesso degli angeli (la Francescato ha scritto un libro sull'argomento e la Fallaci ha pure scritto tanti altri libri "emozionanti", fatti per produrre emozioni), potrei ritenere i presupposti fondativi di quella scrittura totalmente assurdi ed infondati e tal perciò da non doverci perdere tempo più del necessario. Per certi lunghi libri o testi bastano poche occhiate per sapere se convenga andare oltre o fermarsi alle prime righe. Non ho motivo alcuno di offendermi se qualcuno giudica non interessante ciò che scrivo. Ci mancherebbe altro!

Conclusione. Non ritengo di essere prolisso nelle mie argomentazioni. Anzi è vero il contrario. Molto spesso mi accorgo che avrei dovuto argomentare meglio ed essere meno generico. Ma questo comporta certamente un supplemento di parole e di scrittura. E quindi richiede un maggiore impegno da parte di chi legge. Ma questi appunto può non leggere e spendere diversamente il suo tempo. E' normale ed è nella libertà di ognuno.

Scrivo come scrivo. Mi sforzo di migliorare. Ma al momento questa è la situazione. Per giunta, quando capita e ne ho il tempo ritorno su ciò che ho scritto, correggendo ed integrando. Di più è difficile fare.

Uranio in Lombardia? Pecoraro Scanio dice di no!

Ho appena ascoltato un'interrogazione parlamentare in merito a scavi in Lombardia per la ricerca di uranio. Non sapevo che questo raro e prezioso minerale si trovasse anche in Italia. Lo apprendo in questa circostanza. Non si è mai abbastanza ignoranti. Mi aiuti però a capire chi legge questo mio post ed è in grado di darmi dei lumi. Non mi piace prendere posizione prima di aver chiari tutti i termini di un problema.

Mi è nota la scelta antinuclearista fatta mediante referendum. Non mi ricordo all'epoca come io abbia votato al riguardo. E' possibile che allora io fossi contrario alle centrali nucleari. Oggi però potrei essere di diverso avviso se i tecnici competenti possono assicurarmi che con le nuove tecnologie non vi sarebbero più rischi. Se poi così non fosse, mi chiedo e chiedo come potremmo noi vincolare alle nostre scelte di allora un paese confinante. La radioattività non rispetta i confini degli Stati e le decisioni dei politici locali. Il problema non è stato risolto allora e meno che mai adesso. Semplicemente si è fatta la politica dello struzzo che nasconde la testa per non vedere i pericoli.

Ma poter disporre di ricchezze minerarie (non è una ricchezza l'uranio?) non è la stessa cosa che aver già le centrali atomiche. Mi pare di aver capito da domanda dell'interrogante e risposta del ministro Pecoraro Scanio che invece venga stabilita un'immediata equivalenza tra le due cose e che quindi venga posto il noto divieto al nucleare anche per lo sfruttamento del giacimento di uranio sopra detto. E che dire se si scoprisse che in Italia esistono abbondanti giacimenti di petrolio? Anche qui un divieto per impatto ambientale? Mi sembra assurdo e allucinante e sono grato a chi può offrirmi lumi in seguito ai quali come cittadino possa dichiararmi favorevole o contrario all'escavazione in Italia per estrazione di uranio o di altro minerale utile.

mercoledì, ottobre 18, 2006

Follini se ne va: buon viaggio!

E' di due ore fa la notizia che Follini se ne va dall'UDC. Mi dispiace che con lui non se ne siano andati via dal centro destra tutti quelli dell'UDC. Dobbiamo proprio a Follini l'inutile Berlusconi bis. Ricordo i suoi ricatti. Ha fatto tutto quello che poteva fare per affossare il centro destra. Berlusconi avrebbe dovuto licenziarlo da un pezzo. Adesso fa lui la parte di quello che se ne va.... e dice di voler rappresentare gente che non vuole stare né di qua né di la, ma "in mezzo"! Forse si riferisce al romanzo di Tolkien! Con lui ci sarebbero una cinquantina di consiglieri regionali e provinciali. Di certo si ritorna ad una frammentazione dell'universo politico dove ogni piccolo partito spera di essere determinante nella formazione delle maggioranze, secondo la legge per la quale se A conta 48 e B pure 48 risulta determinante C che conta solo per 4. Questa è la filosofia del partito di mezzo cui punta Follini. Come iscritto di Forza Italia mi trovo male con l'UDC come alleato. Non condivido la politica clericale e confessionale di questo partito. Non mi piacciono gli uomini dell'UDC. Quasi tutti quelli che conosco mi riescono politicamente indigesti. Mi auguro un'evoluzione verso il "partito unitario", profondamento rinnovato nella sua struttura e reso democratico in modo da favorire il massimo di partecipazione dei cittadini che intendano fare politica aggregandosi ad un partito, ossia esprimendo un maggiore impegno dal semplice voto in occasione di quei carnevali che sono i periodi elettorali.

Guantanamo ed altro

Ieri sera, sul tardi, mentre sopraggiungeva il sonno, non è sfuggito alla mia attenzione un servizio della trasmissione televisiva "Gaia". Si parlava della scomparsa violenta dei popoli nuovi scoperti dal nostro Cristofero Colombo: gli indiani d'America. Sono tutti scomparsi non per morte naturale, ma per fredda determinazione dei popoli europei che hanno conquistato e civilizzato il nuovo continente.

Io dico che si è trattato di autentico genocidio, per il quale nessuno si assume la colpa e nessuno innalza monumenti alla memoria. E' stato un "Olocausto" riuscito e perpetrato con buona coscienza. Insomma, gli umani imputano come colpa morale ai loro avversari ciò che loro stessi hanno fatto in misura maggiore senza portarne nessun senso di colpa. E' un argomento questo intorno al quale sarei ben lieto di poter suscitare un dibattito che abbia la stessa intensità e lo stesso spazio di quello alimentato dalla lobby ebraico-israeliana.

Con Guantanamo la storia si ripete. Si prende a pretesto la violazione dei cosiddetti diritti umani fatta dagli islamici terroristi per poi fare esattamente la stessa cosa solo che convenga o torni utile farlo. L'episodio conferma un dato costante della cosiddetta civiltà occidentale fondata su valori cristiani: l'IPOCRISIA. Ci si fa belli di opinabili qualità morali che poi vengono puntualmente disattesi. Nel cattolicesimo, nato dalla politica degli ultimi imperatori romani, il fenomeno è ampiamente presente e storicamente documentato. Basta seguire la storia del papato e dell'istituzione ecclesiastica per trovare tutte le pezze documentarie che servono, ma che non interessano perché propagandisticamente non utili. I vari Pera, Casini, Volonté, Mantovano, ecc. ecc. dovrebbero ben leggersi questa di storia anziché affliggere il prossimo con la loro propaganda sanfedista che credo allontani dal cristianesimo (quello di Gesù Cristo) più di quanto non guadagni fedeli al papa pro tempore e voti ai candidati parrocchiali.

L'ipocrisia è l'essenza più profonda dell'Occidente. Ed è proprio l'ipocrisia che impedisce di riconoscere la natura schiettamente politica dello scontro in atto fra l'Impero americano con i suoi accoliti ed il mondo arabo-orientale. La religione (il fondamentalismo) non c'entra nulla! In Medio Oriente è in atto un'occupazione militare. Quei popoli sono violentati da oltre mezzo secolo. La sorte che si vorrebbe loro riservare è la stessa già inflitta agli Indiani d'America. Non si può rendere gli Arabi moralmente colpevoli per il fatto di voler resistere al loro genocidio fisico e culturale. Israele e l'ideologia dell'Olocausto è una componente di una guerra ad ampio raggio. Non vedo soluzioni, ma intanto si può incominciare guardando le cose per ciò che sono e demistificando ogni distorsione della realtà di fatto e della verità concettuale.

Selezione commentata di articoli di stampa on line:

1°) Il ballo dell’ipocrisia
- Gli Europei chiedono la chiusura di Guantanamo perché in contrasto con l’ideologia ufficiale dei diritti umani, ma poi si rifiutano di ospitarne i prigionieri garantendo loro asilo politico, per ragioni di costo o per difficoltà organizzativa. Una soluzione ovvia sarebbe di lasciarli liberi se non hanno commesso reati comuni. Alla loro pelle ci pensino loro stessi…

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martedì, ottobre 17, 2006

Nord e Sud

Non ho potuto tenere aggiornato questo mio blog a causa di una mia assenza da Roma durata quasi tre mesi. Mi trovavo in Calabria, a Seminara, confinante con le più note Palmi e Gioia Tauro. In Seminara non è disponibile la connessione veloce e pertanto ho trascurato molto i collegamenti internet. Non è stato un male. Un poco di riposo dalla rete non guasta. Ma non solo per questo.

La riflessione odierna che qui intendo solo abbozzare è la seguente. In un paese disgraziato, come il mio, cioè Seminara in provincia di Reggio Calabria i mali della politica nazionale sono più evidente e visibili che non in Roma, dove risiedo e abito stabilmente. Posso permettermi di parlare del mio paese natale in termini impietosi perché ci sono nato, vi è pure nato mio padre ed i miei antenati. L'amore che porto mi consente appunto il linguaggio impietoso. In un paese di tremila anime i soggetti e protagonisti della politica, i responsabili della pubblica amministrazione municipale, gli stessi cittadini elettori, i comportamenti elettorali, gli illeciti di varia natura, la mancanza di spirito pubblico e di ogni idea di interesse pubblico, perfino la religiosità apparente, il grado di cultura ed ogni altro aspetto possibile ed interessante da studiare ed esaminare sono molto più visibili che non in Roma, dove il sindaco pro tempore posso vederlo appena in televisione ed i politici nazionali sono protetti da cordoni sanitari.

MA... la natura dei problemi è identica. A Seminara calabra sono visibili, a Roma o a Milano non lo sono. Esiste una differenza di grado ed intensità, ma sono numerose le analogie. A Seminara è possibile studiare i fenomeni politici come in un laboratorio. Un esempio? Il fenomeno "Mani Pulite", ossia l'uso dei mezzi giudiziari come strumento della lotta politica, ha fatto la sua comparsa prima a Seminara e poi a Milano. Vi fu uno scioglimento per inquinamento mafioso che molto danno (irreversibile e definitivo) ha fatto al paese e che si è infine concluso con assoluzione degli accusati per innocenti. Il guasto prodotto è però rimasto.

La continuazione alle prossime occasioni.

lunedì, settembre 18, 2006

Le reazioni musulmane alla politica religiosa di Benedetto XVI

Non mi sorprendono le reazioni musulmane alle dichiarazioni del Pontefice e trovo “altezzoso” il rammarico papale, che come Rocco Buttiglione spiega non significa ammissione di colpa e scuse formali: ci mancherebbe! Gli Arabi sono tutti dei cretini che non hanno capito ciò che il papa diceva. Peggio per loro! Credo invece che abbiano ben colto il nuovo corso della politica religiosa del Vaticano. E’ probabile che nei giorni seguenti venga diplomaticamente ricomposto lo strappo, ma ciò che tutti abbiamo appreso resterà nel tempo. L’Islam ha dato una prova di compattezza al Sommo Pontefice. La lunga storia del Papato offre esempi come quello di Eugenio IV che ha dovuto fuggire inseguito dalle sassate del popolo romano insorto contro abituali violenze pastorali che ai tempi di Giovanni Vitelleschi, il cardinale diabolico, offriva lo spettacolo di quotidiani squartamenti in piazza Campo dei Fiori. Oggi i metodi sono diversi, ma la violenza e la prevaricazione contro laici o non credenti continua con l’appoggio del potere temporale indiretto dello Stato italiano. Referendum docet. Il problema non è se gli Arabi abbiano ben capito o abbiano equivocato ciò che il papa romano ha detto. Il dato certo rivelato dalla pronta reazione di tutti i paesi musulmani, anche quelli considerati tra i più moderati, che come il Marocco hanno deciso il ritiro del loro ambasciatore presso la Santa Sede, è che oggi non è più possibile una crociata: il papa non può più chiamare all’appello i popoli cristiani o cattolici contro i Maomettani. E se avvenisse il contrario, cioè che fossero i musulmani ad attaccarci in quanto cristiani o cattolici, nessuno sarebbe più disposto a morire per difendere il suo essere cristiano o cattolico. Diverso il caso in cui si fosse attaccati in quanto cittadini di uno Stato determinato. La controreazione contro chi ci minaccia politicamente di morte e annientamento fisico avrebbe ben altro carattere che non un anacronistico contenuto religioso.

Nei commenti degli ultimi giorni alcuni titoli rimproverano “il silenzio dei liberali”, che non si sarebbero sollevato in difesa di un papato illiberale. Le diplomazie sono alacremente al lavoro e la parola magica è “dialogo”. Termine quanto mai improprio per definire l’essenza di una religione, specialmente se teologicamente monoteista. Il dialogo è il linguaggio ed il metodo della ragione investigativa e scientifica. La religione è fede, culto, estasi. Irride ai tentative della scienza e non accetta di essere messa in dubbio o in discussione. Se ne ha i mezzi, e lo ha fatto quando poteva farlo, manda al rogo eretici e miscredenti. Il mondo musulmano ha una potenza politica e mondana tale da poter tenere testa al cattolicesimo. Equivoco o non equivoco i fatti successi hanno dimostrato ciò a chi aveva bisogno di comprenderlo. Solo politici irresponsabili possono pensare di spingere ad una guerra religiosa che nei nostri paesi occidentali nessuno pensa di fare. Al massimo si può arrivare ad astensioni truffaldine come quelli sulla fecondazione assistita, dove i neosanfedisti si arrogano il 75 per cento dei consensi. Ma un conto è starsene a casa, un altro scendere in contromanifestazioni contro i musulmani. I veri liberali tacciono e non possono far altro che tacere. Per un vero liberale la religione, qualsiasi religione, è un legittimo spazio privato. La pretesa dei neosanfedisti cattolici è che la religione diventi spazio pubblico non nel senso di una processione religiosa autorizzata nelle strade dei paesi durante la festa del patrono, ma un chiamare a raccolta i fedeli per spingerli in difesa di un vessillo contro altri esseri umani. Ben vengano le reazioni musulmane alle lectiones magistrales di Benedetto XVI. Esse servono efficacemente a difendere la nostra libertà di laici e liberali autentici. Una libertà che non può essere difesa da uomini alla Casini o da altri politici che cercano il loro principale consenso nelle sacrestie delle parrocchie d’Italia.

La mia estraneità alla vicenda che vede il papa cattolico attaccato da un suo potente avversario non significa tuttavia che mi sia convertito all’Islam e sia passato dalla parte del “nemico”. Per quanto possa riguardare la mia inclinazione in materia di religione, mi raffiguro con nostalgia il mondo religioso dei romani e dei greci, popolato da dèi che abitavano la terra degli uomini e si incarnavano nella natura stessa dei fiumi, dei laghi, degli alberi: in pratica una religione dell’immanenza. Tutto questo questo mondo umano di valori religiosi è stato estirpato e spazzato via dalla cattolicizzazione forzata dell’ultima fase dell’Impero Romano: una violenza sistematica, scientifica, metodica protratta nei secoli. Il programma di governo prevedeva un solo Dio accanto ad un solo Imperatore. Eccole le radici cristiane! Se quella degli antichi romani poteva essere la mia religione ed il culto da praticare, a me è stato precluso molti secoli fa. Ma oggi il politeismo si rivela largamente preferibile agli odierni monoteismi contrapposti, destinati ad una irriducibile intolleranza reciproca ovvero all’interiore svuotamento di ogni sentimento del sacro, trasformato in liturgia e vuoto formalismo superstizioso. Se gli dèi antichi, sdegnati, non vogliono o non possono più ritornare, agli uomini occidentali non resta che la filosofia come arte del saper vivere fintantoché la scienza non riesca a vincere la morte o a spingerla sempre più in là negli anni. Ma anche qui si affaccia una lotta assai aspra. I filosofi veri, non i preti travestiti da filosofi, devono saper contestare ai funamboli dell’inconsistente rapporto fra ragione e fede il dominio della morale, dell’etica, dei fondamenti e degli obiettivi del sapere scientifico. La Grecia antica, che fu grande, se ne dimostrò capace. Ed i preti fecero chiudere la scuola di Atene nell’anno 529 dell’era cristiana. Da allora la filosofia fu degradata ad ancella ubbidiente della teologia. Nel confronto fra i tre monoteismi (ebrei, arabi, cristiani) è probabile ne sortisca una nuova versione del cuius regio eius religio. In quei paesi dove è consolidata la presenza di una o l’altra religione verranno mantenute le posizioni ed i privilegi conseguiti nei secoli.

A stento cerco di vincere un certo apprezzamento per una reazione energica di tutto il mondo musulmano di fronte all’invadenza cattolica. Ciò potrà condurre ad un rafforzamento oggettivo di quel relativismo religioso verso il quale il recente pontificato sta affilando le sue armi. Mi sembra una nemesi per le offese inflitte ai laici italiani in occasione dell’astensionismo referendario, largamente patrocinato dall’Episcopato italiano: indubbia è stata la prepotenza e l’arroganza verso cittadini italiani, il cui torto era ed è quello di volere una società autenticamente laica. Da quegli stessi cittadini non può essere adesso pretesa nessuna solidarietà. Un Pierferdinando Casini può cinicamente sperare di crescere di un qualche 0,5 per cento arruolandosi subito nella guardia palatina, ma si dimostrano irresponsabili i rappresentanti politici che in blocco intendano votare una mozione di solidarietà che impegni tutto il popolo italiano, esposto così ai rischi di attentati terroristici e per nulla desideroso di una moderna guerra religiosa con l’Islam. Non può essere chiesto loro di armarsi al grido di “mamma li Turchi”. La ritirata pontificia davanti alla sortita araba ricorda le passate prodezze del potere temporale dei papi, avvezzi ad un esercizio del potere che nulla aveva a che fare con Gesù Cristo ed usi alle stesse strategie e agli stessi tatticismi di tutti i sovrani dell’epoca. I seguaci di Ruini ci dimostrino di saper essere liberali in casa prima di chiamarci ad una nuova crociata contro i seguaci di Maometto. Temo che se vi saranno dei lutti questi non ricadranno sui rappresentanti politici e mediatici che possono impunemente decidere a nome di altri.

Allo spettacolo della pronta reazione araba si unisce però una labile speranza di liberazione. Siamo un popolo destinato ad essere “liberato” dagli invasori: ieri dagli Alleati, oggi dagli Arabi. Dalla guerra dei monoteismi intolleranti potrebbe risorgere la religiosità politeista. Basta un minimo di intelligenza critica, non infeudata alle varie strutture dei poteri consolidati, per capire come la pluralità delle verità assolute e contrapposte porta al relativismo filosofico e religioso. Il papa Inquisitore non ha oggi la forza politica e militare per riservare all’Islam il trattamento inflitto alle innunerevoli “eresie” sorte nel seno del cristianesimo fin dalle sue origini. Per mantenere la sua unità il clero cattolico ha avuto bisogno nella storia non dell’opera dello Spirito Santo, ma del potere temporale, dapprima del decadente impero romano e poi quello esercitato in nome proprio. Le ultime vicende referendarie (il truffaldismo 75 per cento sbandierato dagli astensionisti) non sono altro che una tarda forma di esercizio del potere temporale. Le crociate se furono mai una fatto religioso sono oggi del tutto anacronistiche e possono reclutare appena atei devoti alla Ferrara o leaders alla ricerche di maggioranze impossibili alla Casini. Sono anzi proprio personaggi come quelli citati che ingenerano diffidenza. La religiosità che impone rispetto con la sua evidenza è ben altra cosa ed abita altrove. Simili alleati allontano quanti potrebbero essere sensibili ad un’autentica religiosità. Ma queste preoccupazioni non sono affar mio: io mi limito alla sola analisi del fenomeno oggettivo.

Il Papato sopravvive ancora oggi come una pesante bardatura di epoca medievale. Se di tutte le definizioni che si vogliono dare dell’Occidente vale anche quella che fa nascere lo il moderno stato di diritto dalla rivoluzione francese, allora uno Stato della Chiesa non ha alcuna ragione di esistere. L’Islam è da questo punto di vista più moderno dell’Occidente in quanto non ha un potere teocratico istituzionalizzato, assoluto e tirannico come quello di cui si trova a capo un pontefice, che non ha più estesi territori da difendere ma amministra le credenze nell’aldilà della gente comune con la stessa disinvoltura con cui in passato i papi romani trafficavano e lucravano con le indulgenze.

Fa letteralmente ridere un Giuliano Ferrara, già comunista ed ora “ateo devoto” più papista del papa. Il buon Giuliano, pacioccone che ha saputo fare fortuna sulle macerie del comunismo, vorrebbe che ci armassimo e partissimo per una nuova crociata. Caro Giuliano, vacci tu! Dove sta il tuo preteso 75 per cento? Ma quand’anche fosse, io ora a mia volta mi astengo dalla crociata, ne ho ben il diritto, me ne sto a casa e non mi sento per nulla “perduto”. Lo sarai tu, se mai! È vero che parliamo la stessa lingua, intendo l’italiano, ma non basta la lingua a costruire l’unità politica tra me ed un tipo come lui. E meno che mai le supposte e discutibili comuni radici cristiane. Sono persino convinto che di tutte queste chiacchiere a te in fondo interessa ben poco: tu ci campi e pure bene1 Chi appena riesce a sbarcare il lunario, ha poco tempo per i duelli verbali nei quali tu ti diletti in programmi televisivi che noi tutti nostro malgrado dobbiamo sorbirci: questo passa il convento!

Si è parlato di violenza attribuendola tutta alla parte musulmana. Il papa ha creduto di fare una citazione dotta che forse tanto dotta non è. Se dovessimo fare una contabilità della violenza nella storia ne troveremmo probabilmente più nel cattolicesimo e nella Chiesa che non altrove. Il tanto deprecato “relativismo” è una pratica a cui i teologi cattolici hanno fatto ricorso per giustificare ogni cosa ed il suo contrario. Lo spauracchio di come vivremmo noi occidentali se al posto del cattolicesimo o cristianesimo come religione di Stato (così è) dovessimo sottostare all’Islam è appunto solo uno spauracchio. Il conflitto in corso non ha carattere religioso ma eminentemente politico. Non lo si vuol riconoscere come tale e lo si nasconde in tutti i modi possibili chiamandolo con il nome di terrorismo, fondamentalismo, ONU (che ha una “egida” citatissima), missioni di pace, ecc. ecc. Un’ipocrisia linguistica a cui ci ha abituato secoli e secoli di civiltà cattolica e occidentale. Gesù Cristo poteva ancora insegnare che si deve dire pane per indicare il pane e vino il vino, che il nostro dire deve essere si si o no no.

Di Olocausti nella storia del cristianesimo e dell’Occidente se ne possono trovare quanti se ne vogliono. Se l’ultimo è il più grande di tutti, lo è solo per l’uso strumentale che se ne è fatto e se ne continua a fare. La legittimità dello Stato di Israele, ad esempio, è additata in una delle tante risoluzioni dell’ONU che trovano applicazione o meno a seconda dell’utilità e della volontà di quanti si nascondono dietro una sigla che dopo la seconda guerra mondiale ha sostituito la screditata Società delle Nazioni. Ma ammesso e non concesso che potesse essere questo un argomento buono per la propaganda, esso viene contraddetto dal fatto che la stessa risoluzione prevedeva uno stato palestinese che non è mai esistito e probabilmente mai esisterà: fino ad oggi manca all’appello, come ebbe a dire Giulio Andreotti, politico intelligente. Nessuno contesta poi a Israele il possesso dell’atomica. Se l’atomica vuole averla l’Iran o altri, ciò diventa un fatto immorale e contrario al diritto. Viviamo in um mondo “cristiano” dove solo a pochi è lecito avere una pistola puntata contro tutti gli altri che di buon grado devono accettare di vivere con le mani alzate. Gli Arabi dimostrano di saper resistere ad un’invasione in atto. Meritano rispetto ed ammirazione. Le nostre sedicenti libertà ed i nostri diritti umani teniamoceli per noi, come è giusto che sia. Altrove evidentemente non sanno cosa farsene e la nostra è con ogni probabilità una carità pelosa.

Se l’Europa, finalmente riunita come potenza continentale, poteva esercitare un ruolo nel mondo, ciò non è stato più possibile dopo il 1945. In quest’anno l’Europa ha cessato per sempre di avere un’autonoma esistenza politica. L’Inghilterra celebra come una sua gloria nazionale l’aver fatto fallire nel corso secoli tutti i tentativi di unificazione politica del continente, presupposto necessario per la pacificazione dei popoli europei. Lo stesso disegno politico che ha definitivamente cancellato l’Europa come soggetto politico (parlo al presente e per il presente), lo si vorrebbe attuare nel Medio Oriente con Israele come avamposto militare degli USA. I mezzi di questa politica sono solo in piccola parte di natura militare. Infatti, è più efficace un buon lavaggio del cervello che non il ricorso ad armi più o meno sofisticate che producono danni materiali, inquinano l’ambiente e soprattutto non danno risultati definitivi.

(Testo non definitivo, status ora al 22.9.06: oltre agli aspetti stilistici e formali del testo le mie vedute possono mutare anche come conseguenza di commenti intelligenti e penetranti. Doveva essere un post di poche righe, ma rileggendolo ogni volta rischia di diventare un libro se avessi il tempo e l’ostinazione di una Oriana Fallaci, di cui non ho mai apprezzato una sola riga o una sola frase: pace all’anima sua! Riposi in pace! Le venti milioni di copie dei suoi libri, alle quali si appella Giuliano Ferrara, mi impressionano quanto le montagne di spazzatura che popolano le discariche abusive della Campania. Se a questo post vi saranno commenti, non risponderò singolarmente, ma rileggerò il mio testo, correggendolo o integrandolo).

mercoledì, luglio 26, 2006

Il vertice di Roma: povero Libano!

Ho assistito alla conferenza stampa trasmessa per televisione. Un'impressione deludente, ma sono troppo stanco per parlarne. Solo alcune rapide notazioni. Ormai il Libano è stato distrutto. La missione è stata compiuto con successo. È una presa in giro l'affermazione israeliana secondo cui non vuole stanziarsi nei nuovi territori occupati. Basta per ora averli distrutti e desertificati.!Un terzo degli abitanti del Libano sono stati ridotti per sempre ridotti allo stato di profughi, una forma di morte cicile, di genocidio su larga scala, una condizione esistenziale che resterà per tutta la vita propria e probabilmente delle generazioni successive. E tutto questo sarebbe stato generato da due prigionieri israeliani sequestrati dagli sciiti. E che dovremmo noi dire dei sequestri fatti dalla CIA in territorio italiano o nei diversi paesi d'Europa. Mi pare indubbio che l'attacco fosse premeditato e che si aspettasse solo un minimo pretesto. Appunto! Un pretesto! Ma per ingannare chi? Forse me che sto scrivendo queste righe o chi vuole lasciarsi ingannare per mettere a tacere la propria coscienza o per digerire meglio il ghiotto boccone di un colpo mortale inferto al proprio nemico? Gli storici di parte potranno naturalmente costruire l'interpretazione che meglio conviene.

In mezzo a tanta falsità ed ipocrisia uno squarcio di luce è stato gettato dal leader libanese: quella odierna è la settima invasione israeliana del Libano e tuttora Israele continua ad occupare territori libanese: Non sapevo ciò. Non l'ho letto o sentito da nessuna parte. Valgono come ragione compensatrice i territori occupati a fronte di due ostaggi che potevano anche essere uccisi? I giornalisti presenti alla conferenza stampa non mi sono parsi organi della verità andati in missione. Ognuno rappresenta un determinato interesse. Il messaggio televisivo del capo Ezbollah mi è parso di grande significato politico: ponti e strade si possono ricostruire, la dignità perduta non si può ricostruire. Noi europei abbiamo perso per sempre la nostra dignità nel 1945 ed adesso vorremmo che anche gli arabi la perdessero. È questa la vera posta in gioco, il vero oggetto del conflitto: far perdere al nemico la sua dignità ed in questo modo piegarlo per sempre. Il giornalista-editorialista del "Corriere della Sera" (Ferrari) che commentava per la RAI la dichiarazione dell'eponente sciita non è riuscito a vedere la grande importanza di questa parte della dichiarazione ed ha invece messo in primo piano gli aspetti secondari. E pensare che dovrebbero essere loro il nostro cervello pensante! Dirci cosa succede nel mondo e darcene un'interpretazione "professionale". Non ci si può fidare dei giornalisti soprattutto in un momendo di guerra mondiale come questo: sono loro stesso uno strumento della guerra in corso. Gli aiuti umanitari non sono poi una forma di ricatto ed un'arma al pari delle bombe israeliane? Quale libertà morale può permettersi il mendicante che per strada ci chiede l'elemosina?

Da un punto di vista geopolitico mi sembra chiaro il quadro: Israele testa di ponte e avamposto militare di antico insediamento, sostenuto dagli USA e dall'Inghilterra. Si sono aggiunti di recente l'Iraq, dove è stata finallmente instaurata la "democrazia" che ci è comoda e l'Afgahnistan. Seguiranno a breve la Siria e l'Iran. Oppure: conosceremo nuove guerre, dove non ci sarà stato d'aiuto essersi mostrati docili alleati. Dipende dalla capacità araba di resistere alla penetrazione occidentale. Lavorando di fantasia, mi immagino quale avrebbe potuto essere una politica europea, se l'Europa non avesse cessato di esistere politicamente nel 1945.

martedì, luglio 25, 2006

Sta parlando La Loggia per FI: aria fritta!

L'impressione che ricavo dall'intervista radiofonica in corso è che Enrico La Loggia sia un portavoce della gerarchia ecclesiastica, non un politico italiano. Mi dispiace dover usare toni forti ma Forza Italia sarà destinata a perdere sempre più consensi fino a quando non darà impressione di essere un partito laico, non un partito confessionale accanto ad altri partiti confessionali. Non sto qui a ripetere cose già ampiamente dette in altri post, ma registro qui solo le posizioni di Enrico La Loggia come posizioni non liberali e non laiche. Mi auguro che possa esservi una forma di organizzazione del partito Forza Italia, dove io iscritto di base di Forza Italia ed elettore di Forza Italia possa dire a Enrico La Loggia che io «la penso diversamente» da lui. Invece, così lui continua a parlare come Forza Italia e sembrerebbe che io la pensi come lui o peggio ancora che sia tenuto, obbligato a pensarla come lui.... Per i miei gusti ed il mio modo di vedere in questo giorno alle ore 10.31 del 25 luglio 2006 in diretta a Radio radicale Enrico La Loggia sta dicendo troppe sciocchezze che non valgono neppure un'analisi ed una confutazione. Mi fermo qui e faccio altro, dopo aver segnalato per l'ennesima volta alla direzione nazionale (Bondi e Cicchitto) il mio fermo dissenso da ciò che in questo momento sta dicendo Enrico La Loggia, parlamentare di Forza Italia lontano mille miglia dal mio modo di pensare: bisogna smetterla di concepire il partito come fatto da soli rappresentanti antidemocraticamente eletti ed assurti a sola voce del partito! I parlamentari devono essere espressione di un dibattito generale, non voci autoritarie nel deserto. Sono eletti e fanno quel che vogliono per cinque anni in barba ai tanti "fessi" che li hanno eletti non potendo fare altro! La linea politica di Forza Italia è non il risultato di un'ampio dibattito interno, ma una circolare diffusa per televisione o per radio agli Iscritti o agli elettori, pensando a torto di raccoglierne i consensi. I nostri deputati corrono ai salotti televisivi che servono loro per pubblicità personale, ma evitano accuratamente il contatto con singoli iscritti ed elettori. Neppure le loro remunerate segreterie degnano di attenzione i tanti seccatori (non clienti) che pensano di aver da dire qualcosa di politico, che vogliono parlare e discutere di politica con il Parlamentare o l'Eletto (di Dio)! Da parte mia interpretando correttamente l'art. 49 della costituzione continuerò a rinnovare la tessera di Forza Italia fino a quando non mi verrà ritirata o io verrò espulso per manifesto dissenso da posizioni come quelle di Enrico La Loggia testè espresse per Radio Radicale , dove non ho potuto prendere la linea per replicare in dissenso. Questo Blog cambierà allora titolo: da FARE POLITICA IN FORZA ITALIA in OSSERVATORIO POLITICO o simili, restando immutati i suoi contenuti e le posizioni espresse. FI sarà un partito cattolico non per Statuto ma perché quanti non sono oggi cattolici all'interno di FI se ne saranno andati per la prepotenza integralistica dei cattolici (La Loggia, Tajani, De Lillo ed altri). La Direzione Nazionale tace ed il partito è in mano a pochi notabili che lo stanno conducendo all'affossamento ed alla progressiva perdita di consensi elettorali e di iscritti. È della più assoluta urgenza che all'interno di FI si faccia politica coinvolgendo iscritti e militanti autentici (non di carta, i.d. tessere pagate da Notabili grandi e piccoli) in un'autentica discussione ed in una vera elaborazione delle linee guida per una politica nazionale, secondo quanto recita l'art. 49 della costituzione, che si immagina anche l'esistenza di partiti organizzati democraticamente al loro interno, cosa assai lontana dal vero.

lunedì, luglio 24, 2006

L'impossibilità etica del cosiddetto "astensionismo attivo"

A distanza di mesi ed anni da uno scontro etico che non si lascia archiviare i promotori dell' astensionismo referendario cercano di dare legittimazione ad un fatto politico, giuridico ed etico in sé nullo e privo di valore e di trarre da questo fatto spunto per un'ulteriore offensiva alle libertà dei cittadini. Possono gioire di non aver fatto scattare il quorum, ma il fatto in sé non può avere grande significato e tantomeno ci si può appellare ad esso come espressione positiva di volontà del popolo italiano. Non voglio usare parole pesanti ma esprimo un giudizio etico-politico negativo: si può vivere nel rispetto delle opinioni e dei valori altrui in quanto siano corretti i comportamente degli uni verso gli altri. Nella vicenda astensionistica non vi è stato rispetto dei concittadini e la contrapposizione che si è creata è destinata a durare nel tempo.

Un solo esempio. Certamente nel giorno in cui si poteva votare qualcuno in Italia stava morendo e mai avrebbe potuto recarsi alle urne, pur avendolo voluto. Nè a dire che la nostra efficientissima burocrazia abbia provveduto in tempo utile a cancellare dalla lista degli aventi diritto i morenti. Analizzando la casistica degli astenuti effettivi, senza si e senza ma, neutri nel merito dei quesiti referendari, potrebbe giungersi a conclusioni analoghe. Includere tutti questi soggetti nel grande esercito degli Astensionisti "attivi" è operazione fondamentalmente disonesta.

Tornando al caso del morente mi pare particolarmente ripugnante defraudarne la volontà non espressamente dichiarata, o perfino contraria a quella degli Astensionisti "attivi". Paradossale poi constatare come i campioni della difesa della vita di esseri umani inesistenti abbiano poi in cinico dispregio la volontà e digniti di essere umani pienamente formati e giunti alla fase terminale della loro esistenza, dopo aver adempiuto a tutti i loro doveri di cittadini. Per giunta, nelle motivazioni di chi ritiene che non debbano essere posti limiti alla ricerca scientifica, ed in particolare su quella assai promettente sulle cellule staminali, è al rimo posto l'obiettivo di prolungare la vita al morente, di sconfiggere la nalattia che lo sta facendo morire. Sono stati invece dipinti dagli Astensionisti come altrettanti Mengele che trattano non già embioni ma essere umani pienamente formati alla stregua di topi da laboratorio, peraltro pure questi esseri viventi che meriterebbe un maggiore rispetto degli stessi embrioni umani, essendo i topi organismi animali pienamente formati e gli embrioni un mero progetto di organismo che sarà tale solo se terminerà il suo processo costruttivo.

Se gli Astensionisti fossero interessati per davvero alla vita – come dicono mentendo – avrebbero rivolto le loro amabili attenzione ai morenti, non a chi ancora non vive. In effetti il loro concetto di vita è quello di vita "abbandonata". Nella storia della chiesa ha avuto grande importanza il fenomeno dell'»abbandono«. Ho letto un libro al riguardo. Impressionante. Per secoli l'esercito della chiesa ha attinto all'infanzia abbandonata per la formazione dei suoi ranghi. Non a fin di bene, come potrebbe sembrare. Ma a parte ciò è intrinsecamente estranea al pensiero astensionistico l'idea di vita "buona". In Africa molti bambini che meglio avrebbero fatto a non nascere muoiono di fame e di stenti. La carità che qualche volta essi ottengono è "pelosa", cioè condizionata alla diffusione dello stesso cattolicesimo.

Un motivo più profondo va tuttavia ricercato nella credenza di una vita ultraterrena che consente di svalutare la vita terrena. È qui che bisogna trovare forse il motivo profondo della contrapposizione: l'embrione avrebbe già l'anima immortale che continuerà a vivere dopo la morte fisica. Sorge il problema teologico se bisogna impartire il battesino già alla fase embionale, ovvero se l'embrione nascendo per definizione peccatore possa redimersi se muore senza giungere alla formazione completa dell'organismo. E la resurrezione dei morti sarà anche una resurrezione degli embrioni? Dentro o fuori del grembo della madre? Insomma sono tanti e così i problemi che gli Astensionisti "attivi" hanno dovuto affrontare.

domenica, luglio 23, 2006

Davide e Golia, dove Golia è Israele

Leggo e trascrivo con miei commenti una didascalia apparsa su un quotidiano del 16 luglio scorso. È possibile trarre utili dati per l'analisi del conflitto Israele-Libano. Mi servirò di questo post per raccogliere altri dati simili di mera informazione sulla consistenza delle forze in campo e su episodi dimenticati dell'origini del conflitto in corso, integrati da miei eventuali commenti critici:
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Chi sono gli Hezbollah:
- Organizzazione militante sciita, fondata nel 1982 da religiosi sciiti per spingere Israele al di fuori del Libano. Riceve aiuti militari, finanziari e politici da Iran e Siria. (Commento: e Israele da chi riceve aiuti e sostegno? Nel grafico si tace al riguardo).
Consistenza:
• Migliaia i sostenitori: 300-500 i combattenti (commento: pochini)
• Le aree operative sono i sobborghi meridionali di Beirut, la Valle della Bekaa e il Libano meridionale (commento: da qualche parte devono pur stare fisicamente)
• Ha un'ala politica legalmente rappresentata e occupa 12 dei 128 seggi nel parlamento libanese (commento: è bravo chi ha redatto la didascalia se sa spiegare cosa in tutta questa storia è legale e cos'altro illegale)
• Gli obiettivi degli Hezbollah sono la creazione di una teocrazia sciita in Libano, la distruzione di Israele e la diminuzione dell'influenza occidentale (commento: non mi piace la teocrazia, ma ognuno ha i suoi obiettivi ed io non vivo in Libano o nei paesi arabi: loro devono sapere quale forma istituzionale vogliono. Non devo imporglielo io. A me basta che vivano in pace e non muovano guerra a me)

Forza militare: (direi esigua)
• I missili Katyuscia
– Gli Hezbollah dispongono di 10-12.000 razzi a media gittata. In gran parte sono stati forniti dall'Iran.
Tipo: Arash > lunghezza 3 metri; Gittata > 20 km; Testata 18 kg; Diametro > 122 millimetri
Tipo: Oghab > lunghezza 5 metri; Gittata > 34/45 km; Testata > 70 kg; Diametro > 230 millimetri

Esercito isrealiano:
• Esercito: Attivi >125.000; Riservist > 600.000
• Aviazione: Attivi > 25.000 Riservisti 25.000
• Marina: Attivi > 11.000 Riservisti > 11.000
• Carri armati: 3.700
• Mezzi blindati: 8.000
• Pezzi d'artiglieria: 1.348
• Caccia: 798
• Aerei da trasporto: 79
• Elicotteri: 302
• Sottomarini: 5
• Navi da combattimento: 17

Profughi palestinesi in Libano:
– Oltre 400.000 palestinesi vivono nei campi profughi in Libano
(commento: a questi è negato quella "patria" che gli israeliani si sono costruiti cacciando quelli che occupavano prima di loro le stesse terre)

Le (gloriose) operazioni israeliane in Libano:
• Marzo 1978: le truppe israeliane occupano il sud del Libano
• Giugno 1982: Israele tenta di espellere ribelli palestinesi dal sud del Libano (dove ribelle sta solitamente per criminale)
• Settembre 1972: truppe israeliane mettono Beirut sotto assedio
• Maggio 1982: 2.000 soldati israeliani entrano in Libano alla ricerca di terroristi (cioè criminali)
• Aprile 1996: raid aerei contro le basi Hezbollah in Libano
• Maggio 2000: le truppe israeliane si ritirano dalla zona di sicurezza nel sud del Libano
• Luglio 2006: gli Hezbollah rapiscono (!) due soldati israeliani. Israele lancia l'operazione "Giusta ricompensa". Il Libano è isolato da bombardamenti e blocchi navali. Beirut è colpita dai caccia israeliani.
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RASSEGNA STAMPA:
– Ferrari: Il prezzo troppo alto
• L'articolo di Ferrari non nasconde le sue opzioni filoisraeliane. L'elemento criticamente più debole è la mancata distinzione fra resistenza e terrorismo. Gli Ezbollah respingono il termine terrorista e si definiscono resistenti contro Israele. Evidente il termine "resistenza" ha presso di noi italiani un'accezione nobile per il modo in cui abbiamo costruito e interpretato la nostra storia dal 1943 in poi. Sul concetto di resistenza si basa tutta l'ideologia legittimante della classe politica italiana. Ma ad un esame obiettivo non vi è sostanziale differenza fra terrorismo e resistenza. È solo questione di visuale e soprattutto di opzione politica, ma non distinzione concettuale di carattere scientifico. Tutta la stampa è intrisa da pregiudizi ideoligici di questo genere ed è perciò in buona parte inutile per comprendere davvero ciò che sta succedendo ed i pericoli che stiamo correndo. Trovo più utile le chat line con corrispondenti dai paesi in guerra, perfino da Gerusallemme e dall'Iran. Ho chiesto ai miei corrispondenti di associarsi nella costruzione di un apposito mio Blog dedicato alla geopolitica
– Le lacrime del coccodrillo
• Si tratta di un genere di stampa che riporta la commozione per i danni ed i disastri provocati da un conflitto che si è voluto, che è stato ricercato, le cui conseguenze non potevano essere ignorate. Bush raccomanda ai suoi fedeli e fidati israeliani, per il 30 per cento in possesso di passaporto statunitense, di essere moderati nello sterminio. Il governo dei massmedia si ottiene anche favorendo la compassione per le tragedie provocate: chi uccide ha bisogno di farlo con buona coscienza. È l'ucciso (donna, bambino) che porta la colpa della sua uccisione: se l'è voluto! Io non c'entro. Questa è la superiore morale della nostra civiltà cristiana ed ebraica.
– Si consolida l’invasione israeliana
• Sembra di assistere alle scene du un copione: il più forte si dice aggredito dal più debole; le armi sono impari: Israele ben armato ed equipaggiato dagli USA che si spacciano per mediatori di pace; conseguiti i vantaggi militari con l'invasione, si chiede il consolidamento dello status quo; i morti paiono relativamente pochi (decine e centinaia, ma non ancora a milioni), ma a milioni sono i profughi che hanno dovuto lasciare la loro casa e sono condannati ad una permanente precarietà, dando vita ad una sofferenza e ad un rancore infinito che andrà ad alimentare il cosiddetto terrorismo; la Rice offre una mediazione che è una beffa e cela malamente una sostanziale complicità con Israele; ecc. La guerra cova da più di cinquant'anni e durerà ancora per più generazioni. Il problema è Israele, non i palestinesi. Il problema è stato posto da chi ha pensato di impiantare artificialmente lo Stato di Israele e di farne una testa di ponte per la penetrazione militare, politica, economica e culturale in mediooriente. Si tratta di una forma moderna di invasione e di imperialismo.
– Lo scrittore israeliano Meir Shalev, la voce della cultura, protesta il suo incontestabile esercizio del diritto di difesa
• Ho mandato a Megachip, che pubblica l’intervista con lo scrittore, una breve lettera con questo testo: «Mi chiedo se entrando io in una banca, dichiarando la mia intenzione di rapinarla, posso poi appellarmi al mio incontestabile diritto di difesa appena giunga la polizia, che apre il fuoco al quale io rispondo, esercitando al mio indubbio diritto di salvare la pelle e cercare di farla franca, magari portando con me il bottino. L'insediameno di Israele in Palestina, mezzo secolo fa, non mi sembra diverso dalla rapina di una banca. In teoria, dovrebbe essere finito il tempo in cui la forza si trasforma in diritto e pretende la sua legittimazione. Invece, dopo l'azione di forza, si pretende anche la legittimazione ed il plauso del terzo neutrale e spettatore».

COMMENTO CONCLUSIVO:
Di fronte a così vistosa disparità di forze non mi stupisco che Bush abbia raccomandato la moderazione: se non siamo al genocidio poco ci manca! La condoleeza fa tenerezza quando pretende lo status quo creato dall'invasione israeliana. Trovo dignitosa la resistenza sciita. Non di mediazione si tratta, ma di un appoggio diplomatico all'azione militare di Israele. Non essendo ancora previsto il genocidio dei 700.000 sfollati, occorre far accettare alla comunità internazionale la situazione creatra da Israele. Per salvare la propria immagine e la propria coscienza verrano spedite tante scatole di latte in polvere per i poveri bambini libanesi. L'infanzia ci commuove ed intenerisce sempre.

L'embrione: un peccato da espiare

È passato del tempo dal forte scontro di coscienze che si è avuto con la vicenda referendaria. A differenza di altri referendum di cui si è sopito il dibattito e le contrapposizioni che si erano avute fra sostenitori del sì o del no, per quanto riguarda l'ultimo referendum è difficile dimenticare. Ed io non posso dimenticare, non perché mi bruci una sconfitta che in nulla mi colpisce, ma perché è stato posto allora per oggi e domani il problema della libertà di cui posso disporre in questo nostro paese, dove la gerarchia cattolica decide in materia di libertà dei cittadini. Il problema resta serio ed è comprensibile che gli animi restino in uno stato di forte apprensione. Hanno commesso un grave errore di valutazione quanti hanno inteso imporre le loro posizioni confessionali, ma direi soprattutto ha irritato ogni persona di matura coscienza ed onesta sensibilità la gerarchia cattolica che al convincimento per fede ha preferito il ricorso ai mezzi del potere temporale, intimando un ordine di scuderia ai suoi deputati e senatori, non importa in quali partiti distribuiti.

In un altro post ho sostenuto che in quanto ricercatore (ad ognuno il suo mestiere, anche in dignità se l'un mestiere vale l'altro) che in coscienza non posso sentirmi vincolato da una legge che ritengo ingiusta e fatta da chi non ha il diritto di comprimere la libertà dei cittadini. Un'autorità è legittima in quanto garantisce e protegge la vita e le libertà dei cittadina. Sulla vita torno subito. Le leggi hanno il loro valore di legge in quanto sono osservate con un atto di libertà dai cittadini, non come pura imposizione. Una legge non sentita come giusta in sé genera la sua elusione ed trasgressione: in Italia il fenomeno è diffuso, ma ciò non vuol dire che i cittadini sono criminali, ma che i legislatori improvvisati che siedono in parlamento non sanno neppure cosa una legge sia. La legge n. 40 è un esempio di legge prodotta da ignoranti.

Non sono un ricercatore di scienze mediche e biologiche, ma parto dall'assunto che le ricerche sulle cellule staminali siano l'ultima frontiere nella lotta eterna dell'uomo contro la morte e la malattia che lo sovrasta da quando ha acquisito coscienza di se stessa. Durante la morte dell'ultimo papa mi ero imbattuto in una vecchietta che era ingenuamente persuasa che il papa polacco stesse guardando sulla terra da una finestra più in alto di quella del suo studio con affaccio su Piazza San Pietro. Per chi crede che tutta l'arco dell'esistenza umana si svolge su questa terra e che dopo vi sia il nulla ed il silenzio, ogni speranza di vita è tutta posta nell'azione di contrasto della morte e della malattia attraverso il progresso della scienza e della medicina in particolare. La vita è un bene, il bene supremo al quale ognuno si sente legato. La vita è il presupposto per ogni agire. Di generazione in generazione si uniscono gli sforzi per combattere la morte e la malattia, prolungando il più possibile la vita e rendendelo vivibile combattendo la malattia. Nel romanzo di Brecht sulla Vita di Galilei, viene chieste alla frontiere la ragione dell'espatrio. Il giovane assistente di Galilei risponde: sono un fisico, cioè un ricercatore, un biologo.

Nella comparazione degli interessi non dovrebbero esserci dubbi in ordine al dibattito referendario dove stia il bene superiore da tutelare e privilegiare. Ho assistito al dibattito sulla punta di un ago, ossia sul fatto che un embrione, una cellula fecondata abbia consistenza microscopica, ma ciononstante per la posizione cattolica siamo già in presenza di un essere umano, soggetto di diritto e doveri (ma paga pure le tasse l'embrione?) come il concittadino che vediamo per strada. Si sostiene con grande acume logico che tutti siamo stati embrioni prima di essere quello che siamo. E alllora? L'embrione nasce forse per generazione spontanea? Avrei mai potuto esistere se non vi fosse stato prima mio padre (fornito dei suoi spermatozoi) e mia madre, e prima di loro i miei avi fino a risalire nella notte dei tempi al momento in cui l'uomo di distingueva dalla scimmia, e prima ancora di quando le diverse specie ancora indifferenziate esistevano nuotando nel brodo primordiale, ed ancora ancora prima. Trovo assolutamente sciocco un simile modo di argomentare.

Per venirne fuori ritengo che si debba riconoscere l'essere umano solo quando ne sono visibili i caratteri. Esiste poi il ruolo della madre che viene del tutto ignorata, quasi fosse un contenitore al cui interno debba svilupparsi incontrastato una specie di tumore maligno, una sorta di alien che rivendica i suoi diritti contro il contenitore ospite. Mi capita ogni tanto di ricordare la posizione di Hobbes circa i diritti della madre. Egli dice che la madre ha diritto di vita e di morte sul figlio, un diritto superiore perfino a quello del padre. Come mai? Perché? L'argomentazione more geometrico è la seguente: appena nato, il figlio non è in grado di provvedere a se stesso, a differenza ad esempio di talune specie animali. I piccoli di coccodrillo, usciti dall'uovo, vengono trasportati in bocca dalla madre che li getta in acqua. Da questo momento cessa qualsiasi contatto fra madre e figlio. Se il minuscolo coccodrillo, minacciato dalla sua stessa piccolezza, riesce a sopravvivere fino a diventare adulto e temibile, ha in premio la vita ed una posizione di tutto rispetto nel mondo animale. Se non riesce, muore. La madre della specie uomo si cura invece del figlio per parecchi anni e spesso per tutta la vita. Ma sul piano del diritto naturale (spesso a sproposito invocatato) è una sua libera scelta, non un obbligo che possa esserle imposto da un terzo estraneo.

Anche se i teologi sono capaci di sostenere tutto ed il contrario dei tutto a seconda della convenienza dei tempi, è costante una concezione della donna come mera fattrice di prole. Non è riconosciuta alcuna legittimità alla sessualità al di fuori dello scopo procreativo. "Partorirai con dolore!", è scritto da qualche parte. Ed il dolore è il fio da pagare per una colpa. L'embrione è esso stesso peccatore e per essere purgato del suo peccato originale deve aspettare la somministrazione del battesimo appena nato. Si entra nella società dei cristiani, nella Chiesa, in virtù del battesimo. Non esiste cristiano che non sia battezzato. Quindi, anche nel sistema giuridico della chiesa, il diritto canonico, il cristiano è tale in virtù di un fatto dichiarativo: «Io ti battezzo in nome, etc. etc.». Prima il cristiano in quanto tale e membro di diritto della chiesa non esiste: nella chiesa si entra per riconoscimento di natura umana e fatto dichiarativo e non si può più uscire dalla chiesa se non per condanna infamante (la scomunica), in passato seguita da morte fisica. Lo stesso ragionamente non dovrebbe valere per la società politica e l'embrione (visibile al microscopio) avrebbe già gli stessi diritti (non credo anche i doveri) del cittadino maggiore e capace di agire nonché di intendere e volere.

Ho sostenuto che la chiesa cattolica non è l'istituzione dell'amore reciproco, ma un vero e proprio ben articolato sistema di potere che ha i suoi punti strategici di forza in alcuni momenti essenziali della vita: nascita, matrimonio, morte. Questi momenti erano diversamente disciplinati nel periodo in cui era in auge la religione greco-romana. Debellata questa, il controllo di tutta la ritualità connessa ai momenti apicali della vita umana sono stati arrogatan dalla Chiesa cattolica e su questi si è costruito un ben collaudato sistema di potere. Mi rendo conto che con l'affermarsi di visioni diverse sui momenti della vita (nascita, unioni libere, patologia della morte) l'Istituzioni ecclesiastica si possa sentire minacciata alle basi del suo potere e mobiliti tutte le forze a sua disposizione.

Si sta profilando sul piano giuridico un fatto curioso. In tutte le votazioni in cui ad ognuno capita di partecipare si verificano di norma tre casi possibili: si vota a favore di qualcosa, oppure contro, oppure non si vota affatto: ci si astiene. Chi si astiene sa che lascia decidere gli altri, anzi vuole che siano gli altri a decidere. E ciò per i motivi più disparati: perché non ha nessun interesse all'oggetto della decisione, perché non ha capito il problema, perché è cosa che lo riguardi personalmente e vuole che siano gli altri a decidere su di lui, ecc. ecc. Ma non pensa mai che il suo astenersi equivalga ad un si o a un no: lui lascia che siano gli altri a decidere e si impegna ad accettarne l'esito, positivo o negativo che sia. Chi si astiene vale zero e non pregiudica la decisione degli altri. Orbene il deteriore gesuitismo ha partorito la nozione di astensismo attivo per cui il 75 per cento di astenuto, nel quale si sommano anche quelli che stavano a letto con la febbre a 40 o erano in punto di morte, per non dire poi dei brogli connessi alle liste degli aventi diritto, per non dire poi del broglio massimo del quorum (da abolire in un sistema democratico). Si ritiene che il 75 per cento di astenuti equivalga al 75 per ce di no. Assurdo ed inaccettabile. In realtà, il 25 per cento di voti espressi vale molto di più di una proposta di legge di iniziativa popolare. E' una valida indicazione per dire ad un parlamento che i quesiti referendari possono essere aboliti anche per intervento legislativo. Non sarebbe stato possibile se gli astensionisti fossero andati a votare e avesse prevalso il no. Hanno pensato di essere "furbi" (i preti sono sempre furbi: ne sanno una più del diavolo, dice un proverbio), e adesso rischiano di cadere nella stessa rete intessuta dalla loro furbizia.

(ancora da rivedere e correggere)

giovedì, luglio 20, 2006

Una controanalisi: la democrazia modello inadeguato

Leggo un articolo di Maurizio Piccirilli dal titolo Libano paese in bilico con l’incubo della guerra, dove si tenta di fare un'analisi della guerra israelitico-libanese. Trovo opinabile ed ingiustificata la legittimazione dell'attacco israeliano al Libano: è facile attaccare un paese militarmente inferiore e poi dire che se lo meritava pure. E non è credibile che chi sa di essere più debole si lasci attaccare dal più forte, provocandolo perfino. È la classica logica del più forte che vince e vuole la legittimazione e santificazione delle sue armi. Ma non è questo il punto su cui voglio soffermarmi brevemente. Anzi mi avvalgo degli stessi argomenti dell'articolista per sostenere che fuori dall'Europa il modello della democrazia parlamentare – basato su elezioni di rappresentanti che si riuniscono in un organo legislativo, dove producono leggi che il governo deve attuare e la magistratura far rispettare – non è adeguato a condizioni storiche, economiche, culturali e religiose diverse da quelle che hanno visto sorgere il modello occidentale tanto acriticamente osannato. A voler imporre la nostra democrazia si producono i disastri che il Libano ci mostra, un Libano da noi violentato e martoriato. E' ancora un pregiudizio eurocentrico, quasi una forma di razzismo, credere che tutti i paesi del mondo diventino civili solo se imitano e adottano le nostre forme istituzionali. Sarebbe come vestire un africano con i panni di un equimese e togliere all'esquimese i panni di cui ha bisogno per poter vivere.

Se poi vogliamo e dobbiamo ammettere che l'esportazione della democrazia nel Libano possa aver avuto un successo iniziale e si sia dimostrata una pianta vitale, non escludo una specie di "invidia" concorrenziale da parte di Israele che vuole essere la sola "testa di ponte” o avamposto destinato ad attirare i capitali occidentali americani ed europei. Mi sembra francamente pretestuosa la storia dei due ostaggi per procedere in guerra contro un nemico che si sa militarmente inferiore e non coperto da alleati determinati a tutto: si criminalizzano i supposti appoggi siriani e iraniani e si fa finta che non esistano i massicci aiuti statunitenti, o meglio li si dà come scontati e perfettamente legittimi: due pesi due misure! Israele può avere tante ragioni per toglere di mezzo il Libano: vogliono essere la sola "democrazia", allo stesso modo di come il loro dio è il solo unico vero dio e tutti gli altri dei possono e devono essere disprezzati: è l'essenza della religione dell'antico testamento, che non può essere annacquata da interpretazioni consone ai nostri tempi.

Piccirilli non trae tutte le conseguenze quando scrive che «gli Hezbollah sono considerati in patria un movimento di resistenza e non un gruppo terrorista come ritengono gli Usa». Per giunta gli Hezbollah fanno parte del governo libanese. Insomma, cosa sono questi Hezbollah: terroristi e "canaglie" o patrioti e resistenti? E se sono "terroristi" e canaglie, secondo la valutazione prevalente nella nostra stampa libera e democratica, lo sono perché li ritengono tali gli Stati Uniti e ossequineti li diciamo anche noi tali o lo sono perché esiste una specifica essenza aristotelica che li fa essere terroristi e canaglie? Il "bene" e il "male" sono tali perché piacciono o dispiacciono a dio o piacciono e dispiacciono a dio perchè sono bene e male? Trovo generalmente faziosi gli articoli di stampa, anche quando pensano di poter fare analisi oggettive. Non mi aiutano a pensare.

Noi europei, occidentali, anglosassoni o come diavolo vogliamo darci un'identità sempre più problematica non abbiamo avuto rispetto delle civiltà con le quali siamo entrato in contatto. Le abbiamo sfruttate e perfino cancellato dalla faccia della terra. Nella fase di conflitto ci attribuiamo tutte le ragioni ed i diritti e diamo agli altri tutti i torti dopo averne sconvolto le condizioni di esistenza ed aver distrutto le istituzioni che si erano dati dopo lunga sperimentazione nella ricerca del governo migliore e possibile. Noi abbiamo sempre ragione e siamo SEMPRE nel giusto, anche quando riconosciamo le nostre colpe (leggi Shoa!) o meglio accettiamo le colpe che i nostri vincitori ci impongono di addossarci. E questo destino toccherà anche agli arabi una volta che saranno addomesticati, ridotti alla ragione ed educati alla "democrazia", anche grazie alle nostre "missioni di pace".

mercoledì, luglio 19, 2006

Embrione, persona, uomo


Ritengo che il dibattito che si sta svolgendo al Senato e che sta ormai andando alla sua conclusione abbia un significato ideologico, non filosofico nè scientifico. Esiste in Italia un'istituzione potentissima ed assai antica: la Chiesa Cattolica. Questa considera di sua stretta pertinenza una serie di temi ed istituti tra cui la pretesa di dire cosa sia la vita umana e quando essa cominci: una sorta di materia riservata. La Chiesa Cattolica influenza una fetta consistente di elettorato e molti parlamentari che hanno parlato e siedono sugli scranni sono di fatto rappresentanti della gerarchia ecclesiastica, non del popolo italiano. Credo che non si possa prescindere dall'attenta considerazione di questo blocco di potere, che si colloca all'interno del sistema italiano delle corporazioni.

Trovo stucchevole la pretesa difesa della vita che la Binetti si sta arrogando. Non conosco nessuno che si sia dichiarato propagatore di morte: la Binetti difenderebbe la vita e gli altri sarebbero difensori della morte! Offese per le quali non ci si rivolge più la parola ed ognuno va per la sua strada. Mi sono molto adirato nelle vicende referendarie e non intendo ritornare sulla questione, anche se conservo fresca memoria delle divisioni maturate e consolidate.

Ha detto Sterpa(FI) che si astiene, se ho ben capito, che non intende porre limiti alla scienza e alla ricerca. Ogni nostra speranza di vita viene solo dalla scienza e dalla ricerca. La Binetti avrà pure un'altra vita nell'aldilà, ma per chi non crede nell'aldilà ogni speranza sta tutta nell'aldiquà, nella capacità umana di combattere la malattia e di contrastare la morte attraverso la scienza e la ricerca. Io non so cosa sia l'embrione. L'essere umano è quello che io posso riconoscere come tale, una volta formato ed in grado di farsi riconoscere come mio simile. Non penso che lo spermatozoo sia già una persona ed un essere umano. La persona è un concetto giuridico che diventa tale per dichiarazione e riconscimento: sollevo in alto mio figlio ed acquista tutti i diritti che gli competono. Non voglio qui affrontare un'argomentazione complessa, ma semplifico dicendo che considero assolute sciocchezze ed assurdi ideologismi tutte le argomentazioni della Binetti. Può perfino darsi che sia io a dire sciocchezze, ma quel che è assolutamente certo che almeno sul piano etico non mi sento per nulla vincolato da assurdità incomprensibili. Riconosco nondimeno alla Binetti e Co. la piena libertà di regolarsi secondo suoi propri principi, magari alla stessa stregua dei testimoni di Geova che non ammettono le trasfusioni di sangue e simili. Il problema politico consiste nell'intollerabile pretesa di vincolare altri a concezioni prettamente confessionali, consegnando al carcere o spingendo all'emigrazione quanti sono di diverso avviso.

Parla Alfredo Mantovano. Disarmante. Porta però il discorso ai termini essenziali: non ci accontentiamo di aver impedito in Italia le ricerche sulle cellule staminali, ma prendiamo che non lo possano fare neppure in altri paesi con il denaro italiano che concorre al fondo comune al quale si attingerebbe. Da per scontato che l'embrione sia un essere umano: lo crede lui e se lui lo crede è perciò vero! Parla a nome di Alleanza Nazionale! Povera Alleanza Nazionale. Tocca ora ad un altro campione del liberalismo: Quagliariello! Di Forza Italia. Povera Forza Italia! Ritorna sul referendum. Parla di pubblica opinione. Anche la mia? Parla anche lui di soldi del contribuente italiano. Commovente! Dà perfino del clericale a Mussi perché non fa rispettare all'estero la legge n. 40. Ho bisogno di vedere la faccia di Quagliarello: non la trovo in rete. Parla perfino di ipocrisia. Lui! Ripete una tiritera sui risultati di ricerche in atto ed ancora da fare: lui sapeva già prima quello che Cristoforo Colombo doveva ancora scoprire. Tanta sensibilità etica per finire sui danari! Danari (italiani) che non devono essere concessi a quelli che vogliono fare ricerca senza i paraocchi imposti al gregge d'Italia dalla gerarchia cattolica. Un paese come Malta, poco più grande di un paese di Sicilia, ha tutto il diritto di porre dei veti al mondo intero! L'argomento all'origine è degno di un azzeccagarbugli: la legge 40, discutibilissima e liberticida, deve produrre i suoi effetti non sono sul nostro disgraziato paese, ma sul mondo intero. Quando si dice integralismo!

L'ultimo intervento è quello di Alfredo Biondi, un vecchio liberale proveniente dal PLI. Annuncia la sua astensione per non votare contro ai suoi compagni di coalizione, consegna la scheda per questo, ma la sua coscienza si dichiara a favore della libertà di scienza e di ricerca. Rimane almeno qualche liberale in Forza Italia! Un solo astenuto sulla mozione Finocchiaro che grazie a Biondi può passare! Bravo Biondi! Anche Sterpa aveva annunciato un'astensione, se ho capito bene. Ma l'astensione risultato al conteggio è una sola. Devo esserci qualche mistero. Non sono né un esperto né un appassionato di calcio parlamentare, ma vorrei capire di più sull'andamento della votazione. La mia attenzione era tutta concentrata sui discorsi, molto meno sugli schieramenti e sui meccanismi di formazione del voto. È probabile che non abbia capito nulla.

Staminali: sta parlando Carla Bianconi per la "minoranza di blocco".


Carla Bianconi che si è appena pronunciata sulle cellule staminali era una dipendente del ministero del tesoro eletta nelle liste di Forza Italia. E' già alla seconda sua legislatura ed ha ormai acquisito il diritto al vitalizio da parlamentare: è questa una delle infinite voci dei costi della politica che gravano su ogni contribuente, anche quello che prende qualche migliaio di euro al mese. Credo che stia meglio in parlamento anziché come dipendente del Ministero del Tesoro, come si legge nella sua scheda on line. Non dice nulla di apprezzabile, ma ha fatto intendere da che parte sta, non cosa pensa, ma da che parte sta e come voterà impegnando con il suo voto tutti noi. Vi è poco da analizzare in un discorso che è la recita di un copione e che a quanto pare nell'Aula nessuno sta ascoltando (forse solo io da casa ho ascoltato per radio). Vorrei anche evitare di entrare in polemica con un appartente allo stesso partito al quale anche io sono iscritto, anche se non avrò mai occasione di poterla confutare in qualche assemblea di partito: non se ne fanno. Ciò che mi fa riflettere è il fatto che io debba ascoltare impotente e rassegnato per radio un discorso che non condivido per nulla. Eppure io ho votato il simbolo Forza Italia e Carla sta parlando non a nome dei suoi elettori (non rintracciabili perché il voto è segreto) ma a nome della "nazione", ovvero di tutti gli elettori o almeno di quelli di Forza Italia, su base nazionale e di collegio. Non sarebbe cambiato nulla se anziché votare Forza Italia avessi scelto un'altro partito. Volendo analizzare cosa un parlamentare eletto faccia una volta eletto, ne avrei di che guastarmi il fegato a prescindere dal partito di appartenenza. In effetti, è scontato che una volta eletto il deputato si considera assolutamente sganciato dal suo elettorato, fatta salva forse una ristretta clientela. Ricordo una volta di essermi divertito non poco incontrando per la seconda volta un deputato, mio compagno di università pochi anni prima ed eletto sfruttando il nome di Aldo Moro. La prima volta mi trattò con sufficienza, la seconda volta lo vidi sorbirsi un "pesante epiteto" gridato per le vie del centro da un suo Grande Elettore. Non mi ricordo come si chiamava l'amico, ma lo vidi sorbirsi il silenzio e tutto docile il pubblico oltraggio. Con i colleghi di materie giuridico-filosofiche cerco quando posso di analizzare il senso della rappresentanza politica. Si riconosce in genere che è un istituto in crisi, ma il dibattito è tutto da sviluppare.

Alle ultime elezioni non volevo andare a voto dopo l'episodio De Lillo. Ci sono andati rispondendo all'appello di Berlusconi, ma mi sono turato il naso. Mi chiedo se ciò si debba chiamare democrazia. Per i deputati e senatori eletti nelle liste di Forza Italia credo che sia maggiori che negli altri partiti lo scollamento fra l'elettorato e ciò che il rappresentante fa in parlamento. Io ho avuto una personale vicenda con Marco Taradash, da me votato nelle liste di Forza Italia. In pratica, è come se ogni cinque anni in un gioco obbligato vengono estratti un migliaio di parlamentari, strapagati, i quali poi hanno libera licenza di fare e dire quel che vogliono e anche di deridere il loro elettorato. L'istituto si chiama divieto di mandato imperativo e tocca rassegnarsi. Non posso imporre a Carla Bianconi di esprimere in parlamento le mie vedute e posizioni di iscritto a Forza Italia. Non l'ho per giunta manco votata. Quelli che ho votato (Taradash, De Lillo) mi hanno dato pure del fesso per averli votato. Sono le delizie della democrazia alle quali bisogna rassegnarsi. A queste delizie sono pure destinati i cittadini dell'Iran e dell'Afghanistan democraticamente invasi e occupati. Ma almeno un diritto mi si deve riconoscere: quello di poter criticare pubblicamente in questo blog ed con ogni altro mezzo a larga diffusione possibile i rappresentanti eletti del mio stesso partito, al quale rinnoverò scrupolosamente la tessera di iscrizione. Il ragionamento è speculare: una volta eletto il deputato può tranquillamente infischiarsi del suo elettore, ma almeno se vogliamo stare al gioco deve essere consentito al cittadino che ne abbia il tempo e la voglia di criticare pubblicamente il deputato eletto. Forse sviluppando questo diritto dei cittadini si potrà conseguire una diversa maturità democratica. In questo momento sta parlando l'ineffabile Buttiglione, uomo dalla «solida visione etica», sul quale mi taccio in memoria di un'antica conoscenza. Reclama con forza il ristabilimento della "minoranza di blocco" insieme con Malta e Polonia, per poter impedire lo sviluppo della ricerca anche in altri paesi, non essendo soddisfatto che questi divieti siano ora vigenti in Italia, per disposizione della Santa Sede.

Carità pelosa e cupidigia di servilismo

Se devo esprimere un'opinione, assolutamente libera, sulla presenza italiana in Iraq e in Afghanistan, ritengo che non si tratti di "missione di pace" (!), ma di piena partecipazione ad una guerra nella quale ci ha spinto un alleato molto più potente di noi: gli USA, che avrebbero potuto farsi da soli una guerra tutta loro. Di ONU non mette conto parlare: nessuno può seriamente attribuirgli del credito. Faccio fatica a capire l'utilità di questa politica estera, che avrà certamente un costo ed anche ingente. Sentiamo dire ogni giorno che mancano i soldi per questo o per quest'altro, ad esempio per l'università. Buttiamo però dei soldi in Iraq e in Afghanistan. Ho sentito dire una volta a Berlusconi che con la partecipazione alla guerra iraquena abbiamo venduto più vino negli USA.

Stiamo anche assistendo ad un allargamento del conflitto alla Siria e soprattutto all'Iran. Mi chiedo se manderemo soldati anche in Iran per portare la pace e la democrazia. Mi chiedo quale resistenza sapremo offrire se le nostre piazze, i nostri mercati, i nostri monumenti saranno fatti oggetto della stessa attenzione delle Torri Gemelle.

Non abbiamo vera autentica democrazia in casa nostra e pretendiamo di portarla in casa altrui: una carità pelosa. In passato, nell'immediato dopoguerra, la classe politica che prese il potere dopo la disfatta fu gratificata da Vittorio Emanuele Orlando di "cupidigia di servilismo". Cambiano i governi, ma resta lo stesso servilismo di allora. L'intervento di Berlusconi mi è parso deludente e inadeguato. Mi sarei aspettato di più da un leader. Ma non gliene faccio colpa. Per essere un leader più forte e rappresentativo avrebbe avuto bisogno di quel partito unico, radicato e capace di organizzare un dibattito ed un pensiero collettivo che rispecchiasse il pensiero della società italiana. Così non è ed ogni deputato fa esercizio di retorica, annaspa nel buio e non rappresenta altri che se stesso. Il paese resta fuori dalle stanze del potere ed è insondabile. Si sveglierà forse tragicamente e chiederà conto a chi pensava di governare in suo nome.

Volontè, Pedrizzi e la volontà contesa del popolo italiano

Ho appena terminato di ascoltare le interrogazioni degli onn. Volonté e Pedrizzi riguardo alla ricerca sulle cellule staminali embionali che si vorrebbe fosse impedita e proibita anche all'estero. Per fare ciò si argomenta sulla "astensione attiva" del 75 per cento come se fosse stata una manifestazione attiva per il no. E' stato un vile sabotaggio di una consultazione democratica dove di antidemocratico vi è il quorum stesso e la volontà truffaldina di quanti vi hanno speculato sopra. A fronte di ciò vi è stato un 25 per cento circa di volontà espressa per il "si", che ben potrebbe ispirare il parlamento per rendere libera la ricerca scientifica: astensione significa che si lascia gli altri liberi di decidere in un senso o nell'altro. Resta disarmante il clericalismo e oscurantismo degli onorevoli interroganti. Vi è poco da commentare. E' sufficiente registrare il fatto a imperitura gloria degli onn. in questione. Aggiungo soltanto che come ricercatore se fosse in mio potere salvare vite umane impiegando cellule staminali non accetterei limitazioni alla mia libertà di ricerca: non vi è legge ordinaria che valga in contrario! Quanto più nuovi e inesplorati sono i campi di ricerca tanto più il singolo ricercatore è il solo giudice in materia deontologica: solo lui può sapere ciò che si può e ciò che non si può! Non chi non capisce nulla di scienza ed ha solo feticci dietro cui nascondersi o a smesso di essere uno scienziato. Tutt'altra questione è il mancato rispetto di leggi vigenti, non fatte ad hoc per impedire la ricerca in sé, ma già esistenti e posti a tutela di diritti altrui. Ricordo i tempi in cui la pratica dell'autopsia, necessaria per lo sviluppo della conoscenza dell'anatomia umana, era una pratica proibita considerata alla stregua della negromanzia. Ricordo ancora il rogo di Giordano Bruno, il processo consumato contro Galilei e l'indigestione subita ad opera di Darwin in un'epoca in cui per fortuna si erano stati spuntati gli artigli del potere temporale. I pretesi difensori della vita e dignità umana hanno in realtà a cuore interessi che nulla hanno a che fare con la scienza o con la dignità umana.

POST SCRIPTUM - Non sono un ricercatore di scienze biologiche, ma confermo quanto ho detto sopra: non accetto limiti alla mia libertà di ricerca e nel mio ambito nessuno me ne può imporre. Invidio i biologi per la loro possibilità di combattere la morte e le malattie, ma forse è anche più esaltante la ricerca filosofica-giuridica quanto si tratta di scavare dentro la nostra mente per espungere secoli e millenni di pregiudizi o di smascherare forme subdole di potere. Ognuno ovviamente rischia in proprio ed io non potrò mai essere un apostolo della mia "fede" e delle mie convinzioni: le sperimento direttamente sulla mia pelle. Gli altri se sapranno e vorranno potranno seguire l'esempio, o se preferiscono possono tenersi strettamente aggrappati ai loro pregiudizi e alle convinzioni di cui non possono fare a meno. Questa si chiama libertà. Il dichiararmi ricercatore non è poi una forma di civettereria, ma un modesto dato di fatto. Ormai non ho più il tempo per trovarmi un altro mestiere. Naturalmente un prete che ha la verità può saperne più di me, ma si tenga la sua verità ed a me lasci la mia libertà. Se decisione di ordine morale potrà esservi come conseguenza delle mie ricerche, nessuno meglio di me potrà giudicare e decidere per il meglio. Se non avrò la forza di resistere ai tanti Pedrizzi assurti al ruolo moderno di legislatori ed inquisitori, potrò sempre espatriare, ma con me se ne sarà andata via la speranza di quanti aspettano risposte terrene alla loro sofferenza ed al loro anelito di libertà.

La differenza fra Giordano Bruno e Galilei Galilei è che il primo non ha abiurato contro la sua coscienza e ha accettato la morte sul rogo: merita pienamente il monumento che gli è stato eretto a Campo dei Fiori, quasi nello stesso identico punto della piazza dove era stato arso tre secoli prima. Galilei sapeva più di Giordano esser vera la sua verità sulla natura degli astri, avendone avuta l'evidenza sperimentale con il cannocchiale da lui inventato: quel cannocchiale dentro il quale gli alti prelati si rifiutavano di guardare (Brecht), credendolo forse uno strumento del diavolo. Galilei – conoscendo il rigore delle leggi vigenti – ha preferito l'abiura, scegliendo di vivere (con infamia, direi) salvando la pelle. I suoi allievi non hanno potuto apprendere da lui oltre alla fisica anche l'eroismo della scienza. Hanno appreso la via dell'emigrazione, che continua ancora oggi.

Guai allo scienziato che andasse a chiedere lumi alla Chiesa in materia di scienza. Saremmo ancora ad un'età dell'universo calcolata secondo il racconto biblico, cioè a 5467 anni, due mesi, quattro giorni, due ore e sette secondi o qualcosa di simile. Ma cosa poi è questa Chiesa cattolica di cui sembra non si possa fare a meno? Un'Accademia delle Scienze o non piuttosto una moderna Santa Inquisizione, in passato assetata di sangue ed oggi bramosa di potere e privilegi sulla base delle leggi vigenti e grazie ad un elettorato immaturo, privo di senso politico e civico? A quelli che vogliono vivere secondo i suoi dettami chi impedisce di farlo, lasciando in pace gli altri che la pensano diversamente? Purtroppo non ho la possibilità di sapere se io stesso nel momento decisivo mi comporterei secondo l'esempio di Giordano Bruno o di Galileo Galilei. La mia non è una scienza sperimentale che ha immediate ricadute sulla salute di tanti malati che aspettano dalla scienza (non dal cardinale Ruini) una cura. Io opero soltanto nel campo delle opinioni, dove ho una concorrenza fortissima dall'esercito del clero cattolico che ha il possesso per legge della verità, della morale, dell'eticità, della definizione di ciò che è vita e di ciò che non lo è, di ciò che è persona e di ciò che non lo è. Il nostro è uno stato confessionale come lo sono l'Iran e l'Afgahnistan dei Talebani. Cambia un poco la forma, ma resta la sostanza. La mia identità non è né cattolica o cristiana né musulmana. Rivendico il mio diritto a ricercare (sono appunto un "ricercatore") i principi etici e morali su cui basare la mia esistenza senza altrui vincoli. Questa libertà mi è negata in quanto cittadino dalla presenza della chiesa cattolica. La campagna referendaria ha significato questo. Oggi è l'embrione domani chissà cos'altro ancora! Il potere conseguito cerca sempre nuove posizioni di maggior potere. Arriveremo all'obbligo domenicale per legge della messa domenicale ed alla stesura dello stato delle anime redatto dai parroci ed aventi valore di legge. Che ci vuole! basta avere in parlamento tanti Pedrizzi e tanti Binetti: la legge la faranno loro! Il "relativismo" purtroppo non comporta la reciprocità. Un relativista può essere tollerante nei confronti del possessore della verità assoluta ma questo non può essere altrettanto tollerante verso il relativista. Le antiche religioni greco-romane, aapunto perché relativiste e politeiste, non avevano bisogno di evangelizzazione e di proselistismo: sono scomparse davanti alla violenza in nome di Cristo. Per fortuna, oggi la sua Chiesa non ha il potere di mandare al rogo il dissenziente, ma ritorneremo a quei tempi se non saranno mantenuti argini del liberalismo e se quanti possono parlare decidono invece di tacere per viltà o amor di quiete.

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Sulla pena di morte con riguardo al cosiddetto "terrorismo suicida"

Sulla pena di morte i radicali dell'ex terrorista Sergio D'Elia, fondatore dell'Associazione "Nessuno tocchi Caino", vanno conducendo una lotta di "civiltà" per la sua abolizione il tutte le legislazioni statali del mondo. Teoricamente per me il problema verte sulla liceità dell'idea stessa di "pena" come conseguenza di un illecito. Il contenuto della pena può variare nel tempo e nello spazio. In ogni caso, è indubbia che la pena massima che si possa comminare è la pena di morte: il sistema giuridico non ne conosce una maggiore.

Se l'atto di un "terrorista suicida" può avere come conseguenza la morte di innocenti (donne e bambini casualmente presenti), può immaginarsi che il "terrorista" stesso abbia considerato la portata del suo atto, se ne sia assunta la responsabilità ed abbia accettato la pena massima che gli si sarebbe potuto infliggere: la morte. Il gesto non può non farci riflettere. Spesso gli atti suicidi non hanno valore strategico, non possono cambiare gli esiti del conflitto. Se un significato hanno, è proprio quello di indurre alla riflessione nelle teste normalmente riempite dalla "libera" stampa, spontaneamente ubbidiente ai governi. Tornando agli attentatori di via Rasella, possiamo immaginare che se avessero firmato il proprio attentato con il metodo (incivile e barbaro) dei "fondamentalisti" musulmani, probabilmente avrebbero risparmiato le vite di quanti rastrellati furono poi uccisi per ritorsione alle fosse ardeatine…

La "liberà" e la "democrazia" alla quale si vuole educare popolazioni refrattarie non potevano avere una smentita, un rifiuto più clamoroso. Essendo personale la responsabilità penale per atti illeciti, non dovrebbero venire perseguiti altri soggetti oltre quelli morti nell'attentato "terroristico". Abbiamo invece superato l'inimmaginabile con la guerra preventiva verso Stati "canaglia" che sarebbero stati ispiratori o semplicemente avrebbero ospitato organizzazioni di cui facevano parte gli attentatori suicidi. A me questa pare una barbarie giuridica che supera quella attribuita al nazismo. Lo ha riconosciuto un ministro tedesco, che è stato subito costretto alle dimissioni per aver detto una semplice verità.

Sta parlando Martino in diretta... Banalità!

Deludente il discorso. Annotazioni volanti: una definizione della democrazia. La seguente: poter votare qualcuno sulla base di una costituzione approvata con suffragio. Già! E se tutto questo è un processo addomesticato e truffaldino? Non può costruirsi allo stesso modo un regime fantoccio? E che diritto abbiamo noi di imporre ad altri le nostre istituzioni, facendo per giunta una guerra non ancora cessata. Evidentemente chi ha subito la guerra non ha aspettato a braccia aperta i generosi liberatori. Dice: "terroristi suicidi", sempre "terroristi" ma "suicidi". Io ho più rispetto per chi firma le proprie opinioni politiche con un atto di morte: il proprio. Terroristi? Cosa significa terroristi? Non erano terroristi quelli che misero le bombe in via Rasella ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze per la popolazione civile? I nostri "eroi" di allora non si sono "suicidati" per mettere la bomba, ma hanno preferito ammazzare e far ammazzare gli altri. La filosofia dell'italico eroismo dice: innazitutto sia salva la mia pellaccia!

Da Martino mi sarei aspettato un discorso più intelligente. Invece ho ascoltato banalità e frasi trite e ritrite. Per nascondere un sostanziale fallimento della politica di civilizzazione. Siamo andati (di facciata) a portare la "democrazia" e stiamo scoprendo in casa nostra che è una merce avariata ed invendibile. Un popolo per davvero libero sa darsi quelle istituzioni che sono più adatte al proprio grado e genere di civiltà. Un popolo è libero o non è: la libertà è qualcosa che può darsi esso e solo esso. Un popolo non può essere "liberato" da un nemico in armi. Un popolo si autocostituisce con un atto proprio dandosi esso stesso la costituzione di cui ha bisogno. La "liberazione" fatta da altri è la forma odierna dell'assoggettamento; è l'odierna ideologia degli invasori. Sarebbe più onesto chiamare le cose con il loro nome, quello vecchio che alle cose dava un senso: pane al pane, vino al vino. La democrazia che stiamo praticando è una sovversione continua del linguaggio. Neppure la scoperta clamorosa della menzogna (le armi inesistenti di Saddam) ha fatto arrossire i nostri politici menzogneri: eccola la nostra democrazia!

martedì, luglio 18, 2006

La criminalizzazione del nemico

Non so orientarmi fra le sigle dei gruppi armati che si oppongono ad americani e israeliani con le armi in pugno o con il tritolo nascosto sotto i vestiti: mi sembra un aspetto secondario. Non credo che si debba fare il tifo per gli uni o per gli altri: i nostri sono i buoni e gli altrisono cattivi e odiosi. Io vedo solo uomini che combattono e muoiono ed altri ancora che vanno consapevolmente incontro alla morte facendo spregio della propria vita. Tutto ciò mi fa riflettere e mi inquieta. Mi spinge a pormi interrogativi e mi lascia sgomento. Se la "libera" stampa dovesse fornirmi strumenti per comprendere la realtà, starei fresco. La situazione è peggiore di quella ai tempi di Goebbels. Allora si sapeva che l'informazione era tutta in mano al governo ed uno poteva anche scegliere di non credere al governo. Poteva chiudere porte e finestre e mettersi a ragionare con amici fidati. Ma adesso con una stampa che si dice libera diventa più difficile distinguere il fatto successo dagli intenti manipolativi e distorsivi di chi ti porge la notizia del giorno. I politici considerano poi assolutamente normale dare interpretazioni contrapposte degli stessi identici fatti! Quello che l'uno dice esser bianco per l'altro è invece di color nero. La verità è quella che si ripete più spesso. Anche il sole da rotondo può diventare quadrato se non si cessa mai di ripetere che è quadrato. Scegliendo a caso un articolo, provo ad analizzarne il contenuto.

Quello che un tempo era il »nemico« al quale si doveva anche rispetto diventa adesso un "fiancheggiatore", un miserabile "ribelle", un abietto "terrorista", esseri umani che si possono "spazzare via". Per non parlare poi dell'insulto metafisico: "fondamentalista". Qualche giorno fa ho sentito parlare Rutelli usando la parola "fondamentalismo" con la quale pensava di aver spiegato qualcosa. In effetti, a pensarci bene, dal 1945 in poi in tutte le guerre dove da questa parte si trovano i vincitori di allora, tutti quelli che invece stanno dall'altra parte sono sempre soltanto "criminali". Se cercano di armarsi con armi pari a fronte di chi le stesse armi le tiene in pugno per investitura divina, ebbene essi sono degli esseri moralmente abietti che vogliono attentare alla pace, quella pace che i vincitori di Yalta hanno stabilito per tutto il millennio a venire. Se in assenza di armi costose e sofisticate, si trasformano loro stessi in bombe umane, essi sono criminali di una specie ancora peggiore: fondamentalisti e canaglie. E potrei continuare con molti esempi per dimostrare un enunciato assai carico di conseguenze: la perpetua criminalizzazione del nemico, contro il quale (a fin di bene) diventa pure lecita la menzogna smascherata come tale.

A quanti mi degnano del loro ascolto io mi sforzo di dimostrare la fondamentale differenza fra un nemico (in senso bellico: l'hostis) ed un criminale. Il nemico è tale solo per la durata del tempo di guerra, che si spera sia breve, e finché non torna la pace (quella vera, non quella drogata delle missioni di pace, che sono soltanto un'integrazione della guerra, la stabilizzazione dei risultati dopo i combattimenti maggiori). Per il nemico si può tornare ad avere rispetto. Con il memico di ieri ci si può perfino imparentare. Diverso è il discorso per il criminale: egli non cessa mai di esser tale e l'odio si tramanda di padre in figlio. Le parole che si usano per indicare tutto ciò che si oppone agli USA contengono sempre una connotazione morale negativa. La stampa "libera" e "civile" educa ordinariamente al linciaggio di quanto non restano folgorati dall'eccellenza del nostro sistema democratico, del nostro superiore modo di vivere. I politici sono poi di gran lunga peggiori dei giornalisti ai quali trasmettono le notizie ed il senso che devono dare.

Le notizie dell'ultima ora parlano di un ONU che si appresterebbe ad entrare in scena per garantire i nuovi equilibri dello status quo uscito dalle operazioni militari, dove sarebbe ingenuo riconoscere le ragioni del diritto e della giustizia: assolute chimere. Ma quale che siano stati gli esiti fortunosi delle armi resta ancora più alto il grado dell'inimicizia ed il senso di ostilità di chi non accetta l'imposizione di armi tecnologicamente più avanzate, ma non per questo più giuste. Dovremo abituarci per un verso a vivere in un mondo sempre più criminalizzato e per un verso sempre più assurdo ed incomprensibile nella misura in cui lo svuotamento di senso di parole come pace e guerra, i condizionamenti mediatici di formazione del pensiero e della coscienza diventano essi stessi i mezzi bellici tecnicamente più sofisticati: la sconfitta totale del nemico la si raggiunge con lo svuotamento del suo cervello, con la privazione di qualsiasi consapevolezza critica davanti al bastone che lo ha messo in ginocchio. Devono perfino riconoscere le colpe dei loro padri ed erigervi un monumento a loro perpetua memoria.

A chiusura di queste riflessioni do una esplicitazione per non ingenerare equivoci in chi mi legge. Non sono io stesso un terrorista. Mi dichiaro non violento e amante della pace. Ritengo che ciò che normalmente si chiama pace non è per nulla pace, ma è soltanto una guerra stabilizzata, una guerra che cova in permanenza negli animi. Ritengo che la pace debba essere perseguita e costruita realmente. A questo scopo ritengo che sia necessaria l'esistenza di un soggetto politica la cui possibilità è stata osteggiata per secoli. Penso ad un'Europa politicamente unita capace di assumere stretti vincoli di pace con gli antichi popoli del Mediterraneo, dove c'erano anche gli Ebrei, infima minoranza in un più vasto mondo. Ma se anche ciò non potesse essere, ritengo che la pace sia un bene troppo importante per lasciarlo nella bocca di uomini che dicono pace e portano guerra.