Al di là della questione di merito negli addibiti che Fiamma Nirenstein muove a Gad Lerner ciò che lascia perplessi è la pretessa di donna Fiammetta Nirenstein di stabilire lei cosa gli altri debbano fare e di prendersela con questi se non si attengono ai suoi insondabili desiderata. Se ciò valesse in linea di principio per tutti ed in ogni caso io dovrei votare eterna inimicizia Gianfranco Fini per aver messo in lista proprio Fiamma Nirenstein, un personaggio che mai e poi mai avrei voluto vedere nel mio partito. Con chi devo prendermela? Con Fini? Intanto me la prendo con Fiamma Nirenstein che non mi stancherò mai di contestare proprio perché è stata eletta, pardon “nominata” in parlamento sotto il simbolo del Popolo delle Libertà: non la riconoscerò mai come mia rappresentante e contesto che ella rappresenti altri che se stessa. La sua elezione non ha a mio avviso i caratteri della democraticità ed è per questo viziata da legittimità.
Mi sforzo di mantenere un linguaggio castigato, ma il testo che qui riporto di seguito in allegato merita ogni censura morale, che in parte ho già fatto e che in parte mi riservo di fare. Ricordando le frasi di Vattimo è proprio vero che il giudizio di Vattimo è un “complimento”. La vera qualifica di donna Fiammetta Nirenstein è quella di “sionista”. Chi ha sufficienti cognizioni storiche sa che la realtà che vi si cela dietro è di gran lunga peggiore della carica di negatività assegnata da una vulgata, piuttosto ignorante, al termine “fascista”, che è ormai un termine che interessa solo la storia ed è di esclusiva competenza degli storici e dei filosofi della politica e del diritto.
Antonio Caracciolo
Allegato:
IL GIORNALE: Io, ebrea, per Vattimo (e Lerner) sono «fascista». di Fiamma Nirenstein.
L’incendio delle bandiere di Israele a Torino e l’oltraggiosa conferenza anti-israeliana che sarà ospitata da lunedì presso l’Università di quella città in cui sta per aprire la Fiera del Libro, sono fantasmi fra le macerie di una cultura che affonda. Sono eventi culturalmente e moralmente già seppelliti, ciò che vediamo oggi è solo il loro ectoplasma, non fanno parte di nessun dibattito degno di questo nome, sono come il comunismo e il fascismo: nessuno, se non i volontari del ridicolo, possono più indossarli.
Arafat negli anni Settanta andò in visita in Vietnam dove, consigliato da alti ufficiali vietnamiti, capì che per fare avanzare la sua causa doveva conquistare i cuori e le menti degli intellettuali della sinistra, e riuscì a farlo soprattutto sulla parola «occupazione»: la lotta contro l’«occupazione » era una lotta pacifista, senza l’«occupazione » la pace sarebbe stata garantita.
Tutti oggi sanno benissimo che le cose sono andate molto diversamente: se da una parte con l’Egitto e la Giordania il ritorno di territori occupati ha significato un trattato di pace, i palestinesi e gli hezbollah in Libano hanno dimostrato con la pratica costante del terrorismo e del rifiuto religioso e ideologico dell’esistenza stessa di un Stato ebraico che la pretesa di Arafat faceva acqua esattamente come la sua culla ideologica, quella della Guerra Fredda, in cui aveva amorevolmente tirato su gli intellettuali e i giornalisti di tutto il mondo. Molti se lo sono dimenticato, ma le città palestinesi nel corso dell’opera dell’accordo di Oslo furono tutte sgomberate; a Camp David Arafat rifiutò ogni offerta e lanciò l’Intifada del terrore suicida; dopo lo sgombero di Gaza da parte del terribile orco Sharon, Hamas si accanì in crimini anche contro la propria popolazione: chi dopo tutto questo è fermo ancora al mito di Israele imperialista e forse anche, come dicono ormai in pochi pazzi, nazista, dimostra solo che la sua cervice è dura e ancorata alla nostalgia di schemi decrepiti.
Mercoledì durante il programma di Gad Lerner L’Infedele mi sono sentita dare della «fascista, più che fascista » da Gianni Vattimo per motivi che non cerco neppure di capire tanto sono allucinati. Il conduttore, Gad Lerner, non ha battuto ciglio, non ha reagito in alcun modo, non si è sentito neppure in dovere di invitare il suo ospite a moderare le ingiurie in assenza della diretta interessata.
Per questo motivo, non parteciperò con Lerner, alla Fiera di Torino, alla presentazione dell’importante libro del professor Della Pergola: non intendo sedermi con chi non reagisce a casa sua alla peggiore delle diffamazioni. Ma la posizione di Vattimo, per fortuna, oggi non è certo maggioritaria: quando il 25 Aprile ho marciato a Milano sotto le bandiere della Brigata Ebraica che combatté per liberare l’Italia dal nazifascismo, ho visto solo gente che ci applaudiva. La verità della storia di Israele dal 1948 a oggi è quella di un Paese assediato dal terrorismo che ha cercato la pace in ogni modo e ha la sola colpa di difendersi cercando di evitare di colpire la popolazione civile che il nemico usa come scudo umano.
La bandiera d’Israele esiste fin dalla metà dell’ 800, quando per la prima volta sventolò a Rishon le Tzion, un’eroica colonia dissodata dalle mani dei seguaci del fondatore della lingua ebraica moderna Eliezer Ben Yehuda; porta i colori bianco e azzurro del tallit della tradizione ebraica perseguitata in tutto il mondo, porta la Stella di David. Speriamo che il ministro Giuliano Amato dia nuove indicazioni alla Prefettura di Torino, in modo che questa bandiera possa sventolare liberamente nel giorno dell’apertura della Fiera del Libro per dare il benvenuto al presidente Giorgio Napolitano e per festeggiare i sessant’anni dell’unica democrazia del Medioriente.
• Gli insulti di Fiamma Nirenstein possono facilmente essere respinti maggiorati degli interessi al mittente. Certamente, il personaggio imbratta molta carta e parla a ruota libera, ma può trovare l'applauso solo all'interno della congrega di «Informazione Corretta» o degli ambienti sionisti, che però in fondo risultano penalizzati dalla fiammesche farneticazioni. Per quanti hanno indipendenza di giudizio tutta la produzione “culturale” di Fiamma Nirenstein è prossima allo zero.
• La parola occupazione disturba la mente di donna Fiammetta Nirenstein. La realtà dell’«occupazione» è un dato incontrovertibile e donna Fiammetta non può convincere proprio nessuno che gli “occupanti” stessero lì da 3000 anni. I più antichi abitanti sono proprio quei palestinesi che sono stati cacciati dai loro villaggi, vittime della “pulizia etnica” israeliana e successivamente criminalizzati e delegittimati con una parola, questà priva di fondamento: terroristi sarebbero quelli che resistono alla violenza sionista e non vogliono lasciarsi sterminare come agnelli sacrificale, in «Olocausto» al dio ebraico Jahvè.
• Dire stato ebraico è dire stato razzista. Vige in Israele un regime di aparthei ed il Muro ne è una vistosa dimostrazione. Il latinorum di donna Fiammetta è cosa penosissima che contrasta contro l'evidenza corposa di genocidio, occupazione e violenza quotidiana accompagnata dall'ipocrisia del “rincrescimento” per i più ignobili assassini, rubricati come un disguido tecnico.
• Come stanno le cose con Hamas e Fatah è a tutti chiaro: Hamas è il solo rappresentante legittimo dei palestinesi e con Fatah si è tentato di dividere il popolo palestinese creando un regime fantoccio al soldo ed al servizio degli interessi israeolo-statunitensi, salvo poi ad essere liquidato dopo aver espletato le funzione di utile e corrotto idiota. Che Gaza sia qualcosa di assai peggio di Auschwitz è cosa che può facilmente riconoscere chi non è irretito nelle meglie degli interessi sionisti e non è soggetto alla pressione degli Usa.
• Vattimo ha pienamente ragione e donna Fiammetta non può obiettare nulla. Può fare le bizze, andare in smanie ma il risultato della causa e del giudizio non cambia. Che poi non vada a parlare con Lerner non può che far piacere, come reca certamente sollievo alla pazienza pubblica un suo auspicabile ritiro a vita privata.
• La realtà di Israele, anche dopo 60 o 100 anni, resta quella di un’entità coloniale, aggressiva, fondata sulla violenza e sul genocidio. Possono legittimamente e sensatamente parlare di difesa e di diritto all’esistenza quei palestinesi che sono stati cacciati dalla loro terra e che ogni giorno vengono sterminati. Se ancora non sono del tutto scomparsi è perché le donne palestinesi producono più figli di quanto i sionisti non gliene ammazzino: in ultimo davanti a tutto il mondo i cannoni israeliani hanno ammazzato una madre con i suoi quattro figli durante la colazione. A tanta ferocia non è mai giunto né il fascismo né il nazismo, ma ne è capace solo il sionismo, E pertanto ha ragione Vattimo quando dice di aver fatto un complimento a donna Fiammetta.
• Le brigate ebraiche: ognuno ha diritto alla sua “memoria” e madonna Fiammetta e gli accoliti che hanno prosperato sul mito, l’ideologia e la menzogna non possono più pretendere di imporre la loro memoria all'universo mondo. Ma qui il discorso sarebbe lungo.
• La bandiera:

gli italiani hanno una loro bandiera e la bandiera d’Israele non è la bandiera d’Italia. Non sarà Elie Wiesel, personaggio tanto strapagato quanto screditato che potrà convincerci a cambiare la bandiera italiana con quella israeliana ed a fare di quest’ultima la principale bandiera d’Italia. Della bandiera d’Israele ognuno ha la considerazione che meglio crede. Con buona pace di Riccardo Pacifici e Pier Ferdinando Casini la protesta è ancora ammessa nel nostro ordinamento costituzionale, potendo anche scegliere nella nostra civiltà mediatica quelle forme che paiono più efficaci. Di certo il trattamento riservato alla bandiera di Israele è un modo assai efficace per esprimere il proprio pensiero su Israele, stato accusato di genocidio e razzismo. Sarebbe stato difficile trovare altro modo più efficace e suggestivo per suscitare interrogativi in chi non è sufficiemente informato o è gravemente disinformato. Donna Fiammetta dovrebbe apprendere che purtroppa – e senza mia colpa – ella è stata nominata al parlamento italiano, non in quello israeliano. Ha sbagliato candidatura: doveva candidarsi alla Knesset, o come altri si chiami il parlamento israeliano. È quella la sua vera patria. Come italiano, cittadino, elettore e militante nel Popolo delle Libertà devo amaramente constatare che donna Fiammetta Nirenstein è totalmente inadatta a rappresentare gli interessi del popolo e della nazione italiana: il suo cuore batte altrove, la sua bandiera è quella israeliana, la teoria della doppia nazionalità ed identità è assolutamente inaccettabile e Gianfranco Fini dovrebbe prenderne atto.


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