mercoledì, dicembre 17, 2008

1938: ma perchè? Il dibattito sulle leggi razziali alla luce della politica ideologica del governo in carica

Dibattiti interni
delle sezioni romane AN/PdL
Marconi-Magliana-Portuense

Le recenti esternazioni di Fini avranno fatto piacere a qualcuno, ma hanno prodotto malumore in altri. Ormai sembra ovvio – il termine “ovviamente” è un intercalare frequente in Fini – che uomini giunti ad un potere che mai si sarebbero aspettato cerchino di accreditarsi verso quanti non li avrebbero mai accettati. Scaricano tutta la zavorra che ritengono inutile. All’interno di AN e del PdL sono alquanto rare le occasioni di dibattito alla base. I massimi dirigenti credono di poter svendere quella ideologia che hanno coltivato agli inizi della loro carriera. Il discorso di Fini non è isolato e si collega ad una strategia di ampio raggio. In questo post destinato al dibattito nelle sopravvissute sedi di partito, radicate territorialmente, verrò raccolta ed aggiornata tutta la documentazione disponibile. Gli onorevoli deputati che amano esternare senza sentire nessuno e soprattutto senza contraddittorio verranno quindi invitati nelle sedi zonali ad esplicitare meglio il loro pensiero e a dare prova delle loro cognizioni storiche e politico-filosofiche
Testo in progress

Versione 1.8
Status: 21.12.08
Sommario: 1. Le più alte cariche dello Stato e l’intera classe politica prigioniere della Israel lobby. – 2. Le leggi razziali: cosa furono e cosa sono. – 3. Gli apprezzamenti della Lobby. – 4. L’infelice discorso di Fini. – 5. Tutto il mondo e la storia in colpa verso gli ebrei. – 6. Il giudizio di padre Sale sul discorso di Gianfranco Fini. – 7. L’incredibile Riccardo. – 8. L’intervento di Baget Bozzo: Fini sbaglia. – 9. «Meschino opportunismo politico»: il parere di Maurizio Blondet. – 10. Umberto, Valentina e la “Difesa della razza”. – 11. Documenti storici: a) Il Manifesto della razza. – b) Commenti giornalistici al “Manifesto della razza”. –

1. Le più alte cariche dello Stato e l’intera classe politica prigioniere della Israel lobby. – Per primo ha incominciato il presidente Napolitano con le sue arbitrarie equiparazioni fra antisemitismo e antisionismo. In occasione della visita alla Fiera di Torino, dedicata al 60° anniversario di israele, dimenticando che è anche il 60° anniversario della Nakba, l’Ufficio della Presidenza della Repubblica ha emesso un comunicato dove si precisava che il Presidente con la suddetta equiparazione non intendeva dire che non si potesse criticare il governo di Israele. Tutt’altro. Solo che questo Comunicato diventa un’autorevole presa in giro dei cittadini, quando è ben noto che il governo di Israele è un governo sionista per definizione. Quindi diventa davvero rocambolesco poter legittimamente criticare il governo di Israele senza venir tacciati di antisionisti e quindi antisemiti. Da notare che la visita del presidente Napolitano ha quasi coinciso con il rapimento di un cittadino italiano, che per sfregio è stato tenuto prigioniero in un cesso in pasto a pulci e parassiti. Non ci è capitato di leggere che vi sia stato alcun discorso presidenziale per l’italiano Arrigoni impriogionato in un cesso israeliano. Sapevano che rappresentava gli italiani.

Si devono probabilmente a Fini candidature come quelle di Alessandro Ruben o Fiamma Nirenstein che hanno messo in parlamento personaggi di affievolita cittadinanza italiana, se mai possono essere considerati nostri concittadini, il cui scopo unico o prevalente è per un verso quello di patrocinare gli interessi di Israele nel parlamento e nella politica italiana e per l’altro di modificare la legislazione interna italiana in modo da poter spegnere sul nascere qualsiasi voce critiche e di dissenso su temi come quelli messi in bocca a Fini. Proprio così: non vi è dubbio che qualcuno della Lobby gli abbia passato una velina da leggere, L’attacco al Vaticano fa il paio con l’attacco all’ONU, che sta preparando per aprile in Ginevra la Durban II, dove probabilmente Israele verrò nuovamente condannato equiparando sionismo e razzismo con buona pace del nostro presidente Napolitano, che non sembra molto ferrato nella storia del nostro risorgimento, dell’Unità d’Italia, del pensiero di Mazzini. Magari anche lui si limita a leggere discorsi redatti da un’attivissima Lobby che approfitta della distrazione degli italiani, assai spesso preoccupati di poter giungere alla fine del mese. La cultura è un lusso che ci si può permettere solo dopo aver riempito la pancia.

In fatto di cultura l’on. D’Urso era venuto nella sezione di via Aldini per annunciare la costituzione della Fondazione “Fare Futuro”. Già, ma quale futuro e con chi? Nei mesi successivi “Fare Futuro” diede il suo patrocinio ad un convegno romano organizzato e gestito da Fiamma Nirenstein, poi messa in lista, il cui scopo concreto era quello di favorire la guerra civile interna in paesi come l’Iran in modo che Israele, come già per l’Iraq, ne potesse essere il solo beneficiario. Di queste candidature, che rischiano di portare in guerra il popolo italiano, gli iscritti ed i militanti del PdL vogliono saperne qualcosa, vogliono che qualcuno ne dia loro conto e non ci si nascondi dietro il paravento di una legge elettorale che ha poco da invidiare alle leggi elettorali degli anni venti e trenta. Sempre nello staff di “Fare Futuro” chi ci ha messo l’on. Duso? Una certa Daniela Santus, docente torinese di geografia, sionista sfegatata che si presenta in classe non con la bandiera italiana, ma con quella di Israele. Costei è convinta che Tel Aviv sia la capitale del mondo, da dove ricevere gli ordini anche in merito alla politica interna italiana.

Sono questi solo alcuni esempi tratti da una ragnatela di fili di cui il recente intervento del vaticano che ha dato fondatamente a Fini dell’«opportunista» offre l’occasione per aprire gli occhi. Infatti, la Israel Lobby è riuscita non solo a mettere il parlamento italiano contro l’ONU, colpevole di aver condannato Israele in oltre 70 risoluzioni, ma ora anche contro la Chiesa cattolica, che a furia di dialogare si vuol porre in una posizione di subordinazione umiliante nei confronti dell’ebraismo. Sono complessi e non semplificabili i sommovimenti dottrinali e teologici all’interno del cattolicesimo. Non possiamo qui ricostruirne le fasi, gli sviluppi, le tendenze evolutive. Basta solo osservare che occorre fare un bel salto logico, con perdita di devozione popolare, per dimenticare o travisare quel che sta scritto nei Vangeli: che si deve agli ebrei, e solo a loro, la crocifissione di Gesù Cristo, fondatore del cristianesimo e del cattolicesimo, La vicenda della canonizzazione di Pio XII dà la misura del grado di ingerenza della Lobby fin nei più interni recessi del cattolicesimo, cioè la proclamazione dei santi. Si tratta di una questione assolutamente interna alla comunità dei fedeli e credenti cattolici. Ogni ingerenza esterna è un flagrante attentato alla libertà di fede e di religione, garantita da una costituzione che sta per essere smantellata pezzo per pezzo. Fini o ci è cascato o si è prestato complice al gioco della Lobby.

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2. Le leggi razziali: cosa furono e cosa sono. – Furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi – eccetto l’on. Fulvio Colombo che ci sguazza – non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali. Vengono portati in giro nei convegni e nelle scuole per raccontare quello che ricordano o pensano di ricordare. A dire che gli «italiani non sono brava gente», giacché hanno sulla loro coscienza la colpa delle leggi razziali, votate allora in parlamento, allo stesso modo in cui oggi nel parlamento italiano vengono votate tante leggi e leggine di cui gli italiani sanno poco o nulla. Ne sanno qualcosa solo le Lobby che quelle leggi fanno votare e chi ne trae concreti vantaggi, leciti o non leciti. La stragrande maggioranza degli italiani, diciamo pure la totalità al 99,99 per cento degli elettori, non sa nulla delle leggi che vengono oggi votate e dovrebbero saperne ed essere responsabili per leggi votate 70 anni fa, quando non erano ancora nati e da un governo abbattuto già nel 1943, prima di quella fatidica data del 16 ottobre 1943, quando in Roma vi fu un rastrellamento di ebrei da parte dei tedeschi, che da alleati erano diventati nemici ed occupanti.

Se dovessimo accettare il criterio della recriminazione di passate “vergogne”, dovremmo diventare tutti provetti storici e ritrovare nella storia dell’umanità infiniti episodi di cui vergognarsi secondo i criteri e le convenienze morali di oggi: la tratta dei negri, la schiavitù, il rogo delle streghe, la tortura e messa a morte degli eretici, guerre sanguinose di ogni genere finite spesso con veri e propri genocidi, che non sono una novità della nostra epocam fino ad arrivare al fratricidio di Abele per mano di Caino. Appunto siamo alla storia della religione ebraica che comincia per quanto ci riguarda con Caino ucciso da Abele e finisce con Cristo messo in croce dai giudei dell’epoca, i nostri “fratelli maggiori” seconda una recente riforma della dottrina cattolica. Queste aperture del cattolicesimo verso l’ebraismo non sono ancora abbastanza per la Lobby. Adesso oltre che il popolo italiano deve essere messa alla gogna, per una Colpa, anche la Chiesa cattolica colpevole di silenzio per un fatto forse inesistente ed inventato successivamente dai servizi di propaganda del costituendo stato di Israele: il cosiddetto Olocausto sul quale esistono solo Verità ufficiali non soggette a verifica storica e contradditorio. Il buffo è che il silenzio di Pio XII potrebbe portare acqua al mulino dei cosiddetti «negazionisti», che non giudicano se stessi negatori di nienti, ma vanno ricercando le prove inconfutabili dello “sterminio” in senso proprio, cosa diversa dalla discriminazione, ersecuzione, concentrazione in campi di lavoro, sfruttamento schiavistico, morte per malattie e stenti di quanti, ebrei o non ebrei, vi erano rinchiusi. Questa fatto certamente tragico, che suscita la nostra pietà, è stato però sfruttato dal popolo di Madoff al punto di farne un «Industria» (Finkelstein) e perfino una nuova Religione. Anzi La Religione per antonomasia. Si può infatti negare senza portarne pena l’esistenza di Dio, la verginità di Maria, l’immortalità dell’anima e tutti i dogmi della fede cattolica, ma non si può negare la Shoah. Un professore romano, in un liceo di via Ripetta, è stato sospeso dall’insegnamento per aver chiesto le «prove» della Shoah. Anche qui vi è stato il concorso del sindaco Alemanno, che in fatto di opportunismo non è secondo a Fini.

Gli storici di mestiere sanno che le leggi del 1938 sono la fase terminale di un processo secolare dove dalla idea di nazione si è passato al nazionalismo e al razzismo. Sanno pure che mentre fortunatamente è un fatto trascorso, che non riguarda più il presente, l’unica forma di razzismo ancora vivo e vegeto è il sionismo, che in Iraele è forma di governo. Il regime di apartheid esistente in Israele è autorevolmente denunciato dall’ONU, non da qualche consigliere di minoranza del comune di Rocca Cannuccia, ma dal più autorevole organismo internazionale. L’arroganza e l’impudenza nonché lo strapotere della Lobby arriva al punto di delegittimare l’ONU per non delegittimare Israele, dove peraltro personaggi politici estremamente rappresentanti da un punto di vista filosofico, tal Feiglin, chiedono espressamente l’uscita dall’ONU per poter meglio attuare la politica di pulizia etnica e di genocidio verso i palestinesi. Le quinte colonne sioniste ci vengono a dire che «gli italiani non sono brava gente», mentre in Israele da oltre 60 si conduce una pulizia etnica ed un genocidio per nulla comparabile con quanto qualcuno possa immaginarsi di rimproverare al popolo italiano.

In tutte le innumerevoli celebrazioni che si sono fatte in questo 2008 delle leggi razziali del 38, celebrazioni una più stucchevole dell’altra, non si è mai detto e si è sempre taciuto che prima del 1938 sia per quanto riguarda il fascismo che il nazismo esistevano rapporti d’affari fra i sionisti ed il governo fascista e nazista per l’edificazione dello stato ebraico in Palestina. In Germania, il regime era ben disposto a liberarsi dei suoi ebrei, mandandoli in Palestina. Questi precedenti storici dovrebbero essere ricostruiti e divulgati da quanti celebrano il 70° anniversario delle leggi razziali per gettare discutibili e opinabili colpe morali non solo sul popolo italiano di oggi, ma anche sulla chiesa cattolica alla quale la maggioranza del PdL deve non pochi dei suoi voti, ferocemente rastrellati nelle sacrestie. L’ingordigia impedisce a non pochi parlamentari di comprendere che non si possono servire due padroni: La Lobby ebraica e la Chiesa cattolica.

Fu solo dopo la disfatta bellica del 1945, che rese tutta l’Europa politicamente soggetta ad Alleati e a Stalin, che il sionismo israeliano e le Lobbies ebraiche presenti in ogni paese mutarono le linee strategiche della loro propaganda per ottenere una doppia legittimazione: l’edificazione dello stato di Israele a scapito dei palestinesi da far bruciare come vittime sacrificali di un nuovo Olocausto ed all’estero la questione della Colpa Collettiva di cui gravare tutte le generazioni a venire. Non è difficile documentare un’azione capillare in tal senso. È cosa che in molti stanno già facendo ed è proprio per questo che appositi deputati stanno lavorando per l’introduzione di leggi liberticide come già esistenti in altri paesi europei. Con il progetto Mastella l’operazione era quasi riuscita se non vi fosse stata una ribellione degli storici che ben comprendevano come dopo una siffatte legge avrebbero dovuto andare a cercare impiego presso il ministero israeliano della propaganda o in qualcuno dei musei della Shoah, la cui costosa edificazione è annunciata anche in Italia (Ferrara, Roma) oppure smettere di fare il loro mestiere di storici. La stolta motivazione politica di una simile losca propaganda è il lodevole “mai più”. Ma non è così. L’orrore di Auschwitz fu già superato dal Truman che ordinò il lancio delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Truman, già all’epoca soggetto alla Israel Lobby per la sua rielezione, fu il presidente americano cui si deve il riconoscimento internazionale della fondazione dello Stato di Israele e della spartizione della Palestina. Era contrario a ciò perfino il suo Dipartimento di Stato che aveva una visione politica della questione oltre che un residuo senso di equità. Insomma, signori, la storia non è quella che ci vuol fare intendere il nostro presidente Fini, che si limita a leggere foglietti che gli passani i suoi amici della Lobby. Ciò che chiediamo è di essere almeno liberi di potercela andare a studiare liberamente.

Per concludere questo paragrafo e senza perdere un filo logico-narrativo che abbiamo ben presente: le infinite e stucchevoli manifestazioni sulle leggi razziali del 1938 non hanno nulla a che fare con la storia, che è una cosa seria, né con l’Etica politica, cosa ancor più seria, né con la Verità dei testi e relativi contesti, cosa quanto mai difficile da verificare e divulgare adeguatamente, ma è solo una colossale propaganda di regime ideata e concepita per l’utilità di ben indivuabili Lobby ed in vista di una legislazione liberticida, dove a farne le spese saranno poche persone che hanno il tempo e la voglia di occuparsi di ricerche storiche. In ultimo l’oppresione arriverà alla situazione esattamente verificatesi poche settimane fa in Germania, dove un innocuo cittadino, disperato, è voluto andare in giro con una T-Shirt con su scritto: «Non credo in Auschwitz». Si è preso solo per questo 2400 euro di multa, ma è stato fortunato perché molti altri marciscono in carcere non per aver commesso omicidi, furti, stupri e simili, ma solo perché si ostinano a non voler accettare una Veritò di regime, una veritò di stato. Nessuno di noi può dire di possedere la Verità. Attraverso un accanito contradditorio, se ce ne viene lasciata la libertà, possiamo avvicinarci a qualcosa che sembra essere la Verità, ma senza libertà di ricerca della verità, può esservi soltanto una Menzogna di Stato, letta dalla presidenziale bocca di Gianfranco Fini, che non era neppure nato nel 1938 e quindi riferisce cosa a lui da altri dette.

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3. Gli apprezzamenti della Lobby. – Per i lettori di questo blog, da tempo trascurato ed ora oggetto di un mio rinnovato interesse, descrivo brevemente cosa è «Informazione (S)corretta». Si tratta di un sito creato circa sette anni fa dal noto omosessuale Angelo Pezzana. Il suo scopo dichiarato e perfettamente verificabile è quello di fare pressione, di fare lobbying, a tutto vantaggio di Israele in politica estera e contro il popolo italiano ogni volta che si pronuncia qualche voce isolata fuori dal core di una propaganda di regime, che questa volta in un crescendo di arroganza e prepotenza colpisce anche la chiesa cattolica. Un esempio di come agisce? Ebbene, chi scrive è anocra formalmente coordinatore provinciale di Forza Italia nell’imminenza della fusione che darà vita al nuovo partito del Popolo della Libertà. Ho partecipato a tutti i gazebi fondativi, dando prova di militanza di base. Appena sapranno che sono di Forza Italia e del Popolo delle Libertà agirano nel modo che segue: può costui continuare a fare parte del Popolo delle Libertà. Muoveranno le loro pedine perché come si dice a Roma mi vengano fatte le scarpe. Ma io sarò lieto di levarmi tutte e due le scarpe e di lanciarle in faccia a tutti i personaggi, anche altolocati, che si presteranno allo scopo. Grazie a Dio, con il PdL io non ci campo e la mia militanza è assolutamente libera: nessuna prebenda di regime, nessuna carica istituzionale, nessuno stipendio dorato. Non mi invento nulla perché ci hanno già provato e mi hanno fatto un baffo. Da Piergiorgio Odifreddi, non del PdL ma pur sempre uno “spirito libero”, la testata «Informazione (S)scorretta» è stata definita “parafascista” e “collaborazionisti” alcuni personaggi che vi collaborano attivamente. Punta sul vivo la Lobby è uscita allo scoperta con i nomi di noti personaggi, che qui non voglio ripeterere. Citando ora a memoria, mi viene da ridere a creparelle alle parole di R.P. che definisce “coraggiosa” una testata che da anni diffama ed offende nella più completa impunità ogni innocuo cittadini unicamente colpevole di essere di diverso avviso. Di coraggio in effetti ce ne vuole, ma non a stare dalla parte della Lobby, bensì nel porsi contro in difesa delle libertà fondamentali del popolo italiano e della propria umanamente fallibile percezione della Verità e della Giustizia. Fatto una presentazione della Testata passiamo in singoli paragrafi a commentare la stampa finora uscita, che è a favore o contro il nostro grande presidente Fini, ormai lanciatosi alla successione di Berlusconi, che è perlomeno una persona intelligente, sapendo dire e disdire quel che dice e conservando sempre la simpatia del popolo italiano.

Quanto al merito osservo qui che nella vigilia della seconda guerra mondiale, che infiniti lutti e tragedie ha portato al popolo italiano ed a tutti i popoli europei, avevano ben altro a cui pensare. Nel ponderoso libro di Mearsheimer e Walt, che la lobby ha tentato inutilmente di boicottare in ogni modo, dal titolo La Israel lobby e la politica estera americana, si parla ad un certo punto [mi riservo di indicare in seguito la pagina precisa che mi occorre rintracciare] di un vescovo o un pastore, che si permise garbatamente di obiettare agli ebrei che essi non potevano pretendere il monopolio della sofferenza umana. Il povero vescovo fu tanto subissato di accuse di antisemitismo da costringerlo a porgere scuse per nulla dovute. È quanto assistiamo anche in Italia continuamente. Vi è è una sovracopertura della religio holocaustica mediatica che travolge ogni altra manifestazione intellettuale e crea un vero e proprio regime di terrore ideologico. Nessuno dice pubblicamente quel che è espressione di normale buon senso per timore di venir tacciato di antisemitismo, antisionismo, odio per Israele. A doversi piegare a questo giogo è ora anche la chiesa cattolica. Ma i nostri parlamentari non sembrano conoscereb bene l’aritmetica. Gli ebrei in Italia sono circa 40.000, mentre a Roma sono circa 10 o 15 mila, a fronte di una stragrande maggioranza di cattolici o di gruppi regionali, come quello dei calabresi che conta 400.000 cittadini. La gaffe contro la chiesa cattolica, dettata da ignoranza e opportunismo, è da salutare come “provvidenziale” se ciò porterà ad un salutare dibattito all’interno di un vasto elettorato e di una militanza di partito, i cui spazi reali di espressione vengono sempre più compressi. Si crede di poter governare la testa dei cittadini con l’uso della televisione o con discorsi come quelli di Fini e di Napolitano che “non possono essere contraddetti”, malgrado la bugia che dice essere la nostra democrazia fondata sulla libertà di parola. Bisogna che Gianni Alemanno ci spieghi qual è la libertà di parola e di pensiero che lui, opportunista non meno di Fini, ha riconosciuto ad un oscuro professore di liceo, colpevole di non poterne più della propaganda di regime.

Non credo meritino autonoma evidenza, in questo post già abbastanza lungo, i vari blogs e post sionisti che per l’occasione si sono scatenati. La loro funzione è di squadrismo mediatico. In questo paragrafo verrano cumulativamente riportati i links che i motori di ricerca ed i contatori mi verranno segnalando. Non spreco altro tempo e non raccolgo gli insulti che mi giungono dai ragazzi del Focolare. Sono qui a casa mia e faccio uso del mio tempo libero. Il mio ruolo di docente che si tenta di infangare qui non entra minimamente in gioco. L’unico giudizio che riconosco valido è quello dei miei maestri e quello dei miei studenti: da parte degli uni e degli altri ho avuto apprezzamenti che mi onorano e mi confortano. La fortuna accademica è un’altra cosa. Se avessi voluto far carriera, avrei dovuto scegliere un ben diverso partito. In ogni caso, non mi sento in nulla da meno di un Volli o di una Santus, beniamini delle varie Barbarazze, o dei ragazzi del Focolare. Il tipo di contestazione che mi viene fatto è anche odiota oltre che gratuitamente offensivo. E anziché un ricercatore di filosofia fossi un macellaio, un falegname o un dentista, cambierebbe qualcosa? O posso avere solo le idee e i pensieri autorizzati a Tel Aviv. Io ho criticato Daniela Santus (ma anche Bernard Henry Levy) non in quanto docenti stipendiati – ognuno è quel che la natura lo fa – ma per le sue specifiche posizioni. Ho parlato di squadrismo mediatico e di parafascismo: i ragazzi del Focolare ne hanno fornito un ulteriore esempio. Inoltre, dispongo a casa mia di una porta blindata, ma non ho armi in casa. Spero che i ragazzi del Focolare vogliano riconoscermi dentro le pareti domestiche quella libertà che l’art. 21 della costituzione ancora riconosce ad ogni cittadino italiano. Il mio preside ha già ricevuto qualche lettera che non mi hanno fatto leggere, ma che è finita nel cestino. A differenza di chi usa l’anonimato io rivelo il mio nome, la mia età, il mio mestiere. Chi siano e cosa fanno nella vita i miei detrattori io lo ignoro del tutto. Di certo sono dei vili.

4. L’infelice discorso di Fini. – Parecchi di noi ricorderanno sia Gianfranco Fini sia Gianni Alemanno prima di essere assurti al potere. Si sa che il potere trasforma. Gli uomini non sono più gli stessi. In un remotissimo passato, che meriterebbe di essere ricordato al pari del 1948, gli imperatori ed i regnanti erano essi stessi personaggi divini oggetto di culto. Negarne la divinità significava andare incontro a morte certa. Non siamo ancora per fortuna a quei livelli, ma è certo che il ragazzo che conoscevamo un tempo può diventare assai pericoloso una volta che gli siano state date le leve del potere. Ne conosciamo i modi e le occasioni. Intanto un primo quesito che si pone è il seguente: il discorso letto da Fini è farina del suo sacco o glielo ha scritto qualcuno e lui si è limitato a leggere? Per il presidente George W. Bush si conoscono i nomi di quelli che scrivevano i discorsi, Da ragazzo io stesso ho lavorato per un pomeriggio alle dipendenze di uno studioso cieco il cui lavoro consisteva nello scrivere discorsi che taluni deputati pronunciavano poi alla Camera o al Senato. Sia i noti discorsi di Napolitano sia quelli di Fini non sfuggono al mio sospetto che siano stati redatti da uno staff. Naturalmente, chi legge acconsente a ciò che legge. Ma diamo il discorso che poi andremo adanalizzare parola per parola:
Rievochiamo oggi una pagina vergognosa della storia italiana.
[Di pagine “vergognose” probabilmente ve ne sono parecchie non solo nella storia d’Italia, ma nella storia del mondo. Il problema è di sapere perché mai proprio oggi si debba rievocare proprio quella pagina. Se quella fu la pagina più vergognosa della storia del fascismo, come dobbiamo giudicare i sionisti padri fondatori dell’odierna Israele che con il fascismo e il nazismo non si fecero scrupoli di tessere rapporti politici fino alla vigilia delle leggi razziali? Speriamo che Fini ce lo sappia speigare in una prossima lezione di storia. Siamo poi proprio sicuri che nei 20 anni anni di regime fascista le leggi del 38 furono l’evento più grave? E che dire dei fatti di Etiopia? Di Libia? A cercare si scoprono cose che non si sanno, ma che spesso sono sorprendenti. Il problema è avere la voglia di cercare e soprattutto essere liberi di poterlo fare. Nutriamo qualche dubbio in proposito.]
Le Leggi antiebraiche e razziste approvate nel 1938 e che hanno rappresentato uno dei momenti più bui nelle vicende del nostro popolo.
[Si noti la cautela: “uno dei momento più bui”, non il momento più buoi come in altre occasioni si dice Il provvedimento colpì soprattutto il mondo universitario, dove docenti ebrei furono privati della cattedra, ma non è questo un evento che deve stupire più di tanto. Ad esempio, in epoca nostra, nella democraticissima America l’ebreo Norman G. Finkelstein è stato pure privato della cattedra per aver scritto il noto libro «L’Industria dell’Olocausto». Anche oggi le carriere accademiche si fanno o non si fanno a seconda che si pensino e si scrivano le cose giuste. Da quei tempi poco è cambiato, anzi molto è peggiorato, considerando il noto caso di David Irging finito in prigione in fondo solo per aver scritto un libro, condivisibile o meno che fosse. Il caso Irving è il più noto, ma non è né unico né il più grave. In Germania sono parecchie migliaia ogni anno le incriminazioni per reati di opinione. Si era ad un passo con Clemente Mastella dall’introdurre anche in Italia il reato della Auschwitzlüge e si può essere certi che discorsi come quelli di Fini sono prodromici ad una sua prossima riproposizione. Dovremo tapparci nelle nostre case, sbarrando porte e finestre, dopo aver bonificato gli ambienti da possibili spie elettroniche, per poter dialogare liberamente. Se questa prospettiva non è ancora più vergognosa delle leggi del 1938, io mi gioco un paio di scarpe.]
Approfondiremo quel triste capitolo storico con l’aiuto di Renzo Gattegna, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane,
[E perché lui e non un altro? Sono diventati costoro i Maestri d’Italia? È lui in grado di spiegarsi il concorso dell’ebraismo italiano alla nascita e all’avvento del fascismo in Italia, prima che diventasse nefando nel 1938?]
dello storico Michele Sarfatti
[parente della Sarfatti ebrea che suggerì tante idee a Mussolili fondatore del fascismo?]
e di Nedo Fiano,
[parente di Emanuele, deputato del Pd, per il quale l’art. 21 della costituzione che ancora consente ad ogni italiano libertà di pensiero, è invece per lui un problema ed un ostacolo da superare al fine di poter mandare in galera persone come l’incauto professore di liceo che proprio non n epoteva più dell’ennesimo viaggio ad Auschwitz, per giunta a spese del dissestato bilancio del comune di Roma?]
testimone dell’orrore di Auschwitz.
[A voler fare il censimento degli orrori si sa dove si comincia ema non dove si finisce. Vi sono poi gli orrori noti e divulgati, più o meno strumentalemnete, e quelli ignoti o nascosti, più o meno colpevolmente. La classe politica non è propriamente ciò che si chiama il testimone della verità, Anzi il suo rapporto con la verità è ordinariamente alquanto ambiguo.]
Una testimonianza sulla necessità di mantenere viva la memoria di quegli eventi presso i giovani ci verrà dalla studentessa Zoe Brandizzi.
[Povere creature! La loro povera memoria è rivoltata come un calzino per poi rimetterci dentro ciò che torna utile a ben individuate lobby. A non poter dire niente circa ciò che la memoria degli studenti debba contenere sono gli insegnati, sottoposti a peririza psichiatrica o sospesi dall’insegnamento se appena si azzardano a criticare la politica educatica decisa da politici privi di scrupoli e con una conoscenza assai approssimativa della storia, o meglio con una conoscenza di comodo indotta da altri.]
Saluto e ringrazio gli oratori per l’importante contributo che si apprestano a fornire al convegno. Settant’anni fa, gli ebrei italiani furono colpiti, come uomini e come cittadini, da provvedimenti che stabilirono assurde discriminazioni nella vita economica e civile; l’allontanamento dagli uffici pubblici, dalle banche e dalle assicurazioni; o la proibizione di avere dipendenti o di possedere terreni e aziende.
[Cose appunto di settant’anni fa! Oggi non sono più in vigore e vige una legislazione diametralmente opposta: da un regime di esclusione ad un regime di privilegio e di favori inauditi, da cui sono esclusi, ad esempoio in regime di pensioni, tutti gli altri cittadini. Ma perché limitarsi a soli 70 anni fa? Risalendo indietro nel tempo possono trovarsi molti eventi su cui esercitare una memorialistica di comodo e utile a dimostrare ogni tesi ed il suo contrario. Solo gli ebrei furono colpiti da provvedimenti del governo pro tempore? E che senso ha ricordare i “misfatti” di un governo non più in carica? Siamo certo che fra 70 anni non saranno ricordati con altrettanta infamia i nomi dei governanti odierni per i loro atti? Cosa ha a che fare tutto questo con il governo di un paese, i cui problemi sono problemi dell’oggi? Chi ha interesse a speculare su una memoria che non può essere criticamente ricostruita?]
Particolarmente odiose furono le discriminazioni ai danni dei bambini e dei ragazzi o quelle che prevedevano il divieto dei matrimoni misti.
[Ci furono! Il fatto che siano “odiose” lo è evidentemente per noi oggi, ma non è del tutto certo se compariamo la politica discriminatorio oggi praticata in Israele dagli eredi putativi e dagli amministratori dell’evento parlamanetare. In ogni caso, dire oggi che sono “odiosi”, quando se mai si tratta di sentirli “odiosi”, cosa che potevano fare solo quanti vissero 70 anni fa, significa assai poco rispetto al bisogno di comprendere perché ciò accadde e come fu possibile]. La condanna morale a 70 o 700 anni da un fatto ha poco senso rispetto al bisogno di comprendere il fatto stesso nel contesto che allora lo rese possibile. Il vecchio Hegel diceva ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è anche reale. Oggi quell’evento non è né reale né razionale, ma è reale ed irrazionale la celebrazione di quel lontano evento, che vuole essere elogiativo per una infima parte della popolazione italiana (40.000 ebrei con Israele e gli Usa sullo sfondo) ed offensiva per la maggior parte degli italiani («Non sono brava gente», come va dicendo un anziano ebreo mandato in giro per scuole e convegni.]
Un esempio tra i tanti Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel e Senatore a vita. A causa del “Manifesto della razza” dovette abbandonare patria, famiglia, affetti, sicurezze e lavoro; l’ospedale presso cui lavorava.
[È adesso è senatrice a vita, onorata e riverita! Vuole forse rendere colpevoli di ciò che ha patito noi che allora non eravamo ancora neppure nati? O che altro vuole ancora che non abbia già avuto? Non mi ricordo che nelle faccende universitarie sia stata particolarmente progressista: è lecito un simile appunto? Da quando siede in parlamento non ci siamo accorti che le nostre leggi siano migliorare. Pensiamo siano invece peggiorate e rischino di epggiorare ulteriormente, anche se l’anziana Rita possiamo sempre ritrovarcela in prima fila in tutte le manifestazioni di regime.]
Tutto. E trovare rifugio in Belgio, attrezzando in cucina un piccolo laboratorio di fortuna. Poi, l’invasione nazista; il rifugio ancora in Italia,a Firenze; sulle colline di Asti e infine a Torino. La professoressa Levi-Montalcini fu tra quanti – con le parole di Primo Levi- “sperarono di poter sopravvivere per poter raccontare”.
[Raccontare cosa a chi? Chi ascolta ha licenza di poter giudicare o è soggetto ad un nuovo indottrinamento non diverso da quello di 70 anni fa? Purtroppo, in questa materia le prigioni d’Europa si vanno riempendo di persone la cui sola colpa è di non essere disposti ad ascoltare i “nuovi racconti”. Mi chiedo quali leggi siano più vergognose: quelle di 70 anni fa che discriminavano sulla base di un movimento di pensiero formatosi in almeno tre secoli di nazionalismo sempre più esasperato ed oggi ancora prospero nella versione del razzismo sionista oppure le leggi odierne che discriminano quanti sono di diverso avviso sul modo di intendere la storia del passato recente e emeno recente? Io credo che siano più vergognose quelle odierne improntate ad ipocrisia ed opportunismo, come autorevolmente ha riconosciuto il Vaticano attraverso il suo organo ufficiale. Se Rita Levi-Montalcini vuole farmi qualche lezione di biologia sono ben lieto di apprendere da lei. Se vuole insegnarmi la storia e la filosofia della storia credo che non abbia titolo neppure per superare decentemente un esame di maturità.]
Con la memoria di questa infamia dobbiamo fare i conti, dopo settant’anni, come nazione e come cittadini.
[Come nazione e come cittadini dovremo espellere dal parlamento con ignominia tutti quei rappresentanti che sicuri della loro elezione offendono il popolo italiano, che ahimé dovrebbe essere il sovrano: un sovrano deriso, offeso, vilipeso, preso in giro da chi crede di poter parlare in suo nome sulla base di leggi elettorali tutte da ridere quando non vi è da indignarsi. Ogni classe politica al potere si esercita nel parlare male di quella che l’ha preceduta, pretendendo di essere migliore, ma è soltanto una presunzione de iure non de facto. Molti italiani che non siedono in prima fila nelle cerimonie di regime sono convinti che la classe politica odierna sia peggiore di quella del ventennio, leggi razziali a parte.]
Farli senza infingimenti e senza ambiguità.
[È quello che faremo nelle sezioni che vi hanno procurato i voti, se ce ne darete il diritto e la libertà. E ti chiameremo pure a rispondere, cari Gianni e Gianfranco, se tra una cosa e l’altra avrete anche il tempo di tornare nelle sezioni o presso gli elettori di cui avete carpito il voto]
Il fatto che tali provvedimenti siano stati approvati a Montecitorio provoca un sentimento di tristezza, pur nell’ovvia considerazione che la Camera dei deputati della Repubblica italiana non ha nulla a che vedere con l’Assemblea che il fascismo aveva svuotato di qualsiasi contenuto democratico.
[E allora? Se la Camera di oggi che governa sopra la testa dei suoi elettori impotenti di nulla è responsabile per le leggi di allora, perché mai dovrebbero essere responsabili i cittadini di oggi per i cittadini di allora, che stando a quanto voi stessi dite contavano ancora di meno in quanto il fascismo non era una democrazia? Se la pretese vuole qui essere quella di educare il popolo italiano, si tratta proprio di una bella pretesa. Se il fascismo, tenuto a battesimo dall’ebraismo, si rese colpevole per le menzionate leggi del 38, è di generale ammissione l’elevato grado di corruzione di tutta la classe politica italiana del dopoguerra: dalla cupidigia di servilismo denunciata da Vittorio Emanuele Orlando fino a Mani Pulite e oltre. Gianfranco Fini è davvero un grande logico: allontana dalla Camera odierna, rischiarata dalla sua luminosa presenza, ma getta un’ombra di colpa sul popolo italiano di oggi per fatti del 1938 di cui già allora quasi nessuno sapeva nulla. La verità è che Fini sta facendo un favore un qualcuno, non accorgendosi dei torti che fa ad altri di cui pure chiede i favori e dai cui favori dipende non meno.]
La circostanza verrà ricordata in una lapide che sarà scoperta in questa Sala al termine del convegno.
[Chissà se fra 70 anni non verrà posta una nuova lapide per ricordare le nefandezze commesse dalla Camera di oggi! Chi può giudicare e prevdere il futuro? Fra 70 anni Fini e buona parte di noi saremo certamente morti. Ai posteri l’ardua sentenza!]
Vogliamo che il ricordo della vergogna di settant’anni fa sia di ammonimento per difendere e promuovere sempre i valori libertà e dignità della persona sanciti dalla Carta costituzionale italiana.
[Io arrossisco per la vergogna di oggi davanti ad una classe politica tanto ottusa e inetta e per la rabbia di non poter fare nulla contro governanti che mi opprimono oggi più di quanto quelli di ieri non abbiano oppresso mio padre e mio nonno.]
Oggi fare seriamente i conti oggi con l’infamia storica delle Leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell’anima italiana.
[Appunto! Questo coraggio a 360° ce lo lascerete o dobbiamo sottoscrivere a suon di codice penale le vostre castronerie? Incominciare con il levare tutte le leggi della Memoria. La memoria appartiene a chi la sa coltivare e rievocare criticamente. La memoria non può essere un’ideologia del passato che viene imposta autoritariamente a tutti, volenti o nolenti. Levate la legge Mancino che è un pretesto per colpire minoranze non gradite e per reprimere la libertà di pensiero. Datevi da fare perché la libertà di pensiero e di ricerca storica sia un principio europeo, Solo allora si potranno perlustrare gli angoli bui dell’anima italiana. Può darsi che in qualche angolo buio del passato recente ritroveremo lo stesso Gianfranco insieme con Gianni, oggi ebbri di potere e di libido dominandi.]
Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti d’umanità e solidarietà.
[Di questi sforzi tu non ne hai fatto nessuno! Prima condanni e copri di infamia il paese ed il popolo che dovresti rappresentare e dopo dici che vuoi cercare le cause di eventi di oltre 70 anni fa su cui nessun cittadino è in grado di sapere nulla, Altro che opportunismo e approssimazione storica! Questa è idiozia al potere e al governo del paese. Quanto siamo disgraziati. Non potevano cadere più in basso.]
Tra queste cause c’è certamente l’anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938, ma che era comunque già presente nell’esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime.
[Si avvicina un poco al problema, Il nazionalismo abbraccia non meno di due secoli ed è presente in tutti i movimenti europei del XIX secolo. Il fascismo ne fu colpito assai meno di altri. Se il fascismo fu razzista, occorre indagare il contributo ebraico alla nascita ed affermarsi del fascismo. Non si può partire dal 1938. Ed in ogni caso il razzismo nazionalistico è ancora vivo e vegeto e si chiama sionismo. Con il sionismo i vertici attuali della repubblica hanno un sostanziale rapporto che dovrebbe essere chiarito, appunto perlustrando gli angoli bui dell’anima italiana o per meglio dire dell’opportunismo della sua classe politica, la classe delle tre S, come diceva Bismarck. Caro Fini, in fatto di meschinità, l’«Osservatore» ha qui visto giusto. E lo dice uno che non va a baciare oltretevere né anelli né pantofole.]
Segni inequivocabili di razzismo s’erano già manifestati nella politica coloniale. Vale la pena ricordare la campagna propagandistica - “faccetta nera” - che fu lanciata subito dopo la guerra d’Etiopia contro quella che era definita la “piaga del meticciato”.
[Le abbronzature hanno una lunga storia. Se vuoi condannare la politica coloniale, caro Fini, te ne dovresti ricordare tutte le volte che vai in Israele o visita la sinagoga. L’unico colonialismo vecchia maniera è quello iraeliano: non io, ma l’ONU lo dice, in particolare un tuo pari, anzi direi di grado superiore: Miguel d’Escoto, presidente dell’Assemblea dell’ONU, che vergogna delle vergogne propria alla Camera su mozione di madonna Fiammetta Nirenstein avete tentato di delegittimare, per servile obbedienza ad Israele, stato coloniale e razzista. Lo stesso stato che vi ha commissionato le celebrazioni del 1938, dopo aver celbebrato anche in Italia l’anniversario del 60° della Nakba, cioè la pulizia etnica del popolo palestinese, colpevole di non aver fatto nulla agli ebrei ma condannato a risarcire un danno che avremmo fatto noi. Ammirevole senso del diritto e dell’equità oltre che profonda conoscenza della storia contemporanea. «Approssimazione storica» è un benevolo apprezzamento. Qui si tratta di vera e prorpia falsificazione storica pronunciata in un discorso di regime.]
Un Regio Decreto del 1937 vietò le “relazioni matrimoniali” tra gli italiani e quelli che erano chiamati i “sudditi delle colonie africane”. L’odiosa iniquità delle Leggi razziali si rivelò in modo particolare a quegli ebrei che avevano aderito al fascismo. Tra i nomi più noti c’è quello di Guido Jung, che era stato ministro delle Finanze tra il 1932 e il 1935.
[E allora? Ma possibile che non ti accorgi della insensatezza di tutto il raffazzonato discorso? L’ebraismo fu organico al fascismo a l pari e più di tutte le principale componenti della società italiana durante il ventennio? Che senso ha condannare il fascismo e tutta l’Italia di allora, tenendone fuori proprio l’ebraismo, che adesso vuole essere risarcito per alcune leggi che il fascismo varò in una particolare contingenza storica non diversa da quella che oggi ci rende vassalli degli Usa e dello stesso Israele senza la cui presenza ed influenza non avrebbero avuto luogo le odierne pagliacciate?]
Oppure quello di un intellettuale come Ettore Ovazza, che aveva partecipato alla fondazione del Fascio di Torino e che nel 1937 aveva confutato un libello antisemita di Paolo Orano.
[Di Ovazza e di Orano penso che la totalità degli italiani di oggi non ne sappiano proprio nulla. Che un presidente della Camera si debba occupare di queste amenità convegnistiche significa che non ha proprio nulla da fare e che al governo del paese, con tutti i suoi gravi problemi, siedono degli acchiappafarfalle. Tutti questi temi possono costituire interesse professionale di specialisti dediti alla storia ed alla ricerca storica. Ma se un politico, la cui funzione è di produrre leggi, pensa di occuparsene lui, stabilendo quale è la tesi buona e quale la cattiva, allora ne risulta inquinata anche la storia. O meglio la storia diventa mitologia e ideologia di regime con studiosi che vanno premiati e finanziati in quanto sostenitori di determinate tesi ideologicamente utili ed altri puniti, privati di finanziamenti e riconoscimenti, se non addirittura messi in galera. Il fascismo, che non torse un capello a Bendetto Croce, aveva per la cultura un rispetto che oggi è vano sperare nei nostri governanti. Almeno Berlusconi, alla cui successione Fini aspira – dio ce ne scampi – non fa simili sfoggi di cultura ma va al concreto e si permette perfino battute sul colore della pelle.]
Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia.
[Qui ha proprio ragione l’«Osservatore». Il fascimo storico finì irrimediabilmente e definitivamente nel 1945 con la disfatta del regime e con l’assassinio di Mussolini per un verso e di Gentile per l’altro: politica e cultura del fascismo finirono con il vero e proprio assassinio del loro massimo esponenti. Attraverso il MSI, da cui Fini e Alemanno provengono, vi fu una inutile sopravvivenza di un’ideologia fascista, che ormai non aveva più né senso politico né senso culturale. La sopravvivenza del popolo italiano andava ricostruita su latri basi. Io che fascista non sono mai stato né provengo dal MSI posso dire senza sospetto che non accetto la criminalizzazione del fascimo: fu un periodo della nostra storia, in pratica un governo durato venti anni dentro il quadro istituzionale dello stato italiano fondato nel 1861. Come tale va considerato e studiato in ciò che ebbe di buono ed in ciò che ebbe di cattivo. La “criminalizzazione” e la “demonizzazione” del fascismo fa parte dell’«ideologia» odierna che in quanto tale è non meno miserabile ed infame di quanto sia stato il fascismo. Ma qui si tratta di chiedersi cosa è e rappresenta il nostro Gianfranco Fini: lo abbiamo mandato al governo per risolvere problemi concreti come disoccupazione, ambiente, opere pubbliche o dobbiamo attenderci da lui la Verità sui temi storici, filosofici, scientifici? Se l’ipotesi è la seconda, il nostro Gianfranco manca del più elementare senso del ridicolo. E quel che è peggio, offende ed irrita gli italiani senza neppure accorgersene o forse non gliene importa nulla, purché possa continuare a godere delle frequentazioni delle sunnominate persone.]
C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza.
[L’uomo dell’«ovviamente» qui riappare in tutto il suo candore. Come in quel film con Alberto Sordi, che dice alla sentinella: “Aho! Che fai? prima spari e poi dici chi va là!” Fini ha prima sparato, proncunciando giudizi e sentenze che non era in grado di dare ed ora si pone in un atteggiamento di investigazione e di interrogazione. Non sembra che brilli per acutezza di ingegno.]
Nemmeno da parte della Chiesa cattolica.
[Eccola qui la scivolata! Finché si tratta di colpire poveri orfani senza protettori, come il professore di via Ripetta subito “sospeso” su intervento di Alemanno, passi pure! Ma toccare la chiesa cattolica i cui voti si vanno spudoramente a rastrellare nelle sacrestie d’Italia ad ogni tornata elettorale, la grande farsa democratica, signifcia aver pure perso la bussola politica. Da osservatore esterno alla chiesa cattolica, in un certo senso da suo leale avversario, riconosco due punti di crisi del cattolicesimo italiano: forte con i laici, debole con gli ebrei. La chiesa cattolica è vincente sui non cattolici sul piano legislativo in questione come il referendum sulla fecondazione assistita, sulle unioni civili e simili. È vincente perché ottiene l’appoggio dei politici italiani che raccolgono il voto cattolico nella misura in cui questo sia effettivamente influenzato e comandato dalla Gerarchia. È invece debole di fronte alla strategia mondiale dell’ebraismo che si manifesta in due momenti essenziali: la costruzione dello Stato di Israele in violazione dei diritti elementari del popolo palestinese e del mondo musulmano soggetto a guerre in corso e minacce di nuove guerre; nella “religio holocaustica”, la cui essenza è la propagazione di un senso di colpa diffuso su tutto il mondo dei goym. L’aspetto più evidente di questa crisi è l’ingerenza nel processo di beatificazione di Pio XII. Si pretende dalla chiesa cattolica un mea culpa non già per aver fatto qualcosa, ma per essere stato in “silenzio” rispetto ad un evento – la Shoah, che da non pochi ricercatori, di quelli non invitati a Palazzo e a pranzo – è peraltro contestato nella sua effettiva consistenza. Insisto: la Shoah, ossia una persecuzione e discriminazione che durante la seconda guerra mondiale colpì non solo gli ebrei, ma molti altri strati sociali, e chein forma più gravi e sofisticate è ripetuta oggi dagli stessi israeliani sui palestinesi, è diventata una vera e propria religione con i suoi riti, i suoi dogmi, i suoi anatemi. Essa è diventata anche l’ideologia fondante dello stato di Israele, ma anche l’ideologia della disfatta bellica dell’Europa e del suo assoggettamento spirituale e culturale. Nel libro scritto da un ebreo, Tony Judt, che fa la storia del dopoguerra europeo dal 1945 ad oggi, si dice – a chiusura del grosso volume di un migliaio di pagine – che la nuova Europa deve costruire la sua identità tutta imperniata su Auschwitz. Non so quanto i nostri politici al governo siano consapevoli o conniventi sulle implicazioni di questo programma politico lungamente meditato dall’ebraismo sionista. Una delle implicazioni, entro cui si colloca il discorso di Fini, è la subordinazione della chiesa cattolica all’ebraismo. Il virus disgregante ha già attaccato il corpo della chiesa dal suo interno con le aperture dottrinali secondo cui gli ebrei sarebbero i “fratelli maggiori” (io penso al fratello Caino) e verrebbe anche in qualche modo censurato e cancellato il racconto evangelico nelle pagine in cui agli ebrei viene attribuita la crocifissione di Gesù. Si insiste molto sull’ossimoro “radici giudaico-cristiane” sorvolando sull’intima contraddizione fra i due termini che hanno generato duemila anni antigiudiaismo discriminatorio da parte del cattolicesimo per tutto il tempo in cui ha avuto l’esercizio del potere temporale sul giudasimo. I vari Fini e Alemanno, che un giorno vanno a raccogliere consenso e legittimazione in Vaticano, l’altro in Sinagoga, non sembrano accorgersi di trovarsi oggi ad un bivio: o vanno a San Pietro (al di là del Tevere) o vanno di quà sulla sponda sinistra (alla Singagoga). È anche possibile che la Israel lobby, presente al governo e all’opposizione, abbia deciso di sferrare il suo attacco finale e decisivo al cattolicesimo, servendosi di ascari come Fini e Alemanno. Ma a questo punto cattolici e non cattolici sorge la speranza che Tutti gli italiani sappiano riconescere nella chiesa cattolica il Katekon davanti all’invadenza tracotante dell’ebraismo mondiale e italiano.]
A giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime - che certo non tollerava manifestazioni di esplicito dissenso -
[O santo Iddio! Chi ti parla di dissenso! Il fascismo consentì a Bendetto Croce di poter scrivere tutto quello che voleva e di esercitare tutta la sua influenza. Tenne in carcere Antonio Gramsci, ma lo salvò da morte certa per mano dei suoi compagni e gli prestò tutte le cure. Gli intellettuali che furono mandati al confino avevano un trattamento economico di gran lunga superiore a quello della gente comune. I sindaci, sapendo di questa ricchezza indotta, chiedevano di poter avere ospiti così danarosi. Può darsi in ultima analisi che gli ebrei per le loro peculiarità millenarie non abbiano sempre godute delle simpatie da parte dei popoli ospiti. Infatti, la storia dell’antisemitismo è millenaria, non limitata al fascismo o al nazismo. Il fenomeno va certamente studiato e compreso, ma non si puà seriamente pretendere di caricaarlo tutto sul fascismo e sul nazismo: sarebbe non una “approssimazione” ma una falsificazione storica]
oltre naturalmente alla propaganda pervasiva e al controllo totale dell’informazione e ancor più dell’educazione e dell’istruzione esercitato per un quindicennio.
[A onor del vero oggi la propaganda pervasiva è di gran lunga maggiore di quanto non fosse stato possibile durante il fascismo. Non già per una maggiore liberalità del fascismo, ma perché allora non esistevano i mezzi odierni, come la televisione, la capillarità della stampa, i discorsi di Fini e di Napolitano, le censure delle opinioni dissenzienti, la chiusura di siti e blogs: di Riccardo Pacifici, che in fondo rappresenta solo qualche migliai di ebrei romani, sappiamo che può permettersi di fare del tu a Gianfranco, al quale si sa che è stata consegnata una lista di siti e blogs da far chiudere: è compreso anche il nostro? Non lo sappiamo, ma lo sapremo! Alessandro Ruben, messo in lista pare dallo stesso Fini, si sta adoperando per un progetto di legge destinato a mettere a tacere le voci di dissenso. Ci vuole una bella faccia tosta, che forse solo un transfuga dal fascismo poteva avere, per parlare di “controllo totale dell’informazione” durante il fascismo!]
Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere.
[Insiste! La popolazione italiana negli anni trenta tagliava la fame a fette. I suoi problemi quotidiani erano ben altri che doversi preoccupare di una sparuta minoranza di ebrei di cui ignorava perfino l’esistenza. Il “problema ebraico” fu un fatto legislativo e tale rimaneva. Se pregiudizi antiebraici esistevano nella popolazione non solo italiana, ma di ogni parte parte del mondo, si trattava di pregiudizi secolari e millenari che non riguardavano il fascismo in quanto tale. la spiegazione e la comprensione di questo fenomeno abbraccia un campo che non è di competenza o sotto la giuridiszione di un presidente della Camera che di altro dovrebbe occuparsi.]
Penso alla propensione al conformismo.
[Diciamo pure “opportunismo”, ma in questo caso può dirsi: de te fabula narratur, come ha giustamente rilevato l‘«Osservatore Romano». Esiste un romanzo di Alberto Moravia titolo “Il conformista», da cui è stato tratto anche un film. E perfino un “maestro” come Norberto Bobbio ha confessato in un’intervista a Buttafuoco che lui con i fascisti faceva il fascista e con gli antifascisti l’antifascista. Se questa era la moralità politica di una dei padri della Repubblica cosa si vuol pretendere dal popolo italiano di ieri e di oggi che è probabilmente migliore della sua classe politica di ieri e di oggi. No è da irridere al motto «Gli italiani brava gente» ma ai suoi politici normalmente considerati “ladroni” e “opportunisti”]
Penso ad una possibile condivisione - sotterranea e oscura, negata ma presente – di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche.
[I pregiudizi sono in se qualcosa di negativo rispetto a quelli che dovrebbero essere sereni ed equi giudizi. È da chiedersi se ognuno di noi con le sue parole, gesti e atti non sia responsabile dei pregiudizi che su di lui si formano. Ma a parte ciò si tratta poi di sapere quali sono o dovrebbero essere i “corretti” giudizi verso questi o altri. Nel caso degli ebrei, considerata la loro speficità religiosa, resta da sapere quali siano i giudizi consentiti. L’ebraismo ha nulla a che fare con il sionismo? Della condizione degli attuali palestinesi è responsabile il popolo italiano o quella parte di cittadini italiani di religione ebraica che fanno lobbying in favore di Israele? Lo stesso Fini anziché andare con il copricapo al solito Museo ha per caso pensato di entrare in Gaza o di informarsi sulla condizione dei palestinesi? Non prova un poco di quella vergogna che vorrebbe invece imputare al popolo italiano? In Israele non ha per caso lui condiviso i pregiudizi ebraici importandoli nel parlamento italiano fino a farli diventare legge dello stato italiano?]
Penso soprattutto a una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa nella società di allora.
[La banalità raggiunge qui il sublime. Ricordo dai racconti dei miei genitori, ora defunti, quali erano le preoccupazioni quotidiane delle gente comune e Fini mi parla qui di indifferenza. Ma di quale indifferenza vuol parlare? Di chi? Verso chi e che cosa? E soprattutto cosa Fini stesso ritiene che debba costituire interesse precipuo non delle gente di oggi, ma addirittura di quella di 70 anni fa? Se esiste il pregiudizio che quanto siedono in parlamento o rivestono publiche cariche siano per ciò stesso i “migliori”, gli “ottimati”, è forse giunto il momento di ricredersi. Il parlamento italiano è più propriamente parlando il luogo dei furbi e dei dritti, dove parrebbe che con un solo giorno si seduta parlamentare si riesce a ottenere un vitalizio, se è vero quello che è stato riportato tempo addietro da alcuni giornali, dai quali non ho potuto avere smentita.]
Proprio “Gli Indifferenti” si intitolava il romanzo d’esordio di Moravia, pubblicato nel 1929, con il quale lo scrittore dipingeva quella che a lui appariva già allora come l’inerzia morale della società borghese italiana di fronte all’essenza della persona umana.
[Benissimo! Indifferenza! Il problema è di stabilire verso cosa sia rivolta questa indifferenza ieri e oggi nel mondo? Il dissesto ambientale? la corruzione della classe politica? la fame nel mondo? Il genocidio dei palestinesi ad opera di israele con sostegno delle Lobbies europee e americane? La serie è infinità quanto infinità la banalità al governo di questo disgraziato paese.]
Lo ricordo perché rileggere gli scrittori può servire a cogliere quelle significative sfumature sociali che possono talvolta sfuggire al meritorio lavoro scientifico degli storici. Denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo non deve insomma portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli “italiani brava gente”.
[Ad un vecchietto ebreo, anzi come lui diceva “cittadino italiano di religione ebraica”, che concludeva una sua testimonianza ad un convegnucolo dell’ultranisinistra ancora galvanizzata da un fascismo inesistente, ho ciesto se sapeva dirmi che al presente potesse dirsi “brava gente”. Non ha risposto ed io ho potuto rinfacciargli lo stereotipo del razzismo, che volendo in un modo o nell’altro è sempre presente nella nostra cultura. Ma che ad avvalersi dello stesso cliché sia proprio gianfarnco Fini, l’italianissimo Fini che sulla italianità ha costruito tutta la sua carriera politica dà la misura della caduta in verticale di ogni barlume di dignità nazionale. Ha vinto non solo Bossi, che ha fatto sapere cosa è disposto a farne della abndiera italiana, ma ha visto sopratutto l’ebraismo e l’ideologia olocaustica, che adesso si può perfino permettere di attaccare la chiesa cattolica, l’ultimo baluardo della italianità]
La memoria - ha scritto Elena Loewenthal – non è di per sé uno “scudo inossidabile di fronte al male”.
[Buona costei! Fini non poteva trovare di meglio. Il nome di questa signora è giunta per la prima volta alla mia attenzione non per i suoi per me non interessanti articoli che scrive su “La Stampa”, ma come genitrice ebrea degli studenti di un liceo torinese dove un insegnante è stato sottoposto a perizia psichiatrica per essersi espresso in termini critici sui temi tabù di Israele o dell’Olocausto. Anche se un gorno alla loewenthal dovessero il Nobel per meriti ebraici, per me il suo nome resta legato al liceo torinese. Ecco come si forma un pregiudizio! È più forte di me e rivendico il diritto ai miei pregiudizi. Quanto alla frase citata da Fini è un’assoluta balanità priva di senso logico, una vuota frase retorica di una retorica vuota e stantia di cui sono intessuti parecchi discorsi ufficiali di regime. Viene il sospetto che davvero il discorso di Fini sia stato scritto da qualcuno cui non è parso vero di metterci dentro tutti i nomi della Israel lobby italiana.]
Non lo è se non sappiamo trasformarla in esperienza storica produttiva di insegnamenti.
[L’educazione di regime è in agguato. Se non sarà l’olio di ricino in versione democratica che ci verrà fatto bere, è probabile che si regoleranno con lo spegnere tutte le potenziali voci in dissenso, lasciando attive solo quelle conformi e conformiste. La nascita e l’avvento di un regime avviene più durante il silenzio di chi poteva parlare opponendosi che non con un consenso esplicito. Siamo nella norma.]
Ciò non significa ignorare o trascurare il coraggio di quegli italiani che seppero opporsi alla barbarie del razzismo e dell’antisemitismo, soprattutto dopo il ’40 nel tempo orribile della Shoah. I nomi di alcuni di quei valorosi sono noti. Pensiamo a Giorgio Perlasca. Oppure al questore di Fiume, Giovanni Palatucci, che salvò cinquemila ebrei e che pagò il suo coraggio e la sua straordinaria umanità con l’internamento a Dachau, dove morì a soli 36 anni. Oppure al Console di Salonicco, Guelfo Zamboni, che sottrasse centinaia di ebrei al terribile destino della deportazione. A queste personalità straordinarie dobbiamo aggiungere tanti altri italiani, sconosciuti ma non meno straordinari, che si prodigarono per salvare gli ebrei spesso a rischio della propria vita.
[Allora erano questi italiani “brava gente” o non lo erano?] O forse Fini intende che gli uni italiani non erano e che magari i soli italiani sono i circa 40.000 ebrei su una cinquantina di milioni rimanenti, una massa damnationis che però manda al governo un Fini o un Alemanno? Questa divisione fra buoni e cattivi dimostra una totale mancanza di senso storico e di intelligenza politica, cosa ben diversa dall’opportunismo necessario ad una carriera politica ed istituzionale.]
Vale la pena ricordare che le storie di tanti di quegli umili eroi sono raccolte in un bel libro uscito all’inizio del 2006 per cui ho avuto l’onore di scrivere la prefazione: “I giusti d’Italia”, curato dal direttore del centro ricerche dello Yad Vashem, Israel Gutman.
[Mamma mia! La religio holocaustica con i suoi “giusti” al posto dei ‘santi” cattolici ha ormai preso il netto sopravvento. Questa inaudita pretesa di leggere la storia a seconda che il mondo stia o non stia dalla parte di Israele e degli ebrei è qualcosa di sconcertante. Significa non avere nessuna idea della contingenza storica ed è una dimostrazione di autentico lavaggio del cervello.]
Tutte quelle storie costituiscono motivo di legittimo orgoglio per l’intero popolo italiano.
[Ma insomma questo popolo italiano è un giolly cui adesso si fa fare la parte della “cattiva gente” ed ora con nuovi panni di fattura ebraica li si fa diventare “brava gente” purché obbediscano ai panni esterni ed interni che Fini vuol fargli indossare? Basta non andiamo oltre in un commento testuale che ci umilia e soprattutto ci costringe ad essere irriverenti verso quella che resta la Terza carica dello Stato. Dobbiamo aver soggezione di fronte ad una inquietante dislocazione di forze e apparati o possiamo ancora esprimere liberamente il nostro pensiero?]

Ricostruire con rigore la vergogna delle Leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l’anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l’umanità. Ha detto il presidente Napolitano, commemorando nel gennaio scorso il Giorno della Memoria che “bisogna ricordare gli atti di barbarie del nostro passato per impedire nuove barbarie, per costruire un futuro che si ispiri a ideali di libertà e di fratellanza fra i popoli”. Ammoniva Primo Levi che un orrore accaduto nel passato può sempre riaccadere nel futuro. Magari non nelle stesse forme e non con gli stessi pretesti ideologici. Dobbiamo avere la consapevolezza che il fanatismo nemico dei diritti dell’uomo, che purtroppo agisce ancora oggi in tante parti del mondo, può dilagare nel torpore delle democrazie. Per questo dobbiamo mantenere sempre desta e vigile la coscienza dei cittadini. Una democrazia vigile e attenta deve saper contrastare con efficacia l’antisemitismo nelle vecchie e nuove forme ideologiche che questo oggi assume. C’è l’antisemitismo esplicito dell’estrema destra e del neonazismo. C’è quello mascherato da antisionismo dell’estremismo no-global e dell’ultrasinistra. E c’è quello, ammantato di pretesti pseudo-religiosi, dell’islamismo radicale. E’ un antisemitismo, quest’ultimo, che tende ad assumere spesso gravi forme terroristiche, come accaduto recentemente a Mumbai, dove i terroristi hanno assaltato anche il Centro ebraico facendo otto vittime. Le Istituzioni devono impedire che, di fronte a questi fenomeni, si producano fenomeni d’assuefazione nell’opinione pubblica. Un campanello d’allarme lo ha lanciato recentemente Angelo Panebianco, quando ha notato, sempre a proposito della tragedia di Mumbai, che presso gli europei tende a manifestarsi indifferenza nei confronti dell’antisemitismo presente in buona parte del mondo islamico, come se fosse inevitabile, quasi naturale. Oggi, come settant’anni fa, un’ideologia che sopprime i diritti dell’uomo e propugna l’annientamento di uno Stato e lo sterminio di un popolo può produrre grandi tragedie e sofferenze nella complicità silenziosa di una società distratta e indifferente. Come ci ha insegnato Hannah Arendt, il mistero della propagazione del male è un mistero banale. In uno dei suoi libri più famosi, che si intitola appunto “La banalità del male”, scritto a proposito del processo ad Adolf Eichmann che si celebrò a Gerusalemme nel 1960, la filosofa così descrisse l’imputato, reo di aver pianificato materialmente la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio: “Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso. Solo grigio e incolore”. Sono parole che devono scuotere ancor oggi le nostre coscienze, perché il male si può riprodurre. Per questo è un dovere ricordare l’infamia di 70 anni fa. Ricordare. Cioè ri excorde. Riportare al cuore. Perché accanto al giudizio della storia ci sia il dovere morale di una profonda indignazione.
[Siamo rofondamente indignati per le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che ci offendono in quanto italiani e persone intelligenti in grado di saper distinguere il grano dal loglio]
Come commento generale, voglio qui riportare, uno dei tanti testi che girano per la rete, che non sarà più libera quando i vari Ruben riusciranno ad imbavagliarla:
Fini, il furbissimo stratega, andò per “suonare”; ma finì “suonato”

Io trovo più che giuste le parole dello “Osservatore Romano”: Fini sul Fascismo ha mangiato e si è ingrassato; Fini fa della “approssimazione storica”; Fini manifesta un “meschino opportunismo politico”.
Non si poteva dir meglio per dipingere Fini. Eppure…. Eppure io difendo Fini. Fini è un “poveraccio” a cui hanno dato “un foglio da leggere
[se non dovesse essere proprio vero in senso reale, lo è certamente in senso ideale. Il fatto che nel suo discorso citi Renzo Gattegna come sua fonte è già un indizio. Se appena avesse avuto senso dello stato e delle istituzioni, Fini il nome di Gattegna o di chiunque altro non lo avrebbe fatto. Un normale cittadini potrebbe dirgli: E allora perché parli tu, chiama l’altro e fai parlare lui. Solo che per la stragrande maggioranza del popolo italiano il tal Renzo è un Illustre Sconosciuto, anche se assai ben introdotto nei palazzi del potere, dove possono dare del tu alle massime cariche dello stato].
E il poveruomo ha letto. Che ne poteva sapere, intelligente ed acculturato com’è, che avrebbe suscitato un vespaio. E che vespaio! A noi non resta che goderci lo spettacolo.
Fini? Tanto piroettò che si ruppe.

Antonino Amato

OSSERVATORE ROMANO ATTACCA FINI SU LEGGI RAZZIALI

CITTA' DEL VATICANO. Fini sulle leggi razziali "sorprende e amareggia". Le sue parole dimostrano "approssimazione storica e meschino opportunismo politico". Lo scrive l'Osservatore romano.
"Di certo”, rileva il giornale vaticano, “sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, che dell'infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze, chiami ora in causa la Chiesa cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico".
ANSA del 17 dicembre 2008
Se il nostro paese fosse davvero libero e se le tv di stato potessero riportare ciò che la gente pensa per davvero e con la sua testa, non già ciò che si vuole pensi dopo adeguato imbottimento del cervello, credo che vi sarebbe un notevole incremento della produzione nazionale di scarpe, venendone perse molte nel lancio alla volta della faccia dei nostri governanti dalle massime cariche istituzionali via via a scendere verso i più minuscoli villaggi d’Italia.

5. Tutto il mondo e la storia in colpa verso gli ebrei. – Nella bagarre mediatica che si è scatenata intorno al discorso di Gianfranco Fini trovo decisamente non convincente l’assunto di fondo, e cioè che il mondo intero, anzi tutta la storia umana, si debba sentire in colpa verso gli ebrei ed in particolare lo stato di Israele. Resto al contrario convinto che se si fa la somma fra l’attivo e il passivo, l’ebraismo abbia più colpe verso il mondo che non il mondo e la totalità dei suoi popoli verso Israele. I dispiace vedere una Chiesa sulla difensiva, mentre avrebbe tutto il diritto di indignarsi e passare all’offensiva, prendendo quelle distanze dall’ebraismo che hanna caratterizzato tutta la sua storia fino agli ultimi decenni. Non posso qui riportare conoscenze dottrinali che non sono mie e mi limito ad indicare un libro come quello di don Curzio Nitoglia, che per quanto sappia è un sacerdote, non scomunicato né sospeso a divinis, sempre ché la Lobby non faccia pressioni in Vaticano perché queste misure vengano comminate. Non è una battuta scherzosa, ma è un modo normale in cui ad ogni livello, dal più alto al più basso, la Lobby agisce in un disegno di controllo capillare di tutta la società italiana attraverso i media, le istituzioni scolastiche, la alte cariche dello stato in veste pedagogica di fini dicitori di discorsi magari elaborati e scritti dalla stessa Lobby.

Se ci limitiamo al Libro degli ebrei, cioè il Vecchio Testamento, non è difficile trovare tanta di quella barbarie crudele e cruenta che Gianfranco Fini va invece a trovare altrove, perfino nella chiesa cattolica. Onestamente, non mi sento inferiore per il fatto di non essere nato ebreo. Naturalemente, non pretendo di essere superiore a nessuno, neppure a uno di quegli aborigeni australiani che sono stati sterminati senza lasciare traccia e memoria di sé: non li possiamo neppure ricordare, dopo averli divorati in un pasto da coccodrilli. Qualcosa sappiamo degli indiani di America. Su cinque milioni pare ne siano sopravvissuti, per modo di dire, solo 300.000. Ne parla Nitoglia, che spiega pure le profonde affinità fra il puritanesimo legato più al Vecchio che non al Nuovo Testamento e per questo particolarmente vicini all’ebraismo. Si spiega così l’analogia fra lo sterminio degli indiani d’America e quello dei palestinesi, ma in prospettiva di tutto il mondo arabo, addirittura di oltre un miliardo di musulmani, se ne fosse dato il potere. Ostacoli morali e dottrinali non ve ne sarebbero, come non ve ne furono con gli indiani d’America.

Il piano di dominio del mondo da parte del sionismo non mi sembra per nulla campato in aria, se a farne le spese è adesso la stessa chiesa cattolica per mano di quei politici che vanno a chiedere il voto in cambio non di opere cristiane, ma di privilegi che ahimé la gerarchia cattolica ha troppo spesso chiesto e ottenuto. Adesso qualcosa si è rotto. Ho già sentito Fini andare alla ricerca di cuciture. Ma ormai la frittata è fatta. Non esclude che possano esservi ricomposizioni di interessi, ma le essenze filosofiche si sono messe in movimento. Esse agiscono in tempi che non sono quelli degli individui fisici, Possono essere estremamente rapidi portando a maturazione fenomeni che già covavano da tempo, oppure possono fornire germi ad intelligenze che se ne nutrono e le fanno crescere e quindi le trasmettono ad altre generazioni. Insomma i tempi delle essenze filosofiche non sono i tempi elettorali, gli unici di cui politici alla Fini si preoccupano e si occupano.

Aver visto una pesante ingerenza esterna sulla vicenda della beatificazione di Pio XII lascia alquanto sconcertati anche nel giudizio di un non cattolico quale mi professo senza nascondermi. Ma stupisce ancora di più la conferma della visita del papa pro tempore in Israele, e per giunta il suo ingresso nel Museo della Religio Holocaustica, che contiene un insulto al predecessore Pio XII. Mi chiedo se è questo l’equivalente della disfatta bellica dell’Europa quale si ebbe nel 1945. Da allora è seguita un’americanizzazione e un’ebraizzazione che i secoli precedenti non avevano conosciuto. Dobbiamo guardare con invidia all’eroismo del giornalista Zaida che in mancanza di altre possibilità si è espresso con il lancio delle sue scarpe verso la faccia di George W. Bush. Una intifada delle scarpe accanto ad una intifada delle navi: quando siamo stati disarmati da ogni capacità offensiva e siamo inermi davanti alle superiori armi del nemico non ci restano altro che i gesti estremi. Il lancio delle scarpe è il messaggio di libertà e dignità che ci viende da quel mondo islamico contro il quale si fa di tutto per metterci in guerra. E sappiamo bene da dove vengono queste sollecitazioni.

Trovo inammissibile critiche alla chiesa cattolica, o anche a soggetti terzi, per condotte omissive in una ricostruzione storica quanto mai di parte e opinabile. Ognuno di noi fa o non fa quel che fa in un momento determinato. Possono esservi responsabilità legate a quell’attimo tali da produrre conseguenze immediate, ad esempio in un incidente automobilistico. Ma si tratta di qualcosa di estremamente determinato. Il senno del poi è un esercizio inutile ed ozioso dell’intelletto. Avrei potuto laurearmi in medicina anziché in scienze politiche, avrei potuto sposare Giovanna anziche Maria, andare in vacanza sulla costa azzurra anziché sulla costa brava. Ma ho sposato Giovanna e mi sono laureato in Scienze Politiche. Quanto poi alla chiesa cattolica, sprovvista di qualsiasi esercito fatte eccezione per poche guardie svizzere, mi sembra fuori di qualsiasi logica pretendere un’azione di contrasto del nazismo di cui furono appena capaci Usa, inglesi e russi tutti insieme. Probabilmente chi si aspettava o pretendeva ciò voleva anche che il Vaticano venisse ridotto ad un cumulo di macerie. Che l’ebraismo potesse desiderare ciò ieri come pure oggi è cosa che non mi stupisce in nessun modo. In fondo, è una ripetizione del già visto duemila anni fa con la crocifissione di Cristo, se dobbiamo prestare fede ai racconti evangelici.

Quello che l’ebraismo non ottenne allora, cerca di ottenerlo oggi con una campagna di diffamazione della chiesa e della fede cattolica, cui spiace dirlo si unisce ed è complice anche la terza carica dello Stato italiano. Si trattasse dello stato di Israele, la cosa sarebbe comprensibile. Ma che l’ebraismo si sia insinuato a tal punto nelle istituzioni dello stato italiano è cosa che non può non suscitare il più grave allarme. Purtroppo la confusione ideologica è ad un punto tale da non saper individuare dove sta il nemico e dove l’amico. La Chiesa cattolica si è venuta alienando buona parte dei cittadini italiani su questioni connesse alla laicità, mentre restava sguarnita sul fronte dell’ebraismo, nei cui confronti le aperture sono solo servite a prestare meglio il fianco agli attacchi. L’atteggiamento dell’ebraismo verso il cattolicesimo resta di assoluto disprezzo e di mera sufficienza, da quando con il sionismo e il controllo della politica estera americano l’ebraismo è divenuto conscio di poter disporre di quella potenza temporale e mondana che per secoli e millenni fu propria del cattolicesimo. Le piissime armi di Bush, e probabilmente anche del suo successore, non sono al servizio della fede cattolica, ma di quella ebraica. In Vaticano forse non se ne sono ancora accorti, oppure se ne sono accorti e da consumati diplomatici ritengono di doversene stare sulla difensiva.

6. Il giudizio di padre Sale sul discorso di Gianfranco Fini. – Non ho nulla da commentare a padre Sale. Sul discorso di Fini invece può pronunciarsi ogni persona di modesta culturale. Di ciò che dice padre Sale occorre solo prendere atto. Non vi nessun esperto maggiore sulla materia. Su una sola cosa mi permetto di dissentire. Sembrerebbe a prima vista che padre Sale rimproveri a Fini la sua ignoranza della storia. Se si trattasse soltanto di ignoranza, sarebbe un peccato veniabile, rimediabile con un corso di aggiornamento e di cultura storica, Ahimé credo che vi sia invece un giudizio ed uno strategia politica, con la quale si intende consegnare la chiesa cattolica nelle mani dell’ebraismo. Resta dubbio – e qui torniamo all’ignoranza – quanto questa strategia di fondo sia in Fini consapevole o inconsapevole. Il testo che segue di padre Sale, ed altre che riusciremo a rinvenire in rete, è qui tratto da un’intervista apparso sul Riformista del 17 dicembre 2008. Esso costituisce un sicuro riferimento per i dibattiti che mi auguro animeranno le sezioni del PdL il prossimo anno nel popoloso quartiere Marconi. Questo post, come ho già detto, costituisce un dossier per il dibattito, al quale verranno invitati parlamentari. Essendo piuttosto numerosi gli articoli di stampa farò una selezione di quelli che mi appaiono più rilevanti. Fra questi sono certamente tutti gli interventi di padre Sale.
Intervista a padre Sale:
«Fini sconcertante, conosce poco la storia

Dic 17, 2008 il Riformista

Nella sede della Civiltà Cattolica a Roma le dichiarazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini sulla Chiesa e le leggi razziali non scuotono più del dovuto il quotidiano lavoro. Tutto passa. E passerà pure l’ultima uscita di Fini la quale, a detta del massimo esperto gesuita del periodo delle leggi razziali, ovvero padre Giovanni Sale, è «sconcertante». «Credo che Fini - racconta padre Sale al Riformista - tirando fuori la storia che la Chiesa, al pari di parte della società italiana, si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica dimostri di conoscere poco la storia del nostro paese e l’aspra, direi asprissima, contrapposizione che contraddistinse i rapporti tra Benito Mussolini e Papa Pio XI». Padre Sale è consapevole che, spesso, chi ha in qualche modo fatto parte di una storia poi rinnegata, cerchi altri imputati: «E probabilmente Fini - spiega - è questo esercizio che ha messo in campo con le sue parole».
Il presidente della Camera non ha ritrattato le sue dichiarazioni. Anzi, ieri pomeriggio, ha voluto spiegarsi meglio dicendo di riferirsi al 1938 e non al 1942. Ma è proprio sul 1938 che padre Sale vuole snocciolare punti di vista che divergono dalle convinzioni di Fini: «Tutto - dice - accadde proprio nel 1938, esattamente nel giorno in cui il Giornale d’Italia pubblicò il Manifesto che fissava la posizione del fascismo nei confronti della razza. A differenza della stampa cattolica e di buona parte delle gerarchie interessate a non scontrarsi con il Duce con il quale, dieci anni prima, si era sottoscritto un Concordato (c’era, dunque, una certa volontà di non estendere le occasioni di conflitto con il regime), Achille Ratti giudicò il Manifesto e tutte le iniziative che il governo stava organizzando per la tutela della razza in modo piuttosto severo. Pio XI ricevette in udienza le suore del Cenacolo, le fece partecipi di ciò che in quel momento angustiava il suo cuore di Padre, vale a dire le idee che venivano dappertutto affermate e diffuse in materia di nazionalismo estremo e di razzismo, e disse loro testualmente: “Siamo di fronte a una vera e propria apostasia”. E ancora: “Non è soltanto l’una o l’altra idea errata: è tutto lo spirito della dottrina che è contrario alla fede di Cristo”».
Padre Sale ricorda anche una lettera del gesuita statunitense padre John La Farge «il quale, il 22 giugno dello stesso anno, era stato incaricato da Pio XI in persona di scrivere un’enciclica contro il razzismo: Humani generis unitas. Come tutti sanno, questa enciclica non uscì mai, rimase allo stato di bozza perché fu ritenuta dal Generale dei gesuiti e da altri suoi collaboratori “non conforme alla mente del Papa” e poi la malattia, assieme alla successiva morte dello stesso Pontefice, impedirono che il testo venisse corretto, completato e pubblicato».
Insomma, se le parole di Fini hanno un fondo di verità, ce l’hanno se riferite ad alcuni collaboratori di Pio XI: «Sull’antisemitismo - spiega padre Sale - ci fu una certa prudenza della Segreteria di Stato perché si pensava che in tal modo si potesse ottenere qualcosa di concreto a vantaggio degli ebrei, in particolare di quelli convertiti al cattolicesimo». Parallelamente, anche alcuni vescovi italiani mostrarono prudenza perché «erano interessati a mantenere controllati i rapporti tra il Vaticano e il governo». Infatti, «a proposito di un discorso durissimo contro il razzismo che Pio XI tenne il 29 luglio del 1938 ricevendo gli studenti del collegio urbaniano di Propaganda Fide, il vescovo di Cremona Giovanni Cazzani scrisse una lettera all’onorevole Roberto Farinacci (ras di Cremona) in cui spiegava che in realtà Ratti “non parlava contro un razzismo fascista, ma parendogli che una certa corrente di stampa fascista volesse promuovere e caldeggiare anche in Italia un razzismo alla hitleriana, ha voluto mettere l’avviso contro il pericolo di un tale razzismo, e perciò ha parlato di mutazione dai tedeschi».
Dunque, un conto fu Pio XI, un altro la gerarchia. Dice padre Sale: «Mentre la curia e la diplomazia lavorarono senza sosta per un accomodamento con il regime mussoliniano, in modo da contenere entro limiti accettabili la programmata legislazione antiebraica, così che questa non si discostasse troppo dai princìpi della morale cattolica e non violasse punti significativi degli accordi del Laterano, Pio XI continuò la sua lotta solitaria contro le “ideologie totalitarie”. Egli non sottopose a censura, come voleva il Duce, il suo pensiero e continuò sino alla fine dei suoi giorni a condannare le aberranti dottrine del “nazionalismo estremo” e soprattutto del cosiddetto “razzismo esagerato”, che considerava un’eresia in quanto contraddiceva il fondamentale principio sull’originale uguaglianza tra gli esseri umani». Pio XI - dice ancora padre Sale - «scrisse anche, il 13 novembre 1938, una Nota diplomatica di protesta all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. Papa Ratti avrebbe voluto la pubblicazione integrale di quella Nota, ma la curia (segretario di Stato era allora il futuro Pio XII, Eugenio Pacelli), per ragioni prudenziali, preferì la pubblicazione di un testo meno compromettente».
La posizione tenuta da Pio XI fu inequivocabile. Quella della curia e delle gerarchie fu di gran lunga più prudente. E la linea di Pio XI venne confermata anche da alcune parole che il Duce riservò al Pontefice parlando con terze persone. Egli, conclude padre Sale, «ebbe a dire in privato che “quel Papa rappresentava una rovina per l’Italia e la Chiesa”». E ancora: «Fu anche la stampa internazionale a dare ampio spazio all’antagonismo esistente tra i due, fino addirittura a ipotizzare un possibile abbandono della Città Eterna e dell’Italia da parte del Papa». Una possibilità, quest’ultima, senz’altro enfatizzata dalla stampa ma che rende bene l’idea dell’acredine che, a scanso di equivoci, divideva allora Achille Ratti e Benito Mussolini.
Il testo è istruttivo e non vi è nulla da osservare. Può essere utile forse distinguere fra concetti diversi in genere mescolati insieme dalla propaganda commemorativa. La discriminazione è cosa diversa dalla persecuzione e dallo sterminio o genocidio vero e proprio. Che vi sia stata discriminazione verso gli ebrei è cosa millenaria, già esistente in ambito cattolica. Si trattava di una discriminazione perfino apprezzata dagli stessi ebrei in quanto la comunità del ghetto impediva i pericolosi fenomeni di assimilazione che avrebbero fatto scomparire l’identità ebraica. Altra cosa è la persecuzione che nella storia dell’ebraismo vi fu a momenti e costrinse a fenomeni migratori. Altra cosa ancora è lo sterminio vero e proprio. Nel caso degli ebrei ciò sarebbe avvenuto in alcuni campi di concentramento a cià deputate e mediante l’uso di camere a gas. È su quest’ultimo punto che si concentra la contestazione di un nutrito gruppo di storici e ricercatori che non sono liberi di condurre le loro ricerche, che peraltro non godono di nessun finanziamento e si basano sull’assoluta abnegazione di quanti son convinti di fare opera di verità. Non sono uno specialista della materia. Per forza di cosa ho dovuto leggere qualcosa in materia e non mi rifiuto di leggere testi accessibili al riguardo. Non li trovo manifestamente infondati, ma ciò che invece trovo assurdo e inammissibile è che migliaia di persone vengono ogni anni perseguite penalmente, con pesanti pene detentive, per la sola colpa di aver pubblicato libri e condurre ricerche contrastanti con una presunta verità di stato o con discorsi assurdi come quello del presidente Fini. Questo atteggiamento mi indispone verso le verità ufficiale ed invece mi porta ad accreditare i libri proibiti. Del resto, è ben strano che oggi si possa negare l’esistenza di Dio senza finire sul rogo, mentre invece è penalmente vietato in parecchi paesi europei e forse presto anche in Italia la negazione della Shoah, la Auschwitz-lüge.

7. L’incredibile Riccardo. – Faccio qui uno sforzo sovrumano per trattenermi dal dire tutto quello che penso di Riccardo Pacifici, un incredibile personaggio che è convinto di avere l’Italia in pugno. Chiede pubblicamente ai ministri se gli insegnanti possono continuare ad insegnare ed ora si spingere a parlare del Vaticano come uno stato straniero. Ma riporto le sue testuali quanto incredibili parole:
Schierato dalla parte di Fini, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: «Non posso permettere — ha dichiarato a Red Tv, la tv vicina a Massimo D'Alema — che la terza carica dello Stato possa essere offesa così da un Paese straniero, quale il Vaticano, che deve delle scuse ». Ancora: «Da parte nostra c'è una condanna totale del Vaticano perché il suo silenzio fu totale». Quanto a preti, suore, conventi, secondo Pacifici, c'è stato anche «chi le porte le ha aperte solo dietro pagamento e ha messo fuori tanta gente che non aveva soldi».
Costui si dà del tu con Gianfranco. Si noti come si esprime: egli “non può permettere”: e chi c... è costui? Parla di terza carica dello Stato come se si trattasse non dello stato italiano, ma dello stato di Israele, di cui Riccardo o è già cittadino o basta che metta piede in Israele per averne la cittadinanza. Si tratta a questo punto di sapere in quale parte del corpo occorre recapitargli un paio di scarpe. Parla di cose inaudite e inammissibili. Avevo prima detto che forse Fini era inconsapevole della strategia per consegnare la chiesa cattolica nelle mani dell’ebraismo. A sentire Riccardo sembra che il piano fosse già stato meticolosamente concertato. Ma Gesù Cristo è già stato crocefisso una volta, stando a quel che raccontano i Vangeli, fondamento della fede cattolica. È pure detto che gli ebrei pagarono Giuda Iscariota trenta danari per il tradimento e per avere Cristo nelle mani. Non io uso questa espressione, avendo pur sempre rispetto per la terza carica dello stato, anche se la persona che la ricopre possa esserne indegna, ma vi è chi parla di “Fini l’Iscariota”. Ahimé, combinando le dichiarazioni dell’incredibile Riccardo con quelle di Gianfranco, temo che le peggiori associazioni di idee non possano più venire represse e che quel che è stato detto non possa più venir dimenticato.

8. L’intervento di Baget Bozzo: Fini sbaglia. – L’intervento di don Baget Bozzo che riporto integralmente mi sembra unisca due elementi del problema: l’intelligenza politica e la comprensione teologica, anche se in questo campo mi sembra che egli riconosca come positive e non incaute le aperture cattoliche verso l’ebraismo. Riprendo sempre da «Informazione (S)corretta» il testo di Baget Bozzo, mentre riservo il massimo disprezzo al “commento” anonimo, forse dovuto a Pezzana, più adatto a trattare di sodomia che non di ricerca storica.
Le leggi razziali segnarono una svolta decisiva nella storia del regime fascista italiano. Esso era stato unadittatura, ma non un’alternativa alla civiltà cristiana. Con le leggi razziali il fascismo si allineò al nazismo che si collocava interamente al di fuori dell'orizzonte della Cristianità. E come tali furono avvertite dal popolo cattolico italiano.
Così vennero intese da quel "senso dei fedeli" che esprime il popolo di Dio e ha, per dir così, l'istinto della fedeltà alla fede. Pio XI aveva già dichiarato la rottura del fascismo con la tradizione italiana alla venuta di Hitler a Roma: aveva lasciato la città per non vedervi risplendere, come egli disse, «una croce che non è quella di Cristo».
Quando il Papa disse «noi siamo spiritualmente dei semiti», parlava da Papa ed esprimeva il sentimento profondo del popolo cattolico.
Il razzismo nazista era la negazione del Cristianesimo: e, se il popolo cattolico non avesse avvertito la consonanza con il Papa, avrebbe mancato alla sua qualità essenziale di testimone della fede. L'azione di Mussolini era intesa a cambiare il cuore cristiano del popolo italiano e lo si vede nel fatto che le leggi razziali furono introdotte, anche e soprattutto, per ottenere che in Etiopia gli italiani si comportassero come gli anglosassoni e non si unissero carnalmente alle donne etiopi.
La differenza tra cristiani ed ebrei fondata sulla tradizione e sulla storia non impedì al popolo cattolico di comprendere l'ingiustizia della persecuzione razziale quando essa divenne violenta. L'antigiudaismo dei cattolici non era antisemitismo né mancanza di solidarietà umana. La fraternità spirituale e dottrinale con gli ebrei che ora brilla nella posizione della Chiesa sull'ebraismo fu anticipata dal popolo cattolico italiano con la solidarietà agli ebrei perseguitati quando con l'occupazione nazista ci fu l'attacco diretto alle loro vite e ai loro beni. Fu il nazismo a rendere chiaro che la soppressione fascista delle libertà civili e democratiche era stata la possibilità per il regime che aveva sottoscritto i Patti Lateranensi di diventare uno strumento del razzismo.
Il popolo cattolico italiano percepì l'incompatibilità del nazismo con il Cristianesimo nonostante il favore che quei regimi totalitari concedevano alla Chiesa. Il passaggio tra fascismo e antifascismo nel nostro Paese ha radici nella comprensione del fatto che il razzismo nazista è la negazione della tradizione cattolica e dell'Italia come nazione cattolica. Se Pio XII non proseguì la linea del linguaggio diretto contro il nazismo parlato da Pio XI di cui era stato il segretario di Stato, è dovuto a un fatto solo: lo scoppio della guerra che impose alla Santa Sede il dovere della neutralità. Non poteva la Chiesa diventare un movimento politico di resistenza civile al totalitarismo a causa della sua natura metapolitica. Non poteva fare dell'antinazismo un motivo di insurrezione dei cattolici contro gli Stati totalitari europei. Ne sarebbe nato un conflitto totale dato appunto il carattere di questi Stati, per di più complicato dalla guerra in corso. Ma l'attentato contro Hitler del luglio '44 fu opera di cattolici e la Santa Sede ne era a conoscenza.
Le parole del presidente della Camera sul silenzio della Chiesa partono dal concetto che essa sia un soggetto politico, con un suo diritto di insurrezione e alternativa al governo. La Chiesa non ha mai predicato un'insurrezione armata in nome della fede, nemmeno contro i regimi comunisti. Ha sempre sostenuto che debba essere rispettata in essi l'esigenza del governo della società, anche se i loro principi sono fondamentalmente anticristiani. Il presidente della Camera solleva il problema della responsabilità della Chiesa verso il razzismo e l'antisemitismo non tenendo conto della realtà propria della Chiesa e della sua particolare realtà istituzionale. La sua politicità è diversa da quella dello Stato e della nazione.
Sottolineo nel testo di Baget Bozzo un elemento finora non apparso nel dibattito. La Chiesa cattolica non è un soggetto politico. Quanti si immaginano che il papa cattolico avrebbe dovuto essere una specie di Arafat nella lotta contro il nazismo vogliono o volevano la distruzione dell’istituzione ecclesiastica che ancora oggi regola il cattolicesimo. Né l’Islam né l’ebraismo hanno una struttura come quella della chiesa cattolica, antica di duemila anni. Questa struttura è il segreto della sua forza. Demolirla significa abbattere il cattolicesimo. Che questo sia nel passato come nel presente il grande desiderio dell’ebraismo io non ho dubbi. Condivido nell’analisi di Baget Bozzo il giudizio sulla natura pagana e anticristiana del nazismo, in questa assai diverso dal fascismo. Se la chiesa cattolica avesse sfidato direttamente il nazismo, non credo che le armate di Hitler si sarebbero fermate al recinto delle mura vaticane. Vi fu da parte del pontefice una grande saggezza di uomo di stato consapevole delle sue forze terrene. Non avrebbe potuto contrastare Hitler con le sue guardie svizzere nè poteva trasformarsi in capo partigiano. Non capire ciò da parte dei suoi critici significa voler condannare il papato alla sua rovina storica. Che lo vogliano gli ebrei, è cosa del tutto normale. Che lo voglia anche Fini, che verrebbe ad essere un utile idiota del sionismo, è cosa più difficile da comprendere ed ammettere.

9. «Meschino opportunismo politico»: il parere di Maurizio Blondet. – Ricevo nella mia post privato un testo di Blondet che riproduco per la sua importanza e connessione tematica al nostro post. Spero non se l’abbiano a male Autore ed editore.

Meschino opportunismo politico

Maurizio Blondet
18 dicembre 2008

Un lettore scrive al direttore Blondet:

«Caro Direttore,
come interpreta l’insolito messaggio di auguri che l’Osservatore romano ha mandato ieri al presidente della Camera dei deputati? Mi pare che non fosse mai successo, dopo i Patti Lateranensi, che il quotidiano dello Stato vaticano attaccasse tanto duramente una delle più alte cariche dello Stato italiano. L’opportunismo politico di Fini ha superato ogni limite di meschinità e ha fatto perdere la pazienza ai futuri santi e beati di oltre Tevere? Oppure in Vaticano si prevede - come anche il sottoscritto nella sua oscurità prevede - che l’attuale presidente della Camera non abbia un futuro politico, che sia soltanto la Pivetti di turno? E che la potenza della lobby che costui serve sia destinata a crollare come gli indici delle Borse valori? Propendo per la seconda ipotesi, ma non escludo la prima. Con i miei saluti più cordiali e con sinceri auguri di buone e sante feste.
Emanuele P.».

Molti lettori mi hanno chiesto una «reazione» al discorso di Fini. Avrei preferito mi chiedessero un giudizio sulla Parietti che vuole entrare in politica: cosa almeno più seria, meno umiliante per il commentatore. Il mio conciso parere è che Fini stia eseguendo gli ordini dei Katz al cui servizio si è messo. Inveleniti contro il Vaticano sul caso di Pio XII - essi vorrebbero una proclamazione che quel Papa fu colpevole della Shoah alla stregua di Hitler, una pronuncia che non avranno -, i Katz hanno mandato il sub(alterno) ad alzare l’accusa contro la Chiesa tutta: la Chiesa tacque sulle leggi razziali di Mussolini (a questo proposito, si legga il pezzo di Giannini sulle «Caste dive»: http://www.effedieffe.com/content/view/5617/182/).

Giustamente l’Osservatore Romano ha replicato che è un po’ strano che questo tipo di accuse alla Chiesa venga da uno che ha fatto tutta la carriera nel MSI, ossia nel movimento che si definiva erede del fascismo. Evidentemente Fini ha aderito al Male Assoluto dall’età di 14 anni fino ad ieri, quando si è accorto che il fascismo era il Male Assoluto. Una persona normale, dopo questa ammissione, avrebbe dovuto aggiungere una promessa: «... Ragion per cui, io che ho aderito al Male Assoluto e alla sua eredità, non avendo capito nulla di politica fino a questo momento, e conscio delle mie colpe ereditarie, mi ritiro in una trappa e faccio voto di silenzio perpetuo».

E invece, appena fatta la confessione noachica, ottenuta la foto di servo con kippà al Vad Yashem (o Yad Vashem, o come si chiama) è diventato ministro degli Esteri, eletto alla carica da Tzipi Livni su raccomandazione della «comunità romana». Dopo di che, è diventato presidente della Camera (posto ghiottissimo, appartamento di 600 metri quadri a Montecitorio. Con maggiordomo e personale di servizio a iosa, mobili d’antiquariato che dovrebbero stare in museo, potere immenso di manovre dietro le quinte).

Da quel posto, si prepara a fare le scarpe a Berlusconi. Contrariamente al nostro lettore, io credo che il calcolo di Kippà, benché degradante, sia esatto: quelli che lo hanno sdoganato, lo hanno selezionato per le future più alte cariche di governo. A confronto della lobby, il Vaticano non è che un debole spettro impaurito. Berlusconi è sempre più in freddo con Tremonti (non si adegua alle sue proposte di economia demagogica); Fini può approfittarne, ancora una volta, per avvicinarsi di più alla posizione di delfino. Ma quel che offende di più è il modo apodittico con cui Fini pontifica: il fatto di essere presidente della Camera per grazia ricevuta del Katz, non lo ha reso di colpo uno storico, un filosofo, un navigatore, un santo ed un eroe.

Ma lui crede di sì. E’ semplicemente insopportabile, da parte di uno di comprovatamente scarse letture e di nessuna levatura morale né intellettuale, per di più fresco sposo di una soubrette. Il che ci riporta alla Parietti. Proprio «da sinistra» l’hanno sbertucciata per la sua ambizione di scendere in campo, e lei s’è giustamente incazzata. Cosa ha fatto la Carfagna, ha diritto di dire, che non sappia fare anch’io? Cosa fa
Fini al capo della «Comunità», che io non possa far meglio, con vigore professionale? Non si può darle torto. Parietti for president, oppure prepariamoci a lanciare tutte le scarpe vecchie che abbiamo, su questi «politici».
Non so cosa sia il Katz, ma l’analisi di Maurizio Blondet è da me condivisibile. Richiamo qui la mia personale esperienza di un faccia a faccia con Fini in occasione della presentazione del libro di Emanuele Ottolenghi. Era presente lo stesso Pacifici e tutta la comunità romana. Ne scrissi allora un lungo resoconto che poi mi stancai di terminare. Lo si può leggere qui e mi riservo di completarlo secondo il piano previsto. Esiste perfino una registrazione in radio radicale, dove il mio intervento è il primo del pubblico.

10. Umberto, Valentina e la “Difesa della razza”. – In ragione dell’insistenza martellante delle celebrazioni sul 70° anniversario ho pensato di procurarmi l’antologia curata da Valentina Pisanty con un prefazione di Umberto Eco. Ho anche incominciato a leggerla. La prima cosa che mi sono chiesto è: ma vi sarà poi l’80°, il 90°, il 100° e cosi via? Quando la fine di questo tormentone di regime? Umberto Eco, Valentina Pisanty e Ugo Volli sono tutte e tre esperti di semiotica. I loro nomi non sono qui elencati a caso. Umberto Eco – romanziere di grande successo di cui ho letto i libri e visti i films tratti dal libro “Il nome della rosa” – ha fornito ha Valentina la collezione della rivista quindicinale la “Difesa della razza”, da cui Valentina Pisanty ha tratto un’antologia, infine Ugo Volli è citato da Valentina come collaborante e compare perfino un Israel che suppongo sia Giorgino. Tutta la Sacra Famiglia al completo. Quanto all’antologia in sé ne faccio uso con riserva di sfogliare la raccolta originale, quando ne avrò il tempo e la voglia. Essendo un’antologia inevitabilmente una scelta soggettiva ed arbitraria, non posso escludere che la Pisanty si sia regolata a seconda delle tesi che intende dimostrare. Ma quali sono queste tesi? Ho qui davanti a me il Grande Dizionario del De Mauro dove leggo i significati di semiotica e semiologica. Escludo l’accezione filosofica che mi sembra inappropriata in questo contesto e con i nomi indicati. Mi pongo quindi in atteggiamento interrogante davanti alla comunicazione da me percepita e ne vengono fuori alcune considerazioni.

Mi colpisce la grande animosità sia delle breve prefazione di Umberto Eco sia la più ampia introduzione di Valentina Pisanty. Con chi ce l’hanno? Con me che ho pure speso 9,50 euro per comprare il libretto? Se filosoficamente parlando lo scopo di una ricerca è di acquisire nuove conoscenza, non mi sembra che questo sia il caso. Tutti i soggetti citati hanno bisogno esistenzialmente parlando di vivere sulla colpa di qualcuno, morto o vivo che sia. Questo voler vivere della presunta colpa altrui mi sembra non meno spregevole e vergognoso dell’infamia gettata addosso agli autori dell’Antologia. Non ho nessun interesse ad emettere giudizi di condanna morale su persone morte da tempo, mentre sarebbe per me certamente utile capire la causa ed il contesto delle loro posizioni storiche e dei loro concetti. Valentina per un verso non mi sembra di nessun aiuto, ma per un altro mi sembra che a segni sia pur rovesciati appartenga allo stesso universo morale delle persone contro cui si scaglia con una animosità tutta maramaldesca.

Sono stato qualche settimana fa ad uno degli innumerevoli convegni celebrativi del 70° anniversario delle leggi razziali. Avevo letto il manifesto per strada e mi sono recato a Palazzo Valentino appena uscito da Palazzo Madama, dove mi trovavo in delegazione per una Audizione su temi universitari. Il convegno al palazzo della Provincia era ad un livello assai penoso e con un ridottimo pubblico. Persino gli oratori non hanno avuto il garbo minimo di aspettare la fine del convegno per rispondere ad eventuali domande del pubblico. Per cui io che sono rimasto educatamente fino alla fine ho dovuto criticare degli assenti con una sola eccezione che mi ha trovato concorde. Un esponente della Caritas, di cui non ho segnato il nome, ha osservato che in fondo il razzismo è una presenza in noi irriducibile. Nel momento in cui diciamo “non sono razzista, però…” lo siamo senza neppure accorgercene. Lo è stato anche l’ebre che ha sentenziato: “Gli italiani non sono brava gente”. Gli ho chiesto in faccia: chi lo è? Evidentemente supponeva che lo fossero senz’altro gli israeliani o gli stessi ebrei, notoriamente un “popolo eletto” in mezzo ad una massa di “idolatri”, destinati allo sterminio secondo il racconto biblico, testo sommo e normativo del popolo ebraico.

In questo Natale tutti ricordiamo i testi evangelici. A me sovviene adesso il brano in cui san Pietro dice a Cristo: Et si ommes ego non! Se anche tutti ti avranno rinnegato, io non lo farò. Al che Gesù Cristo gli predice: prima che il gallo canti mi avrai tradito tre volte. Mutatis mutandis il razzismo è così profondamente radicato in noi da ripresentarsi continuamente in forme mutate, diverse, irriconoscibili. Ad esempio, quando apprendo che la guerra in Iraq è costata l’incredibile cifra di 3.000 miliardi di dollari, mi chiedo quanto bocche avrebbero potuto essere sfamate, quanti malati potevano essere curati. Ma qualcuno pretende che siano stati soldi ben spesi, avendo finalmente instaurato un paradiso in terra, di cui gli iracheni non avevano né desiderio né bisogno, come le scarpe lanciate in faccia ha Bush dovrebbero aver dimostrato. Dico dovrebbero perché gli ipocriti impenitenti non se ne vogliono convincere. La casistica e le esemplicazioni sarebbero lunghe da fare. Concludiamo dicendo che fin dalle prime righe l’antologia della Pisanty si caratterizza non per il suo impianto scientifico, ma per il suo senso polemico e militante che a noi consente di collocarci da un’altra parte. Traggo per il momento un solo esempio dall’antologia, mutandolo di segno.

A pagina 27 è riportato dalla Pisanty il testo di una circolare di Bottai del 6 agosto 1938. Si ordina a tutte le università e gli istituti superiori di dare rilievo e diffusione del periodico quindicinale “Difesa della razza”. Ne estraggo un brano:
«Ogni biblioteca universitaria dovrà esserne provvista e i docenti dovranno leggerlo, consultarlo, commentarlo per assimilarne lo spirito che lo informa, per farsene i propagatori e i divulgatori. Anche in questo campo gli Atenei, ne sono certo, saranno in linea e concorreranno aal raggiungimento di quelle mete che il Regime si prefigge di conseguire a salvaguardia del genio della razza. Gradirò assicurazione e notizia dei provvedimenti adottati».
Ebbene, sostituiamo alla circolare Bottai la legge Colombo sulla Memoria e divrenta arduo distinguere cosa cambia nella sostanza, se non un mutamento di segno. Lo stesso opportunismo di allora vige oggi. Lo stesso conformismo, lo stesso terrorismo. A qualche insegnante che aveva osato opporsi, reagendo ad un evidente attentato alla sua libertà di pensiero e di insegnamento è stata imposta la perizia psichiatrica, ad un altro è stata imposta una sospensione dietro autorevole intervento del sindaco Alemanno. Insomma, per parafrasare ancora una volta il testo evangelico è più facile vedere nel passato la pagliuzza negli occhi dei nostri padri, impietosamente oltraggiati, mentre non vediamo la trave che è nel nostro occhio e soprattutto non vediamo la forma più compiute e inverato del razzismo nazista che è l’odierno sionismo, solidamente radicato sui pilastri del Blut und Boden e sacralizzato da una vecchia religio in forma di Torah e Talmud e da una odierna in versione di Religio Holocaustica, per la cui negazione sono prevista pene ormai non più in uso neppure per la negazione stessa stessa di Dio, o dell’immortalità dell’anima, la Resurrezione, la Verginità e Assunzione di Maria, tutti dogmi della fede cattolica che la terza carica dello Stato ha pensato di irridere. La superficialità, incompetenza ed umoralità faziosa mi sembra qui la stessa che l’Autrice ha già dimostrato in un saggio dedicato al revisionismo storico, magistralmente demolita da Carlo Mattogno. Anziché continuare ad interessarsi di fiabe, dove certamente non può far danno, Valentina Pisanty continua imperterrita ad interessarsi di questioni tragiche che è incapace di affrontare con la serietà che il tema richiederebbe. Conta evidentemente su un mercato di acquirenti che vogliono sentire solo un ben determinata musica, trovando in lei una suonatrice ben disposta a tenere in caldo le “grandi emozioni”.

11. Documenti storici: a) Il Manifesto della razza. – Ci serviamo di testi tratti dalla stessa antologia cura da Valentina Pisanty, su commissione di Umberto Eco. Se nel curare l’antologia, i loro erano intenti di studio, non lo sono da meno i nostri. Per giunta ci serviamo del loro stesso lavoro che gode certamente dell’Imprimatur dell’establishment. Forse le nostre impressioni e conclusioni sono diverse dalle loro, ma per un giudizio maturo aspettiamo l’occasione di poter noi stessi sfogliare i testi originali, quando ne avremo il tempo e la voglia. Qui tuttavia pare opportuno fornire al dibattito di sezione il testo integrale del famigerato manifesto della Razza, ricordando qui appena di sfuggita quanto ha pure ricordato Baget Bozzo, e cioè che i problemi maggiori non erano costituiti dagli ebrei, ma dalle faccette nere che in Etiopia mettevano in crisi le famiglie italiane. Sul finire degli anni sessanta, ricordo personalmente – ma allora non percepivo il problema – la testimonianza di un signore che mi parlava delle sue frequentazioni femminili in Etiopa giusto una trentina di anni prima. Il problema rappresentato dalla “faccetta nera d’Abissinia” non mi sembra che sia venuto fuori nelle interessate e strumentali rievocazioni delle leggi razziali.
Manifesto della razza
apparso in“La difesa della razza”,
del 5 agosto 1938,
qui ripreso da Valentina Pisanty,
op. cit., pp. 40-43

Un gruppo di studiosi fascisti docenti nelle Università italiane sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare ha fissato nei seguenti termini quella che è la posizione del Fascismo nei confronti dci problemi della razza:


1
LE RAZZE UMANE ESISTONO

La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di miioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

2
ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE

No bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, ccc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

3
IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO.

Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ccc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

4
LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÁ ARIANA.

Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.


5
È UNA LEGGENDA L’APPORTO DI MASSE
INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI.

Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.

6
ESISTE ORMAI UNA
PURA “RAZZA ITALIANA”

Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concerto storico-Iinguistico di popobo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7
È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI.

Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

8
È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE
FRA I MEDITERRANEI D’EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE
E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL’ALTRA.

Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili

9
GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA

Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli dementi che hanno dato origine agli Italiani.

10
I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO

L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.
Il testo sopra riportato non è di difficile lettura e neppure il commento è difficile, ma è qui pericoloso farlo, anche se molte associazioni di idee fra passato e presente affiorano subito. Anziché fare noi un commento andremo a trovare i commenti di altri e per loro mezzo cercheremo di appianare le nostre perplessità ed i nostri dubbi. Si può forse osservare che di tutti i dieci punti solo uno riguarda gli ebrei, dove però la difficoltà concettuale non viene tanto dai “razzisti italiani”, redattori del Manifesto, quanto dagli stessi ebrei e dalla loro rivendicazione della propria specificità. Il commento della semiologa Pisanty che segue il Manifesto non dice nulla di concettualmente o semiologicamente importante. Anzi cade in una flagrante incomprensione del tema trattato quando pensando di essere critica di “presunta purezza” (p. 45), laddove il problema non è di stabilire se la razza italiana era davvero pura o era invece solo di una purezza “presenta” e dunque in realtà impura. Se un significato o disvalore occorre dare al razzismo qui ad entare in questione è la nozione stessa di “purezza”, poco importa se “vera” o “presunta”. Non dice per esempio che un italiano non potesse essere semiologicamente attratto da una bella abissina, una faccetta nera, magari dimenticando e lasciando la propria moglie di pelle bianca. Noi siamo ben certi che gli italiani di fronte ad un’avvenente africana non sono per nulla razzisti. Il Manifesto dice che siffatte “relazioni” sono “inammissibili”. Insomma, una bella africana, magari anche disponibile, non è una razza diversa come può essere una pecora, un cammello, una gallina, ma è a tutti gli effetti una donna, forse resa ancora più attraente da una abbronzatura costante della pelle. Contro queste “relazioni pericolose” il fascismo aveva indetto la sua crociata.

Più avanti, a p. 45 dell’antologia umbertiana (U. Eco, maestro committente della Pisanty) si trova un brano che resta senza commento pisantiano:
«Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni dovunque e anche in Italia come una “razza” diversa e superiore alle altre ed è notorio che malgrado la politica tollerante del Regime, gli ebrei hanno in ogni nazione costituito – coi loro uomini e coi loro mezzi – lo stato maggiore dell’antifascismo».
Oibò! Qui andrebbero fatte a mo’ di commento considerazione diverse che abbozziamo soltanto. Intanto è forse più vero sostenere che gli apporti dati dagli ebrei al fascismo sono molto più consistenti di quelli dati all’antifascismo, almeno fino al 1938. Mancavano poi all’epoca libri come quello di Shlomo Sand che sfortunatamente per gli ebrei di quegli anni divulgano come in realtù non esistesse in senso biologico un popolo ebreo. È una favola la comune discendenza di tutti gli ebrei del mondo dall’esilio seguito nel 70 d.C. alla distruzione del Tempio. In realtà, anche l’ebraismo ebbe una fase di diffusione proselitista che dopo si contrasse notevolmente a fronte degli altri due monoteismi mediterranei: il cristianesimo e l’Islam. Certamente, il loro insistere nel presentarsi come il “popolo eletto” dentro il territorio di popoli di cui perciò venivano a porsi nella condizione di ospiti, qualche problema deve averlo creato, anche se qui nessuno giustifica la benché minima violenza verso di essi. La “discriminazione” di cui furono fatti oggetto nel corso dei secoli aveva una funzione protettiva sia dei cristiani da parte degli ebrei e degli ebrei da parte dei cristiani. In fondo, il fascismo non fece che continuare una politica discriminatoria antica di secoli. Altra cosa furono le deportazioni, che date alla mano non possono essere imputate al fascismo.

11. Documenti storici: b) Commenti giornalistici al “Manifesto della razza”. – Nel commento di Mauro Canali, apparso su Liberal del 15 luglio 2008, e qui ripreso da una testata sionista, non trovo per la verità elementi analitici. Non trovo per la verità commenti analitici su cosa il razzismo fu e su come lo si può spiegare in modo approfondito. Le informazioni che Canali dà giustificano se mai i dieci articoli del Manifesto piuttosto che confutarli. I singoli articoli che pure come dice lo stesso Canali ottennero un grande consenso vengono velocemente riassunti in poche righe ma non sono singolarmente analizzati, come dovrebbe essere se se ne vuol parlare. Il fatto che siano dovuti interamente a Mussolini offre elementi di valutazione politica interessanti. Forse, se si spostasse l’ottica non al solo anno 1938 o ai due decenni in cui fascismo e nazismo furono al potere, ma ad almeno gli ultimi due secoli, la genesi e formazione del razzismo potrebbe venire meglio compresa. Ma lo scopo di Canali e di molti altri non è quello di comprendere un fenomeno storico, bensì di fare un uso polemico e strumentale di un fatto criminalizzato prima ancora di essere definito nei suoi esatti termini e compreso nel suo contesto storico. Qualcuno ha deciso che le leggi razziali del fascismo, emanate 70 anni fa e non più in vigore, possono essere un buon affare mediatico da sfruttare almeno ad ogni decade. Il Canali sorvola tranquillamente su un problema reale, che fu individuato dal fascismo ma che è ancora ben vivo e presente nello Stato di Israele a caratterizzazione rigorosamente ebraica: come da un punto di vista razziale gli ebrei stessi si pongono rispetto agli altri popoli. In Israele la difesa della razza ebraica conduce ad uno stato razziale e razzista, fondato sull’apartheid, sulla pulizia etnica, su una politica genocida, come risulta dalle risoluzioni Onu.




3 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno,
avete il diritto di sostenere tesi e illusioni su questo blog.
La Libertà è anche questo.
Qualcuno ha combattuto è ha messo da parte le divisioni per contrastare chi invece, con la forza e senza dialettica, ha fatto di tutto per rafforzarle; perdendo, infine.
Gli errori, sia chiaro, ci sono stati in entrambe le fazioni.
Ma la Storia, non pochi sfigati come il prof Caracciolo, ha decretato per sempre quale delle due parti ha l'onore (e l'onere) di essere nel Giusto.
Potete quindi muovere l'aria e sostenere tesi e illusioni.
Anzi, così facendo, corroborate gli intenti della vostra migliore assicurazione: la Libertà.

Ivan da Torino

MARCELLINO PIO RUSCA ha detto...

Professore caro,
è veramente triste vedere un buon intelletto perdersi in così tante fanfaluche. La "razza" è pure un termine scientificamente insussitente... è una "cosa" che non c'è, una stupidaggine, insomma. Forse un bel ripassino di biologia, di terza media, prima di pubblicare sconcezze, non guasterebbe.
Quanto al complotto pluto-giudaico-massonico, è roba da teatro di varietà: è triste, però, sentire queste barzellette d'angiporto da un professore universitario.
Distinti saluti

Anonimo ha detto...

Non si arrabbi professore se non ho letto il suo lunghissimo post,(le consiglio in futuro di farli più brevi) vorrei solo dirle che le sono vicina.
Mio padre è un revisionista storico e mi ha cresciuta insegnandomi a utilizzare la mia testa e non basarmi sulle verità "inossidabili" che fin da piccoli ci hanno insegnato.
Mi sembra sempre più di essere in "1984" di Orwell si pensa solo quello che lo Stato ordina di pensare...E se una persona volesse pensare diversamente? I grandi intellettuali hanno messo in discussione le "verità" loro insegnate e ora li osanniamo, disprezzando i loro contemporanei che spesso li hanno derisi, esiliati e umiliati, fino a quando qualcuno, dopo la loro morte, ha notato che c'era qualche cosa di intelligente nelle loro affermazioni.
Prego che il rettore della sua università rispetti il suo diritto di studioso di mettere in dubbio qualsiasi "verità", anche quella che comunemente viene considerata assodata, per poi giungere a risultati concreti, che possano porre in luce questioni trascurate finora, per arrivare alla vera verità storica.
Un appello a tutte le persone che hanno intenzione di screditare e discriminare il Prof. Antonio Caracciolo: la libertà di parola e pensiero sta proprio nel poter mettere in discussione tutto e arrivare a un ragionevole risultato confrontandosi civilmente, non dicendo semplicemente "costui nega quindi sbaglia", ovvero sbaglia perchè non pensa come me.
" Non condivido le tue idee ma farò di tutto perchè tu possa esprimerle" (frase attribuita a Voltaire).