sabato, dicembre 05, 2009

Quale «libertà di espressione»? Riflessioni in margine alla manifestazione anti-Berlusconi.

Sto seguendo sulle agenzie con grande scetticismo la manifestazione odierna contro Berlusconi. indetta in nome – pare – della libertà d’informazione. Ma non perché la libertà di espressione e di pensiero sia a me meno cara che a loro. Tutt’altro! Credo, invece, che la libertà di espressione non abbia nulla a che fare con la “libertà” dei grandi mezzi di comunicazione: quella, in particolare, di tentare quotidianamente di farci credere quello loro stessi vorrebbero che noi cittadini si debba assolutamente e remissivamente credere. Pretendono di essere loro la “pubblica opinione” e di poter fare o disfare i governi a loro piacimento. Non sono neppure un difensore aprioristico di ogni governo in carica. Ritengo che il nostro sia un vero e proprio regime bipartisan, dove un elettore ha poco da scegliere.

Di certo vi è in questa manifestazione una grande confusione dove le vittime maggiori sono gli sprovveduti in buona fede. Se è davvero spontanea, vi è chi tenta di cavalcarla. La manipolazione è il dato saliente della fase attuale. Contro Berlusconi, caduto in disgrazia a Washington, è stato, prima, tirato in ballo lo “scandalo” delle escort; ora, lo si vuole mafioso. Non credo a tutto questo ed è altro il mio giudizio politico. Vedremo quale seguito odierno avrà la manifestazione antiberlusconiana, una manifestazione “ad personam”, cioè contro una singola persona, benché potente, che si tenta di demonizzare e criminalizzare in ogni modo. Non mancheranno a Berlusconi i mezzi per promuovere una contromanifestazione in suo favore.

Non sono soddisfatto del governo attuale, di ogni suo componente, di ogni politica che viene perseguita. È però ingenuo aspettarsi nella disgregazione in atto della società politica e civile, italiana ed europea, linee di tendenza chiare ed univoche. Ognuno di noi dovrebbe essere capace di guardare all’insieme e di trascurare i dettagli, di vedere tutto il bosco anziché il singolo albero. Solo così credo che un cittadino, non legato a lobbies e corporazioni, ma autentica espressione del popolo italiano nella sua interezza, possa districarsi in una situazione che deliberatamente viene resa sempre più ingarbugliata proprio da quei grandi quotidiani che rivendicano per sé la libertà di manipolazione e diffamazione, spacciata per “libertà di stampa”, di “espressione”, di “informazione” e simili baggianate, di cui per la verità non so valutare il numero di vittime in buona fede.

Ritengo che il consenso che si è creato intorno alla figura di Berlusconi difficilmente possa sopravvivergli. Non vedo proprio una direzione di Fini o di altri. Sono in molti a pensare al dopo Berlusconi, ritenendo per allora di aver recuperato piena libertà di movimento e di iniziativa politica. Considerando le attuali leggi elettorali e non poche altre leggi liberticide, prevedo che vi saranno – come già si vede – non pochi fermenti all’interno della società civile. Mi auguro con tutto il cuore che non insorgano fenomeni di violenza politica, ma il popolo italiano se vuole salvarsi non può più affidarsi ad occhi chiusi all’attuale ceto politico. Leggo che la manifestazione antiberlusconiana che si sta ancora svolgendo, mentre scrivo, ha adottato l’insegna delle rivoluzioni “colorate” dell’ex blocco sovietico: il segnale non poteva essere più inquietante. Le ambiguità richiedono tempi fisiologici per sciogliersi. È da chiedersi però se il paese possa permettersi tutto questo e quali saranno i costi per una ripresa politica e morale al tempo stesso.

Essendo la manifestazione in corso decisamente una manifestazione “contro” una singola persona, logica vuole che debba a breve seguire una contromanifestazione a favore di quella stessa persona oppure produca un consenso ancora maggiore intorno a Berlusconi. Non una manifestazione del PdL, dove sono presenti parecchi leader che aspirano alla successione del Capo, ma una manifestazione indetta dal Capo che chiama a raccolta i suoi sostenitori, che stando ai suoi sondaggi sarebbero sopra la soglia del 60 per cento. Non credo che la manifestazione di San Giovanni nasca tutta dalla Rete. Credo invece che vi siano gli stessi registi che hanno operato in altre situazioni, ad esempio le rivoluzioni “colorate”. La Rete nella sua frammentarietà non è capace di una simile organizzazione. Gli striscioni, i cartelli, i costi materiali e quanto altro da chi sono stati forniti? Non da Facebook!

A Roma di manifestazioni ne ho viste tante, di ogni genere e di ogni colore. Quella odierna volta a chiedere le dimissioni di Berlusconi mi sembra debole nelle sue motivazioni più che nel numero dei partecipanti. Anzi direi che con motivazioni deboli una manifestazione è tanto più debole quanto più alto è il numero dei manifestanti: un rapporto inversamente proporzionale che però ben descrive lo smarrimento e la mancanza di prospettive. Dimissioni chieste da chi ed in nome di chi? E quali le prospettive? Chi dovrebbe succedere a Berlusconi? Fini? Di Pietro? Franceschini? La Bindi? Sono loro i salvatori che aspettiamo? Chi sarà il Messia? Non ho nessuna preconcetta ostilità contro i manifestanti, ma non vedo decisamente la loro proposta politica, l’alternativa. I temi dei loro slogans mi sembrano copiati dai giornali. Penso invece che un Berlusconi, liberato dai suoi colonnelli, possa essere ancora l’alternativa. Occorre però una politica ancora più forte e pronunciata da parte sua. Vale il teorema di Machiavelli dell’Uno, dei Molti e del Popolo. Per il Popolo è meglio essere comandato da Uno piuttosto che essere oppresso da molti. Lo chiamano “populismo”. Sarà…

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