venerdì, maggio 22, 2026

Francesca ha sfiorato il problema...


di cui non si può parlare: in Germania si contano a migliaia quelli che scontano il carcere solo per aver voluto indagare sull'«Olocausto». La Colpa è un tema che in ultimo ha trattato Sieferle, del cui testo abbiamo dato un'edizione italiana, deliberatamente ignorata dal mainstream. Eppure quanto più la situazione generale si aggrava tanto più i nodi sono destinati a tornare al pettine. Per adesso ci limitiamo ad osservare, ma qua e là compaiono i segni di una discussione che deve potersi riaprire. La consueta reazione a Francesca Albanese è un indizio.

I tedeschi - un "popolo di polli" – sono stati oppresso da 80 anni a questa parte da un lavaggio collettivo del cervello. Ma ci vuole poco per rendersi conto che ciò che gli ebrei stanno ancora facendo in Gaza, sotto gli occhi del mondo intero, supera di gran lunga tutto ciò che dell'«Olocausto» ci è stato raccontato. Ma con una differenza importante: quello che dobbiamo credere sull'«Olocausto» ci viene imposto per legge, è una Verità di Stato, come poteva essere forse stato nei secoli in cui tutti i dogmi cristiani erano imposti dal Tribunale dell'Inquisizione. Se ci lasciano comparare le fonti storiche, abbiamo da una parte una Narrazione alla Benigni, mentre ciò che succede a Gaza, in Libano, in Cisgiordana, in ogni luogo in cui Israele esercita il suo "diritto/dovere" di uccidere ogni cosa che respira è di tutta evidenza empirica: basta avere occhi per vedere ed occhi per sentire.

Il senso di Colpa è stato trasformato in uno strumento di governo e di oppressione. Ma è giunto il momento di liberarsi di questo senso di Colpa, se qualcuno ne è ancora soggetto. Non mi addentro oltre sul tema perché è estremamente pericoloso farlo, ma mi aspetto che si avveri la profezia di Gilad Atzmon, quando sempre più gente si verrà a chiedere se gli ebrei di oggi, quelli che in Israele fanno ciò che sappiamo e gli altri ebrei che in Italia li sostengono, sono gli stessi che ci incolpano figli, nipoti e pronipoti per ciò che i Nazisti o i Fascisti hanno o avrebbero fatto loro.

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