venerdì, dicembre 30, 2005

Lavoro ed eguaglianza

Versione 1.0

Leggo oggi sulla FAZ la seguente dichiarazione del cancelliere federale tedesco Angela Merkel che inizia: „Non posso accettare che per così tanti uomini e donne che hanno volontà di lavorare noi non troviamo un'occupazione nel nostro Paese...•, e prosegue tracciando linee di politica economica per raggiungere l'obiettivo della piena occupazione comune a tutti i governi. La riflessione che vorrei innestare su una tanto autorevole dichiarazione non è sui metodi migliori per raggiungere l'obiettivo: non ne avrei la competenza. Invece vorrei soffermarmi superficiaalmente su uno dei miti del nostro sistema politico: l'eguaglianza. A meno che non si voglia tornare all'impresa statale delle economie pianificate (con tutto quel che sappiamo) gli appelli alla Merkel hanno come destinatori gli imprenditori, soggetti privati che azionando capitali e comandando la forza lavoro possono riattivare il ciclo economico. E non è nostra intenzione fare i critici del modello economico dopo il fallimento del comunismo. Vado rapidamente al punto oggetto della mia riflessione: un imprenditore accetterà mai di guadagnare meno del suo dipendente? E questa ovvio differenza di guadagno, di soldi, non implica inevitabili ripercussioni sul piano dell'eguaglianza sostanziale che forma tanta parte dell'ideologia del nostro sistema politico? Continuerò queste riflessioni sul tema dell'eguaglianza se questo inizio suscita interesse e se mi accorgo di non venire equivocato.

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