sabato, giugno 14, 2008

Le nuove scempiaggini di Marcello Pera

Versione 1.0

Mi dispiace usare parole come scempiaggini, sciocchezze, corbellerie e simili ogni volta che mi tocca commentare esternazioni di Marcello Pera, che per fortuna non riveste più la carica istituzionale di presidente del Senato. Mi dispiace non perché il personaggio non meriti simili attribuzioni, ma perché i termini non sono granché scientifici, mentre io vorrei mantenermi sul piano del distacco scientifico e della oggettività del giudizio. Cerco anche di evitare la polemica in sè ed ogni reazione umorale. Con Pera però la cosa non mi riesce. La sua fissazione su un Europa bigotta e cristiana produce in me la sensazione di essere o io o lui un marziano. Ogni volta che capito mi professo pagano-precristiano. Non ho un giudizio storico positivo su ciò che il cristianesimo ha significato per l’Europa, che propriamente secondo Alvaro d’Ors nasce come un prodotto della Riforma e quindi dell’idea di Laicità, di separatezza fra chiesa e stato, di tolleranza, di indifferenza dello stato in materia di religione. Per il tradizionalismo spagnolo proprio per questo l’Europa è da rigettare. Europa e cristianesimo sono inconciliabili, ma l’Europa resta ciò che non ha da essere. Dubito tuttavia che la motivazione irlandese abbia motivazioni religiose.

Quando sento un Frattini ed il suo modo di intendere l’Europa, allora divento anche io un irlandese, ma non un cristiano alla Pera. Un Frattini che pensa di aumentare l’inconsistenza politica dell’Europa includendovi Israele per portare in modo irreversibile tutta l’Europa contro tutto l’Islam. Di un Frattini che mena come suo vanto l’aver fatto includere Hamas nella lista dei cattivi, di un Frattini che rimprovera i giornalisti quando usano l’espressione “resistenza irachena”: si deve rigorosamente dire “terrorismo”. Ma a tanto servilismo non è disposto neppure il governo fantoccio insediato dalle armi americane. Il nuovo governo iracheno, quello “buono”, non ne vuole proprio sapere di concedere ai soldati americani il diritto allo stupro delle giovani musulmane, secondo il modello Okinawa. Il nuovo governo iracheno, non cupido di servilismo, come tutti i governi italiani che si sono succeduti da dopoguerra ad oggi, non intende concedere l’immunità giurisidizionale ai soldati imperiali con licenza di fare ciò che vogliono nelle terre occupate. Ciò che manca all’Europa è un’identità politica che difficilmente potrà avere nel ruolo di lustrascarpe di un Bush e di succube della Isral lobby delle due sponde. Per giunta, il supermercato europeo non produce neppure benessere per i suoi soci. Si verifica implacabile la profezia di un mio vecchio professore: non fatevi illusione. I poveri diventareranno più poveri ed i ricchi più ricchi. In conclusione, l’Europa significa un’esportazione della Casta ed un crescente deficit di democrazia e di benessere. Per pensare ad un'idea di Europa possibile e seria occorre andare con la mente a quei momenti storici in cui l’Europa si stava producendo sul piano politico militare, per lo meno da Napoleone ad Hitler. Di quest’ultimo Calamandrei diceva che voleva fare l’Europa con la spada del diavolo, mentre invece occorre farla con la spada di Dio. Ma la spada di Dio – stando a Pera – serve a portare l’Europa sotto lo scettro di Benedetto XVI, successore testamentario di Costantino e vicario insindacabile di Dio. Di Mussolini si ricorda come suo maggior crimine l’emanazione leggi razziali, ma gli si risparmiano i patti lateranensi, per i quali fu insignito perfino del titolo di «uomo della Provvidenza». Il senso della contraddizione non fa parte della sensibilità degli odierni ideologi di regime.

(segue)

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