lunedì, maggio 12, 2008

I consigli di Giano Accame alla nuova destra

Versione 1.1

Facendo cosa gradita, pubblico in questo blog dedicato al dibattito all’interno del Popolo delle Libertà un intervista dell’amico Giano Accame, uscita sul “Corriere della Sera” dello scorso lunedi 5 maggio. Mi auguro che i “consigli” di Giano possano stimolare un sano e democratico contraddittorio nell’elaborazione di linee politiche che sembrano più l’arbitrio di singole persone paracadutate al governo del paese che non il risultato di quella formazione della politica nazionale che dovrebbe scaturire dalla partecipazione dei cittadini nella vita interna dei partiti secondo il dettato dell'art. 49 della costituzione. Personalmente, mi auguro che il nuovo governo dia attuazione a questo articolo con una legge apposita che precisi meglio e disciplini in forma attuativa la vita democratica dei partiti e con riguardo al loro statuto e con riguarda ai diritti di partecipazione degli iscritti, ad esempio nella scelta dei candidati alle elezioni. Intanto, questa mattina dalla rassegna stampa di Bordin ho ascoltato di una polemica fra Antonio Martino e l'attuale ministri degli esteri Franco Frattini. Almeno vi è dibattito. Se mi fosse concesso, ed almeno mi concedo questo diritto qui nel mio blog, ho da muovere forti contestazioni sia a Frattini che a Martino. Ma ecco, quale proposta di dibattito, il testo dell'intervista di Giano Accame, al quale farò seguire mie eventuali osservazioni.

Antonio Caracciolo



Il «decalogo» Consigli alla nuova destra
Accame: salvate i centri sociali e Gianni Borgna

ROMA - Giano Accame,
80 anni tra tre mesi, sedicenne di Salò dell’estrema ora, ex direttore de Il Secolo, storico («Una storia della Repubblica»), insomma un vero Grande Vecchio della destra italiana. Parla proprio nelle ore in cui Gianni Alemanno partecipa al seminario dell’ Aquila sui futuri quadri del Pdl. Domanda: cosa deve fare la destra 2008 al potere per evitare i luoghi comuni dell’antica destra?

«Primo consiglio. Non mettersi a tagliare teste di sinistra solo perché sono di sinistra. Errore fatale. E ovvio». Qualche nome da salvare. «Sicuramente a Roma Gianni Borgna, ora all’Auditorium». Perché? Non è stato assessore di Rutelli e di Veltroni? «Sì. Ma ha voluto il primo convegno su Emilio Gentile organizzato nella stessa sala in cui pronunciò il discorso per la resistenza agli angloamericani che gli costò la vita. Poi ha murato, su mio suggerimento, una targa a piazza Adriana sul palazzo di Marinetti promuovendo un convegno. Quando Rutelli commise l’errore di progettare via Bottai...» Un errore la via dedicata a Bottai? Lo dice proprio lei? «Bottai è odiato dagli ebrei per lo zelo con cui applicò le leggi razziali nelle scuole. È antipatico ai fascisti per via del voto contro Mussolini il 25 luglio... comunque Borgna intelligentemente propose un convegno su Bottai. Va salvato». Continuiamo con i suggerimenti.

«Includere e non escludere. La lotta di classe tende a escludere. Invece una vera destra sociale e nazionale deve includere. Dobbiamo aprirci alla collaborazione intellettuale con l’area dell’opposizione. Utilizzerei il docente di Estetica Duccio Trombadori, la studiosa di sinistra del Futurismo Claudia Salaris, un pittore di sinistrissima come Pablo Echaurren che si è confrontato con Evola e Pound».

E se al terzo posto mettessimo la Rai? «Bene. Adesso non stiamo lì a epurare. Certo, mettere un piede alla Rai, magari qualcosa di più... Ma non manderei mai a casa un Floris, così misurato e corretto. In quanto a Santoro, solo meno urli nella sua arena. Ricorrerei a un dirigente di sinistra come Renato Parascandolo, che a Rai Educational ebbe il coraggio di chiedermi i ritratti delle intelligenze scomode del ' 900. Erano tempi assai diversi da questi».


In quanto alle radici, diciamo al saluto romano e dintorni? «In uno slogan: non vergognarsi delle proprie radici ma non ancorarsi al passato né vivere di ricordi o nostalgie. Ora la politica si fa nei supermercati. Il saluto romano? Trovo ridicolo che sessant’anni dopo sia reato un gesto simile... sono reperti da consegnare alla storia. Aggiungo che non vergognarsi delle proprie radici significa, per esempio ancora a Roma, occuparsi subito della sorte del Foro Italico, straordinario capolavoro di un ventiquattrenne Luigi Moretti su commissione coraggiosa di Renato Ricci dell’Opera Balilla».

Un quinto suggerimento? «Archiviamo il piccone. È vero, l’Ara Pacis di Meier è orrenda, pare un finto reperto di archeologia industriale. Alemanno ha già spiegato il senso delle sue parole. Occorre un dibattito, senza buttar via soldi pubblici per distruggere ciò che è già costato così tanto e inutilmente allo Stato».

La sicurezza? E siamo a sei consigli. «Occuparsi della sicurezza, subito, ma senza infrangere la soglia della compassione. Sennò ci ritroviamo come in Francia, con le Chiese occupate dai sans papier e con le attrici progressiste in piazza. Tutto molto controproducente, mi pare» Non dirà che lo stesso si debba fare con i centri sociali? «E invece sì, eccoci a un altro contributo... Non sono solo luoghi di violenza e di droga. Questa democrazia decadente ha spazzato via le sedi di partito. Nella folla solitaria di oggi, i Centri sociali funzionano da aggregazione comunitaria. Sono camere di sfogo e di possibile controllo. Quindi mi sembrerebbe inutile chiuderli così, senza motivo».

L’Europa, altro «nemico» della destra? «Averci un buon rapporto. Ma meglio quando riconoscerà le specificità nazionali. Per esempio il nostro modello, fondato dai tempi di Giolitti sull’economia mista pubblico-privata. Cioè stare in Europa difendendo il diritto della politica di intervenire nello sviluppo nazionale. Francamente questa Europa ultraliberista non mi piace. Mi sento un po’ più italiano che ligure e molto più italiano che europeo».

Adesso parliamo di ambiente... «Non demonizziamo l’ecologia. Sogno un grande progetto per Roma solare. Che bella sarebbe una capitale alimentata solo dai raggi del calore naturale. In fondo, siamo in linea con la nostra tradizione ... “Sole che sorgi libero e giocondo”!».

Mettiamo in archivio anche la caccia al comunista? «Ma certo, che sì. Ma anche perché non ce ne sono più in circolazione. Il vuoto lasciato dagli opposti estremismi, visto con i miei occhi di ottantenne, è impressionante...».

Le dieci cose da evitare: 1° Non tagliare teste solo perché di sinistra. A Roma salvare Borgna. 2° Aprirsi alla collaborazione intellettuale. Sì a Trombadori e Salaris. 3° No a epurazioni in Rai. Floris resti. Santoro? Meno urli. 4° Non vergognarsi delle radici ma senza ancorarsi. Il saluto romano? Reperto. 5° Archiviare il piccone. L’Ara Pacis è orrenda. Ma non sprechiamo soldi pubblici. 6° Occuparsi della sicurezza ma senza infrangere la soglia della compassione. 7° I centri sociali non sono droga e violenza: servono anche ad aggregare. 8° Un buon rapporto con l' Europa anche se quella ultraliberista non ci piace. 9° Non demonizzare l’ecologia. Sogno un progetto per Roma solare. 10° In archivio la caccia al comunista. Anche perché non ce ne sono più

Conti Paolo







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