martedì, maggio 06, 2008

Sciacallaggio televisivo di stato

Versione 1.2

Mi è rimasto poco tempo e con la mia prosa non intendo presentarmi per un premio letterario. Voglio però rapidamente esprimere pensieri che mi sono venuti in testa dopo aver assistito ier sera alla trasmissione televisiva di Bruno Vespa con i neo presidenti delle Fini e Schifani ospiti d'onore. Non credo che un vecchio volpone come Vespa non sapesse cosa faceva: l’avere accostato insieme due notizie prive di relazione l'una con l’altra è stato un modo per collegarle di fatto. Ed il bello che sia il conduttore che si suoi ospiti hanno riconosciuto che le due cose non ci azzeccavano l’una con l’altra. Ed allora perché le avete cucinato insieme: l’omicidio teppistico di Verona e la protesta alla Fiera del libro di Torino? Questo si chiama sciacallaggio televisivo di stato che non ha neppure rispetto per la vittima innocente di Verona. Fini si è lasciato sfuggire che in fondo i fatti di Torino sono più gravi di quelli di Verona. È oltremodo significativo come l’accostamento tra Verona e Torino sia piaciuto ad un Giorgio Israel, ideologo sionista di «Informazione Corretta», che subito vi ha inzuppato il pane con l’aplomb che lo distingue. Non so in quali studi venga registrata la trasmissione “Porta a Porta” ma rilancio dicendo che i fatti di “Porta a Porta”, cioè lo sciacallaggio televisivo di stato, sono più gravi di quelli di Verona. Non vado oltre, ma invito chi legge a considerare la gravità oggettiva di un giornalismo distorto e la gravità oggettiva di un omicidio teppistico di gruppo. Quanto succede a Torino, se siamo ancora in democrazia – come sembrano credere i due presidenti delle camere, la seconda e la terza carica di stato – è ancora un diritto costituzionale di protesta, che avrà pure bruciato dei pezzi di stoffa (delle bandiere), ma non delle persone in carne ed ossa. Nella civiltà dei media, dove diventa estremamente difficile apparire, magari in una esclusiva trasmissione come quella di “Porta a Porta” – da Vespa sfacciatamente negata ad un Pannella e sempre sfacciatamente offerta ad un Bertinotti, proprio nel momento in cui spariva da parlamento – il fatto di bruciare simbolicamente delle bandiere è un modo riuscito di imporsi all’attenzione.

Mi sono imbattuto una volta in Gianfranco Fini ed ho potuto sottoporlo alle mie domande, dove non mi è parso che se la sia cavata bene nel rispondere. Ieri sera ha furfugliato ancora ancora peggio sulle stesse questioni. E si badi: qui parla uno che è passato da una stima incondizionato (e documentabile) verso di lui ad una crescente delusione; uno che raccoglieva le adesione per il Popolo delle Libertà, mentre lui ancora irrideva al progetto di Berlusconi e della sola Forza Italia. Caro Fini, se ti giunge attraverso il ciberspazio questo mio testo, esprimo l'augurio che dopo l'infausta avventura vinicola in Iraq gli italiani non si trovino coinvolti in una nuova, disastrosa, sciagurata guerra in Iran. Confido nel buon senso di Berlusconi.

Vi sarebbe molto da dire, ma mi risparmio gli stessi concetti per altri contesti. Non ho seguito tutta la trasmissione di “Porta a Porta” fino alla fine. Ad un certo punto mi sono annoiato ed ho deciso di spegnere il televisore ed andarmene a dormire. Questa mattina però mi è giunta notizia di un sondaggio del Mannheimer, abituale consulente di Vespa. Non so se il sondaggio è stato dato nel corso della stessa trasmissione. Poco importa. Quel che invece importa e proprio in relazione a quanto Fini diceva sul carattere “minoritario” di certe opinioni e posizioni che la realtà è proprio diversa, se dobbiamo credere ai sondaggi. Intanto vorrei reagire con stizza a simpatico Gianfranco, l’uomo dell’«ovviamente», suo tipico intercalare. Ad esempio, io qui esprimo chiaramente delle mie opinioni personali, certamente discutibili ed anzi offerte alla discussione ed alla contestazione. Nel momento in cui io (e credo ogni altro essere normalmente e realmente pensante) elaboro e formulo le mie opinioni mi preoccupo che siano fondate sul piano logico, su dati documentali, sul rispetto del principio di verità e di quanto altro occorra perché un’opinione abbia il massimo ed il meglio che possa e debba avere. Di certo nessuno che non sia un aspirante alla Casta, un opportunista allo stato puro, si preoccupa che la sia opinione sia "minoritaria” o “maggioritaria”. Oltre ad essere questa una caratteristica del tutto estraneo al normale processo mentale, è anche un fatto necessariamente ignoto. Come posso sapere se la mia opinione è condivisa o non condivisa da un numero di altre persone se prima non la comunico loro? Ed una volta fatto ciò le mie profonde ed oneste convinzioni, rigorosamente formulate e fondate, verrebbero o dovrebbero mutare in ragione della loro maggiore o minore altrui condivisione? Se ognuno di noi sacrificasse in questo modo le sue convinzioni ed opinione, credo che precipiteremmo dallo stadio di un civile consorzio umano al puro stadio animale del branco. Ed in effetti, da un punto di vista politica e grazie all'opera oppressiva e diseducativa della Casta, credo che le attuali aggregazioni politiche siano più simili al branco animale che non al consorzio civile. Il mio augurio ed il mio obiettivo, ad incominciare proprio dal Popolo delle Libertà cui ho aderito e di cui faccio organicamente parte, è che l'aggregazione politica, ogni aggregazione politica sia luogo di civile confronto delle opinioni nel pieno ed incondizionali rispetto degli uni per gli altri. Insomma, Fini ha sparato una delle sue “ovvietà” prive di pensiero.

E per chiudere venendo al merito delle idee che sarebbero minoritarie. Se è vero secondo Mannheimer che un italiano su tre è «ostile» agli ebrei, con tutto ciò che questo significa non riguardo ad un inesistente antisemitismo, ma con riguardo alla politica verso lo stato di israele ed il conflitto arabo-israeliano, ciò vuol dire che si tratta di un partito numericamente non meno consistente dello stesso “Popolo delle Libertà”, forse il primo partito italiani. E si badi ancora: quanti di noi si sono infine decisi a votare in una situazione che lasciava assai scarsi, o inesistenti margini di scelta, hanno potuto solo mettere una croce su un simbolo. Ma nulla di nulla che in qualche modo esplicitasse le nostre idee, i nostri sentimenti, la nostra capacità di distinguere i diversi problemi nel quali quotidianamente ci imbattiamo. I nostri irresponsabili e spavaldi (Gasparri) politici, riconfermati nel loro ruolo castale, hanno pensato di intascare una cambiale in bianco. Ad esempio, per indicare uno sgradevole personaggio del mio partito, Gasparri, che non ho potuto infine votare, magari turando naso, orecchie e occhi, è convinto – insieme a tanti altri – che qualsiasi oscena fesseria esca dalla sua bocca, per ciò stesso sia la voce del popolo italiano, o almeno del Popolo della Libertà! Non è così! E lo mando a dire ai Fini, Gasparri, Quagliarello, Lupi, De Lillo, Palmieri e tanti altri.

Se Fini e Schifani fossero intelligenti, come credo che siano, più Schifani che non Fini, credo che farebbero bene ad alzare le loro antenne e capire, ad esempio, che le bandiere bruciate di Israele (semplici pezzi di stoffa di poco valore) nel contesto della Fiera del Libro in Torino, dove si tende colpevolmente ed inammissibilmente ad eludere il fatto che nel 1948 (e dopo) si è consumata una pulizia etnica del popolo palestinese. Il nostro presidente Napolitano - prima carica dello Stato – sembra essersene accorto nel momento in cui considera legittima la critica alla stato di Israele e non la bolla perciò di “antisemitismo” come il n. 3 (Fini) ancora si attarda a credere. Oltretutto, se Fini fosse meglio informato dovrebbe parlare piuttosto di antiebraismo, essendo veri “semiti” proprio i palestinesi, soggetti allo sterminio da parte degli “ebrei d’Europa”. Altra bufala sfuggita dalla bocca di Gianfanco: Israele, unica democrazia del Medio Oriente – povera democrazia, del cui nome chimerico si fa ogni scempio –sarebbe un “pezzo di Occidente in Medio Oriente”. O bello, questo! Ma che ci fa l’Occidente in Oriente? Non dovrebbe stare l’Occidente in Occidente e l’Oriente in Oriente? Dunque, è un disegno imperiale tutto il progetto connesso allo stato di israele, un “avamposto militare” dell'imperialismo Usa allo stesso modo in cui in Italia siamo occupati da 113 basi militari Usa, che secondo quel t. di c. che è Sgarbi starebbereo a difendere la “nostra libertà”, una “nostra libertà” che noi stessi non saremmo capaci di difendere. Un popolo che non sa difendere la sua libertà ha cessato di essere un popolo nel senso schmittiano del termine: un senso che Fini, parlando a vanvera di amico/nemico, non ha dato prova di comprendere.

È scaduto il tempo. Riprenderò le riflessioni ad una prossima occasione. Chiedo venia per probabili refusi ed errori di lingua che correggerà appena avrò tempo per rivedere questo mio testo estemporaneo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

vedo che hai un'alta considerazione di te: sei già a livello di Eugenio Scalfari o lo superi?
Da noi si dice: "Cala trinchetto!".
Attento a non inciampare, potresti romperti tutto.
Adri

Antonio Caracciolo ha detto...

Sei un testa di cazzo! e come vedi sono così liberale da pubblicare i tuoi insulti. Se poi tu sapessi leggere, vedresti che il testo testo è tutto calato sul fatto, non sull'io.

Scalfari? E chi è?

Impara a firmare con il tuo nome e cognome. Non sei migliore degli assassini di Verona. È questo che Fini dovrebbe dire, anziché sparare le solite “ovvietà».