mercoledì, gennaio 24, 2007

L'ineffabile Mastella e il sinistro Bocca

Solo due parole in attesa di un più ampio intervento nel contesto del mio articolo sull’Olocausto, che ha già messo in allarme qualche Alto Papavero del Partito che non c'è. Sono ancora impegnato nell'apprendere la programmazione html e nell'aggiornare i miei quattordici blogs tematici. Oltre al lavoro universitario diventa difficile mantenere il ritmo nel commentare le notizie del giorno, attività per me puramente hobbistica. E quali dunque le ultime del giorno? Ho sentito l’altro ieri dalla per me consueta rassegna stampa di Radio radicale l’incredibile trovata del ministro Mastella, che vuole mandare in galera chi per avventura si azzardasse a sostenere tesi storiografiche non autorizzate, “non corrette”. Proprio ieri in consiglio di Facoltà mi sono messo a celiare un docente di storia, mio vecchio amico. E facevo questo ragionamento:

Caro Mario, sei sempre vissuto fra i libri. Mai ti sei voluto intricare con la politica. Hai sempre condotto vita riservata ed umbratile. Non hai mai fatto del male ad una mosca, che io sappia. Sei però studioso assolutamente onesto nel tuo lavoro. Mastella non lo sa, ma il lavoro di ricerca significa che non si devono ripetere cose da altri dette, ma se mai si deve poter verificare se corrisponde al vero ciò che altri hanno detto su un determinato tema oppure arare campi del tutto nuovi, dove è più facile farsi un nome. Diversamente noi non possiamo fare il nostro mestiere ed è perfettamente inutile che i nostri politici ignoranti e truffaldini parlino di ricerca se di ricerca non se ne può fare ovvero se sono gli altri (il papa, Mastella, ecc.) a dirci che cosa dobbiamo ricercare e che cosa dobbiamo scoprire… a quali conclusioni è lecito arrivare. Normalmente, un ricercatore che sia tale non parte prevenuto e non conosce già quello che si deve scoprire con un faticoso lavoro di cui non vi è certezza. Adesso l’unica certezza è la galera! Una classe politica (da destra a sinistra) certamente più corrotta di quanto non sia stata quella del regime fascista, dopo aver consegnato ai giudici le leve della politica, gli consegna ora anche i crismi della cultura storica e filosofica. Nessuno può avere minima certezza di cosa sia il diritto, trasformato in strumento per tendere insidie. Faticando a cercare una ratio, è da credere che il presentatore della legge non abbia fatto nulla per nulla. Certamente ha risposto ad una richieste di precisi settori ed è probabile che con l'indulto si siano volute svuotare le carcere per fare posto agli oppositori del regime. Non mi stupirei se l'operazione rientrasse in un nuovo piano di guerra contro il Medio Oriente.

Arrivo a capire ed ammettere che se deliberatamente getto un vaso su qualcuno che passa sotto la mia finesta, io di ciò debba rispondere penalmente. Ma se mi decido a scrivere un libro su un argomento insolito, se mi va male mi potrà capitare che altri dicano che ho scritto delle sciocchezze o anche delle falsità che sono contraddette da documenti e controdocumenti. Ci avrò rimesso la reputazione, che nel nostro caso è un bene sommo. Non mi inviteranno a conferenze e convegni. Avrò citazioni negative da parte della comunità scientifica. Non farò carriera. Non pubblicheranno più i miei libri ed articoli. Il mio discredito sarà totale. Ma dover rischiare anche la galera (da tre a dodici anni) è cosa di inaudita barbarie! Trasecolo! Non ho parole. Di Mastella non sono mai riuscito ad avere la benché minima stima. Ogni volta che lo vedo e lo sento in televisione ne penso tutto il male possibile. Così era fino a ieri e mi chiedevo le ragioni di questa mia antipatia viscerale per il personaggio. Ma adesso quello che l’ineffabile ministro ha appena combinato mi dimostra che devo avere più fiducia nelle mie intuizioni e nei miei istinti quando si tratta di valutare e giudicare gli uomini. Non so come la cosa andrà a finire, ma lungi dall’esserne io intimorito sarà per me una ragione in più per non lasciare la politica in mano a simili individui. Per troppo tempo hanno avuto libero il campo ed è dovere di ogni onesto cittadino non lasciare che i peggiori spadroneggino la cosa pubblica attravero quelle organizzazioni paramalavitose che sono gli attuali partiti politici. Il dilemma è semplice: o guerra civile come negli anni di piombo o militanza democratica e non violenta all'interno dei partiti menzionati dalla costituzione. Mi rivolgo pubblicamente all’On. Palmieri, ministro della propaganda del mio partito, con il quale ho avuto un recente sconcerto epistolare. Non di una legge che punisce il reato di opinione avevamo bisogno, ma di una legge che attua il dettato costituzionale dell’art. 49 della costituzione, dove dice che i partiti devono avere struttura democratica. Pertanto non risparmierò le mie energie e la mia verve polemica per contrastare tutti gli avventurieri (di destra, di centro e di sinistra) che si sono impadroniti dello Stato e che ci stanno portando alla rovina pubblica e privata.

L’altro commento che avevo sentito per radio era di Giorgio Bocca, il grande eroe della resistenza, sempre voglioso di continuare la gloriosa resistenza che ci ha ridato la Libertà. Mi è parso di capire che lo “storico” Bocca si preoccupasse non di questioni di verità o falsità in merito alla faccenda dell’Olocausto, ma delle implicazioni politiche connesse ad una revisione critica delle vicende finali della Guerra dei Trent’Anni (1914-1945) che ha dilaniato l’Europa nel corpo e nello spirito. Credo di capire quali sono le sue preoccupazioni. A lui interessano gli equilibri politici che sono sorti per effetto della disfatta bellica. Di questi nuovi equilibri politici postbellici che hanno visto al potere un nuovo ceto politico il mito dell'Olocausto è parte integrante: a disclaimer contro gli ignoranti ora armati da Mastella uso i termini “mito” e “leggenda” nell'accezione antica del termine. Miti sono quelli greci e leggenda è la fondazione di Roma. Non mi addentro nella questione cosiddetta “negazionistica”, campo di indagine che non entra nelle mie ricerche o nei miei interessi. Ridiscutere o visitare criticamente l’Olocausto significa toccare le egemonie instauratesi nel dopoguerra. Chiamo ciò profonda disonestà intellettuale. Per quanto mi riguarda non mi definisco né negazionista né asserzionista. Ritengo che la materia debba essere lasciata alla competenza degli storici, che devono fare il loro onesto lavoro in assoluta libertà di coscienza e di pensiero senza timori di alcun genere. Ma è in facoltà di ogni cittadino poter dare tutte le valutazioni politiche che crede di poter fare. Altrimenti parole come libertà e democrazia rivelano tutta la loro ideologica e strumentale falsità: tanto più si parla di libertà e democrazia quanto meno ne esiste concretamente. Ed è esattamente questa la nostra realtà politica di regime. Un regime nuovo ha soppiantato quello vecchio, superandolo di gran lunga nell'arte della manipolazione e della menzogna. La mia tesi, per nulla originale, è dell'Olocausto sia stata fatta e continui ad essere fatta una grande strumentalizzazione, alla quale da cittadino mi oppongo nella misura in cui sono capace di formulare ed articolare le mie opinioni.

Ora però cambiano i termini del problema. Qui si attenta ai fondamenti della nostra libertà di poter pensare. Domani al Consiglio dei Ministri verrà discusso il progetto Mastella di mandare in galera innocui scrittori di libri, dopo aver svuotato le galere di ogni specie di delinquenti. Ecco la ratio dell'indulto. Nessuno di noi sarà più libero di poter liberamente pensare su temi sensibili dichiarati off limits dalla Chiesa o dal Regime. Il ministro Mastella doveva svuotare le carceri per farci entrare i docenti universitari e quanti sono così vanitosi da voler scrivere un libro su materie proibite o sono così imprudenti da esprimere pubblicamente un’opinione, pensando di avere il diritto di farlo. Per anni ci hanno detto che siamo liberi e democratici perché possiamo parlare. Adesso neppure questo è più vero ed il Regime smentisce se stesso. E che dire se dopo l’Olocausto verrà fatta una legge per la quale non si possa fare la satira del papa o magari dello stesso ministro Mastella? Passato il principio dei reati di pensiero non potremo stare neppure tranquilli nelle nostre camere da letto o nei cessi pubblici e privati. È già stato un grave errore politico istituire per legge il Giorno della Memoria. A quell'errore segue quest’altro. Ritorneremo ai roghi nelle pubbiche piazze d’Italia. Difficile immaginare che si potesse arrivare a tanta barbarie!

NEMICI DELLA LIBERTA’

Poiché si avvicina il “giorno della memoria” anche io voglio ricordare e non dimenticare fino al resto dei miei giorni quanti hanno con me una così antitetica concezione della libertà da non poter in essi riconoscere dei concittadini, ma solo dei “nemici” della mia Libertà, da cui doversi difendere e guardare con ogni mezzo lecito:

1) Giovanna Melandri:
Stupidaggini al governo del paese. Sono parole così superficiali e irresponsabili che disarmano e scoraggiano dal poter fare qualsiasi commento. Con sua grande bontà e lungimiranza Giovanna Melandri,
ministro della Gioventù, per nostra inettitudine al governo del paese, pensa che chi fa di mestiere lo storico possa sentirsi tranquillo. Il conformismo andrà ad irrobustire l’ipocrisia che secoli di cattolicesimo hanno radicato in questo disgraziato paese. Dalla soggezione risorgimentale agli Austriaci l'Italia è passata alla soggezione resistenziale agli Americani. La libertà è da noi solo chiacchiera priva di serio contenuto. Quanto agli Ebrei devono loro ben valutare se conviene loro queste leggi liberticide suscitino un nuovo e più profondo antisemitismo, che questa volta non sarà più ingiustamente discriminatorio e persecutorio verso di loro ma nascerà nell’animo di ognuno come reazione ad un intollerabile restringemento della libertà di ognuno in nome di un “mito” sempre più lontano nel tempo e dalla memoria dei viventi.

2) Quelli di “Otto e Mezzo”. Ho appena visto con non poca irritazione una trasmissione di Giuliano Ferrara sul tema del giorno, cioè il progetto di Mastella sulla penalizzazione dei pensieri “scorretti”. La trasmissione mi è riuscita irritante perché totalmente priva di contradditorio. Eccetto l’esponente ebreo Luzzatto, tutti gli altri nomi mi erano sconosciuti. Ha tenuto banco un veste di storico un certo De Sena, che confesso di non aver mai sentito prima. L’ignoranza è sempre più grande della sapienza. Sarà certamente uno storico della levatura di Tucidide, ma pur essendo io appassionato di storia non mi sono mai in lui imbattuto. Cercherò di colmare questa lacuna, ma non ho riportato una buona impressione di De Sena, il piatto forte che Giuliano ha pensato di servirci questa sera. La trasmissione mi è parsa bacchettona e ipocrita. De Sena ha dato per scontato che le tesi dei cosiddetti negazionisti sono “miserabili”, qualificazione morale che non mi pare si trovi nè in Tacito né in Tucidide, modesti scrittori di cose storiche. Ma a parte ciò, si è totalmente taciuto della questione di fondo, cioè dell'uso strumentale della storiografia olocaustica. È poi inaccettabile la pretesa di imprimere la stella di Davide su ogni parte del nostro corpo, del nostro cervello, della nostra anima. Che si debba essere in politica filoisraeliana è diventato più che un articolo di fede. Se qualcuno ha appena qualche riserva critica sulla genesi e sulla legittimità della fondazione dello Stato di Israele, apriti cielo! O meglio: aprite per lui le patrie galere! Io vedo in ciò il vero presupposto di un nuovo antisemitismo. Ma si tratta di un antisemitismo, magari nascosto e inespresso se represso dal terrore, che è prodotto dai fanatici dell'olocausto e dai fedeli della Memoria. Eccolo il nuovo terrorismo! Divieto assoluto di pensare fuori dai binari consentiti e autorizzati. Non riesco a spiegarmi questa follia di Stato se non come una preparazione mediatica ad una nuova guerra contro il Medio Oriente, questa volta l'Iran. Si vuol fare del Medio Oriente un nuovo paradiso di libertà, appunto la nostra libertà alla Mastella.

3) I rigurgiti di Giorgio Napolitano. Nel testo dell’articolo di cui al link si legge che il discorso presidenziale sarebbe piaciuto al rabbino Elio Toaff. Riporto la parte conclusiva dell’articolo apparso su Repubblica :
«Pacifici: “Il discorso di Napolitano, un passaggio storico”. Le parole di Napolitano sono piaciute a Elio Toaff. “Ha parlato con il cuore”, ha detto l’ex rabbino capo di Roma. Anche il portavoce della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, nel commentare il discorso del presidente della Repubblica sull'allarme antisionismo, lo ha definito “storico”. “Un passaggio che sotto certi aspetti - ha commentato Pacifici - non dico che azzeri le polemiche, ma che fa fare un grande passo avanti nel ristabilire giustizia e verità nei confronti della storia e di coloro che molto spesso, non sempre, usano l'antisionismo come moderno strumento di antisemitismo”».


Non mi chiamo né Elio Toaff né Riccardo Pacifici, ma solo Antonio Caracciolo e temo di non godere in questo paese dove sono nato della stessa loro libertà. Non dispongo di una seconda patria dove poter emigrare se la prima diventa inospitale e invivibile. Il discorso di Giorgio Napolitano non mi è piaciuto e lo trovo sbagliato sotto il profilo storico, politico, filosofico. Non critico il presidente perché temo di incorrere in qualche reato perseguibile. Questo mio timore è già una spia dei tempi che ci aspettano. Dovremo chiudere porte e finestre per poterci dire in famiglia e fra amici fidati quello che pensiamo o le cose in cui non crediamo. Di “storico” temo che sia la nascita di un nuovo antisemitismo, che non ha nulla a che fare con quello völkisch dei nazisti e neppure con il sionismo/antisionismo di cui parla il presidente della repubblica, ma che scaturisce come reazione ad una sorta di integralismo ebraico che permea ogni aspetto della nostra vita istituzionale e culturale. Da oggi in poi ogni incontro con un ebreo sarà improntato al timore che egli possa denunciare ad un PM l’incauto che si sia lasciato andare ad espressioni che ad libitum possano venir fatte ricadere nella fattispecie penale Mastella. Sono labili ed arbitrari i confini fra ciò che debba ritenersi mera espressione di una opinabile opinione e reato di apologia ed istigazione. È da dire che per la persona dabbene è già un grande male il fatto di doversi recare in un’Aula di Giustizia anche per sentirsi infine dichiarare innocente dopo anni di moderno supplizio giudiziario. Ragion per cui è prevedibile che ogni persona accorta si guarderà bene dall'invitare dentro le proprie mura domestiche un ebreo oppure dall'accettare in casa sua un invito a cena. Sarà pure prudente non frequentare gli stessi luoghi. A mio avviso, la fattispecie Mastella produrrà essa stessa quegli effetti che intendeva reprimere. Vorrei vedere il giudice che condannasse sulla base della fattispecie Mastella il cittadino che non voglia accettare un invito a cena di un ebreo o che non lo voglia nella sua casa come ospite. E si badi bene: non perché egli sia antisemita come potevano esserlo i nazisti, ma perché egli teme di poter essere denunciato dall'ebreo sulla base di una sua arbitraria interpretazione di ciò che al suo ospite è consentito pensare o non pensare. Proprio alcuni giorni fa mi sono trovato ad un dibattito sui tre monoteismi mediterraneo. L'esperto ebreo ha letto un testo dove spiegava l’ebraismo come netta contrapposizione di ogni forma di idolatria. Io mi sono dichiarato idolatra e mi sono identificato con la miriade di religioni antiche represse ed estirpate dai monoteismi ora alleati insieme contro il ritorno degli antichi dei. Mi chiedo e chiedo se il non apprezzamento della religiosità veterotestamentaria sia già una forma di reato prevista dalla fattispecie Mastella. Coi tempi che corrono e finchè non sarò certo di poter godere della mia libertà non credo che mi recherò ad altri siffatti incontri culturali a senso unico.


AMICI DELLA LIBERTA’

Dopo la lista dei “cattivi” è bene redigere anche una lista del "buoni", magari un poco filistei e nicodemiani, ma comunque contro l'autentica ribalderia dell'incredibile ministro di giustizia (!!!) Clemente Mastella. Nei limiti del possibile manterrò la “par condicio”, ma può darsi che i nemici della libertà siano più numerosi degli amici.

2) 200 storici contro Mastella. Il testo dell’articolo che riferisce mi piace poco, ma riferisce la notizia che «quasi 200 studiosi, storici, uomini di cultura hanno firmato un manifesto “contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica”, ma soprattutto contro il ddl Mastella. Un manifesto bipartisan, siglato tra gli altri da Marcello Flores, Simon Levis Sullam ed Enzo Traverso». Se questo è il titolo del manifesto, di cui non ho potuto ancora leggere il testo intero, mi sembra esprima una posizione timida e stupida al tempo stesso. Non mi piacciono in genere i manifesti perché le posizioni individuali di ognuno sono sempre più articolati, trasformati in una sintesi che deve essere condivisa dal più ampi numero possibile di personne diventano spesso manifesti stupidi indegni della firma di ognuno singolarmente preso. Il manifesto è stupido perché concorda preventivamente con quella verità di stato che si dice di non poter ammettere. Probabilmente parte dei firmatari (non conosco ancora tutti i nomi) ha contribuito negli anni al clima di intolleranza culturale che adesso minaccia loro stessi. Ci vuole poco a scrivere una frase per la quale un pm che si ritiene persona di cultura interpreta come una prova di reato. Poiché gli stupidi sono numerosi, viene loro dato un grande potere. E poiché un buon numero di studiosi firmatari affida la loro fama di studiosi più alla quantitò che non alla qualità di ciò che scrivono, ogni parola di troppo aumenta per loro il rischio. Le parole sul “martirio” sono autentiche stupidate. L’unica posizione ammissibile è un sonoro NO ad ogni limitazione della libertà di pensiero e di opinione nonché alla sua pubblica manifestazione. Si commette reato compiendo degli atti (omicidio, furto, stupro, anche insulti oltraggiosi e personali tipo “figlio di…” “tua madre…”, e simili, o sostenendo falsità sulle persone in quanto individui), ma non si può essere sindacati per un’opinione su Nerone e sugli spettacoli nel Colosseo fino ad arrivare all’Olocausto, il cui senso fatico tuttora a comprendere. In questo modo si tutela la libertà di ogni cittadino, non di una ristretta categoria di lavoratori della penna.

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