venerdì, gennaio 19, 2007

Sulla questione delle coppie di fatto e sulla base americana di Vicenza

Non mi piace intervenire sulla questione delle coppie di fatto e richiederebbe una distinta trattazione la questione vicentina. Ma in fondo fare politica significa avere opinioni sui problemi del giorno, anche quando non sono posti da noi stessi ma da altri. L’opinione si può esprimere in vari modi ed avendo ognuno di noi a disposizione strumenti più e meno efficaci o di nessuna efficacia. Il papa si affaccia alla finestra e parla non tanto a quelli che si trovano sotto le sue finestre quanto ai media televisivi italiani che ce ne riportano puntualmente le parole, affliggendo anche quanti del papa, che parla senza avere la responsabilità di ciò che gli altri dovrebbero fare, ne hanno abbastanza e non vorrebbero sentire più neppure una parola. Al papa si aggiungono i politici che rilasciano dichiarazioni al telegiornale. Esiste poi il parlamento. E così via. Fuori dell'ufficialità esiste ancora come estrema possibilità la manifestazione dei cittadini esasperati che scendono in piazza. Ma sempre un’opinione vale politicamente in quanto sia pubblicamente espressa e riscuota consenso o dissenso. Chi riesce a pensare in modo più chiaro rende un servizio a chi pensa la stessa cosa in modo confuso e non riesce a vederci chiaro con le sue sole forze intellettuali. Il problema della comunicazione, ossia di chi comunica a chi, merita attenta riflessione perché è un problema di somma importanza.

Io ho questo modesto strumento di espressione e mi sento come il papa se trovo in rete Quattro persone che mi leggono. Ne ho il massimo rispetto e cerco di essere rigoroso in ciò che scrivo e di cui mi assumo la responsabilità. Ho assistito ieri sera ad una parte della trasmissione di Porta a Porta sulle coppie di fatto. Era presente il solito Rocco Buttiglione, mia vecchia conoscenza che su questi temi non può mai mancare. E sto pensando soprattutto a lui in questa mia rapida annotazione, dove non mi preoccupo minimamente se le mie parole sono o non sono in sintonia con quello che dicono i leaders di opposizione o di maggioranza, per non parlare poi dei chierichetti di Ragionpolitica.it, miei “nemici” interni di partito, per i quali ho in serbo un’apposita campagna di contestazione.

La questione delle coppie di fatto è agitata da uno spettro: la figura dell’omosessuale. Il problema può essere qui ricondotto ad un dilemma fondamentale. Chiedo scusa a quanti sono sensibili su questo argomento se mi esprimo, per amor di sintesi, in termini brutali. Cosa ne facciamo di un omosessuale? Lo impicchiamo? Mi riferivano di un mio amico tedesco, morto da una diecina d'anni, circa le sue vedute semiserie al riguardo: per gli omosessuali bisognava applicare la pena di morte, una Todesstrafe. Ad un comune amico, noto omosessuale, che gli chiedeva se almeno per lui si potesse fare un’eccezione, G. K. rispondeva: Keine Ausnahme! Nessuna eccezione! Insomma, il dilemma politico ha una storia più che millenaria. Se si considera la condizione dell'omosessuale come in sé peccaminosa o comunque di minore dignità, allora è conseguenziale una legislazione discriminatoria fino alla più logica delle conseguenze: la pena di morte o il forno crematorio. Se ne avessi il tempo e la voglia, ma non ho né l’uno né l’altra, sarebbe interessante ripercorrere la storia dell’omosessualità da tremila anni a questa parte insieme con la posizione e la responsabilità della chiesa. Se non erro, la pena di morte è stata comminata in modo regolare nel tempo e in determinati contesti.

Se viceversa si ammette che gli omosessuali non devono essere impiccati o messi a morte, ma hanno pari dignità a quella degli altri cittadini, ai quali devono essere perfettamente equiparati e dai quali non possono essere discriminati, allora gli omosessuali diventano soggetti che del tutto legittimamente reclamano diritti inerenti alla loro condizione. Non essendo io un omosessuale non ho cognizione di quali possano essere questi diritti e non ritengo di dovermi particolarmente erudire in materia. È compito di chi reclama un diritto specificarne i contenuti. Gli altri in quanto non vengano lesi o non siano controinteressati devono porsi in atteggiamento di rispettoso ascolto. E sfioro qui appena un altro aspetto della questione. Non credo che nulla sia tolto all'istituto del matrimonio o della famiglia nella loro attuale disciplina storica. Considero questi istituti alla stregua di forme storiche transeunti, che hanno avuto ed avranno discipline diverse a seconda delle trasformazioni delle società in cui si trovano. Se non ricordo male – non avendo la voglia di ritrovare il brano testuale – Kant definiva il matrimonio non già un sacramento come vorrebbe Buttiglione su mandato vaticano, ma un contratto per l'uso reciproco degli organi genitali. E del resto anche per la chiesa è nullo un matrimonio che non sia finalizzato alla produzione di prole. Il buon Buttiglione, pensandola come la pensa, pretendeva di avere incarichi di governo europeo per amministrare con misericordia i peccatori omosessuali. La storia della penosa vicenda ce la ricordiamo ancora. Ciò che credo è che qui non si tratta né di matrimonio nè di famiglia, ma di un potere occulto che si cela dietro questi istituti e che vi prospera sopra. Ma è anche comprensibile che da questo potere occulto le richieste di diversa disciplina di tutte le posizioni racchiuse sotto la dizione “coppie di fatto” venga avvertita come una minaccia nella misura in cui si riconosca un'eguale dignità a situazioni giuridiche diverse da quelle inquadrate negli istituti tradizionali. Non si toglie all'uno per dare all'altro, ma si riconosce qualcosa ad un altro di cui fino a ieri non si ammetteva neppure che avesse diritto ad esistere.

Più breve sono su Vicenza. Poco mi importa del filoamericanismo del cavalier Berlusconi, che continuerò a votare a preferenza di altri finché si presenterà alle elezioni. La base americana a Vicenza o altrove significa per me una base di occupazione militare che ha le sue radici nella debellatio del 1945. Per me gli americani non sono ne alleati né liberatori, ma i nemici che ci hanno vinto e che mantengono le posizioni conquistate con la guerra. La retorica sulla liberazione e quanto altro è per me soltanto retorica. Naturalmente, dalla caduta dei regimi europei ante 1945 si è avvantaggiata un nuovo ceto politico che è prono ai suoi padroni, che lasciano loro una libertà vigilata e limitata. Lo stesso scenario lo si ripete in questi giorni in Iraq, dove un governo fantoccio vuol farci credere di essere libera espressione sovrana di un popolo che neppure esiste. Guarda caso da Vicenza partono i militari che vanno a “liberare” il Medio Oriente. Detto ciò, non intendo fare professione di antiamericanismo, ma intendo semplicemente dire che si possono avere relazione pacifiche con gli USA solo dopo che l'ultimo soldato americano avrà lasciato il suolo europeo. E la nostra difesa? Dobbiamo essere in grado di pensarci da soli.

1 commento:

dr. mabuse ha detto...

A proposito della "disciplina" della omosessualità, la ricerca storica di Foucault ricostrui (purtroppo abbiamo a disposizione soltanto i primi tre volumi e non il quarto sulla "carne" regolata dagli istituti religiosi monacali, poichè è morto prima di completarlo, o meglio ancora di rivederlo), le relazioni tra uomini e donne e tra uomini e uomini e la definizione della sessualità, del corpo desiderante, della disciplina di sè e del suo rapporto con l'altro su un campo pure piu ampio, sociale, visto il contesto greco e romano dello studio. Cio che ne risulta è la sostanziale modificazione che avviene nella percezione, e vale a dire della visibilità (stesso discorso di Sorvegliare e punire) delle relazioni omosessuali: prima, tra greci e romani, v'era l'amicizia "virile", che poi è stata disgregata dalle istituzioni politiche-religiose cristiane. Cio ha comportato l'assenza di uno spazio intimo che comprendeva, oltre alla amicizia, una serie di rapporti sessuali (e di formazione educativa, è chiaro), e la visibilità dei rapporti, con l'individualizzazione del sè (nel modello monacale, confessionale, del soggetto ricorsivo, espiante in sè, piu che essere sociale), ha portato e ad una disgregazione di questo spazio autonomo e di un giudizio collettivo improntato su schemi morali, e non piu etici, inquisitori e non piu relazionali, di controllo esteriore, più che di costituzione del sè in rapporto costruttivo e costitutivo con l'altro. E' cio che accade ancora oggi; e se da un lato comprendo e trovo assolutamente giusta la richiesta di diritti omologhi per le coppie omosessuali, ben al di qua del matrimonio, mi sorprende parimenti questa forte ricerca del contratto, appunto tanto cattolica, tanto borghese, tanto "produttrice di ordine burocratico", che in fondo non porta che all'ennesimo annullamento delle (positive) diversità, analogamente a quelle etniche, culturali, religiose. E nello stesso tempo mi sconvolge le resistenza all'avvicinamento a questo ordine burocratico per gli omosessuali, da parte delle destre e dei conservatori per cosi dire borghesi in generale (premesso che i piu borghesi, consumisti che conosco son gli omoessuali, appunto). L'ordine imposto dal tragitto moderno (cattolicesimo, Kant/Hegel, totalitarismi, democrazia borghese) è sempre stato quello del contratto, della parola (Freud, la psicanalisi), piu che della pratica, e vale a dire l'etica nella pratica.

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Per cio che concerne le basi americane, nel mio ultimo post, riguardante Andreotti e i "negazionisti storici" del giornalisto e della Storia italiana, ho trovato su Wikipedia (semplice semplice) una piccola informazione assai interessante:
http://dottormabuse.blogspot.com/2007/01/gli-imbecilli-patentati-andreotti-la.html