venerdì, gennaio 12, 2007

Osservatorio sui nostri leaders: 1. Antonio Tajani

Mentre ancora rifletto con me stesso sul perché dei miei duecento articoli già scritti in una testata virtuale dal titolo Fare politica in Forza Italia, e quindi continuo il lavoro accennato in un’ apposita Nota, sorge in me l'idea editoriale di una nuova serie di articoli, di cui è bene dare una breve introduzione. Un esempio di ciò che ho in mente i miei Quattro Lettori possono vederlo nel post su Pietro Fuda, scritto sull'onda emotiva del famigerato Comma 1346, ma ora si tratta di qualcosa di più perfezionato e sistematico. I lettori di internet sono spesso disattenti e casuali. Arrivano dai motori di ricerca e si fermano pochi secondi o minuti nel testo restituito dal motore. Ciò non toglie che occorra dare le giuste chiavi di lettura a chi intenda fermarsi sul sito e farne un suo “preferito”. Cercando di essere il più breve possibile indico per i più esperti il titolo dei capitoli per una esaustiva premessa: teoria delle élits, dottrina dell'eguaglianza/ineguaglianza fra gli uomini, teoria della democrazia e della rappresentanza politica, l'art. 49 della costituzione italiana, natura e funzione dei partiti politici. Abbastanza per un libro. Traduco in vernacolo dicendo che i nostri rappresentanti non possono pensare di averla fatta franca una volta che ci abbiano gabellato ottenendo un voto che noi tutti siamo costretti a dare, insieme con dei soldi che vengono prelevati su ogni nominativo segnato nelle Liste elettorali. Per mia esperienza, la sostanza umana e morale di quanti vivono di politica non è superiore a quella della media dei cittadini. Direi più bassa essendo essi più esercitati nella scaltrezza e nel calcolo. In genere, passato il gioco carnevalesco degli inganni elettorali, i politici eletti si sentono tranquilli per tutta la durata del loro mandato e si dimenticano subito degli elettori, che hanno per loro una qualche considerazione finché restano “clienti” e fedeli servitori o tirapiedi. Qui ci sarebbe da fare il discorso del divieto del mandato imperativo, ma non si tratta ora di questo. Il mio discorso mira ad un controllo dell'eletto basato sul giudizio politico, cioè espresso pubblicamente, sul loro operato in quanto rappresentanti. Nel mio Osservatorio non interessa affatto la vita privata del singolo deputato, ma la sua funzione pubblica in quanto dalle sue decisioni, anche consistenti in una semplice firma chiesta e concessa senza neppure cognizione di causa, dipendono spesso l'intera esistenza di molti cittadini (questioni etiche come quella di Welbi, questioni professionali in materia di università e ricerca, ecc.). Le fonti del mio Osservatorio saranno principalmente quelle offerte dalla stampa online, che sarà da me raccolta in modo ordinato e letta in chiave critica. Cercherò nei limiti del possibile di controllare i miei umori per tenermi in una trattazione lucida e oggettivamente argomentata. Se mai gli Osservati, leggeranno le mie note, dico loro che devono rassegnarsi ad essere giudicati, poiché hanno scelto loro la vita pubblica, ottenendo vantaggi dalle loro cariche che la stragrande maggioranza dei cittadini neppure riesce a sognare. Non fanno il loro lavoro gratis o per spirito di missione, ma per pura ambizione e per trarne tutti i vantaggi personali possibili. Alle loro chiacchiere altruistiche rispondo con il motto di un mio compaesano filosofo che nel settecento a quanti dicevano di esseri servitori della legge ricordava che vi è una bella differenza fra il servire comandando e ottenendo tutti i vantaggi del potere ed il servire per non poter far altro che ubbidire e pagare i tributi.

Perché incomincio con Antonio Tajani? Lo spiego fra poco. Per adesso avverto che in questo “post” o meglio articolo raccoglierò tutto ciò che riguarda il tema, che inizia con la data di oggi, ma che verrà aggiornato ogni volta che se ne presenterà l'occasione o ne avrò io il tempo. Tecnicamente, non vi sono limiti di spazio. Per chi legge è come se dovesse scorrere un papiro. Per il lettore che ha fretta o vuole la brevità io non posso fare nulla. Se non è interessato, può andare altrove. A me basta perfino un solo lettore, cioè io stesso se considero questi miei testi una sorta di diario personale dove però ognun altro che lo voglia possa ficcare il naso. Da giovane usavo tenere un diario. Poi mi sono stancato ed ho smesso. Questa idea del diario sta ora ritornando, ma in un contesto e con finalità del tutto diverse da allora. È anche questo un modo per dire ai miei immancabili detrattori (magari gli amici politici di Tajani) che per me in un certo senso è come se non esistessero. Non sono loro i miei interlocutori. Lo è innanzitutto lo specchio della mia coscienza. Chi lo desidera può specchiarsi insieme con me nello stesso specchio, ma deve saperlo fare. Pertanto gli eventuali commenti saranno filtrati e non mi sentirò obbligato a pubblicarli se non li trovo pertinenti. Chi vuole può sempre scrivermi in privato e dire quello che vuole, ma la pubblicazione di un testo che teoricamente e praticamente tutti possono leggere è un'altra cosa ed implica un'assunzione di responsabilità, alla quale io stesso so di non potermi sottrarre.

(segue)

1 commento:

dr. mabuse ha detto...

Sul "controllo" di nostri pseudo-rappresentanti e alcune possibili soluzioni in merito, ho recentemente pubblicato questo post nel mio blog:

http://dottormabuse.blogspot.com/2006/12/il-decalogo-ri-costituente_20.html