domenica, aprile 13, 2008

A carte scoperte

Versione 1.1

Speravo vivamente di non trovare il mio certificato elettorale per non andare a votare, adducendo una ragione oggettiva. Ero poi uscito per fare un giro in bicicletta lungo la riva del Tevere, ma il servizio biciclette oggi ha chiuso prima del consueto. Sono così entrato al ritorno nella scuola dove sono iscritto per il voto. Sono entrato per leggere la lista dei candidati. Alcune sorprese. La prima mi è stata data dal nome di Ferdinando Adornato al n. 4 della Lista Casini. Con Adornato avevo avuto un diverbio pubblico, quando era in FI ed era a capo della Fondazione Liberal. Ci rimasi male per non aver avuto la parola, pur essendomi iscritto e dichiarando la mia qualifica di Coordinatore provinciale dei Clubs di RC. Non so se vi sia stato disguido, ma il fatto è stato grave. Di Adornato non avevo poi apprezzato i discorsi nel periodo in cui avrebbe dovuto costruirsi il partito unico e lui sembrava esser stato indicato come il teorico di tutta l'operazione. Avevo già notato in queste occasioni un cedimento clericale con sacrificio dei principi di laicità dello Stato. Vederlo ora nella lista di Casini offre una conferma ai miei sospetti e sono quanto mai lieto di non ritrovarmelo nelle liste del Popolo delle Libertà e dover combattere anche con lui.

Purtroppo, leggendo in elenco i nomi proprosti al mio voto nelle liste a scalare del Popolo delle Libertà sia alla Camera sia al Senato non ne trovo nell'ordine nessuno di mio gradimento. Posso io votare Pera al n. 1 e Gasparri al n. 2? Uno più... dell'altro! Mai e poi mai! Stesso discorso per la Camera, dove a Fini non posso perdonare di aver messo in lista la Nirenstein ed a Cicchitto le sue esternazioni sioniste. Quindi né alla Camera né al Senato voterò per il partito di cui resto iscritto. Diverso per il Comune di Roma, dove ho riferimenti di fiducia nei fratelli De Luca, mentre ho scarsa fiducia in Alemanno, un ragazzo cresciuto senza esser maturato.

Ho trovato al numero 3 della lista dei Liberali il mio amico Klitsche de la Grange. Non so se sarà eletto. Credo di no, ma in ogni caso non voglio fargli mancare il mio voto quale attestazione di fiducia. Per il Senato ho trovato al n. 1 il nome di Fernando Rossi, che ho imparato a conoscere a proposito di una comune battaglia per Gaza. A lui andrà il mio voto, a prescindere che venga eletto o meno. Dichiaro pubblicalmente quale sarà domani il mio voto. Ma dichiaro anche che ciò non significa un mio dissociarmi dal Popolo delle Libertà. Ho già distinti fra i diversi ruoli di cittadino, elettore e militante di partito. Mi auguro – e mi batterò per questo – che all'interno del Popolo delle libertà possa svilpparsi un vero, libero e democratico interno nel quale le candidature non siano calate dall'alto, ma siano il risultato di una profonda discussione interna nella quale si produce quella formazione della politica nazionale prevista dall'art. 49 della costituzione.

Se qualcuno all'interno del partito vorrà contestarmi le mie decisioni e la mia dichiarazione pubblica, faccia pure. Sono pronto al dibattito ed anche a lasciare il partito, se lo Statuto lo prevedesse. Ma se così fosse sarebbe chiaramente uno statuto antidemocratico in palese contrasto con l’art. 49 della costituzione.

Così parlo, prima del voto, e pubblicamente. In pratica distribuisco il mio voto in modo diverso alla Camera, al Senato, al Comune. Esempio concreto di pluralismo politico e di relativismo etico... Fatto! Avevo sbagliato a votare nella scheda del Municipio, mettendo il nome di un candidato alla Provincia. Mi sono fatto ridare la scheda e questa volta ho votato secondo le intenzioni. La scheda da me sbagliata è stata annullata con una mia scritta, ma anche con un timbro. Ho avuto a disposizione cinque schede per cinque diverse votazioni: Camera, Senato, Provincia di Roma, Comune di Roma, Municipio di Residenza. Ho votato per il “Popolo delle Libertà” solo alla Provincia, al Comune e al Municipio. Per il Senato e la Camera erano troppo indigesti i nomi a me proposti da chi ha formato le liste. In fondo, è come una nemesi: si è tolto agli elettori il voto di preferenza, ma volendo i singoli elettori possono votare lo stesso i nomi a prescindere dal simbolo in cui si trovano. Speriamo che la riforma elettorale cambi questo stato di cose. Altrimenti, potrà essere auspicabile un totale rimescolamento delle carte, dove ognuno si potrà regolare a seconda dei nomi e del loro numero ordinale in Lista quale sarà possibile leggere negli elenchi affissi nella propria sezione elettorale.

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