venerdì, gennaio 20, 2006

Chi ha e chi non ha

La polemica che si sta sviluppando sui diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto è viziata da equivoci ed ipocrisie. Premetto che non sono un omosessuale e la questione non mi coinvolge personalmente. Osservo però come i settori di osservanza ecclesiastica si sentano minacciati e passino alla controffensiva. Vedono – a loro dire – sminuito l'istituto del matrimonio e della famiglia fondata sul matrimonio. In realtà, si tratta di altro. Infatti, non viene tolto nulla a quanti sono esistenzialmente inquadrati nell'istituto tradizionale del matrimonio, religioso o civile. Si discute soltanto se si debbano concedere forme giuridiche di organizzazione a quanti le chiedono vivendo fuori degli istituti tradizionali. Il matrimonio e la famiglia sono a loro volta istituti storici, che hanno cioè avuto una loro origine ed una loro evoluzione nel corso del tempo e con il mutare della società. Non sono istituti eterni, perfetti ed immutabili. Anzi possono prestarsi a riflessioni critiche di non poco conto. La famiglia è il luogo dove si accumula la ricchezza ed è potenzialmente fonte di ogni ineguaglianza, considerando le diverse condizioni di partenza per chi si trova a nascere in una famiglia ricca o povera. L'abolizione della famiglia feudale e la creazione della famiglia borghese non ha migliorato granché la condizione degli individui. Inoltre, la filiazione numerosa è stata per qualche tempo intesa come una forma di assicurazione per la vecchiaia. Ha funzionato anche come peprpetuazione dei ruoli sociali, producendo servi per i padroni, operai per le fabbriche, soldati per gli eserciti, preti e monaci per la chiesa e i conventi. Ma ora i vecchi sono sempre più abbandonati dai figli e sono relegati negli ospizi. Al tempo stesso i figli (già in forma embrionale, a parere di taluni) diventano una fonte inesauribile di diritti ed obbligazioni a fronte di nessun dovere verso i genitori. Insomma, vi sarebbe molto da dire sulla realtà dei nostri giorni se su questa materia non vi fosse molta ipocrisia ed un velo di filisteismo.


Nel nostro caso nessuno vuole toccare matrimonio e famiglia: non si toglie nulla. Questi istituti ci sono e continuano ad esserci e se ne avvalgono quanti ritengono di farlo. Sono ancora molto solidi. Il problema è se si devono chiudere gli occhi davanti a fenomeni esistenziali nuovi. La tendenza dei padroni della politica è di discriminarli e criminalizzarli, sentendoli forse per la loro stessa esistenza come una contestazione critica ai modelli tradizionali della vita sociale. I politici hanno paura del nuovo e si arroccano sull'antico. Ma cosa significa propriamente che la società è fondata sulla famiglia? Si vuole tornare alla tassa sul celibato? Si vuole indicare al pubblico disprezzo le convivenze di fatto o in ogni caso dare loro una minore dignità? E se uno resta solo, dopo essere nato da un uomo ed una donna, e figli e parenti di lui non si curano? Ognuno sa quanto il fenomeno è diffuso. Si vuole precludere la ricerca di nuove forme di esistenza e nuovi modelli di felicità?

Funzione della politica dovrebbe essere quella di saper riconoscere le situazioni nuove, per regolamentarle e trarne il massimo di utile sociale complessivo. Questo non avviene perché i partiti politici – da destra a sinistra – hanno perso il contatto con la società, se mai lo hanno avuto. Guardano con invidia al modello organizzativo della chiesa cattolica ed al suo controllo sugli affiliati. Da Mussolini in poi vorrebbero imitarlo, non ci riescono e scendono a patti. Pensano che basti contrattare con la gerarchia ecclesiastica, che si erge a vindice del modo di vivere di ognuno. In Italia abbiamo avuto tre grandi sistemi di inquadramento della società: cattolicesimo, fascismo, comunismo. Spazi di libertà si sono creati quando è esistita una certa conflittualità e concorrenza fra queste forme di organizzazione della società. Il liberalismo, da Bruno e Galilei, non ha mai avuto forza propria in Italia. Quando però fascismo, cattolicesimo e comunismo (o post-comunismo) si accordano, gli spazi di libertà dei singoli scompaiono del tutto.

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