sabato, gennaio 14, 2006

Vinceremo! Dolce musica...

Ricevo dalla burocrazia di partito:
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Non siamo ancora entrati nel vivo della campagna elettorale e i sondaggi ci vedono quasi alla pari con l’Unione. Tutto questo predispone all’ottimismo Silvio Berlusconi "sicuro di vincere con ampio margine" (http://www.forza-italia.it/notizie/pol_7486.htm ) le elezioni del 9 aprile.
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Non mi piace questo modo calcistico di esprimersi. Quel che è certo è che io non vincerò nulla, come mai ho vinto o perso nulla ogni volta che sono andato a votare (non sempre allo stesso modo). A me non sono mai seguiti vantaggi personali dall'esito delle elezioni e quindi non capisco proprio cosa ci sia da vincere o da perdere quando rischiamo tutti di andare alla malora. Se poi qualcuno deve vincere, ciò significa che perde qualcun altro. Chi? il 49 per cento degli italiani che votano dall'altra parte? La cosa non mi fa stare allegro!

Ad ogni tornata le elezioni diventano sempre più una presa in giro degli elettori e sempre più si rivelano come un fatto privo di qualsiasi nesso di casualità fra nebulose speranze o enigmatiche promesse ed esiti conseguiti. Non nego che ristrette frange legate agli apparati possano conseguire vantaggi o perdite, ma di certo non la totalità degli elettori che si trovano spesso fra le mani un pezzo di carta di cui non sanno quale uso fare e che in ogni caso costa loro assai caro. Mi è perfino capitato di trovarmi deputati da me votati che facevano esattamente il contrario di quanto mi sarei lecitamente aspettato da loro (in tema di università o di laicità dello Stato). Potrei anche fare i loro nomi e narrare episodi divertenti, ma mi sembra di cattivo gusto personalizzare. Conosco la favoletta del divieto di mandato imperativo. Ma quando i nostri deputati non conseguono vantaggi personali (illeciti) dal modo in cui votano le leggi, dovrebbero almeno spiegare a chi li ha eletti la loro sapienza di legislatori. Ciò presuppone un'organizzazione democratica dei partiti che non esiste da nessuna parte. Chi volete poi che chieda per davvero loro conto? Si dice che l'elettore può punire il deputato non votandolo al prossimo mandato. Intanto, con il primo mandato, il deputato ha guadagnato in danaro e vantaggi quanto il normale elettore non guadagna in una intera vita di lavoro. Ha perfino diritto alla pensione, dopo pochi anni di rappresentanza. Poi non esistono strumenti con i quali l'elettore possa seguire e giudicare l'operato dell'eletto. Il "collegio blindato" esprime poi il massimo grado di ottundimento al quale si è potuto ridurre una vasta frangia di elettorato: l'ideologia calcistica ne è lo strumento. Non per nulla il calcio è uno sport tanto popolare. In pratica il controllo democratico non esiste e le elezioni sono una sorta di gioco del lotto (pure assai popolare), dove però a vincere è solo il sorteggiato e non chi ha giocato i numeri.

Stando così le cose l'astensione è una forma di intelligenza politica ed una risorsa critica della democrazia. E dunque, in assenza di un vasto e approfondito dibattito in Assemblee di partito, dal quale possano emergere candidature democratiche che esprimano un mandato fiduciario, affidiamoci ad un "Iddio ce la mandi buona! Ci protegga lo stellone d'Italia." Totò, con il suo "Votantonio!", aveva visto bene ed era stato profeta del degrado della vita politica e del sistema rappresentativo. In altri momenti storici, ahimé finiti in tragedia, la gente comune ha preferito sbarazzarsi di un sistema rappresentativo che non li rappresenta e che spesso ha il sapore della beffa. Quella strada non è più percorribile. Non bisogna però perdersi d'animo, ma diventare sempre più responsabili, tenendosi informati e non firmando a nessuno cambiali in bianco. Occorre mettersi in testa che la politica non è il momento elettorale, ma la capacità di stare ogni giorno almeno un poco sulla piazza del paese per scambiarsi informazioni ed opinioni con i propri concittadini.

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