domenica, gennaio 22, 2006

Lorenzo Cesa insorge sulla storia della DC

In un lungo testa a testa con Rutelli è stato dato da Berlusconi come acquisito il fatto che le Partecipazioni Statali fossero il canale con cui la DC si autofinzanziava. Do per nota storia e cronaca, sui quali potrei dire adesso delle inesattezze. Ciò che interessa ai miei fini è la reazione odierna di Lorenzo Cesa, che sentendosi erede del cessato partito non accetta note di infamia sulla vecchia DC, interpretando le parole di Berlusconi come ammissione di quell'infamia. Intanto le note di infamie sono state scritte da giudici in sentenze pronunciate in nome del popolo italiano: Cesa dovrebbe citare quei giudici per diffamazione! Con tutte le riserve che sappiamo, qualcosa è successo e nessuno può oggi dire sensatamente che le persone coinvolte erano tutte immacolate e che si trattava di fandonie o di una caccia alle streghe. A meno che il furto e la rapina non vengano posti come stile e regola di vita per ognuno: presso alcune popolazioni rom sembra che esista questo principio del furto come base della vita sociale! Non è questa perciò un'eventualità irrealistica, considerando la diffusa mancanza di pudore e la mancanza di sdegno fra quanti accettano senza reagire ciò che vedono o di cui sanno. Le stesse cose sto sentendo (a Radio Radicale) dalla voce di un noto banchiere che si lamenta della mancanza di "sanzione reputazionale" all'interno del sistema produttivo: chi ruba e froda altri non perde la sua onorabilità e non viene espulso dal mercato. Viene forse addirittura ammirato (beninteso: non da me, che sono ancora all'antica).

Se dunque i maggiori partiti sono scomparsi ed altri si trasformano continuamente cambiando nome, ma non vizi, un motivo ci sarà pure. Bettino Craxi non si è difeso negando il fatto e gli addebiti, ma dicendo che il sistema di finanziamento incriminato era universalmente diffuso (con la sola eccezione dei Radicali) ed era praticato anche da quelli che giudici complici o hanno scientemente risparmiato o sono furbescamente sfuggiti ai loro strumenti investigativi e repressivi. Se dunque ora si vogliono ricostituire partiti che si erano sciolti psotto il peso degli scandali che li aveva travolti, giustizia vuole che sia consentito anche al partito fascista fascista di potersi ricostituire ed ai Savoia di avviare un procedimento per frode elettorale e con sentenza giudiziaria riottenere il regno perduto... Una volta ho sentito dire a proposito del referendum istituzionale del 1948: se broglio elettorale vi è stato, benedetta sia quella truffa! E dunque. se l'ipotesi fosse vera (ed il dubbio in ogni caso è sempre esistito), la nostra sarebbe una repubblica nata non dalla Resistenza, ma dalla truffa! Chi semina, raccoglie! Paradosso a parte, amnistia o no, furbizia o meno, siamo tutti in grado di avere un giudizio politico sulla nostra recente storia e di assumerci in quanto cittadini le necessarie responsabilità.

Ho visto Lorenzo Cesa in alcune pubbliche manifestazioni. Non mi sono piaciut i suoi discorsi, come in genere non mi piace l'UDC ed i suoi uomini (forse con la sola eccezione di D'Onofrio, mio collega di Facoltà, e qualcun altro). In quanto iscritto a FI mi dispiace di trovarmeli come alleati, ma non è colpa mia. A loro avrei preferito i Radicali, che sono stati cacciati dal Polo proprio dagli UDC. Non potevano stare insieme nella stessa barca, che temo stia per affondare anche grazie agli UDC, che pensano di ereditare le spoglie di Forza Italia. Ripeto alla noia che l'errore fondamentale di Berlusconi è stato quello di non aver saputo strutturare il partito, dandogli una forte base popolare ed un radicamento territoriale. I Clubs potevano essere lo strumento. Berlusconi ha preferito fidarsi di alleati che ora ad ogni occasione gli danno il calcio dell'asino e non vedono l'ora di toglierlo dal gioco, per ritornare al notabilato della prima repubblica. I revivals non hanno e non possono avere altro senso. Ma le potenzialità di Berlusconi non sono finite e non dipendono dal successo elettorale. La sua immensa ricchezza lo mette al riparo dalla ricerca della ricchezza per mezzo della politica. I suoi avversari esterni ed interni hanno tentato più volte di privarlo di quel formidabile strumento senza il quale in Italia non si canta messa. Può usare con saggezza e parsimonia lo strumento di cui dispone per formare un nuovo tipo di cittadino, consapevole dei suoi diritti, non corruttibile, non disposto a farsi abbindolare, capace di pretendere e generare un nuovo ceto politico. La strada del partito unico credo contenga questa intuizione e non a caso le resistenze e le ritrosie vengono soprattutto dagli alleati. Ma non basterebbe un partito unico fatto al vertice e non alla base.

Le agenzie di stampa riportano una replica da parte della dirigenza di FI: ""Siamo fra i primi a rispettare la storia e i valori della Dc ai cui elettori Fi deve oltre il 60% della sua consistenza elettorale". Vorrei dire pubblicamente (in questo blog consegnato alla Rete) che io mi sono iscritto a FI senza mai essere stato un DC e non mi sarei iscritto se avessi inteso FI semplicemente come un mascheramento della vecchia DC o un ritrovo di transfughi sfuggiti alle bufere giudiziarie. Per me Forza Italia è ed è tuttora un partito nuovo che consente a gente nuova un nuovo tipo di impegno politico: il discorso naturallmente è in itinere ed è ancora da vedere se prevarrà il vecchio o il nuovo. Con ciò naturalmente non intendo criminalizzare i vecchi elettori della DC, che erano tanti e fra i quali ho non pochi amici di cui ho massimo rispetto. Intendo dire che esiste qualcosa che si chiama "definitivamente trascorso", "giriamo pagina", "vita nuova" e simili. Tutta la nostra capacità politica si gioca nel saper costruire un soggetto politico nuovo, una diversa e più incisiva forma di partecipazione politica dei cittadini e degli iscritti in particolare. Guardando al passato e cercando di resuscitarlo, non si ottiene nulla di buono. Le elezioni non mi preoccupano. Si può anche perdere, ed è meglio perdere, se questo può significare un profondo ripensamento del modo di fare politica e la nascita di una nuova eticità, autenticamente laica e liberale, capace di rendere i cittadini soggetti della politica.

Pensando ad Aldo Moro, di cui sono stato studente e la cui figura in un certo senso mi perseguita, è mia convinzione che quanti oggi si dichiarano eredi della DC e si contendono il nome ed i simboli sono di gran lunga peggiori. Non ho voluto essere un DC con Moro e meno che mai penserei di esserlo con Cesa o Rotondi, ma mi duole averli come alleati. Il mio augurio è che alle chiacchere sul partito unico, alle quali ho visto partecipare con scarsa convinzione lo stesso Cesa, seguano i fatti: non che restino solo chiacchiere. In politica di chiacchiere se ne fanno tante. Si fa un gran fracasso su una cosa, poi se ne tace del tutto per cedere il posto a nuove chiacchiere. Era così per i Clubs che sembrava dovessero resuscitare e dare nuova vita a Forza Italia, com'era stato all'inizio. Poi regnò il silenzio. Vi è stata l'estate scorsa la fiammata del partito unico, le cui ambiguità mi furono subito chiare. Una di queste ambiguità si chiamava proprio Lorenzo Cesa, che sembra essere uscito dal regno delle ombre.

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