martedì, gennaio 24, 2006

Democrazia: procedura o sostanza?

(testo non definitivo ancora in elaborazione: vi ritorno sopra ogni tanto: il tema è difficile e cerco di non essere banale: abbiate pazienza! Potete però intervenire sul testo in progress). E' alquanto diffusa l'idea secondo cui la democrazia consiste nella sola procedura con cui si costituisce la rappresentanza politica. Esilarante Rutelli, che parla eufemisticamente di ricchezze e diversità culturali della sua parte politica, termini che il bravo intervistatore traduce come liti interne ancor prima della conquista del potere. La critica che faccio qui a Rutelli e Fassino vale anche per la parte politica nella quale ho scelto di militare: non sto facendo campagna elettorale. Non mi piace fare campagna elettorale e ritengo periodi frustranti quelli vedono i cittadini artificiosamente contrapposti l'un l'altro. Magari all'interno di una stessa famiglia. Il cittadino, libero di spirito e provvisto di cervello, che si chiede dove vanno a parare le chiacchiere televisive o che cosa infine ne venga a lui in tasca, non trova risposte. Chi di governi ne ha visti succedere tanti è portato ad essere fatalista ed a credere che in fondo a governarci è la Provvidenza. E' ormai diffusa la convinzione il potere venga ricercato per se stesso e per i vantaggi che possono ricavarsene. L'idea del potere come funzione, come servizio o assunzione di responsabilità pubblica è un paravento per gli ingenui.

La riforma elettorale è procedura. La si cambia continuamente e non credo che il cittadino ci capisca veramente qualcosa. La procedura e la forma è in genere in funzione di ciò che si vuole ottenere. Ma le procedure sono fatte per essere interpretate, contestate, violate. Nelle passate elezioni i Radicali, soliti guastafeste, hanno denunciato la diffusa illegalità nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste. Non potendo negare l'evidenza, i partiti hanno reagito depenalizzando l'illecito ed abolendo la raccolta stessa delle firme con la sola eccezione dei radicali, che sono invece tenuti a raccoglierle. Quanto per punirli! Procedura vuol dire possibilità di broglio e vi è perfino il sospetto che la nascita della repubblica sia dovuta ad un broglio che ha penalizzato i sostenitori della monarchia. Ai brogli ci si abitua ed in tal modo diventano essi stessi la regola, la nuova regola, ovvero la regola che viola la forma ma è riconosciuta come valida e vigente. Siamo alle radici della immoralità diffusa come fondamento di un sistema politico.

Nella storia si oppone talvolta alla democrazia della regola una democrazia della sostanza. Cosa significa? Al povero cristo che a stento riesce a sbarcare il lunario ed a combinare il pranzo con la cena può significare poco o nulla l'avere in mano una o molte e perfino moltissime schede elettorali variopinte. Può invece interessare trovare garantite condizioni normali di esistenza, che possono anche evolvere nel tempo con l'accrescimento delle esigenze. In questo caso interessa dunque la sostanza e non la forma o la procedura che le rende possibile. Se la sostanza è salva, la forma può essere imperfetta, la procedura sanata. Non sto dicendo che forma e procedura non sono importanti. Sto dicendo che una forma senza sostanza è un fanstasma, una vuota apparenza di democrazia. Hobbes esprimeva mirabilmente tutto ciò dicendo che a fondamento della democrazia è la protezione che il sovrano riesce a dare al cittadino. La relazione protezione-obbedienza è la formula per poter misura la legittimità di un governo in ogni luogo ed in ogni tempo.

La storia del XX secolo ha conosciuto i cosiddetti totalitarismi che sono finiti in tragedia. Metto subito le mani avanti: non sono un nostalgico e credo che ciò che ha fallito possa essere restaurato. Errare humanum est, diabolicum perseverare. Intendo mettere in evidenza un aspetto che ignorano quanti si crogiolano nelle varie gironate della memoria. L'esigenza da cui nacquero i regimi totalitari non erano non erano necessariamente cattive. Essi potevano ben esprimere un'esigenza di democrazia esistenziale e sostanziale che la democrazie delle regole e della procedura non è neppure in grado di concepire. La gente semplice voleva risposte e condizioni accettabili di esistenza, anche valori e cose in cui credere. Il credere in qualcosa dà in genere un senso di sicurezza e di stabilità. Sorel aveva teorizzato il mito come motore della storia. Avere consapevolezza di questa possibile genesi dei totalitarismi significa comprendere le esigenze profonde della gente comune, che possiamo chiamare popolo quando la gente si trasforma in soggetto politico. Diversamente la democrazie delle regole sganziate da ogni sostanza è soltanto una forma di oppressione non meno esecrabile dei cosiddetti totalitarismo. Il popolo intesa come unità sulla "specie e la forma dell'esistenza politica" è concetto antitetico a quello di gente che passa per la strada e che può essere smistata e fatta sfollare da un vigile.

Qui concludo perché la riflessione è pesante, tocca i massimi sistemi e non può essere svolta tutta in una sola volta. Mi colloco in un'area politica ben precisa, ma sono convinto che "è tutto da rifare". Non ho fiducia nel regime attuale dei partiti e nelle loro liturgie. Avendo ormai una certa età, non credo che si tratti di aspettare questo o quel governo, questa o quella tornata elettorale, che l'uno sia migliore dell'altro. Ai giovani che noi siano già vecchi trasmetto la percezione della necessità di rifondare in modo "sostanziale" tutti gli istituti del vivere civile. Con una limitazione importante: la nonviolenza, il rispetto dell'altro quanto più ci riesce odioso: l'altro vive in noi e muore con noi. Se ciò non accade, vuol dire che il passato non ci ha insegnato nulla e l'essere umano è una specie in via di estinzione.

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