domenica, gennaio 22, 2006

Rutelli e l'art. 49 della Costituzione

Il gran Mare della Rete mi ha restituito una bottiglia con dentro la parola “populismo” (Google Alert: http://www.margheritacassano.it/Testi/Rutelli_190106.asp), questa volta uscita dalla bocca di Rutelli. La parola è di quelle che si sentono spesso ed il cui significato è sfuggente e forma oggetto di disputa fra gli studiosi. Ha generalmente un significato negativo e deteriore. Nessuno dice di essere populista, ma insulta l’avversario tacciandolo di populismo. Già una volta ho fatto le pulci ad un noto discorso di Rutelli, nel quale prendeva posizione sulla fecondazione assistita, citando incautamente un passo di Hobbes che io presi a commentare, per dimostrare che Hobbes veniva chiamato in causa del tutto a sproposito: Hobbes sostiene che sulla base del puro diritto naturale una madre ha diritto di vita e di morte sul figlio, potendolo abbandonare e non essendo questi capace di sopravvivere senza la madre. E’ stata per me una fatica inutile e del tutto improduttiva. Non intendo ripetere quell’esperienza telematica, proseguita all’esterno in sfibranti corrispondenze telematiche con dirigenti della Margherita ed all’interno con accese prese di posizioni pubbliche contro esponenti del mio stesso partito che avevano sposato la linea vaticana (i due De Lillo e Tajani). In una campagna elettorale non vincono gli argomenti o le ragioni, ma vincono gli innumerevoli ed insondabili meccanismi di condizionamento di un popolo bue, giallo rosso turchino o violetto che sia, cioè di un elettorato che ha in mano una scheda da vendere al migliore offerente o da buttare da qualche parte. Non intendo quindi fare di nuovo le pulci al discorso di Rutelli, che può vantare ben altri interlocutori che non lo scrivente.

Traggo invece spunto, non polemico, per delle riflessioni ad uso personale, tratte da alcune parole che distacco dal testo e dal contesto dell’intervento pronunciato dal presidente della Margherita al Centro di formazione politica di Milano. Mi compiaccio di trovare citato da Rutelli l’art. 49 della Costituzione: non conosco altri politici che abbiano citato questo fondamentale articolo. Lode sia a Rutelli! E lo dico da suo modesto avversario. Ciò che si trova scritto nell’art. 49 è infatti la ragione per la quale a cinquanta lune suonate mi sono deciso ad uscire dalle angustie della vita privata per impegnarmi in politica (io in Forza Italia, non nel DS o nella vecchia sinistra per me meritevole di scomparire), vincendo la ripugnanza che la prassi politica mi ha sempre ispirato (turandomi il naso). Non ripeto qui cose che ho già detto altrove. Dico invece (proprio a Rutelli) che tutti i partiti politici esistenti sono incompatibili con quell’articolo 49 da lui incautamente, o almeno con quello che il suo tenore letterale lascia intendere: le costituzioni sono spesso bugiarde e demagogiche o populiste! Il popolo, ossia chi non ha potere, è una vittima indifesa. E’ viziato il rapporto della rappresentanza politica: tema scientifico su cui si scrivono libri astrusi che la gente comune non legge, libri che sono inutili proprio perché la gente comune non li può leggere. L’abolizione del sistema di finanziamento pubblico dei partiti significava dare ai cittadini il controllo sui partiti e dare un minimo di fondamento e di forza all’art. 49 della costituzione. Un referendum plebiscitario aveva sancito ciò. I partiti hanno ignorato la volontà dei cittadini, hanno cancellato il referendum e si sono quadruplicati i finanziamenti pubblici leciti, che si aggiungono a quelli illeciti che ogni tanto vengono allo scoperto (da destra a sinistra). Agli inizi del secolo scorso la democrazia liberalparlamentare era stata spazzata via dai cosiddetti totalitarismi, su cui oggi si rovesciano normalmente (e meritatamente) tonnellate di fango, ma senza chiedersi da quali ragioni essi erano potuti sorgere ed affermarsi ottenendo un larghissimo consenso. Oggi abbiamo tutti la consapevolezza che quella strada non può essere più percorsa, anche se grande è in molti l’insofferenza per l’attuale sistema dei partiti. Ne consegue una frustrazione politica non dico in tutti, ma almeno in un vasto strato di quanti non traggono le loro fonti materiali di sussistenza dal sistema attuale.

Una parola per Berlusconi, mio leader, ma non carismatico. Avrà i suoi limiti umani, non è un dio o un semidio! Ma lo preferisco all’altro che gli oppone, cioè a Prodi, che non riesco ad immaginare come figura autonoma. Mi sembra un uomo di paglia, prigioniero dei vecchi volponi della politica che possono congedarlo alla prima occasione. Ricordo ancora lo show televisivo con Bertinotti. Ma qui siamo nel campo dell’opinabile e non voglio contrappormi ad altri concittadini: de gustibus ne disputandum est! Ho già fatto sapere a quelli del mio partito (dove proprio ex art. 49 cost. faccio legittima opposizione interna per concorrere alla formazione della politica nazionale) che comunque vadano a finire queste elezioni io, personalmente ed individualmente, non avrò né vinto né perso nulla. La questione tocca in prima persona i professionisti (o mestieranti) della politica (Rutelli compreso). Noi cittadini, di destra e di sinistra, possiamo recitare soltanto la parte dei polli di Renzo che si beccavano tra di loro, pur essendo tutti destinati a finire arrosti. La ricchezza di Berlusconi non è stata mai per me causa di invidia. Trovo la sua ricchezza di imprenditore (con tutti gli arcana degli imprenditori) preferibile alla ricchezza di chi partendo con le “pezze al culo” ha cercato (e trovato) la sua fortuna proprio con la politica.

E qui mi fermo, lasciando aperto il discorso. Mi riservo di ritornare sul testo che trovo io stesso di lettura pesante.

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