venerdì, ottobre 20, 2006

Il ciclo di Berlusconi ed il ciclo di Buttiglione

Mentre ero in macchina ho ascoltato una notizia di cui non in questo momento l'equivalente digitale. Buttiglione avrebbe dichiarato – se ho sentito bene – che si deve ormai considerare concluso in ciclo di Berlusconi. Non sono di questo avviso, ma provo un grande disappunto per ciò che Berlusconi poteva essere e non è stato. Appunto perché fuori della politica come professione, fenomeno che ha creato un ceto di gente che con la politica ha fatto la sua fortuna e che è la vera palla al piede del sistema Italia, appunto perché fuori da tutto questo e ricco del suo, che non ritengo frutto di rapina come intendono far credere i suoi detrattori, egli avrebbe potuto dare impulso ad un profondo rinnovamento del sistema Italia. Solo lui poteva produrre una svolta autenticamente liberale. All'inizio, il suo breve idillio con i radicali aveva fatto sperare in ciò. Ci si sono messi di traverso i Buttiglione e l'armata sanfedista. Berlusconi ha creduto nel potere più forte rappresentato dalla gerarchia ecclesiastica. Non ha avuto il coraggio di mobilitare la società civile. O forse realisticamente ha valutato che con le forze in campo non avrebbe potuto farcela e che quindi doveva scendere a compromesso con i vecchi poteri.

Può essere. La partita non è ancora chiusa. E credo che Berlusconi sia sempre meglio di Buttiglione. Io penso che se fin dall'inizio il Cavaliere avesse lui rotto con i Follini e compagni avrebbe altrove guadagnato i pochi punti degli UDC, che prosperano come delle sanguisughe su un corpo altrui. La previsione non è il mio mestiere. Certo non mi riconoscono nel retropensiero di Buttiglione e farò la mia piccolissima parte se il processo di costruzione del partito unico decollerà e se ciò comportera una strutturazione democratica dell'aggregato politico oggi detto del centro destra o Casa delle Libertà, dove Libertà sta più un vessillo retorico che non una vera prassi ed una vera sostanza.

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