giovedì, ottobre 26, 2006

L'identità culturale di Rocco Buttiglione

Stavo dormicchiando con la radio accesa e sintonizzata su radio radicale che sta tuttora trasmettendo i lavori del senato. C'è della confusione. Litigano. Non so cosa sta succedendo. Sono stato svegliato dal discorso di Rocco Buttiglione nel punto in cui parlava di "identità", che naturalmente è per lui l'identità cristiana destinata a imprimersi indelebilmente nel nostro cervello. Ero stato commissario di concorso, dovendo giudicare titoli di una candidata che vertevano proprio sul concetto di identità. Si trattava però dell'identità personale, quella certificata dalle comuni carte di identità. Ho condotto la discussione sull'esistenza o meno di un'identità comunitaria, collettiva, storica, religiosa, ecc. La riflessione filosofica è qui ora la seguente. Ogni identità che si riferisce al passato o al contesto culturale è il risultato di una ricostruzione e di un'interpretazione. Ma appunto per questo è qualcosa di relativo e soggettivo. Non voglio tirare per le lunghe il discorso. Lo liquido con un esempio. Anno 1600. Giordano Bruno. Papa Clemente VIII. Clemente fece arrostire sul rogo Bruno. Dovendo scegliere un passato ed una figura con la quale identificarsi, cosa scelgo io? Io scelgo Giordano Bruno ed è come se Clemente VIII a distanza di quattro secoli avesse arrostito me. E con lui continua ad arrostirmi il buon Rocco, dopo avermi svegliato dalla mia siesta. Certo se a Rocco Buttiglione verrà concesso lo stesso potere di Clemente VIII posso aspettarmi che intitoli ogni strada d'Italia a Clemente VIII ed in questo modo mi costringerà a chiedermi – come faceva ieri sera il sen. Dell’Utri, che ad proprio ieri ad ogni ragazzo chiedeva chi fosse il personaggio a cui era intitolata la strada in cui risiedeva – chi fosse questo Clemente VIII. E siccome era un papa ed un papa è sempre papa, egli entra a far parte di diritto della mia identità. Io sono lui e le mie radici sono lui! Il gioco è fatto! Basta aumentare le intitolazioni delle strade, i monumenti, i francobolli, ecc. Così è costruita la giusta e legittima identità. Ma se ognuno si mette a studiare ed a scavare nella storia e ad interpretare i documenti può darsi che scattini meccanismi identificativi diversi da quelli certificati da Rocco Buttiglione. Ad esempio, se ritorniamo al momento dell'istituzione del cattolicesimo (cosa un poco diversa dal cristianesimo) assistiamo ad una messa fuori legge legge del cosiddetto paganesimo ed alla sua sostituzione con la nuova religione di Stato, cioè il cristianesimo nella versione cattolico-romana. Il problema è ora il seguente: perché con un egual diritto non è possibile per ognuno che abbia fatto il giusto tirocinio storico identificarsi con le antiche religioni italiche, romane, greche? Naturalemte, Rocco Buttiglione (e Mantovano e Co.) possono identificarsi e fare proprio quel passato che meglio si attaglia alla loro forma mentale e ai loro interessi elettorali, ma perché vogliono far indossare i loro abiti (che stanno bene a loro e solo a loro) all'universo mondo? Nessuno attenta alla loro identità personale, culturale, religiosa, ma abbiano loro eguale rispetto per quella degli altri, che per quanto riguarda il passato è qualcosa che ogni individuo può faticosamente ricostruire solo con una vita intensamente dedicata agli studi. Per fortuna, la vita della maggior parte dei cittadini è proiettata sul presente, dove convivono persone di sensibilità e provenienze assai diverse e disparate. Mettere le famose "radici cristiane" nelle carte costituzionali e negli statuti significa solo voler rendere obbligatorio per tutti un connotato confessionale. Ricordo ancora il buo0n Storace festante per aver portato al papa lo statuto del Lazio con su impresse le radici cristiane. In una logica conseguenziale il passo successivo sarebbe una bella legge regionale che imponga ad ognuno la messa domenicale e l'assunzione di tutti i sacramenti nei tempi liturgici prescritti. Se questa è la concezione che riusciamo ad avere della libertà nostra ed altrui, sono ben miserabile le radici in cui essa affonda!

1 commento:

Federico ha detto...

Ciao. c'ero anche io all'incontro delle Fornaci come te nelle vesti di osservatore. Non posso ahimè che condividere le tue perplessità su un certo "modus operandi" da parte dei vertici del partito. Ai ragazzi va il mio pluaso per il coraggio dell'iniziativa. Certo però quel De Lillo...sul caro Rocco scrissi un post all'indomani del suo azzardato parallelismo con Schimtt.L'influenza della Chiesa sulla nostra politica oggi credo sia sostanzialmente riconducibile ad un problema di consenso che una democrazia ti porta inevitabilmente a cercare. Certo poi c'è modo e modo...un saluto