lunedì, ottobre 30, 2006

Replica a Mauro Fabris (Udeur) in diretta radiofonica

Il parlamentare Mauro Fabris, capogruppo dell'Udeur alla Camera, in filo diretto a Radio radicale sta rispondendo ad un radioascoltare in materia d'indulto. Egli dice: ma caro Lei, guardi che l'indulto è stato votato dai due terzi del Parlamento! Ecc. Il parlamentare crede di aver dato una grande risposta, risolutiva, ma non si accorge che sta confessando una delegittimazione del parlamento che sempre meno si trova in sintonia con la volontà del paese. Nella rassegna stampa di oggi qualche governante ha perfino teorizzato che i referendum non sono una decisione diretta del popolo sovrano, ma solo uno stimolo. Non ho fatto in tempo a prendere il nome dell'Autore di questa perla. Abbiamo perfino assistito in un recente passato al 97 per cento dei parlamentari che annullava la volontà del 97 per cento degli elettori che si erano espressi in materia di finanziamento pubblico ai partiti. Abbiamo bisogno di sapere di più? La separazione fra paese reale e paese legale esiste e si mantiene fino a quando non emergono fenomeni catastrofici che scrollano dalle spalle del paese reale la bardatura legale di un ceto politico che ha interessi corporativi non diversi e non più nobili dagli interessi degli altri ceti corporativi, anche di quelli che riescono a sottrarsi ad un'imposizione fiscale che serve innanzitutto a finanziare il ceto politico, i cui servizi sono molto al di sotto del suo costo. Moralmente gli evasori fiscali non sono più esecrandi della maggior parte dei nostri parlamentari. …A proposito di barche (non possiedo manco un canotto o una gomma gonfiata a mo' di salvagente!) mi è stato spiegato da chi se ne intende che in un porto della Calabria queste barche non escono mai in mare perché un'ora di svago viene a costare troppo! Stanno lì! Non sempre i ricchi sono buoni amministratori della loro ricchezza. Dico ciò per rispondere io al posto di Fabris a qualche radiofilista che tira fuori l'argomento della ricchezza che si vede in giro e che sarebbe rivelata da segni esteriori di opulenza. Non credo che sia un grande segno di civiltà il fomentare l'invidia sociale. Da un sano punto di vista morale la ricchezza non è cosa da invidiare e la politica economica non deve essere rivolta a far piangere i ricchi ma a far sorridere i poveri, consentendo loro di diventare ricchi, se la ricchezza è per loro un modello etico da perseguire a preferenza di altri.

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