domenica, marzo 16, 2008

Donna Fiammetta Nirenstein e l’interesse nazionale

Versione 1.0

Nella presentazione delle tre donne di cui al link vedo comparire Fabrizio Cicchitto, che io avevo sospettato per la candidatura di Fiamma Nirenstein, salvo poi a sentirne attribuita la responsabilità a Fini. Può darsi che sia stato un gioco di squadra. Quanto a Fiamma Nirenstein ed al suo dichiararsi “italiana” io dubito fortemente sul suo attaccamento agli interessi italiani. La sua politica in tutti questi anni è stata di lobbing a favore di Israele e contro gli interessi italiani a relazione di pace con un mondo musulmano di un miliardo di persone, ostili ad Israele. A questo punto, come nella migliore tradizione delle campagne elettorali americane ed in attesa di smentita, pongo pubblicamente la domanda a Fiamma Nirenstein ed a chi l’ha messa in lista se corrisponde a verità che egli sia sposata (o sia stata sposata, o abbia mai avuto a che fare, o come diavolo questa voce sia potuta a me giungere), ad un colonnello o ufficiale del Mossad? E se ciò corrisponde a verità – accolgo ed aspetto volentieri una smentita su ciò che non posso verificare di persona – chiedo a Cicchitto, Fini, Rocca, Berlusconi, come ciò possa essere compatibile con gli interessi italiani.

Autorizzo chi legge questo post a riprodurre la pubblica domanda in tutte le sedi possibili.

Quanto poi al programma elettorale di facciata della nostra Fiammetta, riassunto nella formula "due popoli due stati”, è da chiedere – nel quadro dell’attuale confusione territoriali dove è arduo riconoscere i confini territoriali – quale e dove verrebbe a trovarsi il "territorio” dei palestinesi? La risposta è ovvia anche se non detta: sottoterra!

Ed inoltre, come potrebbe essere risolto il problema costituito dal fatto che di numerosi villaggi abitati da palestinesi, ne sono stati espulsi i legittimi abitanti, rasi al suolo le abitazioni, cancellatoo il nome arabo del villaggio palestinese, ripopolato di cittadini israeliani, tutti rigorosamente sopravvissuti dall’«Olocausto» nazista, quindi rimesso nella carta geografica con un altro nome? Se i palestinesi cacciati in questo modo vogliono ritornare nei loro villaggi, non si è già pronunciata donna Fiammetta, dicendo che no, non possono proprio tornare. Ed appunto: o dovranno risiedere sottoterra, o al massimo rassegnarsi a qualche riserva indiana, il cui capotribù è già stata designato nella persona di Abu Mazen, moderno Quisling, anzi nemmeno perché quello aveva almeno dignità di vero e proprio capo di stato.

Ma non sarebbe più realistico – se veramente si vuol abbondare la politica del genocidio e si vuole per davvero la pace – fondare con garanzia Onu un unico stato dove non vi siano né ebrei né musulmani né cristiani né areligiosi, ma solo cittadini di unico stato senza caratterizzazioni confessionali e razziali? Conosco la risposta: Israele è lo stato "degli ebrei"! Dunque, è uno stato razzista! No? Si!!! Ma non ne discutiamo qui oltre.

Allegato:
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Fonte: Alleanza Nazionale

News

PDL PRESENTA SOUAD SBAI, EUGENIA ROCCELLA E FIAMMA NIRENSTEIN

Souad Sbai, Eugenia Roccella e Fiamma Nirenstein - foto di Camilla Morandi"Tre storie importanti, testimonianze di vita che uniscono tre culture diverse per la rinascita della nazione". Così Andrea Ronchi presenta, in una conferenza stampa alla Camera, Fiamma Nirenstein, Eugenia Roccella e Souad Sbai, candidate del Popolo della Libertà alle prossime elezioni politiche. Un 'tridente' che il Pdl vuole portare alla Camera: la giornalista sarà candidata in Liguria, la ex portavoce del Family day si presenterà nel Lazio, mentre la rappresentante delle donne marocchine in Italia correrà in Puglia. Presenti in conferenza stampa, oltre al portavoce di An e alle tre candidate, anche il vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello.
Tre storie personali diverse, ma con in comune una forte determinazione. Non si tratta di candidature vetrine, ma di persone impegnate, ognuna nel proprio campo. Nirenstein, che vive da dieci anni in Israele si candida "per servire il paese da ebrea e da italiana". "Ho vissuto l'11 settembre prima delle Twin towers", spiega la giornalista sottolineando il clima di guerra tra Israele e palestinesi, auspicando un "vero processo di pace, basato su due popoli e due Stati". Oggi, spiega, "il tema terra in cambio di pace è obsoleto", perché i territori ceduti ai palestinesi sono diventati "rampe di lancio per i missili".
Sbai, che si batterà per gli immigrati, chiede una "maggiore integrazione", che è l'unico vero argine "al fondamentalismo".
Roccella rilancia la sua battaglia per "un tagliando alla legge 194" sull'aborto, già lanciata dalle colonne di Avvenire. Questo però non vuol dire modificare la legge, ma permettere una "revisione non a livello legislativo, ma amministrativo".

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Tento una breve ricerca in rete sul quesito posto:
Links:
1. Mossad. Il post qui sottointende il quesito da me post. Che senso avrebbe la domanda se non fosse dato per implicito il matrimonio di donna Fiammetta con un agente del Mossad?

2. Il fascismo di donna Fiammetta in una scheda di Maurizio Blondet. Estratto dal link: Fiamma Nirenstein, «La mia vita blindata per colpa degli antisemiti», Il Giornale, 10 febbraio 2008. L'incipit è una confessione ridicola: «In realtà mi aspettavo di trovarmi in lista fra Nelken e Nivarra; ci sono rimasta quasi male, dato che in fondo faccio un corso tutti gli anni all'università». La Nirenstein si sente defraudata della sua parte di vittimismo. Tanto più che - delusione -
«I professori in lista sul sito in realtà sono ebrei solo in piccola parte». E insiste a lamentarsi: «Pensavo di essere stata marchiata e messa in lista, perché quel sito antisemita che ha messo in rete una lista di professori che avrebbero inquinato l'Università italiana con la loro cospirazione giudaica, nel passato recente si è occupato anche di me come di altri amici e colleghi». Invece stavolta niente. Peccato. Perché «anche un blog, se unito a tante altre minacce, può renderti la vita amara ed essere pericoloso». Ma si consola elencando le sue benemerenze di perseguitata: «Possono costringerti, raccontando per iscritto e alla radio, che invece di una giornalista sei una colonna israeliana, a vivere protetta ormai da tanti anni, come capita a me». Pene che lei sopporta eroicamente, in quanto «l'antisemitismo di quel genere è un contrappasso ben modesto per il grande dono di un'identità democratica e umanista che l'ebraismo ti regala». Solo l'ebraismo rende democratici e umanisti. Fiamma Nirenstein era democratica e umanista quando era comunista e voleva portare l'Italia fra i satelliti dell'URSS, e intanto lavorava per Paese Sera del PCI. Rimase democratica quando si stabilì in un kibbutz, e faceva collette per i Vietcong. Sempre più umanista e democratica durante la guerra dei Sei Giorni, quando, come ha raccontato alla Jewish World Review: «Scavai trincee e imparai qualche elemento di tiro». Fino al punto che, in Israele, diventò, come dice lei stessa, «an unconcious fascist». Ma sempre con identità democratica e umanista, che solo l'ebraismo ti regala. E si stupisce allegramente di se stessa: «A very famous Israeli writer told me on the phone a couple of months ago: 'You really have become a right-winger'. What? Right winger? Me? An old feminist human rights activist, even a communist when I was young?». Di destra io? Io che sono stata femminista, attivista per i diritti umani, anche comunista da giovane? Ma poi, sì, diciamocelo, solo noi ebrei possiamo diventare fascisti legittimamente, con quella identità che solo l'ebraismo ti regala. Una intervista tutta da leggere: Fiamma Nirenstein, «How I became an unconscous fascist», Jewish World Review, 15 luglio 2003. Non stupisce che sia stata, diciamo, «allontanata» da La Stampa ed oggi scriva i suoi deliri da «unconscous fascist» su Il Giornale, diventato da tempo il giornale con licenza di delirio, dato che ci scrive Guzzanti. Forse è per questo che il suo nome non appare nella «lista nera»: come lobbysta pro-Sion, è controproducente, anzi imbarazzante.

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