venerdì, marzo 14, 2008

Il Ppe, ma cosa è?

Versione 1.0

La polemica di questi giorni sulla vicenda Ciarrapico e sulle dichiarazione del ministro degli esteri uscente anche in me come in ogni comune cittadino informato qualcosa suscitano come reazione mentale. Il problema tragica è che tutti noi “comuni cittadini” contiamo meno che zero. Un’idea esiste solo in quanto entra nei grandi circuiti comunicativi: tutto il resto, per i nostri leaders, è meno che zero. Ma se potessero sondare nel privato ogni singolo cittadino, con i suoi problemi quotidiani e con i suoi giudici sulle questioni poste, saprebbe quali sono i suoi “rigurgiti”. Potendo, ben “vomiterebbe” fuori tutto il ceto politico che ci affligge dell’estrema destra all’estrema sinistra passando per il centro sopra e sotto. Il ceto politico è tuttavia ben consapevole che comuqnue vadano le cose resterà sempre in groppa agli italiani. Per scrollarseli di dosso ci vorrebbe appunto qualcosa di simile a quel “fascismo”, di cui proprio in questi giorni si danno tanto pensiero, ma che è cosa assolutamente estranea alla maggior parte degli italiani che il fascismo non lo hanno vissuto e proprio per questo non possono sapere cosa è stata. A parlarne sono solo quelli che hanno bisogno di fare ideologia ed evocare diavoli e streghe.

Ma se il fascismo è ignoto ai più, direi che è totalmente sconosciuto il Ppe, ossia il cosiddetto partito popolare europeo, la cui incidenza pratica per il comune cittadini è uno zero assoluto. Naturalmene, il Ppe è occasione di pranzi e colazioni innumerevoli per i nostri politici, pranzi pagati con i soldi dei contribuenti. Chiamare nella polemica intorno a Ciarrapico il Ppe che non sarebbe d’accordo sulla candidatura del “fascista” Ciarrapico, mentre ignora il carattere “fascista” della nomina di tutti i candidati di tutte le liste è davvero l’ennesimo insulto all’intelligenza degli italiani. Ben fa Berlusconi a denunciare la pretestuosità della polemica: di ben altro si dovrebbe parlare! Accanto alla novella Ciarrapico si recita anche la scena del calcio dell’asino sionista. Con una volgarità estranea all’idea della diplomazia che mi ero fatta nei miei corsi universitari l’ambasciatore israeliano in carica dà per scontato il risultato elettorale: vincerà Berlusconi e D’Alema non sarà più ministro degli Esteri. Gli succederà certamente Fini. Con questi calcoli l’ambasciatore sionista si permette di insultare un ministro della Repubblica ancora in carica.

Solo per dispetto all’ambasciatore sionista mi divertirei un mondo se le elezioni andassero contro le previsioni dei sondaggi e D’Alema restasse in carica. Non voterò per il Partito democratico, mantenendo la mia militanza (con probabile astensione dal voto) nel Popolo delle Libertà (finché statutariamente possibile), ma non piangerò o mi spargerò addosso le ceneri se i risultati non fossero quelli previsti. In ogni caso, credo che né Berlusconi né Fini dimostrino di avere senso dello Stato, consentendo e tollerando che un volgare ministro che non conosce le regole della diplomazia possa offendere un ministro della Repubblica italiana.

(segue)

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