venerdì, maggio 12, 2006

Ancora sull'idea di libertà in FI e dintorni

Il concetto di libertà non ha la stessa materialità di un paio di scarpe, di una pagnotta di pane casareccio, di un panfilo di quelli che possiede Berlusconi o D'Alema suo emulo, ecc. Ma ciononostante la libertà è cosa per la quale si può morire, o perché la si cerca non avendola o perché si è puniti per averla trovata ed esercitata. Se l'allusione non è chiara nel secondo caso, si pensi a Giordano Bruno arrostito da Santa Madre Chiesa per aver sostenuto fra le altre cose l'esistenza possibile di mondi infiniti. Galilei non ha voluto essere arrostito, ma ha abiurato ciò che sapeva esser vero sul piano scientifico. Il suo gesto non è stato grave in sé, ma ha insegnato a tutti gli scienziati italiani la pratica della viltà. Nel romanzo di Brecht, se ben ricordo, ad un discepolo di Galileo si chiedeva perché lasciasse lo Stato. La risposta era: perché sono un fisico!

Forza Italia è inquinata dalla presenza di personaggi come Pera, fautore della menzione in carta costizionale delle "radici cristiane", che non può significare sensatamente altro che un ritorno alla religione di Stato da Teodosio a Mussolini. Nessuno può sensatamente negare l'esistenza del cristianesimo nella storia. Il suo ruolo è quello che risulta dalla ricerca storica finora fatta e da quella che ancora si vuol fare e certamente si farà. Quindi, se è una mera questione di fatto, tutte le chiacchiere finora sentite danno soltanto la misura della stupidità degli uomini che ci governano. Ma non si tratta di scrivere in una costituzione che quando piove le strade sono bagnate. Ciò che appunto si vuole è il riconoscimento dei cristianesimo, ovvero dei valori cosiddetti cristiani, o meglio del cattolicesimo variante del cristianesimo, come religione di stato meritevole di particolare tutela e promozione a cura ed a spese degli stati. Quand'anche fosse: e gli altri? Musulmani, anarchici, non credenti, debolmnete credenti, agnostici, ignoranti, atei, pagani, buddisti, scintoisti, feticisti, e mettini quanti ne vuoi. Tutti questi dovrebbe vivere solo in quanto "tollerati" da quella carità cristiana che ha arrostito i suoi eretici quando aveva il potere di farlo e contro cui è sorto lo Stato moderno? Non mi pare che su questo punto si sia stata adeguata riflessione pubblica, cioè una pari ripetizione mediatica delle controargementazioni opponibili ai radicisti.

Sul merito. Se mi è lecito dire la mia, ma nessuno può disconoscermi un diritto all'interpretazione della storia, ossia un diritto alla llibertà stessa di pensiero, allora sostengo in dibattito contro chiunque che dette radici non sono per nulla gloriose e sono il momento buio e decadente della storia europea. Il cristianesimo con Gesù di Nazareth sorge nel calderone del mondo ellenistico che lo aveva reso possibile. Se fosse rimasto una setta ebraica, non avrebbe avuto il successo che ha avuto. Il mondo romano è stato il veicolo necessario per la sua diffusione. Il politeismo del mondo antico appunto perché politeista consentiva la massima libertà delle fedi religiose, non perché le si tollerava da aprte di uno Stato agnostico, come sarà poi con lo Stato europeo post 1648. Il politeismo le ammetteva tutte per ché ad ognuna riconosceva pari dignità. E tutte le fedi religiose dovevano riconoscere lo Stato in quanto presupposto della loro possibilità di esistere come fatto pubblico. Dopo il 1648 lo Stato ha dovuto prendere atto di come in nome di Cristo in croce ci si scannasse di santa ragione. Perché gli uomini non si scannassero più in nome della religione lo Stato ha dovuto relegare ogni religione allo spazio privato.

Il cristianesimo divenuto cattolicesimo con Costantino e Teodosio ha esercitato una violenza inaudita e »radicale« contro tutte le fedi religiose del mondo antico. Se ragioniamo in termini di patrimonio artistico distrutto, con la sensibilità odierna dei beni culturali, vi è da piangere ed inorridire al tempo stesso. Ho letto da qualche parte, ma cercherò di saperne di più, che i poveri "pagani" (= termine ormai invalso nell'uso 'radicalcristiano' ma etimologicamente un insulto coniato dai cattolici) avevano dovuto seppellire a metri di profondità le statue dei loro dei, che adesso dopo duemila anni tornano alla luce. I cristiani, giunti al potere, non hanno avuto scrupoli di sorta ha cancellare ogni traccia del mondo migliore che li aveva preceduti, e quando ciò è parso troppo o impossibile, ne hanno alterato la forma e lo spirito. Molti templi pagani sono stati riadattati in cristiani. Ancora oggi sulla tomba dell'umile pescatore Pietro si innalzano imponenti le colonne di bronzo ricavato dal Pantheon. Per edificare il monumento sommo della loro vanità e cupidigia i pontefici romani non hano esitato a pagare il prezzo della Riforma luterana, il cui messaggio principale era fra l'altro la libera interpretazione della Bibbia e dei Vangeli.

Insomma, per chiudere qui e non allungare oltre misura la discussione, sono possibili varie obiezioni al variegato fronte dei radicisti: 1°) il passato a cui si richiamano è discutibile sul piano assiologico, a meno che non si voglia operare una nuova imposizione; 2°) quello che è stato è stato: le radici se ci sono è perché ci sono non perché qualcuno dichiara che ci siano; 3°) con egual diritto in uno Stato liberale ognuno può rivendicare il passato nel quale meglio si riconosce e dal quale vuol continuare a trarre linfa spirituale e intellettuale. Ad esempio, un grande pensatore non amato dalla Chiesa, salvo falsificazioneìi interopretative sempre possibile in ambiente gesuita, Friedrich Nietzsche sosteneva che il vertice del pensiero greco sia stato toccato da quei pensatori, da noi chiamati Presocratici e di cui ci sono giunti pochi frammenti rispetto al grande corpo degli scritti di Aristotele e Platone, che sono stati riciclati dal pensiero cristiano nello stesso modo in cui molti templi pagani sono state trasformate in chiese cristiane. Quello che proprio non serviva o era assolutamente inconciliabile, lo si »sradicava« senza »pietas« (bel concetto pagano che conosce chiunque abbia studiato a scuola l'Eneide).

L'odierna sortita del papa a proposito del matrimonio, rivolta a Napolitano presidente, è un messaggio per ricordare quell'antica alleanza fra il comunista Togliatti con gli uomini del Vaticano in assemblea costituente: l'iscrizione del patti lateranensi fascisti nella nuova costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza. Un bel pateracchio che solo con sacrificio della nostra intelligenza possiamo accettare nelle fanfare di regime. Ho detto in un altro post che forse il re era meglio dell'odierna serie carnevalesca dei presidenti. Ci era voluto il fascista Mussolini, l'»uomo della Provvidenza« per concedere al Vaticano quel che i re d'Italia in 70 anni non avevano concesso. Vi era più laicità con i re, tali per »grazia di Dio e volontà del popolo italiano« che non con i successori di Togliatti, ora insediati al Quirinale. Il cinismo in fatti di potere è lo stesso al Vaticano e al Quirinale. Un aneddotto di cui non ricordo la fonte, ma che spero di rintracciare, narra della visità in Vaticano di Vittorio Emanuele III insieme con un suo generale in occasione della firma dei Patti. Al generale che piangeva il re ricordava in Vaticano che in quel luogo (il Vaticano) il solo a crederci per davvero (intendo Vangelo e altro) era il povero generale. Se pensiamo ai tanti Borgia che sul soglio di Pietro (ma se lo immaginava il povero pescatore un soglio come quello?) si sono succeduti non è un arbitrio né vuole essere un gratuito insulto immaginare una classe sacerdotale che amministra come un potere tutto terreno un miscuglio di credenze più o meno bene assortiti.

Per chiudere con l'istituto del matrimonio il problema sarebbe in realtà un non problema in termini giuridici e politici. A chi intende regolare i suoi rapporti secondo gli istituti esistenti nulla è tolto. Non si trasformano i diritti di quanti si sono già sposati o con il solo rito religioso o solo civilmente. Niente viene precluso a quanti ancora intendono seguire questa via. Auguri e figli maschi! O femmine, se preferite. Il problema riguarda tutti gli altri che di fatto vivono fuori da questa regolamentazione e chiedono o desiderano una regolamentazione senza essere considerati dei reietti, dei reprobi di questa società che fino a poco tempo fa, o forse ancora oggi possono venire indicati dai pulpiti di campagna come pubblici peccatori. E magari venire licenziati dal posto di lavoro, se il potere clericale ha fin qui i suoi tentacoli. Se la casa della libertà avesse avuto un minimo di spirito autenticamente liberale (le parole non significano più quel che il vocabolatio dice) ed avessero fatto tacere o mandato a casa i vari Pera, Casini, Buttiglione, Mantovano, avrebbe potuto facilmente ricavare quei 24.000 voti che hanno fatto la differenza fra la vittoria e la sconfitta. I soli radicali di pannella di voti ne hanno spostati si dice un milione. Il servilismo con il Vaticano non è servito a nulla. Il messaggio odierno del papa a Napolitano testimonia che la chiesa sa cercarsi nuovi alleati, licenziando gli utili idioti che lo hanno servito fino ad ieri. E di questi personaggi (ma non sono idioti, sono peggio) già si annuncia la fuga dalla coalizione: il nome di Follini è tra questi.

Una parola ancora per chiudere la vorrei rivolgere a qualche mio commentatore "cristiano" e suppongo uomo autenticamente pio. Non ho niente personalmente contro di loro. Non sono un mangiapreti. Non sono un anticristiano. Non sono irriguardoso contro chi con autentic fede e spirito religioso si immedesima in una ben nota pratica e stile di vita. Tanto di cappello. Dico soltanto loro che una posizione politica come la mia è la più sicura garanzia di rispetto che possano avere, se si ritengo e sono uomini pii e sinceramente credenti in ciò che professano: e se non lo sono, affar loro. A me la cosa non riguarda e non li devo io giudicare e condannare per doppiezza morale. Se invece sono partigiani di un complesso di privilegi (otto per mille, e chissà quanto altro) alla chiesa cattolica, dico che è giusto se li paghino di tasca loro la domenica quando danno l'obolo richiesto (lo do anche io quando mi capita di stare a messa). Non sono nel giusto se ritengono che glieli debba pagare io. Un uomo romano ai tempi di Augusto avrebbe ben potuto concepire come possibile e lecita la credenza di una persona schiava o libera che ritenesse che un tal Gesù di Nazareth fosse un dio egli stesso e figlio di un altro dio, e magari crederci pure lui, come già credeva nel sommo Giove, in Marte, Venere, Bacco. Non vale l'opposto: il Cristiano ritiene che il suo sia il vero ed unico Dio, tutti gli altri sono dei falsi e bugiardi. La minaccia alla pace ed alla convivenza civile viene storicamente dal cristiano, non dal pagano, che non ha saputo difendersi ed è scomparso. Quando provocatoriamente mi professo io stesso un "pagano" (l'ho gridato all'on. Sodano che chiedeva in una sala affollata: »Siamo o non siamo cattolici?«), sono consapevole del fatto che faccio ridire e vengo accantonato. Ma quando esce fuori un musulmano e dice che Allah è il solo Dio e Maometto il suo profeta e mette a ferro e fuoco le città per delle stupide ed oltraggiose vignette disegnate in Danimarca, nessuno ride ed i cattolici hanno paura ed invocano la protezione dello Stato. Non si fidano della forza della lor fede. In fatto di capacità di fede i musulmani sono forse più saldi. Ebrei, Arabi, Cristiani sono tutti fedeli del Dio Unico, che ognuno ritiene sia il proprio. Non essendo più possibile come per il passato la guerra reciproca in nome del dio unico (il proprio). è commovente vedere come i capi religiosi sappiano scendere a patti. Ci si può spartire una fetta di territorio e di potere. L'importante è che non abbiano più a ritornare gli dei antichi, magari sotto forma di »relativismo« etico, politico, religioso.

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