mercoledì, maggio 31, 2006

Una democrazia per burla

Afflitto da una grave lutto, non seguo la cronaca politica da circa due settimane. Mi giungono tuttavia alle orecchie i rumori di fondo della politica: Mastella alla giustizia, una burla tutta da ridere, e simili. Non avendo io accesso alle segrete stanze ed alle eccelse anticamere il mio giudizio deve formarsi su aspetti minimi e apparentemente insignificanti della vita quotidiana, sotto gli occhi di tutti ed ai quali non si presta normalmente attenzione. Così, ad esempio, mi capita di essere dichiarato in arresto per aver scattato una foto alla cima di un monte sopra Scilla che poteva meglio vedersi dalla finestra di un corridoio dell’edificio scolastico dove si votava. Si badi bene: mi ero ben guardato dal mettere piede dentro il seggio elettorale o dal fotografare persone che ne uscivano! Avevo solo voluto fotografare la cima di un monte. Non ho opposto nessuna resistenza ai carabinieri che mi arrestavano ed iniziavano il solito rituale volto ad intimidire il malcapitato. Alla fine i due carabinieri erano costretti ad ammettere l’inesistenza di ogni più remota sussistenza di un reato. E ci siamo salutati con grandi cortesie e strette di mano. E nessun rancore da parte mia, comprendendo che sono onesti padri di famiglia che magari con qualche nota di merito alle spalle di uno sprovveduto forestiero avrebbero potuto avere qualche nota di merito ed avanzamento di carriera. La mattina dopo mi trovo in un paese vicino, a Gioia Tauro, dove anzi vengo chiamato da un militante per essere informato di cose molto gravi, a tutti note. Non posso dare dettagli perché sarebbero notizie di reato non suffragate da prove e di cui io stesso ho comprensione e conoscenza sommaria. Ed io ad esser più preciso passerei guai ben più seri di quelli in Scilla, se mi mettessi a fare impossibili precisazioni. Nessun carabiniere si è però allertato, che io sappia, su notizie di cose gravi che vengono bisbigliate di bocca in bocca. A me interessa qui porre in evidenza principi generali desunti da limitate esperienze concrete: non di entrare nel merito di un fatto specifico, del resto ancora vago.

Vado dicendo in Calabria, dove ora mi trovo, ma si potrebbe generalizzare all’intero paese, che la disgrazia principale della regione calabrese non è la famigerata ndrangheta, ma il ceto politico e amministrativo che di sigla in sigla si avvicenda nell’occupazione del potere e nelle depredazione delle risorse pubbliche, l’apparato giudiziario ed investigativo che pesa sulle spalle dei cittadini senza nessun apprezzabile corrispettivo di servizi resi e di sicurezza garantita: le cause durano tempi infiniti, i giudici non leggono con la dovuta accuratezza manco i fascicoli processuali, i reati non vengono quasi mai scoperti. Insomma, la mia tesi che non mi stancherò di illustrare con altre esemplificazioni è che la ndrangheta e tutti gli altri fenomeni malavitosi organizzati non sono la causa del degrado politito-amministrativo, ma ne sono l’effetto. Dopo lo “scandalo” Fuda – che raccoglie voti sotto il simbolo di Forza Italia e passa dall’altra parte ancor prima che sia scaduto il mandato – erano scontati gli esiti elettorali in provincia di Reggio Calabria. Il discredito della politica non poteva avere conferma più clamorosa. Nei modi della politica non ha innovato in nulla il Fuda trasformista, non innoveranno quanti gli succedono. Gli elettori si trovano in mano un pezzo di carta di cui hanno scarsa considerazione e che consegnano a chi lo estorce o paga loro meglio: nessun carabiniere ha mai saputo indagare sulla pratica generalizzata del voto di scambio e sulla sostanziale assenza dei più elementari principi della democrazia classica, che dovrebbe essere il luogo della pubblicità e della massima visibilità. Invece, nella mente di un carabiniere il voto è un atto da compiere in assoluta segretezza, in una specie di toilette, dove si entra e si esce con circospezione e segretezza.

I regimi politici si succedono nella storia. L’ultimo ha sempre il monopolio della verità e della giustizia. Verità e giustizia non sono evidenze in sé che ognuno può riconoscere, ma sono tali in quanto vengono dichiarate da chi occupa pro tempore lo scettro del potere. La speranza che non ci deve mai abbandonare è tutta nella capacità di ogni cittadino, ad incominciare dai più umili, di scoprire il senso della cosa pubblica e del bene comune, in una parola: il vecchio amor di patria, che non è espressione retorica dietro cui si trova il vuoto, ma espressione sintetica che racchiude tutta la concretezza della vita e unisce le generazioni dei padri e dei figli. Fascismo, nazismo, bolscevismo sono stati eventi della storia altamente tragici e maòedettamente seri, a loro modo sono stati grandi nella loro tragicità, ma i regimi che sono ad essi succeduti non riescono neppure a rispettare la loro stessa legalità (sante e giuste parole di Marco Pannella, la cui "protesi" politica è oggi finalmente al governo) e sono destinati ad essere abbattuti non dagli eserciti alleati, ma dal ridicolo.

1 commento:

SOYUZ1968 ha detto...

Oh si parla di Calabria, regione per cui provo un affetto "familiare".

Non credo sia un reato portare una macchina fotografica nei locali dei seggi elettorali, tranne, ovviamente, in cabina: anche le telecamere sono ammesse per filmare l'affluenza ai seggi e lo scrutinio.

Parliamo anche di "bolscevismo" al potere in Calabria. Nei pressi della citata Gioia Tauro esiste una cittadina di quasi 12 mila abitanti, Polistena, che ha avuto per 35 anni un Sindaco comunistissimo.

Ebbene, per lunghi anni Forza Italia non ha fatto altro che lanciare accuse di collusione mafiosa, anche nel Parlamento nazionale, in direzione di un efficiente sindaco che ha gestito un comune in modo egregio e modernizzatore, differenziandolo dal contesto di emarginazione e sottosviluppo: per esempio, tutti ricordiamo, agli inizi degli anni '90, che Reggio Calabria aveva l'archivio del comune ancora cartaceo consultabile con un arcaico sistema a manovella mentre Polistena era dotata di un sistema informatizzato.

Perchè, invece, Forza Italia non ritiene opportuno verificare le proprie travi, interne ed alleate, di nome Dell'Utri e Cuffaro?

Caro amico, io apprezzo certamente il Suo linguaggio e i Suoi modi, ma non posso esimermi dal giudicare le Sue conclusioni come partigiane nella mancanza di obiettività.

Condoglianze, sentite, per il Suo grave lutto.....