venerdì, maggio 12, 2006

Si apre l'epoca paolina: di Paolo Flores d'Arcais!

E' in corso mentre scrivo la trasmissione televisiva di Giovanni Ferrara. Suo ospite questa volta Paolo Flores d'Arcais insieme ad altri fra cui Di Pietro, del quale Ferrara elogia l'intelligenza e la cultura. Riconosco da lontano la voce di Paolo Flores d'Arcais. La trasmissione è sui primi cento giorni di ciò che farà il governo Prodi. Ricordo che all'inizio del governo Berlusconi proprio Paolo Flores d'Arcais organizzò al Goethe Institut in Roma un convegno sul tema del diritto naturale al quale invitò i soliti intellettuali della sinistra. Ci andai anche io, come pubblico, per miei motivi, non perché avessi aderito al programma del convegno. Il tema del diritto naturale – sul quale ho qualche competenza – veniva scomodato per andare a parare sulla illegittimità del governo Berlusconi, che aveva vinto le elezioni non per appena 24.000 mila voti, ma con un'ampia maggioranza. Uscì in quei giorni del convegno paolino un articolo di Giovanni Ferrara, dove si diceva del convegno stesso che era una prova di delegittimazione del governo Berlusconi. Questa strategia è stata costantemente seguita nel corso di tutta la legislatura. Dobbiamo dire che ha avuto successo. Bisogna riconoscere alla sinistra in queste cose una maggiore abilità del centro destra. Avendo assistito al convegno, al quale non era presente Ferrara, devo dire che Ferrara indovinò! Era con me a confermare questo giudizio di strumentalità il filosofo Antimo Negri, mio amico, scomparso da qualche anno. Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega, con la faziosità che lo distingue, intendeva fare proprio ciò: delegittimare il governo Berlusconi con strumenti teorici fasulli, con una falso in bilancio filosofico.

Il livore e lo spirito fazioso di allora l'ho risentito questa sera. Lo ha compreso anche Ferrara che ha subito lanciato una battuta sul conflitto d'interesse, costringendo il moderno Paolo non di Tarso ma d'Arcais a schermirsi. Cosa dovrà fare Prodi nei primi cento giorni? Togliere le televisioni a Berlusconi! Ed in che modo? Ho assistito anche all'intervista scontro Annunziata-Berlusconi. Quale è stato uno degli argomenti? Mediaset non ha il canone, ma guadagna con la pubblicità. Ne ha molta di più della RAI che ha il canone. Perché mai? Berlusconi ha spiegato da uomo d'affari: le mie televisioni hanno un pubblico giovane che spende in determinati prodotti loro destinati. Gli inserzionisti, che spendono i loro soldi liberamente, preferiscono fare inserzioni pubblicitarie su Mediaset anziché sulla RAI. Dobbiamo dire: libertà di mercato. Se io sono un industriale o un commerciante che deve fare pubblicità ai suoi prodotti, scelgo ovviamente la sede che giudico più proficua per il ritorno delle spese pubblicitarie. E' una mia libertà di scelta e nessuno in un mercato libero dovrebbe obbligarmi a scegliere la televisione o l'organo di stampa dove fare la mia pubblicità.

Il buon, intelligente e liberale Paolo Flores d'Arcais ha trovato la soluzione per stabilire le corrette e giusnaturalistiche regole della concorrenza. Bisogna stabilire un tetto! Se i liberi imprenditori vogliono fare la loro pubblicità su mediaset non possono farlo oltre il 25 per cento, o comunque un tetto massimo, della pubblicità globale. E tutto ciò in nome della libertà del mercato e delle regole della concorrenza. Pertanto, quello che supera il 25 per cento deve andare alla RAI, ad altre televisioni o magari a Micromega. La pubblicità ovviamente non è gratis, ma chi spende i suoi soldi non può decidere dove spenderli. Deve esserci una legge Prodi-Flores d'Arcais, cioè una legge paolina, che stabilisca dove spendere i propri soldi, in quale ristorante andare a mangiare, in quale negozio andarsi a comprare le scarpe, in quali servizi pubblici a pagamento andare a fare i propri bisogni.

Ecco le riforme economiche che ci aspettano. E tutto questo in nome del diritto naturale in versione paolina. Non so come la materia sia regolata altrove. Non mi intendo di mercato pubblicitario e trovo fastidiosa la pubblicità: ogni volta che Ferrara interrompe per consentire la pubblicità, io vado al bagno o faccio in casa qualcosa, ma non ascolto la pubblicità. In ogni caso, se un imprenditore giudica utile spendere così i suoi soldi, io ritenga abbia il diritto e la libertà di farlo come meglio crede, scegliendosi gli spazi pubblicitari che ritiene più utili a suoi fini. Che anche questo si debba regolare per legge, magari per colpire Berlusconi, mi sembra un'assurdità.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Buon giorno Sig. Caracciolo!! mi chiamo Andrea Lijoi è un piacere leggere le sue righe, condivido il suo essere moderato e un certo tipo di cultura che traspare da quanto da Lei scritto.
Ho visto che Lei è docente di Filosofia del diritto a Roma.
Mia moglie che è laureata in filosofia (presso la Facoltà di Genova) le imposero di trattare come argomento di tesi sull'influenza mediatica sulle masse dei giornali e delle televisioni (caso strano si era appena insediato Berlusconi nel 1994....). Mia moglie si è sempre identificata ad un elettorato moderato di centrodestra quindi all'epoca aveva votato per Forza Italia. Per farla breve il relatore "suggerì di buon cuore" (.....) di ribaltare completamente alcuni concetti in merito alla tesi "violentando" di fatto il pensiero espresso da mia moglie all'epoca. Io attualmente ho le due versioni: la prima quella originaria e la seconda quella modificata secondo il pensiero dei docenti Baroncelli e Costantini.
Un 110 e lode che personalmente valuto molto poco....si rifece conseguendo la seconda Laurea in Giurisprudenza (110 e lode).
Io definisco questi atteggiamenti terrorismo psicologico.
Chiudo la presente invitandola a continuare a scrivere.
Andrea (ghizolfo@libero.it)