giovedì, dicembre 28, 2006

In Medio Oriente come in Europa. Le ipocrisie delle anime belle.

Spesso i giudizi immediati sono colgono il vero. Senza essere analisti o diplomatici non è difficile fare un parallelo storico fra quanto è successo in Europa fra il 1914 ed il 1945 e quanto sta succedendo in Medio Oriente in un processo storico-politico che inizia almeno dal 1945 e giunge fino ai nostri giorni. Il neo imperialismo americano, diverso da quello di tipo coloniale europeo, chiama se stesso "pace, democrazia e libertà". Ne siamo stati beneficati noi europei con la disfatta bellica del continente nel 1945. Se ne vuol beneficare oggi l'intero Medio Oriente. Ma gli Arabi non ne vogliono sapere e resistono in tutti i modi ai benefici della "pace, democrazia e libertà" doni infidi portati con le armi in pugno. Mentre negli USA vige la pena di morte, gli europei da candide e belle anime pensano di essere un passo più avanti con la loro teoria della barbarie della pena di morte. I fumi dell'ideologia cozzano contro i fatti. Intanto, la situazione odierna dell'Iraq è di gran lunga peggiore di quella esistente sotto il tiranno Saddam. Se la "vendetta" è stato il movente della guerra di Bush, adesso il numero dei morti americano in Iraq è diventato superiore a quanti sono morti nelle torri Gemelle. Questa stupida contabilità è tenuta dagli stessi americani, abituato al conteggio dei costi e dei benefici di ogni politica: tipica contabilità dell'imperialismo economico.

I nuovi regimi che dovrebbero realizzare la "pace, democrazia e libertà" hanno un carattere così artificiale da far pensare a degli Stati fantoccio, antidoto americani agli Stati da loro non graditi e detti Stati canaglia. Dunque: stati fantoccio al posto degli stati canaglia. Ecco la teoria americana dell'espansione della "pace, democrazia e libertà". Di pace in Iraq comunque non se ne vede e non se ne è vista in Medio Oriente da cinquant'anni a questa parte. Ed è assai dubbio che che se ne veda nei prossimi cinquant'anni. Tutte le politiche che si possono immaginare per uscire fuori dal ginepraio mediorientale devono fare i conti con le situazioni di fatto. A me pare che in questi cinquant'anni lo Stato d'Israele sia stato il principale focolaio di guerra. Lo si è voluto imporre al Medio Oriente con un mero atto di forza. Mai la forza è stata più disgiunta da ogni principio di legittimità. Si insiste sul valore taumaturgico delle decisioni dell'ONU. Ma sono gli stessi americani ad avere la minore stima di questo organismo, la cui "egida" gode molto fascino in Europa, che dopo il crollo del 1945 è priva di ogni peso politico.

Mi fermo qui nell'enunciazione di tesi schematiche che sono già state illustrate in altri miei articoli e che cercherò di formulare meglio e più approfoditamente in altri articoli. Per adesso voglio esprimere la mia reazione istintiva all'odierna rassegna stampa incentrata sulla condanna a morte di Saddam. A mio avviso, da questo fatto è possibile risalire indietro nel tempo e ricavare una visione storica che confuta l'ideologia ufficiale degli Stati e demolisce le attuali campagne mediatiche ("battaglie culturali") sulla guerra mediorientale, accompagnate da manifestazioni davanti alle ambasciate pilotate da una stampa canaglia.

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