domenica, dicembre 24, 2006

Don Baget Bozzo e le lancette della storia

La rassegna stampa di radio radicale è oggi domenica 24 dicembre in buona parte, se non quasi tutta, dedicata ai commenti sulla decisione della gerarchia cattolica di non concedere i funerali religiosi a Welby, che era di religione cattolica insieme con la sua famiglia, particolarmente la madre. Non ho molta voglia di intervenire, ma per l'occasione sento che qualcosa dovrei dire, sacrificando un poco del mio tempo di lavoro. Il tacere non è sempre stato una buona politica. Proprio sul silenzio di chi poteva e doveva parlare la chiesa cattolica ha costruito nei secoli il suo potere. I proto cristiani hanno testimoniato con la vita la loro Verità, ma i cattolici hanno fatto pagare con la vita ogni Verità diversa dalla loro che altri si azzardasse a professare pubblicamente. E per far tacere chi poteva dare scandalo la Chiesa non ha esitato nell'uso dei mezzi quando disponeva di tutti gli attributi del potere temporale: Giordano Bruno, Galileo Galilei e gli innumerevoli roghi di eretici hanno ancora bisogno di una storiografia e soprattutto di un'adeguata letteratura divulgativa. Gli odierni Inquisitori non possono mandare Welby sul rogo ma possono negargli i funerali religiosi, sicuro viatico al Paradiso per quell'ingenua fede popolare che costituisce la bassa forza d'urto delle armate vaticane.

Accanto a Baget Bozzo si distinguono oggi Pera e Volonté. Ed ancora nella maggioranza di governo vi è chi vuole le dimissioni della radicale Emma Bonino. Per una breve riflessione prendo lo spunto in Baget Bozzo da un inciso sul tardo impero romano. Don Baget Bozzo occupa un grande spazio in Forza Italia, ma egli rivela in questa occasione di essere a pieno titolo innanzitutto un prete. Un prete che però si trova in Italia, non in Vaticano. E mi chiedo cosa ci stia a fare un prete in un partito laico e liberale. Misteri gloriosi della politica italiana e saggezza tutta umana del Cavaliere! In caso di incompatibilità ed irriducibilità sostanziale si dovrebbe decidere se gli italiani di non osservanza vaticana-cattolica debbano emigrare in Iran o in qualche terra della Papuasia o se invece don Baget Bozzo con tutti i cattolici di centro, destra o sinistra presenti nel parlamento italiano debbano emigrare in Vaticano. Un bel dilemma che ben esprime la crescente incompatibilità cattolici e non cattolici. Credo che la strategia cattolica sia volta alla restaurazione sostanziale e formale dello Stato pontificio. Nella per me importante e decisiva manifestazione all'Hotel Parco dei principi, dove i fratelli De Lillo organizzarono una fraudolenta manifestazione per "non andare a votare" al referendum sulla fecondazione assistita, persi le staffe e mi alzai dai pubblico in netto dissenso contro i Grandi lì convenuti: Tajani, Sodano e altri di cui non ho annotato il nome. Nel corso della diatribra all'On. Zappalà – il quale innanzitutto si adombrò per non averlo io preferito all'europarlamento –, dissi che a mio avviso si dava inizio ad una guerra religioso-civile già strisciante. Lui alzò le spalle come se avessi detto una grande sciocchezza, ma io insisto nella mia tesi, ritenendo che per la guerra civile non è necessaria la forma cruenta. In genere, lo scorrere del sangue è soltanto l'ultimo momento di una lacerazione che si è consumata. I fatti mi stanno dando ragione. Di questa lacerazione già profonda poco si curano i cattolici strategicamente distribuiti in tutti i partiti di maggioranza e opposizione. Strumentalizzazione o no, il caso Welby ha mostrato chiaramente la pretesa totalitaria di una discutibilità moralità e sensibilità religiosa che è innanzitutto non democratica e antidemocratica oltre che illiberale e antiliberale. I cattolici poco si curano dello stato e della convivenza civile e pacifica che è il principale compito dello Stato sorto dalle macerie delle guerre di religione. Per i cattolici molto prima dello Stato viene la Chiesa con tutti i suoi privilegi. Il merito dello Stato è quello di servire la Chiesa: per questo essi lavorano e si adoperano.

La mia critica non vuole essere interna al cattolicesimo, anche se da battezzato mio malgrado potrei perfino vantare una sorta di cittadinanza. Non voglio atteggiarmi a padrone della sagrestia: questo ruolo glielo lascio volentieri ai Pera, Volontè ecc., fino a Giuliano Ferrara nei panni di chierichetto "ateo devoto", bestialità concettuale cui ci ha abituato l'apparato mediatico. Vorrei soltanto riportare indietro le lancette della storia traendo spunto dal passo in cui don Baget Bozzo ricorda il rifiuto dei primi cristiani di rendere culto all'Imperatore. Infatti, i cristiani dovevano obbedienza alla loro Verità, strenuamente interpretata e difesa dal successore di Pietro, il papa protempore che guarda caso si è con il tempo sostituito a quell'Imperatore cui era negato il culto ma di cui ha ereditato le insegne e la maestà. Che oggi il papa sia una figura sacrale cui si tributa un culto divino è cosa a mio avviso ovvia. Il povero Crozza che si era appena limitato ad una epidermica satira ne ha fatto subito le spese, avendo irriso una figura che i media devono percepire e far percepire come essa stessa "divina" e perciò sulla quale non è ammissibile in benché minimo sorriso o dileggio. Ma i suoi panni ed i suoi ornamenti non sono quell del falegname Gesù Cristo, che in un clima storico-culturale ben preciso diede corpo ad un sincretismo divenuto religione. La sua sede è la più sontuosa reggia di questa terra. Nessun sovrano o capo di stato osa chiedere i poteri e gli onori di cui il pontefice dispone senza che nessuno ardisca contestarglieli. In pratica, Dio e il Papa sono la stessa cosa, anche se ogni teologo negherà che sia così. Ironie della storia: divenuto religione di stato, il cattolicesimo è stato la più intollerante delle religioni. Oggi si condanna il totalitarismo nelle versioni fascista, nazista e comunista ma il cattolicesimo stesso è una forma ancora più radicale di totalitarismo non solo religioso ma anche politico, se qualcuno gli fornisce i mezzi del potere temporale. Oggi Pera parla a sproposito di nazismo, ma non si accorge che il cattolicesimo è precisamente quel totalitarismo che a fascismo, nazismo e comunismo non è mai riuscito in una così perfetta compiutezza.

Dice don Baget: Verità contro Carità. Mi sembra di ricordare che prima veniva la Carità, che non ha bisogno di essere interpretata ma solo praticata e dopo la Verità, che deve pur essere interpretata da Qualcuno che potrebbe non essere Infallibile. Ma non voglio certo mettermi a discutere con don Baget in materia di Fede: me ne guardo bene! La Verità impedisce dunque di dare al "cattolico" Welby i funerali religiosi che erano nei suoi intendimenti. L'affronto non è più a Welby, che ha ormai cessato di soffrire, ma alla madre di Welby e ai suoi familiari, che continuano a soffrire grazie alla Carità cristiana del successore di Pietro e del Vicario di Cristo. A chi resta in vita incombe l'onere della sepoltura del defunto ed è in questa zona tutta terrena che si esercita il potere di chi per costituzione controlla le cerimonie funebri. In regime politeista ognuno avrebbe potuto rivolgersi ad un dio sicuramente misericordioso, ma in regime di monopolio monoteista esiste un solo dispensatore di esequie religiose. I cattolici insistono perché si scriva nelle carte costituzionali d'Europa che le radici sono cristiane e che l'Europa è o meglio DEVE essere cristiana e precisamente "cattolica". Mi piace ricordare i tempi dell'ultimo periodo dell'impero romano, quando esisteva una pluralità di sensibilità religiose. L'ateismo filosofico ha raggiunto la sua massima perfezione concettuale con Karl Marx, il cui pensiero è in netta antitesi ad ogni forma di trascendenza. L'unico difetto della teoria è la rigida contrapposizione immanenza-trascendenza. Ma è questo tutt'altro discorso che qui non possiamo neppure lontamente fare. È però assai difficile che chi abbia appena un poco assimilato la filosofia di Marx possa trasformarsi in un "credente". Il fallimento del comunismo sovietico non ha nulla a che fare con il fallimento della metafisica marxiana, che è invece più vitale che mai. L'Ateo devoto Ferrara ha coniato una formula per mascherare il suo papismo, essendo egli rimasto orfano del comunismo sovietico in tutte le sue edizioni. La dottrina della trascendenza non avrebbe mai potuto entragli nella testa e vincolaro ad una condotta: donde la formula dell'ateismo devoto (non ci credo ma… ). In fondo servire Ratzinger è per lui più conveniente che servire Stalin, già detronizzato dagli stessi sovietici. E dopotutto Ratzinger è ancora più totalitario di Stalin. La concezione della religione come alienazione e oppio dei popoli può ben servire a passare da Stalin a Ratzinger. L'Ateo devoto con fiuto infallibile sa dove cercare l'Anticristo per onorarlo e servirlo, ricevendone in cambio i doni di Mammona.

A don Baget vorrei brevemente rinfacciare come di gran lunga migliore quella diffusa religiosità del mondo antico dove ognuno poteva scegliersi il suo dio e tutti gli dei avevano eguale rispetto nel Pantheon pagano. I guai sono incominciati per il nostro mondo quando la Verità ha dovuto essere Una per tutti. Ne sono seguite guerre in nome di Dio. Gli orrori e le inciviltà del passato, una lunghissima catena storica, arrivano fino ad oggi e si ritrovano davanti alla bara di Welbi ed al dolore della sua famiglia. Spero di aver reso uno svolgimento di pensiero che avrebbe bisogno di ben altre articolazioni, ma che è idealmente una riscrittura della storia politica e filosofica degli ultimi duemila anni, ben diversa dalla storia che ci viene impartita nelle scuole sorvegliate dal Crocefisso, che per per maggiore sicurezza il senatore Stracquadanio vorrebbe raddoppiare. Suppongo: uno posto frontalmente a chi guarda e l'altro alle sue spalle in modo da poter spiare meglio ogni tentativo di deviazione da sicuri e sorvegliati Sentieri della Verità riconosciuta e sanzionata dallo Stato. Non mi qualifico un ateo devoto ferrarese, ma ritengo che la religiosità (non importa se trascendente o immanente) sia una condizione dell'uomo che supera di gran lunga tutte le religioni storiche più o meno irrigidite nel dogma. Mi pare anche che da questo punto di vista la condizione dell'uomo antico greco-romano fosse di gran lunga superiore di quella cristiana, che si è evuta soltando come un prodotto di decadenza e disfacimento. Pertanto non le radici cristiane, ma quello greco-romane andrebbero recuperate se mai possibile.

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