N° 4. <Sommario> N°6.
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| Gaudiano |
ROMEO e altri. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo (1004)
- SCALFAROTTO. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1575)
- GASPARRI. - Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1627)
- DELRIO e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l'antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line (1722)
- Mariastella GELMINI e Giusy VERSACE. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per la diffusione di iniziative culturali nelle scuole e nelle università volte a promuovere la conoscenza e la consapevolezza del fenomeno (1757)
- MALAN e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo (1762)
- GIORGIS e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e degli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa (1765)
GAUDIANO (M5S). Signor Presidente, dopo ottantuno anni dalla liberazione dei campi di sterminio siamo ancora qui a discutere di antisemitismo. Questo dato sicuramente dovrebbe farci riflettere: significa che l'odio non è stato sconfitto dalla storia; si è trasformato nel tempo, ha cambiato linguaggio, ha trovato nuovi canali, ma continua a colpire. Ancora oggi assistiamo a fenomeni di odio razziale che colpiscono persone e comunità in quanto ebree. Non si tratta soltanto di episodi isolati, ma di un clima che si alimenta di stereotipi antichi, di teorie del complotto e di narrazioni tossiche che attraversano la Rete e gli spazi pubblici, talvolta perfino i luoghi della formazione. Le ideologie che si fondano su una presunta superiorità religiosa o identitaria sono tra le più difficili da estirpare, perché si radicano nei tessuti sociali e si trasmettono culturalmente. Le guerre di religione hanno segnato per secoli la storia dell'umanità. Pensare che certi meccanismi siano definitivamente superati sarebbe un errore grave.
Il provvedimento in discussione sceglie, all'articolo 1, di ribadire che la Repubblica, in attuazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione, ripudia ogni forma di antisemitismo, e di adottare formalmente la definizione operativa elaborata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto. È certamente una scelta che ha un peso politico e simbolico rilevante, non è una formula accademica; è una definizione destinata a orientare l'azione pubblica e proprio per questo va maneggiata con responsabilità, con cautela. È giusto dotarsi di uno strumento chiaro per riconoscere e contrastare l'antisemitismo reale, ma è altrettanto necessario vigilare affinché l'applicazione concreta di quella definizione non venga estesa fino a confondere l'odio verso le persone con il legittimo dissenso politico. Il testo, infatti, richiama espressamente la libertà di critica politica, la libertà di espressione del pensiero, di riunione e di associazione, nel rispetto dei principi costituzionali. Questo non è un inciso marginale, ma una clausola di equilibrio che tutela la democrazia.
L'antisemitismo è odio verso le persone in quanto ebree, è attribuzione collettiva di colpe, è disumanizzazione, è trasformare una comunità in un bersaglio. Questo va contrastato senza esitazioni, ma la critica politica verso le scelte di uno Stato e di un Governo è un'altra cosa e in quest'Aula non possiamo far finta di non vedere quello che è accaduto e sta accadendo in questi mesi a Gaza. Di fronte a violazioni documentate del diritto internazionale umanitario e a una crisi umanitaria di proporzioni devastanti, il silenzio o l'ambiguità politica non sono certamente neutralità, ma sono una scelta. È il Parlamento che deve incalzare il Governo quando si parla di civili che vengono colpiti, di distruzione sistematica di infrastrutture essenziali, di ostacoli all'ingresso degli aiuti umanitari, di bambini e famiglie travolti da un conflitto che sta producendo un numero drammatico di vittime. Noi lo abbiamo fatto con atti formali e con prese di posizione nette, con richieste esplicite di cessate il fuoco, di protezione dei civili e di pieno rispetto del diritto internazionale; lo abbiamo fatto anche attraverso l'impegno diretto dei nostri rappresentanti. La Flotilla, missione internazionale umanitaria nata proprio per denunciare il blocco della Striscia di Gaza e portare attenzione sulla condizione della popolazione palestinese, ha visto la partecipazione anche del senatore Marco Croatti del MoVimento 5 Stelle. Non si è trattato di una provocazione politica, ma - tengo a precisare - di una testimonianza concreta contro l'assedio e per il diritto all'assistenza umanitaria.
Quando una flotta civile e, quindi, specifico una flotta non armata, viene intercettata mentre tenta di portare aiuti, quando poi si impedisce l'accesso a beni essenziali a una popolazione già stremata, non siamo di fronte a una polemica ideologica, ma a fatti che interrogano la coscienza giuridica e politica della comunità internazionale.
Difendere il diritto internazionale e chiedere il rispetto dei diritti umani del popolo palestinese non significa in alcun modo legittimare l'antisemitismo, ma affermare un principio universale: o i diritti valgono per tutti o non sono diritti. (Applausi). È proprio per questo che la distinzione tra la critica alle politiche di un Governo e l'odio verso un popolo deve restare netta, chiara e non negoziabile.
Il disegno di legge prevede l'adozione di una strategia nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, con l'obiettivo di prevenire e contrastare ogni forma di odio, promuovere la conoscenza della storia e della cultura ebraica, rafforzando quindi la coesione sociale e la sicurezza delle comunità. Eppure è un impianto che riconosce che la risposta non può essere soltanto repressiva. Il contrasto all'odio deve avere una dimensione culturale forte. L'odio cresce dove manca la conoscenza e si alimenta sicuramente dove c'è l'ignoranza. Per questo è fondamentale investire nella formazione, in particolare nella formazione dei nostri giovani, della nuova generazione. Facilitare azioni formative per i docenti, rafforzare le attività didattiche rivolte agli studenti, promuovere la conoscenza storica e culturale significa intervenire prima che il pregiudizio diventi disumanizzazione.
È altresì positivo il riferimento alla formazione delle Forze dell'ordine, dei Corpi militari, della magistratura e del personale prefettizio. Riconoscere infatti correttamente la matrice antisemita di un reato significa tutelare le vittime e rafforzare la fiducia nelle Istituzioni.
Il testo rafforza inoltre il ruolo del coordinatore nazionale per la lotta contro l'antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio e prevede un gruppo tecnico che coinvolge Ministeri e rappresentanti delle comunità ebraiche. È un segnale di coordinamento che va nella direzione giusta. Non possiamo ignorare però la clausola di invarianza finanziaria; tutto dovrà essere realizzato con le risorse disponibili a legislazione vigente. È una formula che conosciamo molto bene. Senza investimenti reali, il rischio è che le strategie restino solo enunciazioni di principio. Se diciamo che la formazione è centrale, dobbiamo metterla nelle condizioni di essere effettiva. Se chiediamo alle scuole, alle università, ai media e alle Forze dell'ordine di assumere un ruolo attivo, dobbiamo anche garantire strumenti adeguati. Altrimenti affermiamo un principio giusto, ma lo rendiamo fragile nella sua attuazione.
Il MoVimento 5 Stelle ha una posizione chiara: siamo contro l'antisemitismo, come siamo contro ogni forma di razzismo e discriminazione. (Applausi). Non esistono odi tollerabili, né diritti a geometrie variabili. La dignità umana è una sola e va difesa sempre.
Coinvolgere quante più persone possibili in percorsi di studio e formazione, promuovere il rispetto dell'altrui credo religioso e, soprattutto, il rispetto della vita altrui, significa lavorare sulle radici del problema. L'antisemitismo, come ogni forma di odio, non è solo un'offesa ad una comunità, ma un attacco diretto alla Repubblica e ai suoi principi fondamentali. Una democrazia si riconosce da come protegge le minoranze e da quanto investe nella coscienza critica delle nuove generazioni.
Difendere la memoria non è un gesto rituale, è una responsabilità quotidiana e la memoria non può essere usata per comprimere il dissenso, signor Presidente, ma deve servire a rafforzare la cultura dei diritti. Sta a noi dimostrare che il contrasto all'antisemitismo non è uno slogan, ma un impegno coerente con la difesa universale dei diritti umani, perché i diritti non si dividono: o valgonoper tutti oppure non valgono per nessuno. (Applausi).

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