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| Cataldi |
N°14. <Sommario> N°16.
ROMEO e altri. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo (1004)
- SCALFAROTTO. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1575)
- GASPARRI. - Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1627)
- DELRIO e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l'antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line (1722)
- Mariastella GELMINI e Giusy VERSACE. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per la diffusione di iniziative culturali nelle scuole e nelle università volte a promuovere la conoscenza e la consapevolezza del fenomeno (1757)
- MALAN e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo (1762)
- GIORGIS e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e degli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa (1765)
TESTO DELL'INTERVENTO
CATALDI (M5S). Signor Presidente, non parlerò della Shoah perché questo provvedimento non è nato in memoria della Shoah e neppure per contrastare l'antisemitismo. È nato per silenziare il dissenso nelle piazze, per vietare le manifestazioni per la pace in Palestina.
Non lo dico io, Presidente, ma lo dicono i fatti. Basta guardare le date: il provvedimento è arrivato in Commissione proprio mentre centinaia di migliaia di italiani stavano manifestando in piazza per chiedere il cessate il fuoco a Gaza. Il testo calendarizzato - badate bene - non è quello che è arrivato oggi in Aula. Prevedeva, nell'articolo 3, la possibilità di vietare le manifestazioni che i cittadini vogliono fare liberamente sulla base soltanto del rischio potenziale che si potessero utilizzare simboli, slogan, messaggi antisemiti. Avete capito? Il rischio potenziale. Sostanzialmente si possono vietare manifestazioni in base al tema, non a un rischio reale.
Signor Presidente, il testo adottava anche, senza alcun correttivo - poi è stato un po' migliorato - sic et simpliciter, la definizione di antisemitismo dell'IHRA. Tra gli esempi dell'antisemitismo, in quella dichiarazione, c'erano anche le critiche al Governo di Israele.
Presidente, tutti in quest'Aula siamo contro l'antisemitismo, ci mancherebbe altro, ma usare l'odio contro gli ebrei per zittire le piazze è una strumentalizzazione inaccettabile. La maggioranza -lo riconosco - ha poi fatto un passo indietro, quindi l'articolo 3, che vietava le manifestazioni, è stato per fortuna stralciato in Commissione e si è arrivati a un testo in cui, quantomeno, si riesce a fare una disambiguazione e si riconoscono la libertà di critica politica e la libertà di espressione del pensiero.
Tuttavia, Presidente, sono rimaste delle criticità, perché si vuole trasformare in norma giuridica la definizione dell'IHRA, che non è nata come una norma giuridica, ce lo dice lo stesso autore. Utilizzarla come una norma per silenziare il dissenso sarebbe un disastro; va bene per avere delle esemplificazioni, che possono aiutare a studiare il fenomeno; tuttavia, Presidente, la norma giuridica non si basa sugli esempi: la norma giuridica deve fissare principi generali e astratti. È compito, eventualmente, della magistratura occuparsi della molteplicità della casistica. Tutte le volte che cerchiamo di fare un'elencazione tassativa o rischiamo di lasciare fuori qualcosa o rischiamo di creare definizioni ambigue.
Vi faccio un esempio. Una delle indicazioni di questo elenco di esempi è quella per cui antisemitismo sarebbe anche fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei nazisti. Io lo posso capire, ma se un altro cittadino, ad esempio, vuole fare un paragone con Putin, questo non sarebbe compreso nella norma. Questa norma, inoltre, vale anche per il futuro, quindi qualsiasi crimine futuro, qualsiasi escalation non consentirebbe a un cittadino di fare paragoni.
Colleghi, quando si scrive una norma giuridica, non si sta scrivendo un post per i social. Dobbiamo seguire le regole del nostro ordinamento giudiziario.
C'è poi un'altra domanda e ho sentito anche altri colleghi interrogarsi al riguardo. Per quale motivo si fa una legge per una sola forma di odio? Abbiamo chiamato in causa la definizione dell'IHRA, che però ha stilato anche altre dichiarazioni contro altre forme di odio. Allora perché ne prendiamo una sola? La legge è uguale per tutti. Io posso capire l'esigenza di voler affrontare questa tematica - ci mancherebbe altro, chi lo nega? - ma ritenete giuridicamente corretto tirare fuori tutti gli altri? La legge è uguale per tutti o deve prevalere la logica della propaganda?
Colleghi, credo che noi dovremmo avere il coraggio di fare una cosa molto semplice: riconoscere che un cittadino che critica un cittadino di religione ebraica per quello che fa non è antisemita. È antisemita chi critica il cittadino ebraico per quello che è. (Applausi).
Questo, Presidente, potevamo farlo recependo una dichiarazione molto semplice: la Dichiarazione di Gerusalemme sull'antisemitismo, una definizione chiara e giuridicamente rigorosa. Ve la leggo: «L'antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche». Questa è una norma di diritto, e non una serie di esemplificazioni che lasciano fuori anche altre fattispecie.
Il testo uscito dalla Commissione - ve lo riconosco - ha risolto alcune delle pesanti criticità che caratterizzavano il testo di partenza, ma non tutte. Presidente, credo che non ci sia offesa peggiore alla memoria di 6 milioni di morti che usare il loro nome per silenziare chi oggi chiede soltanto la pace.
Aggiungo una riflessione personale, Presidente. Il conflitto tra israeliani e palestinesi si nutre di due narrazioni che non si incontrano. Ogni popolo piange i suoi morti, ogni popolo ha delle lacrime che sono degne di rispetto, ma è come se le due narrazioni non si incontrassero. Nessun popolo riesce a vedere la sofferenza dell'altro.
Questo lo possiamo capire, signor Presidente, ma in quest'Aula non possiamo permetterci di cadere in un tale errore. Abbiamo parlato spesso del diritto di esistere. Però, signor Presidente, il diritto di esistere non si divide: o vale per entrambi i popoli o non vale per nessuno. (Applausi).

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