mercoledì, febbraio 08, 2006

Le vignette danesi ed il concetto del politico

Stanno trasmettendo la nota trasmissione televisiva "L'infedele", dove molti esperti parlano delle reazioni arabe seguite alla pubblicazione e ripubblicazione delle vignette blasfeme. Anche se ho sentito qualche commento che si avvicina alla realtà, non mi pare che si giunga ad una piena comprensione di ciò che è accaduto e che sta crescendo in intensità. Si tratta di una esemplificazione del concetto schmittiano del politico, che dimostra anche qui la sua scientificità, ossia la sua capacità di spiegare compiutamente il fenomeno. Una graziosa signora da Beirut riferisce che quanti hanno assaltato le ambasciate non erano in fondo per davvero turbati dalle vignette blasfeme. Altri erano i motivi ed i moventi. Ed allora? Perché avrebbero fatto ciò che hanno fatto? La graziosa signora non offre una spiegazione, ma senza rendersene conto ha rivelato l'esistenza di un motivo più profondo e radicato. Considera i dimostranti come degli imbecilli manovrati da tiranni che non ne vogliono sapere di lasciarsi governare al modo occidentale. Sarebbe stato meno grave se i dimostranti fossero stati veramente offesi nel loro senso religioso: ne avrebbero avuto motivo. Lo spegnimento dei furori religiosi sarebbe stato possibile con rimedi religiosi: sarebbero bastate le parole appropriate di una capo religioso autorevole. Il sospetto è che vi sia dell'altro e che si tratti di altro che temo non si comprenderà in tempo utile.

Il concetto del politico, ossia la contrapposizione amico-nemico, può assumere molteplici forme. In questo momento la veste religiosa è particolarmente efficace ed aggregante, ma a determinare questo campo di scontro gli occidentali vi concorrono più dei musulmani stessi. L'occasione per fare scattare la contrapposizione avrebbe potuto essere qualunque altro. E' piuttosto stupido rimproverare ai musulmani di essersela presa per poco. Acuto è stato il rabbino quando ha detto che non possiamo stabilire noi quello che gli altri devono avvertire come per loro offensivo: il nostro è etnocentrismo ed eurocentrismo. Una bella presunzione ancora più irritante delle stesse vignette. Ha poi anche detto, indipendentemente dai fatti danesi, che nel mondo arabo sta crescendo l'antisemitismo. Ciò dovrebbe far riflettere. Qui si insinua il politico. L'asserita legittimità dello Stato d'Israele è gratuita. Penso a come giorni addietro l'ateo devoto Ferrara ha tentato faziosamente di incastrare il suo ospite palestinese, che ha dimostrata molta più dignità ed intelligenza di quanta Ferrara gliene volesse far apparire. Caro Ferrara, l'ONU non poteva prendere nessuna decisione a danno di terzi. L'ONU non è Dio, cristiano o musulmano. Inoltre, l'ONU è ormai alla fine del suo percorso: ha perso gran parte della sua credibilità ed autorevolezza, se mai ne ha avuta. Dio è morto!

Non dovrebbero preoccuparci le vignette in sé, ma ciò che queste rivelano. E cioè rivelano indubbiamente l'esistenza di una diffusa inimicizia ed ostilità non più verso gli USA, ma ora verso i paesi europei, dove una popolazione resa stupida dai suoi governanti sembra cascare dalle nuvole. Chiediamoci: cosa possiamo aver fatto per suscitare tanto odio ostile? Ce lo meritiamo? Lo vogliamo? Ci conviene? Dalla risposta a queste domande viene fuori la storia di un secolo di quella parte del mondo. Il nostro ruolo. Le nostre complicità. I nostri silenzi. Certo, se l'interpretazione resta quella di comodo degli ideologi di regime, ci capiremo poco. Ma se andiamo oltre e reinterpretiamo i fatti in modo crudo e realistico vengono fuori, a mio avviso, tanti buoni motivi dalla parte degli arabi per odiarci ed assai pochi buoni motivi da parte nostra. Da quanto sta succedendo potremmo imparare molto, mutando la nostra politica estera e riuscendo a parlare con una sola voce. E qui mi fermo. Torno a sentire le "stronzate" dell'Infedele. Per questa sera basta.

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