mercoledì, febbraio 08, 2006

Quote rosa e sistema democratico

Il tema delle "quote rosa" mi interessa poco e poco mi appassiona. Ma molto se ne parla in questi giorni ed è giusto dare un'opinione su un argomento che ha valenza politica. Intanto cosa si intende per "quote rosa"? Si dice che le donne non sono sufficientemente rappresentate nei posti di comando e in altre posizioni appetibili. Ed allora per riparare ad una simile ingiustizia si dovrebbe applicare per legge il principio della lottizzazione, che è in genere una degenerazione del metodo democratico. Questa volte si spartisce non in base al colore del partito o altri criteri, ma in base al sesso. Dico subito che non ho nulla contro le donne in quanto tali e che per me potrebbero occupare tutte le cariche dello stato al cento per cento se fossero oggettivamente capaci di adempiere al ruolo meglio degli uomini. Mi trovo una volta tanto pienamente d'accordo con un testo pubblicato in Ragionpolitica.it e dovuto alla penna di Valeria Pelli (vedi link), alla quale vorrei pervenisse direttamente questo mio testo di commento al suo.

La mia attenzione è rivolta altrove. Il dibattito sulle quote rosa è solo un caso dell'ampio sistema di vizi, proprio della nostra glorificata democrazia a fronte della vituperata assenza di democrazia che distinguerebbe altri sistemi politici. In realtà, tutto il nostro sistema è caratterizzato da una contrapposizione fra elettorato passivo ed elettorato attivo: in pratica i due elettorati non coincidono ed il sistema è bloccato. Potrebbero essere fatte numerose esemplificazioni. Anzi, è bene analizzare caso per caso. Mi propongo di tornarci sopra con il tempo dedicando singoli post ad ogni situazione individuata ed enucleata. Intanto, ne anticipo sommariamente una. Nell'università italiana vige un sistema feudale. Qualche anno fa nelle patrie aule di Montecitorio è passato alla storia degli annali universitari lo "scippo Dalla Chiesa". Di cosa si tratta? Stava per diventare legge un provvedimento che stabiliva che i ricercatori universitari potessero far parte dei consigli di facoltà e quindi votare le delibere di facoltà, eleggendo oltre al direttore di dipartimento e al rettore (come già avveniva, avendo conquistato con strenua lotta il relativo diritto) anche il preside di facoltà. A tutte queste cariche, meramente amministrative ed assolutamente prive di valenza scientifica, l'elettorato passivo compete per legge ai soli professori ordinari. Si stabiliva anche che all'ambita carica di preside (che ha solo compiti amministrativi e non scientifici, come del resto ogni altra carica universitaria) potesse venir votato perfino un professore Associato. In parlamento siedono molti professori ordinari distribuiti in tutti i partiti ma uniti in un solo partito quando si tratta di difendere posizioni corporative. Lo "scippo", orchestrato da ben individuate potentissime lobby, ebbe successo grazie ad una raccolta di firme trasverali che avocando il provvedimento all'aula raggiunse l'obiettivo di affossare il provvedimento che nella sua essenza dava corpo ad un principio elementare di democrazia.

Insomma, se appena usciamo dai fumi delle "stronzate" televisive, che ci intontiscono quotidianamente, possiamo vedere che la nostra democrazia è più di facciata che non di sostanza. Dietro la facciata si immagini non una tecnocrazia con un programma di governo del paese, ma un intreccio anarchico di interessi e privilegi. Meglio sarebbe parlare di regime a fronte di tanti altri regimi esistenti oggi nel mondo ed esistiti nel corso della storia: nulla di nuovo sotto il sole pur nel variare delle forme e dei nomi. Mi scuso, ma non posso affinare meglio la rilfessione odierna. Spero che sia chiaro il senso generale del discorso che avrei voluto fare con maggiori approfondimenti e dettagli e sul quale potrò sempre ritornare, anche riscrivendo e perfezionando questo stesso questo stesso testo, che può essere considerato una semplice bozza di lavoro, alla quale chi legge può contribuire con i suoi commenti.

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