venerdì, febbraio 10, 2006

Panoramica sulle vignette

Il sito radicale offre una panoramica sulle posizioni che in Italia sono state espresse dai vari soggetti politici riguardo al conflitto sorto con il mondo arabo in seguito alla pubblicazione delle vignette ritenute blasfeme. Poiché anch'io ho espresso a più riprese un mio punto di vista, traggo occasione dalla sintesi offerta da Radio radicale per precisare schematicamente la mia propria posizione che non coincide con nessuno dei quattro punti elencati:

1. Dalla Chiesa cattolica piena solidarietà ai «fratelli» musulmani: la libertà di stampa va limitata.

Mia posizione:

Nessuna solidarietà con i “fratelli musulmani” ma piena condanna dei vignettisti in quanto ciò che hanno fatto non ha nulla a che fare con la libertà di stampa. I musulmani non sono miei “fratelli” in quanto io non professo né la religione cattolica né altra cristiana né quella ebraica né quella musulmana. Non sono neppure un “ateo" devoto o meno. Ho una mia religiosità che è faccenda mia privata. Non ritengo che si debba “solidarietà” ai musulmani in quanto si sono già prese la loro “soddisfazione” con atti violenti e insultanti contro tutti i simboli europei: virtualmente ci hanno dichiarato e fatto guerra. Se la nostra civiltà europea non fosse maturata in “stato di diritto” ma fossimo ancora rimasti in epoca feudale e premoderna, avrei senz’altro dato le teste mozzate dei vignettisti ai musulmani e restaurato così la pace e le buone relazioni con l’Islam. L’interesse della Chiesa cattolica è chiaramente pervaso da carità pelosa: si devono tutelare i valori religiosi dell’Islam, ma a maggior ragione quelli cristiani. La Santa Sede mira a consolidare i suoi privilegi a scapito della laicità dello Stato. In passato la Santa Sede ha organizzato le Crociate contro i musulmani in quanto musulmani. I musulmani lo sanno e non penso credano un’acca di ciò che la Santa Sede dice. I vignettisti si sono arrogati il diritto di vilipendere una potenza straniera, l’Islam. E’ un diritto che hobbesianamente compete al Sovrano. I vignettisti prima ancora che l’Islam hanno offeso il Sovrano, da cui possono ottenere protezione solo in quanto prima gli obbediscano. Questi però non obbediscono a nessuno, cacciano gli altri loro concittadini nei guai e poi pretendono la solidarietà.

2. Dal mondo politico difesa bipartisan della libertà di stampa, ma condanna delle vignette blasfeme e inopportune.

Mia posizione:

Il mondo politico non ha capito che non si tratta della libertà di stampa, ma di ben altro. L’episodio si inserisce nel contesto della politica internazionale che vede gli Stati europei in una posizione codina rispetto agli Stati Uniti d’America, che perseguono in Medio Oriente non da oggi un disegno chiaramente imperiale. I paesi arabi sono di fatto paesi occupati. Il mondo politico italiano, a destra e a sinistra, dimostra tutta la sua pochezza e nullità politica per il suo non saper riconoscere la sostanza politica che si cela dietro le vignette. In condizioni di buone e pacifiche relazioni politiche tra mondo arabo e paesi europei non sarebbe sorto nessun caso danese.

3. Difesa senza distinguo della libertà di stampa da Lega Nord e Rosa nel Pugno tra le forze politiche, da Biagio De Giovanni, Sofri e Glucksmann tra gli intellettuali, da Libero, Il Riformista e L'Opinione per citare i giornali più convinti.

Mia posizione:

La libertà di stampa è certamente un valore fondamentale da difendere e soprattutto attuare. In realtà la libertà di stampa è già molto limitata, perché esiste per gli uni e non per gli altri. La libertà di stampa in quanto mezzo di manifestazione del pensiero non è alla portata di tutti. La libertà di stampa è più spesso solo un modo diverso per condizionare il modo di pensare della gente, per controllare il cervello dei cittadini. I musulmani possono fare ciò in modo diverso, ma il risultato è lo stesso. Il realtà la posizione espressa al punto 3 è quella dei “guerrafondai” che ritengono che il mondo arabo debba essere addomesticato ai principi ed agli istituti giuridici nostrani. Io ritengo in linea di principio che ogni sistema politico abbia un diritto naturale all’evoluzione endogena dei suoi istituti, non per imposizione altrui. Ogni imposizione esterna è un atto di guerra e di assoggettamento. Io mi attengo alla prima legge di natura hobbesiana che dice che il bene supremo è la pace, che deve essere perseguita sempre e con ogni mezzo. Solo se la pace non è possibile, dopo averla intensamente cercata e voluta, solo allora bisogna volere la guerra in modo altrettanto intenso e con l’intenzione di vincerla, non di perderla. I valori della "resistenza" che mirano a delegittimare i governi esistenti sono un'assurdità in quanto producono la guerra civile che è la peggiore di tutte le condizioni possibili.

4. Atei devoti. Difesa della Danimarca, ma non delle vignette, da Giuliano Ferrara; Marcello Pera chiede «reciprocità».

Mia posizione:

La reciprocità non c’entra. Se concediamo ai musulmani di praticare la loro fede in Europa non è perché ci debba essere concesso dai paesi arabi di fare opera di divulgazione del cristianesimo nelle loro terre. Il diritto dei musulmani in Europa discende dalla non confessionalità dello Stato. Il cristianesimo non è la religione di Stato dell’Europa. Se i musulmani vogliono perfino impedire ai cristiani la pratica del culto nei loro paesi, questo è loro affare interno. Noi non possiamo e non dobbiamo intrometterci. La nozione di “diritto umano” è soltanto un concetto polemico con il quale si vuol mettere in discussione un diverso sistema giuridico o una particolare situazione di fatto. Pera, come al solito, dice “sciocchezze”, o meglio fa affermazioni ed assume posizioni con le quali spera di catturare voti influenzabilli dalla gerarchia ecclesiastica. In Ferrara trovo dell'opportunismo non suffragato da solidi principi. Non è lui che deve difendere la Danimarca e il governo danese fa bene a chiedere scuse di Stato, motivando la sua incompetenza, mancanza di giurisdizione ed estraneità rispetto all’operato dei vignettisti. Potrebbe perfino patrocinare una causa civile contro i vignettisti.

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