N° 8. <Sommario> N°10.
ROMEO e altri. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo, nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo (1004)
- SCALFAROTTO. - Disposizioni per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1575)
- GASPARRI. - Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo (1627)
- DELRIO e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l'antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line (1722)
- Mariastella GELMINI e Giusy VERSACE. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e per la diffusione di iniziative culturali nelle scuole e nelle università volte a promuovere la conoscenza e la consapevolezza del fenomeno (1757)
- MALAN e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo (1762)
- GIORGIS e altri. - Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo e degli altri atti ed espressioni di odio e di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa (1765)
TESTO DELL'INTERVENTO
DELRIO (PD-IDP). Signor Presidente, qualcuno ci ha chiesto perché proprio ora, in questo momento storico, con le grandi responsabilità del Governo israeliano in molti degli scenari, anche recenti, e considerando l'atteggiamento del Governo israeliano? Ognuno di noi ha in questi casi una risposta ed un suo motivo.
Personalmente l'ho trovato in una ragazza che ho incontrato, e che chiamerò Ester per comodità, in onore della festa di Purim che oggi celebriamo. L'antisemitismo, ahimè, non dipende dal Governo Netanyahu, perché più di 2.500 anni fa, durante il regno di Serse I (figlio di Dario I), in Iran, in Persia, avvenne una persecuzione e c'era l'intenzione di sterminare gli ebrei. Quindi oggi è una festa importante perché quella sorte negativa che era stata gettata sugli ebrei in questo giorno fu cambiata poi in un destino positivo. Questa giovane donna mi ha raccontato di aver chiesto a un'associazione femminista di poter denunciare gli stupri del 7 ottobre, e che durante questa riunione le è stato impedito di farlo perché era ebrea, perché c'era da discutere di uno stupro di donne ebree. Quindi è tornata lì, è tornata nelle università, è tornata nelle scuole la categoria del "voi ebrei".
Queste categorie di solito sono il preludio a cose molto peggiori: ha ricordato bene la relatrice Pirovano che queste Aule si macchiarono di leggi razziali infami fatte dal regime fascista e che queste Aule non hanno il bisogno di dimenticare quell'episodio, ma quello di dimostrare al Paese che sono in grado, come hanno detto oggi efficacemente la senatrice Segre e la Presidente dell'Unione delle comunità ebraiche, di assumersi una grande responsabilità: quella di alzarsi insieme in piedi e di dire che non possiamo permettere a nessuno di discriminare, di cancellare l'identità, di impedire l'esercizio dei propri diritti civili, religiosi e anche di convivenza che hanno i cittadini italiani di origine ebraica. (Applausi). Stiamo parlando di questo, non stiamo parlando del Governo Netanyahu, non stiamo parlando di Israele e del Governo di Israele: stiamo parlando di cittadini italiani di origine ebraica. È giusto ed evidente che si chieda anche un'attenzione a tutti coloro che subiscono discriminazioni: senz'altro. In questo momento, però, per i dati che ci sono, per l'emergenza storica che c'è, per quello che abbiamo ascoltato anche oggi, per le minacce a persone totalmente prive di difesa, come la senatrice Segre che deve muoversi con la scorta e che continuamente viene minacciata (oggi hanno fatto vedere un grafico che mostra come ogni volta che parla la senatrice Segre aumentano gli episodi di antisemitismo), è necessario fare questa legge, è importante, è la nostra assunzione di responsabilità. Credo che tutti in quest'Aula ci siamo presi la responsabilità di fare questa discussione, di farla nel miglior modo possibile e nessuno può dire all'altro di avere omesso o di non essere stato abbastanza deciso nel combattere l'antisemitismo. Può darsi che non ci sia un voto unanime, ma sicuramente questo lavoro è stato fatto con grande disponibilità da parte della maggioranza e credo anche da parte dell'opposizione.
Questo testo legislativo comporta in primo luogo la riaffermazione del fatto che l'antisemitismo è un fenomeno complesso che si incarna in diverse forme. È quindi molto importante che ci diciamo tra di noi che, se facciamo una legge per rispondere alle esigenze di queste persone in carne e ossa, per questi ragazzi che frequentano le scuole e le università, per quegli anziani che vogliono poter andare a festeggiare Purin domani senza essere scortati dalla polizia, dobbiamo anche dire che per fare la legge bisogna dare una definizione. La definizione dell'IHRA, che è stata assunta da ventiquattro Paesi dell'Unione europea su ventisette, che è stata assunta dalla Commissione europea, che è stata assunta dal Governo Conte II (nella sua interezza, non solamente nella parte generica, ma anche nella parte dei cosiddetti esempi che sono solo esplicativi), è un punto di riferimento per questo testo. La definizione non verrà mai usata per reprimere la libertà di pensiero.
Non può succedere perché non ci sono misure penali o sanzioni amministrative. Quindi la seconda questione molto importante, su cui credo dobbiamo tranquillizzare, è che quando riconosciamo diritti, come in questo caso, ai cittadini italiani di origine ebraica, non togliamo alcun diritto di critica, di parola, di espressione e di manifestazione. Queste nostre prerogative e questi diritti sono garantiti dalla Costituzione italiana, ma nella legge - e di questo ringrazio la maggioranza e la senatrice Pirovano per averlo voluto - è stato accolto anche un emendamento dell'amico De Cristofaro che stressa ulteriormente il fatto che non si vuole in nessun modo comprimere la libertà di espressione. Voglio sottolineare che tale principio è contenuto anche nella definizione dell'IHRA. Anche in tale definizione c'è scritto che criticare il governo di Israele non è antisemitismo.
Credo quindi che abbiamo reso un servizio volto a far prendere da tutti in considerazione che questa è un'emergenza vera, come è stato detto dalla senatrice Segre oggi, e una minaccia alla convivenza. La democrazia infatti si infragilisce ogni volta che noi ci abituiamo all'odio.
Noi non possiamo accettare la banalizzazione dell'odio, lo stereotipo verso le persone. Ogni volta che lo accettiamo facciamo un torto a noi stessi, perché quello che comincia dagli ebrei non finisce con gli ebrei. Oggi parliamo degli ebrei. Io sono pronto a parlare di qualsiasi discriminazione. Quando ero sindaco sono stato assaltato in Comune perché avevo difeso i diritti dei cittadini sinti e rom. Sono quindi abbastanza tranquillo sul punto. Io credo che quando noi prendiamo posizione per i diritti, non stiamo togliendo niente a nessuno e men che meno togliamo qualcosa a coloro che desiderano esprimersi e confrontarsi.
Amici, guardiamoci, però, nelle palle degli occhi su quanto è accaduto in questi anni: cosa è successo, cosa sta succedendo nelle università? Nelle università non sta succedendo che è impossibile criticare Israele, ma sta succedendo che ragazzi e studenti non possono parlare anche solo genericamente ed esprimere le loro opinioni. Gli viene impedito di parlare. (Applausi). Questo disegno di legge, come ha riconosciuto la senatrice Segre, vuole promuovere il dialogo, il confronto nelle università. Questo aspetto è molto importante; lo dico da dipendente dell'università. Le università sono e devono rimanere un luogo sacro del dialogo, del confronto, anche di quello duro. Sono però uno spazio che va preservato.
La scienza non può diventare il passaporto di una persona. Io sono molto grato ai professori israeliani che mi hanno insegnato a fare il ricercatore medico. Sono loro molto grato. Vorrei che qualcheduno di noi parlasse con i genitori degli 11 ragazzi italiani che si stanno curando con un farmaco proveniente dalla ricerca israeliana per le gravi ustioni riportate a Crans-Montana. Chi boicotta la collaborazione scientifica, boicotta anche coloro che sono in testa nella critica al Governo Netanyahu. Le cinque maggiori università israeliane sono tra i principali oppositori del Governo Netanyahu, tanto perché sia noto. (Applausi). La ricerca e la scienza non possono avere però il passaporto. Non possono averlo. Se si fosse trattato di mio figlio e voi aveste boicottato un farmaco perché proveniente da un'azienda israeliana, io avrei pianto. Va bene? Tutti noi siamo dipendenti gli uni dagli altri, la ricerca non può conoscere i confini che le Nazioni stupidamente mettono, come sa chiunque fa questo mestiere.
È quindi importantissimo che in questo disegno di legge si ribadisca quello che già l'articolo 1 della legge Gelmini prevede, ribadendo quanto stabilito dall'articolo 33 della Costituzione e, cioè, che l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. Non si può procedere a boicottaggi così, basati sull'emotività. Bisogna considerare le conseguenze. (Applausi).
Signor Presidente, abbiamo iniziato ricordando l'episodio di Ester. Io non sono ebreo, ma una persona che stimo molto mi ha detto che Purim rappresenta non solo la festa dello scampato pericolo, ma anche il cambio di prospettiva.
Rappresenta cioè un orizzonte diverso, un cambio di prospettiva. Credo che noi stiamo festeggiando Purim dando al Paese un cambio di prospettiva, ossia che siamo dalla parte di tutti coloro che sono discriminati, tutti: oggi parliamo di cittadini italiani di origine ebraica, lo ripeto, ma siamo dalla parte di tutti coloro che sono discriminati e quando il Parlamento fa questo tipo di prese di posizione così forti, così solenni e così importanti, i cittadini ritrovano fiducia nelle loro istituzioni, non solo i cittadini ebrei, credo, ma tutti i cittadini italiani. (Applausi).

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