venerdì, novembre 24, 2006

Ascoltando Radio Radicale sugli Ebrei in Israele

Sto ascoltando da quasi un'ora l'ennesima trasmissione radicale pro Israele. In questo momento sta parlando in differita, mi pare, Antonio Landolfi a proposito della presentazione di un libro avvenuta lo scorso 20 novembre alla Casa della Cultura di Milano. E' sempre bene, giusto e doveroso per ognuno di noi ascoltare con maggiore attenzione e diligenza proprio quelle tesi che non si sente di condividere o da cui ci si sente lontani. Ma guai se per timore di non scoprirsi in dissenso minoritario ci si dovesse autocensurare. Sono quindi ben consapevole della marginalità delle mie opinioni, che beninteso non intendo imporre a nessuno. Ma neppure intendo modificarle se non mi convinco spontaneamente della loro erroneità ed insostenibilità.

Credo di aver colto il punto debole dell'argomentazione di chi sto ascoltando in registrazione, cioè Antonio Landolfi, che conclude proprio in questo momento. Egli ad un certo punto, ricostruendo la storia del socialismo fin dagli esordi pontifici (Facchinelli) dice che sempre i socialisti sono stati "a favore degli Ebrei" e devono continuare ad esserlo se vogliono essere "veri" socialisti. E fin qui non ho nulla da obiettare. Non mi definisco socialista e la cosa mi riguardare poco, essendo io a favore non solo di Ebrei, ma anche di Musulmani, Buddisti, Confuciani, ecc. Sono a favore degli Ebrei ecc, in quanto non sono pregiudizialmente contro Nessuno.

Ciò che trovo sofistico nel ragionamento di Landolfi è che egli equipara gli Ebrei con l'odierno Stato di Israele, la cui legittimità è semplicemente presupposta non solo da Landolfi, ma da un'opinione largamente maggioritaria. Per questa opinione le manifestazioni di sabato scorso sono semplicemente inconcepibili: "quattro delinquenti", sta dicendo Calderoli. Ma come, noi che siamo la testa pensante del Paese, noi che siamo qui a parlare e solo perché ci parliamo addosso siamo, mentre gli altri non sono?! Come è possibile? Non è possibile ed il fenomeno non esiste! Sembra di risentire il famoso don Ferrante che arrivare a concludere che la peste non esisteva e ne era così convinto che si lasciò morire di peste.

Il sofisma consiste dunque nell'equiparazione ebrei = Stato di Israele, da cui discende che l'essere contrari ad una fondazione dello Stato d'Israele sulla base di un'occupazione militare sancita dall'ONU (= foglia di fico dei vincitori della seconda guerra mondiale ed in particolare degli USA) significa essere antisemiti. L'antisemitismo ha una storia millenaria (uccisione del Cristo con il "suo sangue ricada su di noi ed i nostri figli", ma le tracce di una politica "contro", il Popolo Eletto, possono addirittura rintracciarsi prima di Cristo e forse affondano le loro ragioni nella Presunzione israelitica), ma viene addebitato per intero ai nazisti. Il nazismo viene equiparato al Male Assoluto e chi si azzarda al minimo accenno critico verso Israele e la sua politica, sostenuta dalla mire imperiali degli USA, viene terroristicamente bollato come antisemita, negazionista, ecc. ecc. Ne so qualcosa io stesso per le reazioni al mio post sull'Olocausto. Non esito a qualificare di idioti e disonesti quanti hanno tentato di imbastire una tresca ai miei danni. Ma andiamo avanti.

Ritengo strumentale ogni discorso sull'antisemitismo, di cui oggi non esiste più la benché minima traccia. Se se ne parla, è perché hanno interesse a farlo quanti da esso hanno tratto vantaggio e continuano a trarne. Dirsi oggi antisemiti è un anacronismo storico. Altra cosa è la politica degli USA in Medio Oriente. Il nostro interesse di Europei non sta con Israele, ma con l'intero mondo arabo. Non intendo dire che si debba chiedere ad Israele di sloggiare dai territori occupati con la forza e la violenza, ma che da Israele si debbano politicamente prendere le distanze ed avviare relazioni diplomatiche di pace e collaborazione con tutti gli Stati arabi, che hanno pieno diritto alla loro politica interna. Solo così ci metteremo al riparo dalla nuova forma di guerra che ambiguamente viene definita terrorismo. Trovo ipocrite e miserabili tutte le nostre chiacchiere su democrazie e diritti umani. Si tratta di una costruzione ideologica e polemica, la cui realizzazione non esiste neppure nei nostri paesi felicemente governati. Sono inoltre concetti problematici e contradditori. Tentare di esportarli all'estero e basare la nostra politica sul loro presupposto mi sembra un modo per porsi fuori della realtà e di nascondere la nostra inconsistenza politica, triste lascito della seconda guerra mondiale e degli accordi di Yalta, che i nostri politici e governanti non sono in grado di superare.

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