venerdì, novembre 24, 2006

Una voce di donna a Radio Radicale

Uso lavorare al computer con la radio accesa. Una donna che sta parlando, non ne ho il nome, dice ad un certo punto: «…oggi chi prende una tessera ad un partito è per candidarsi o perché fa parte dell'entourage di chi si deve candidare…». Ecc. Parla la Sinistra Liberale, confluita nella Margherita. Prima ho ascoltato Valerio Zanore, ora della Margherita, ma che io ricordo segretario del Partito Liberale…

Vorrei contraddire la donna che sta parlando. Non avendolo mai fatto prima, ho deciso in età matura di prendere la tessera di un partito (Forza Italia), ma non per candidarmi. Per avere il diritto di dire la mia all'interno di quelle organizzazioni previste dall'art. 49 della costituzione, dove i cittadini dovrebbero poter concorrere alla formazione della politica nazionale. Diverso è il ruolo del Cittadino (che puà essere Elettore o non Elettore) e del militante di un partito. Diverso il comportamento che ci si può aspettare da ognuno. Il Cittadino può cambiare il suo voto ad ogni elezione sulla base di un giudizio ci si augura il più possibile informato e maturo. Il militante di un partito non può volare da un partito all'altro come una farfalla. Se può apparire non onorevole il prendere la tessera di un partito direi che lo sia ancora meno il cambiare partito. Se cambiare partito vuol che ci si è prima sbagliato, niente impedisce di pensare che si continui ancora a sbagliare. Si dovrebbe continuare a stare in un partito proprio quanto è maggiore il dissenso con gli organi dirigenti di quel partito. Il primo dibattito, la prima politica, è quella che si fa all'interno del proprio partito (qualunque esso sia). Insomma, il militante non ha la stessa libertà del Cittadino elettore perché diversa è la sua responsabilità. Il Militante è quegli che elabora una proposta politica per il cittadino. Per salvaguardare la libertà di coscienza del Militante dovrebbe essere possibile per lo stesso Militante votare (in quanto cittadino) anche contro il proprio partito se si ritiene che la politica adottata dal proprio partito (al governo o no) sia contraria ai propri intendimenti ed alla propria coscienza…

Per quanto mi riguarda e che qui ora non approfondisco, ma con riferimento a ciò che sento e credo provenga da una Sinistra Liberale confluita nell'Unione, dico che: a) costruisco il mio liberalismo partendo da Hobbes; b) starò in Forza Italia, rinnovando puntualmente la tessera, fino a quando non ne verrò espulso a causa delle mie opinioni. Solo allora mi considererò sciolto di un vincolo di fedeltà, basato sui miei concetti di onore e coerenza.

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