venerdì, novembre 17, 2006

Leggi, giudici, parlamentari e giornalisti: un'allegra brigata!

Qualche mese addietro si è sollevato un grande clamore per un imponente sistema di intercettazioni che aveva la sua centrale addirittura presso la Telecom. La vicenda intricata è nota e non mi addentro. Anche perché temo di dire cose inesatte su faccende che seguo abitualmente con distacco e scarsa attenzione. Non corro il rischio di essere spiato perché nella mia vita non vi è nulla di interessante per eventuali spioni. Ebbene, per proteggere chi ha qualcosa da temere il parlamento ha subito disposto una severa legge. Questa mattina ascolto in diretta che a giudizio degli stessi fabbricatori di leggi la legge che si sta varando è una nuova pessima e pasticciata legge che si aggiunge a tante altre leggi pasticciate. I giornalisti rischiano di pagare multe miliardarie se non peggio con il carcere. Ebbene, se questo è il fatto che poco mi appassiona, le riflessioni ancora dissorgaiche che si affacciano alla mia mente sono le seguenti:

a) la pletora di leggi cattive, confuse, contradditorie, liberticide, ecc., oltre a togliere ogni maestà all’idea di Legge finiscono per dare poteri enormi al ceto dei giudici, alle cui mani siamo consegnati. I giudici sono degli uomini come gli altri. Fanno quello che fanno tutti gli altri uomini, ne condividono pregi e difetti. Non sono di una pasta diversa e migliore. La nostra società si caratterizza pertanto come una società composta da tante corporazioni e fra queste corporazioni quella dei giudici è forse la più potente. Il potere discrezionale dei giudici è enorme e direttamente proporzionale alla confusione e contradditorietà delle leggi prodotte.

b) I parlamentari accedono ai privilegi del loro status non per concorso, come nel caso dei giudici, ma per elezione. Sul momento elettorale è grande la retorica, ma assai miserabile la sostanza delle cose. La sociologia del momento elettorale è nota ad ognuno, ma la scienza e la dottrina preferisce difendere il sistema piuttosto che evidenziarne gli evidenti limiti. Al massimo solo qualche comico tenta qualche volta di dire la verità mettendola nei circuiti mediatici. Credo che si possa dire che ogni parlamentare dipenda dai collettori di voti, mai da un rapporto con il singolo elettore, impossibile quando gli elettori sono 100.000, numero di cui spesso menano vanto, ben sapendo che “centomila” è lo stesso che “nessuno”: uno, centomila, nessuno! Lo sanno e sono certi dell’impunità di fronte al singolo elettore che appunto non esiste. Ho sperimentato più volte nel cogliere in fallo il parlamentare da me votato e di sentirmi irridere, per essermi lasciato estorcere il voto. Il divieto di mandato imperativo è un ottimo pretesto per potersene infischiare del quisque de populo elettore. Il vero rapporto fra il parlamentare e l'elettore è raffigurabile nel cliente con il cappello in mano davanti all'Onorevole. Non è però vero che in deputato se ne può infischiare di chiunque. Bacia la mano di chi lo mette in lista ed è oltremodo dipendente ed ossequioso verso quei poteri forti che possono influire su chi forma le liste dei candidati. Il sistema proporzionale, gabellato come democratico, è il sistema del ricatto antidemocratico espresso nella formula seguente: se su cento voti necessari per fare maggioranza di governo A dispone di 48, B di altri 4 e C solo di 4, allora C tiene in scacco A e B. Non solo ma anche chi concorre a fare 48 può accrescere la sua forza contrattuale lesinando il suo voto. Tutto ciò con la democrazia di chi vive ogni giorno di un lavor appena sufficiente per sbarcare il lunario, ha poco a che fare!


c) Un ruolo nella formazione del consenso esercitano i giornalisti o della carta stampata o della televisione. Il nome del deputato deve circolare presso la gran massa. Naturalmente non è possibile una disamina pubblica del curriculum di ogni singolo deputato, ma basta che per ognuno si crei un cliché da poter divulgare. La quotidianità delle votazioni e delle opinioni espresse negli organi parlamentari non entra nel conto. Basta che i deputati superino il varco dell’elezione. Possono tirare un sospiro di sollievo e per almeno cinque anni possoni stare tranquilli. Dopo tre anni di legislatura – ho sentito – maturano addirittura il diritto alla pensione (otto o sedici milioni di lire al mese): uno schiaffo agli elettori!

d) E’ facile che un patto scellerato si stipuli fra giornalisti e parlamentari. Ecco che i giornalisti sono un’altra corporazione, voluta dal fascismo e di cui gli antifascisti non hanno mai voluto liberando, consentendo ad ognuno il diritto di poter informare gli altri. La stampa è in pratica strettamente incardinata nel regime. Se io diffamo un altro dicendo cose non vere o comunque non pubblicabili, commetto un reato in quanto cittadino. Poco importa che sia o non sia un giornalista.

e) In realtà, in Italia – malgrado la retorica costituzionale – non è garantita la libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero, non già perché esista un divieto espresso, ma perché militano molte ragioni a favore dell’autocensura, che è condizione per la conservazione di privilegi anche di status. La recente vicenda della satira esercitata nei confronti del papa è stata in se assai istruttiva. I gruppi confessionali si chiamano in letteratura "corpi intermedi". Vengono in genere presentati come aggregazioni a difesa dell'individuo. In realtà, l'individuo viene ad essere schiacciato da questi corpi intermedi più che se ad esercitare la totalità del potere e del comando fosse un solo soggetto legittimato direttamente dal popolo. Machiavelli, già ai suoi tempi, aveva individuato il fenomeno, sostenendo che per il popolo (se proprio doveva essere in ogni caso sempre e soltanto oppresso) tanto valeva essere angariato da uno solo piuttosto che da molti (potremmo dire oggi i nostri magnifici ed eccellenti mille deputati). Il nodo teorico che mi riservo di approfondire con strumenti formali è fra una democrazia che si dice basata sul consenso (fatta discendere da Locke, che in privato equiparava schiavi e cavalli) ed una democrazia basata sulla protezione (innanzitutto della vita e di quella libertà che consente di lavorare prosperando, ricavabile da un'attenta lettura del malfamato Hobbes, che io considero padre e teorico di un vero liberalismo. Hobbes non amava il papa ed i papisti e si trovò in fiera polemica con Bellarmino).

(riflessioni disorganiche da affinare e sviluppare)

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