venerdì, novembre 17, 2006

Una lancia per Daniele Capezzone

Non è affar mio interloquire in ciò che è successo e sta succedendo in casa Radicale, ma forse l’aver pagato per almeno un paio di anni la tessera radicale mi dovrebbe dare almeno il diritto di esprimere una debole opinione sulle faccende radicali, divenute peraltro di pubblico dominio. Intanto perché avevo pagato una tessera radicale e quali sono stati i miei rapporti con i Radicali? Cosa mi unisce e cosa mi divide dalla pattuglia radicale? E’ una risposta che devo innanzitutto a me stesso per liberarmi da un’influenza subordinante e contradditoria. Il perché del tesseramento è facile da spiegare e motivare. Era un anno in cui il partito radicale sembrava stesse per sparire dallo scenario politico italiano. I radicali avevano posto come obiettivo all’opinione pubblica italiana il raggiungimento di un certo numero di tessere per la loro sopravvivenza. Avevano detto anche chiaramente che il tesseramento era la loro unica fonte di finanziamento. Era anche da me condivisa la loro posizione sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Insomma, ho ritenuto che per la loro onestà politica meritassero l’»elemosina« (cospicua) di un finanziamento da parte mia. Misi perciò mano al portafoglio e sborsai soldi per una tessera per me carissima. Sapendo ciò, qualche amico mi considerò politicamente un radicale e fui qualificato come tale. Ma credo che ciò non mai stato vero. Ho provato qualche volta a frequentare la sede di via di Torre Argentina, ma ho avvertito quasi subito che non era aria per me. Abituato a trattare con cortesia e ad essere trattato con cortesia, mi dipiacque un lieve ed inconsapevole gesto di stizza della Bernardini, alla quale faccio i migliori auguri pur ritenendola politicamente inferiore a Capezzone.

Negli anni successivi al mio primo tesseramento ricevevo telefonate dal partito radicale per il rinnovo della tessera radicale negli anni successivi e per altre loro iniziative. Ogni volta io davo ampie spiegazioni a chi mi telefonava. In particolare, scoprii meglio la mia diversità di posizione dai radicali in occasione della campagna per la libertà di ricerca scientifica. Una caratteristica dell’essere radicale è quella di far chiasso sui temi eticamente sensibili e tali da poter provocare un conflitto di opinioni, ma poi la realtà può essere altra. A me appariva come una vistosa contraddizione la sovraesposizione mediatica in materia di libertà di ricerca scientifica e la totale assenza dei radicali sui temi della riforma universitaria: a loro modo di intendere due cose del tutto distinte! Sembra che la ricerca scientifica in Italia non la debbano fare i ricercatori che lavorano nelle università, ma i radicali stessi con striscioni e schiamazzi. Basta che facciano delle interviste a qualche prof. ord. e dietro non esiste più nulla. Nello stesso giorno in cui si svolgeva una manifestazione nazionale dei ricercatori davanti a Montecitorio e sfilava da un’altra parte della città i movimentisti dell’orgoglio omosessuale i radicali stavano tutti alla sfilata con gli omosessuali ed ignoravano perfino che nello stesso giorno vi era una manifestazione dei ricercatori, dove erano in ballo interessi che adesso sono giunti alla fase più acuta, ma senza più rimedio possibile. Avevo avuto un breve scambio epistolare su questo tema e mi scrisse due righe addirittura la Bonino. Sempre in materia universitaria non posso dimenticare la partecipazione di Taradash (un radicale che entra ed esce) allo “scippo” di Dalla Chiesa, quando con una raccolta di firme fu sabotato (per sempre) un provvedimento che consentiva ai ricercatori italiani di poter far parte per legge dei Consigli di Facoltà e di poter votare per l’elezione del rettore. Avendo una volta votato per Taradash mi accanii a cercarlo per chiedergli conto della sua firma. Lo beccai una volta proprio nella sede di via Torre Argentina. Mi avvicinai a lui sorridendo e gli chiesi perché avesse appoggiato Dalla Chiesa nell’operazione di “scippo”. Non se lo aspettava, pensava fossi un suo fans. Colto alla sprovvista, mi disse che era d’accordo con Dalla Chiesa. “Già! Ma io ho votato te, non lui”. In realtà, non capiva e non capisce nulla di questioni universitarie e non so se ha mai preso una laurea. Altri esempi più o meno rilevanti potrei fare per poter concludere che “non sono un radicale” e che la mia passata tessera altro non significa che una «elemosina» (cospicua) a chi tutto sommato la merita. Ma da un punto di vista concettuale e politico è importante che io chiarisca (innanzitutto a me stesso) la mia diversità dall’area radicale, pur avendo io grande stima per un intellettuale e pensatore politico come Marco Pannella.

Venendo un tema oderno vorrei esprimere il mio apprezzamento di cittadino per l’attività politica di Daniele Capezzone. Mi è parsa una posizione onesta la sua. Egli dice: questo governo ha posto più tasse ai cittadini e non ha fatto una sola riforma. A questo punto viene da pensare se i radicali, per essere stati troppo lontani dal potere o meglio dal parlamento, non siano entrati in crisi per eccessiva astinenza. Mentre la Bonino era in Cina mi è capitato di pensare che se non fosse stata essa stessa al governo, probabilmente si sarebbe incatenata in qualche palo delle strade di Pechino. Mi è parso più coerente al governo Capezzone che non tutti gli altri. Non ho ben indagato e capito i motivi della sua defenestrazione dalla segreteria del partito radicale. Non è affar mio e non mi intrigo, ma non posso non notare la differenza fra lui e la Bernardini. Fra i due preferivo Capezzone. Credo che in questi momenti esista anche un lato umano delle cose. Per quel che conta voglio esprimere pubblicamente la mia attestazione di stima a Capezzone, anche mi sono dissociato da lui in merito ad alcune vicende. Ad esempio, il clamore suscitato da quella grande, ma pessima e faziosa giornalista che è a mio avviso l’Annunziata. Io ero stato contro Capezzone che si era schierato con l’Annunziata. Glielo scrissi e lui tenne conto dei miei argomenti.

Coraggio, Capezzone! Sei giovane e puoi ancora far politica, ossia puoi sempre prendere posizione ed elaborare idee nelle vicende di questo nostro disgraziato paese, con ladri al governo che parlano di “valori”, funestato prima ancora che da mafia, ndrangheta e camorra, dai suoi governanti e dalla sua famelica classe politica, vero flagello di questo paese non già “impazzito”, ma castrato da qualsiasi vera possibilità di partecipazione politica (art. 49 della costituzione). Viene periodicamente turlupinato da quella farsa politica che si chiama “elezione dei rappresentanti”, ma poi è in totale balìa di una oligarchia di 1000 parlamentari che depredano le risorse del paese e contro i quali non esistono rimedi efficaci. Io stesso sono ben consapevole della inanità delle mie parole e della mia indignazione, ma mi ispiro ad un motto pannelliano: «fai quel che devi, accada quel che puo»!

(testo non definitivo, ancora da emendare e limare).

Post Scriptum - A proposito di Taradash: è ancora in corso oggi sabata 18 novmbre la rassegna stampa di Marco Taradash, a lui affidata il sabato. Riporto il suo commento alle notizie della Rassegna, da lui fatta in modo fazioso. Si chiedono maggiori risorse per la ricerca nello sciopero di cui lui stesso è costretto a dare notizia. Ebbene, quali sono le preoccupazioni di Taradash? Che le maggiori risorse non vadano ai ricercatori, ma alla ricerca. Ho già detto sopra che Taradash non capiva nulla di università quando aggiunse la sua firma all'elenco degli scippatori capitanati da Dalla Chiesa. Mi riesce un poco difficile trattenermi dagli improperi che vorrei mandare ad un incompetente che non potrò mai perdonarmi di aver votato una volta solo perché di fronte ad una massa di sconosciuti in lista mi ero affidato alla sola notorietà della sua voce mattutina. Non solo non capiva nulla di università all'epoca dello scippo, ma continua a non capire nulla, ma ambisce tuttavia ritorna a Montecitorio.... Vorrei che Taradash provasse a rispondere perché i ricercatori italiani non si lasciano sfuggire una buona occasione che giunga dall'estero! mah! Mi astengo dal mandargli il sonoro improperio che si merita. Potrebbe esser vietato dal codice penale e da quello civile. E poi si tratta di un ex-deputato con tutti i privilegi dello status... pagato da noi tutti. Mi chiedo se abbia reso in parlamento più dell'ultimo dei riccercatori. Caro Taradash, ti propongo una bella riforma radicale: abolire la pensione ai parlamentari, soprattutto a quelli che la prendono dopo tre anni di attività parlamentare. Si potrebbe racimolare qualche bella lira per i ricercatori italiani che se dipendenti pubblici hanno obblighi di incompatibilità e non possono mettersi neppure a vendere le olive o le castagne per strada, nel caso avessero bisogno di un'integrazione di stipendio per soddisfare ai comuni bisogni della vita, non essendo dei puri spiriti e non avendo fatto voto di castità ed astinenza.

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