martedì, novembre 14, 2006

Dino Boffo, la satira ed il sentimento religioso

Non intendo scrivere un lungo articolo su questo argomento, ma fermare sulla carta una rapida riflessione. I pensieri vengono e vanno ed assai spesso sfuggono. La trasmissione televisiva che ho visto casualmente e non seguo abitualmente (Se la ricerca in rete è corretta sono questi i dati identificativi: "Dieci minuti" o simili, dentro il tg2 della sera, conduttore Maurizio Martinelli. La trasmissione presa di mira è Crozza Italia del comico Maurizio Crozza, dove qualche volta ho pure visto causalmente la trasmissione satirica incriminata, peraltro – a mio avviso – del tutto innocua) mi pare abbia un grave limite ai supposti approfondimenti che il conduttore pretende di dare: manca il contradditorio. E trovo con compiacimento che i limiti dei «dieci minuti» sono stati già rilevati da qualcun altro, che ha parlato addirittura di disinformazione, altro che approfondimenti! Il vignettista (ma con giudizio) Forattini non era affatto in contradditorio con Dino Boffo, direttore dell'Avvenire (di cui si può leggere qualcosa di istruttivo qui), ma entrambi erano caustici verso un terzo assente condannato senza avvocato difensore, cioè gli autori televisivi di una satira che ha avuto il sacrilego torto di voler prendere di mira papa Ratzinger: in Italia i potenti non si toccano. L'argomento principale di Boffo è che sì va bene la satira come genere letterario (bonta sua!) ma con il rispetto del limite degli altrui sentimenti religiosi. Lo stesso discorso gesuitico che distingue, violentando il vocabolario, fra laico e laicista, l'uno buono e l'altro cattivo. Un'altro attacco a Crozza l'ho trovato adesso in rete ed è da parte del Corriere della Sera, cui non piacciono ("deludono") i contenuti ideologici di Crocca. Se posso difendere Crocca (che non conosco e che non mi interessa: non seguo questo genere letterario e non ho tempo da dedicare ai comici), vorrei incoraggiarlo dicendogli che il giudizio del Corrierista o meglio Carrierista è quanto mai opinabile: de gustibus ne disputandum est. Il Tizio si chiama Aldo Grasso e si trova qui: la sua delusione, certo che può dirla, ci mancherebbe! Ma è appunto la "sua" delusione e vale il principio di Protagora secondo cui l'uomo è misura di tutte le cose. Si tratta di quell'abietto relativismo contro cui papa Ratzinger ha indetto una nuova crociata, di cui forse il migliore antitodo è la satira alla Crozza.

Il punto problematico a me pare la pacifica e per un tipo come Boffo comprensibilmente scontata identificazione fra papa, papato o istituzione ecclesiastica e il sentimento religioso. Viene da chiedersi: E se oggi al posto di papa Ratzinger ci fosse papa Borgia o altri illustri successori di Pietro? Quale sarebbe stato il sentimento religioso vilipeso e soprattutto da chi vilipeso? Sentimento religioso e istituzione ecclesiastica possono essere e sono due concetti affatto separati e distinti. Alla loo confusione e indistinzione contribuisce proprio la televisione di Stato, ossia di regime. Qualche giorno fa un vescovo ci ha perfino detto che è peccato non pagare le tasse, ma di queste tasse beneficia in misura non piccola propria la chiesa cattolica, che vuol essere gelosamente esentata da tutte le tasse possibili… Ed io farei volentieri a meno di pagare quell'8 per mille che mi rode il fegato. Ragion per cui suscita scandalo la irrisione satirica del papa attuale, assai più dogmaticamente aggressivo dei suoi predecessori, non già per il contenuto in sé della satira in oggetto ma per la dissociazione dei due momenti: gerarchia ecclesiastica e sentimento religioso, che è in ognuno di noi e che è insondabile quanto più profondo, tanto profondo che nessun tentativo di satira sarà mai possibile. La satira può infatti colpire e fustigare ciò che si vede, non ciò che è invisibile e nascosto. Insomma, il solito filisteismo di Stato. Non credo che quella trasmissione, divertente, avrà vita lunga. L'Italia è la terra di Giordano Bruno, di Galileo Galilei e di tanti filistei che accendono i tizzoni del rogo sempre pronto. Mi paiono poi diversi i casi delle vignette danesi e quello attuale della satira in casa nostra: diversi i contesti, il senso e le conseguenze. Ma appunto non voglio scrivere di più su questo minore argomento. Et de hoc satis!

Post Scriptum – Non poteva mancare una nutrita RASSEGNA STAMPA, appena toccato il papa, il cui processo televisivo di sacralizzazione non può che essere irrimediabilmente fatto naufragare dal “riso”, un’arma potentissima. A chi ha letto il libro di Umberto Eco o visto il film che ne è stato ricavato è bene ricordare la trama del racconto. Di Aristotele era stato rinvenuto un libro mancante della Poetica, dove lo Stagirita trattava l’argomento del “riso”. Ciò significa che si poteva anche ridere delle cose serie e importanti e perfino della Somme Autorità. Ciò era tanto destabilizzante quanto intollerabile. Erano perciò giustificati gli omicidi “di Stato” per evitare che il libro potesse venire scoperto e letto e divulgato il suo contenuto. Meglio bruciare la Biblioteca con tutto il suo contenuto. O almeno così ricordo la trama. Ma ho anche il ricordo di un altro libro comico-satirico adesso meno noto che aveva avuto successo negli anni Settanta. Si ipotizzava l’avvento di un papa straniero (e Giovanni Paolo II mi pare sia venuto fuori dopo), il cui accento quando parlava in italiano sembrava fatto apposta per suscitare il riso ed in questo modo avrebbe potentemente contribuito alla scristianizzazione dell’Italia. Se era una profezia, questa mi pare calzi più per il papa tedesco che non per il papa polacco, che pur con il suo accento straniero una qualche simpatia è riuscito a guadagnarsela fuori delle mura Vaticane. Ma di questo papa non saprei dire se può definirsi “simpatico” agli estranei del Sacro Ovile. Il ricordo di Giovanni XXIII non teme confronti: spacca le mura e guadagna la commozione e simpatia del mondo intero.
1. Siamo con il papa o con l’Islam?. Nell’articolo qui linkato si parla ad un certo punto della libertà di criticare la satira. E ci mancherebbe! Una satira è tale se riesce a mettere in discussione ogni possibile tabù. Sarebbe buffo che a sua volta l’autore della satira fosse immune da quella stessa critica che egli esercita verso altri. In realtà, ciò che si va preparando contro il povero Crozza è una cortina di censura. Il Vaticano non gradisce la satira. Ci sono in mezzo valori che non si toccano, per i quali si muove pure Cossiga. Sembra però che ci sia un’offensiva del Comici contro il Vaticano ad oltre cento anni dalla Breccia di Porta Pia, che parrebbe abbia funzionato alla rovescia: uno sfondamento dall’interno della città verso un’Italia, la cui laicità deve essere oggi difesa proprio dai Comici, essendo i nostri politici da destra a sinistra uno più baciapila e bacchettone dell’altro. Ricordo gli anni in cui Santoro prendeva di mira Berlusconi, allora capo del governo. Di Berlusconi si può ridere e si ride. E non solo. Berlusconi si prese pure una botta in testa da un Tizio che gli lancià contro il cavalletto della macchina fotografica, colpendolo in testa. Se al suo posto ci fosse stato il papa, chissà come sarebbero andate le cose. Ma del papa scommetto che neppure Berlusconi vuol ridere, se è vero che tiene ai voti cattolici. Ricordo un Diliberto che tacciava di “sguattero degli americani” il presidente del consiglio italiano, non accorgendosi neppure che lui “comunista” si serviva come termine di insulto di una figura sociale: il povero lavapiatti che magari votava per il comunista Diliberto, fomentatore dell’invidia sociale e della lotta di classe. Insomma, toccare il papa non si può. Tutti gli altri si, ma il papa è figura sacra e al disopra di ogni cosa. Il papa è Cristo stesso. E’ Dio in terra! Il problema è però di semplice e facile soluzione: Ratzinger fa ridere o non fa ridere. Se il pubblico trova divertente la satira di Crozza, allora vuol dire che il comico ha saputo fare il suo mestiere. Se nessuno ride, vuol dire che Crozza farà meglio a cambiar repertorio. Non si può vietare alla gente di ridere, se vol ridere. Io ricordo di una risata domestica in occasione di una manifestazione organizzata dagli ineffabili fratelli De Lillo in occasione della campagna astensionistica del clero cattolico. All'università "Regina Apostolorum" un tal prete Miranda interpretava la legislazione italiana come una "vanguardia" mentre del tutto legittimamente e direi più fondatamente la più retriva del mondo. Oggi perfino la Spagna è liberale rispetto all'Italia, la Spagna che fu terribile per la sua Inquisizione. Quando penso al prete Miranda non posso fare a meno di ridere. E se non fermeranno in tempo Crozza può succedere che si trasformi in un boomerang l'eccesso di notizie che la televisione di stato esercita su ogni minima ed insignificante uscita del papa, la cui principale caratteristica politica è di dire al mondo cosa tutti gli altri devono fare senza averne o poterne avere lui la responsabilità. I preti, appunto, fanno per mestiere le loro prediche, più o meno buone.

2. In Vaticano non tollerano. Padre Georg Genswein esprime la sperano che i tentativi di “ridicolizzare figure cattoliche” possano “smettere subito”. Padre Georg è il segretario personale del pontefice ed è normale pensare che le sue “speranze” siano in realtà un “ordine” per chi deve provvedere. Già Cossiga si è mosso. Numerosa è poi l’armata sanfedista dei Mantovano, Buttiglione, ….., etc., che non mancheranno di rispondere all’appello. Viene da chiedersi se venendo fatte oggetto di “ridicolo” figure “non cattoliche” o meglio “non ecclesiastiche”, almeno su queste possa lecitamente ridere o se anche queste non abbiano diritto a nutrire eguali “speranze” e legittime pretese. Notoriamente, Berlusconi è la figura per antonomasia esposta al ridicolo. Per la verità non mi pare se la sia presa più di tanto. Ha perfino perdonato un Tizio – salutato come moderno Enrico Toti – che gli ha scagliato addosso un treppiedi, colpendolo di brutto. Considerato che era capo di Stato, in altri tempi per lo sciagurato vi sarebbe stato l’ergastolo. Se Berlusconi fosse stato davvero Mussolini, come viene spesso tacciato, è facile immaginare che il Tizio se fosse sopravvissuto a qualche pronta reazione delle guardie del corpo, avrebbe marcito in galera per il resto dei suoi giorni. Invece, lo scherzo pesante è finito in farsa e non se ne parla più. Ma con il papa è tutt’altra cosa! Possiamo ridere di un presidente del consiglio italiano, si chiami Berlusconi o Mortadella, ma del papa non si può. Il papa è dio stesso, anzi di più. Infatti, capita di bestemmiare i santi e dio stesso, ma il papa non si può!

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