mercoledì, novembre 29, 2006

La verità è al contrario, malgrado a parlare sia il papa infallibile

Un bell’esempio di relativismo storico, culturale, politico e morale offre il colto papa Ratzinger dichiarando oggi ai mass-media che la religione è forza di pace e riconciliazione. O meglio, per non apparire irriverente verso il papa infallibile, si può dire che è affermazione certamente non vera per il passato storico, dalle origini del cristianesimo in poi, anzi incominciando proprio dall'episodio della croce, che nasce da una sorta di guerra civile interna all'ebraismo: giudei contro protocristiani, romani contro cristiani e giudei finiti quest'ultimi in diaspora dopo la distruzione romana del Tempio. I conflitti di religione in tutte le più varie e disparate forme sono state la caratteristica prevalente del cristianesimo, le cui radici affondano nel sangue e si nutrono di sangue. Come in un famoso testo, se si spezzasse qualcuna di queste radici, vedremmo colare tanto sangue. Al confronto credo che nulla di simile possa rimproverarsi alle religioni greco-romane. Ma forse lo scaltro papa Ratzinger vuol lanciare all'Islam una proposta politica per il presente, usando il linguaggio della retorica religiosa. Potrebbe essere, ad esempio: nel mondo contemporaneo abbiamo un comune nemico che è la ragione critica, dove a parte i laici con la tonaca mentale, ben collocati in partiti politici che attingono al voto governato e influenzato dalle parrocchie, ci conviene allearci in quanto religioni monoteiste, amministrate da un clero professionale. E quale migliore propagada che le parole della pace e della conciliazione? Quelle pace che tutti cercano e che non siamo certo noi a poter dare. Basta però che noi la predichiamo. Questo è il nostro facile compito, scisso da qualsiasi responsabilità e onere politico. A realizzarlo è compito dei governi, ci riescano o no. Anzi se non ci riescono può anche diventare più importante il nostro ruolo di predicatori di pace. L'unico punto debole è che non esiste, che io sappia, un apparato ecclesiastico musulmano appena un poco paragonabile a quello cattolico, che ha praticamente consistenzza statuale ed è un autentico anacronismo come Stato assoluto e teocratico. Probabilmente, anche questo è chiaro alla diplomazia vaticana. Ed ecco allora che il vero interlocutore è proprio lo Stato turco, che vuole entrare in Europa. Il Vaticano non è uno stato dell'Unione, ma influenza nei vari paesi statisti, parlamentari e tanti politici che si rifanno alle parole del papa. E non potrebbe essere altrimenti perché solo dal papa ricevono i loro voti. Così mi pare che i conti tornino, ma la Verità è un'altra cosa. Un papa infallibile la può girare e rigirare come meglio crede, lo assiste lo Spirito Santo e l'obbligo dei fedeli a perseverare nella Fede, dove l'indiscutibilità del papa è il dogma centrale e più importante di tutti.

Nella trasmissione di Ballarò proprio ieri un liberale di “Critica liberale” ha letto a Formigoni un testo inequivocabilmente liberticida di fonte vaticana, se ben ricordo del 1888, di Leone XIII, nato e vissuto dopo la rivoluzione francese e non in pieno medioevo. Al che Formigoni ha pensato di poter rimarcare proprio la data: vero, ma siamo lontani nel tempo. Come se ciò potesse significare qualcosa per un’autorità religiosa che rivendica il possesso esclusivo della Verità ed un rapporto privilegiato con lo Spirito Santo. Gli esempi più eclatanti e sfacciati di relativismo e di disprezzo per la coerenza logica e storica la troviamo proprio nell’ambito di un’istituzione, il papato, che non è cosa diversa dalla costellazione dei poteri politici che si succedono nella storia. Per quanto riguarda la dichiarazione odierna di papa Ratzinger è sufficiente un poco di cognizzione storiche, un modesto corso liceale, per vedere nella religione il più potente attizzatoio di guerre e ferocie di ogni genere: conversioni forzate e truffaldine, lotta alle religioni contrarie presenti nelle giurisdizioni delle principi cattolici, persecuzioni e roghi verso quanti di diverso avviso erano bollati come eretici, processi per stregoneria, crociate, lotta per le investiture, inquisizione, ostacoli agli sviluppi della scienza, processo di Galileo e condanna a morte di Giordano Bruno, crociate, lotta contro la chiesa ortodossa bizantina per mere ragioni di predominio religioso. Gli ortodossi sono stati abbandonati all’attacco turco semplicemente per levarli di mezzo con mezzi diversi da quelli della persuasione e del dialogo religioso, ecc. ecc. Si sa: siamo peccatori. Ed il bello della religione cattolica è che il peccato si può cancellare con una bella confessione, nel segreto del confessionale, con una bella contrizione e con una bella comunione. Ed ecco il cattolicesimo come essernza della tartuferia morale e dell’ipocrisia. Un Provenzano può benissimo tenere presso di se come lettura preferita la Bibbia ed i Vangeli e poi ordinare i più efferrati omicidi. I papi, quando il potere politico, non hanno fatto di meno. Insomma, non voglio denigrare la religione e mancare di rispetto ai sinceri credenti. Insisto nel dire che la religione, quella autentica, la si salva e conserva, quando si dà a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Se si pretende di possedere ciò che spetta a Cesare, allora la religione si corrompe ed il papa pretende di essere Cesare ed usa i mezzi di Cesare (guerra, tortura, tutti gli arcana e gli idola del potere) in nome della religione e chiamandola religione.

RASSEGNA STAMPA:

• 1. Gli Atei devoti son rimasti orfani. L’editoriale è dovuto proba-bilmente alla penna di Giuliano Ferrara, figlio di padre comunista e lui stesso comunista fino a quando il comunismo stesso non è diventato merce scaduta. Poi si è convertito, restando Ateo dichiarato, ad un’ideologia religiosa che dimostra una durata che non teme rivali. L’articolo mena il can per l’aia e nasconde un certo disagio. Il papa Ratzinger si è dimostrato politicamente più realista dei suoi seguaci papisti, atei o meno che siano. Adesso avran un bel da fare per mantenere intatta la loro devozione. E se escono dal recinto dove possono andare? A nostro avviso, l’Editorialista sbaglia ancora se crede che a Ratzinger interessino gli abbracci e baci con una sparuta presenza di cattolici in Turchia o un incontro con il Patriarca ortodosso, una reliquia storica pure lui. Ormai il pericolo ortodosso bizantino non esiste più per la chiesa latina. Il pericolo è cessato da secoli e forse forse i Turchi gli diedero un “provvidenziale” colpo di grazia. La visita potrebbe essere un ringraziamento per quel lontano colpo di grazia, ma l’interesse più immediato e tangibile mi sembra tutto politico e assai poco religioso. Ma in queste cose che si snodano nei secoli è proprio il caso di dire: chi vivrà vedrà. E purtroppo temo che noi non vivremo abbastanza per vedere.

• 2. il Gran Mufti Ali Bardakoglu, vale a dire il papa turco. E’ interes-sante la figura di Ali Bardakoglu, il cui potere in ambito religioso può essere paragonato in Turchia e quello del papa in Italia. Ma quanti diversi! L’uno in abiti regali che nessuno indossa. L’altro in abiti civili eguali a quelli di chiunque altre. Del resto, lo stesso Gesù Cristo non è mai rappresentato con gli abiti con cui siamo abituati a vedere papi, cardinali, parroci. Più alta è la carica più suntuoso l’abito, anche se esiste il detto l’abito non fa il monaco, ma il monaco per non dire il papa veste sempre un abito che lo distingue e separa nettamente da tutti gli altri mortali. L’abito parla anche quando chi lo indossa tace. Il papa italiano ha esordito con un appello al Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, la cui figura umana non riesco ad equiparare a quella dei suoi successori, che sempre meno sono riuscirare a suscitare in me quella simpatia che con papa Roncalli sgorgava spontanea al di là di ogni steccato religioso, culturale, politico. Ma qui siamo nel campo dell’emotivo e del simpatetico. Papa Ratzinger si fa scudo di papa Roncalli dicendo di amare i Turchi, salvo ad esser loro contrari quando era ancora cardinale Ratzinger. Evidentemente è stato illuminato dalla tiara. Naturalmente il Mufti non poteva non rispondere pace a pace, ma il discorso fra i due è quello che non fa uso di parole e che si snoda nel tempo. Piuttosto infelice nel nostro papa la semplice menzione della violenza: le religioni «Rinuncino assolutamente a giustificare il ricorso alla violenza come espressione legittima della pratica religiosa». Dopo di ché sorge spontaneo chiedersi di chi stia egli parlando. Dei cristiani stessi? No! Ma i teologi musulmani hanno sempre respinto l’associazione di violenza e Islam. Io stesso circa dieci anni fa avevo seguito in Napoli, redigendo una cronaca che ricopierò in un post apposito, un grande convegno sulle tre religioni monoteiste del Mediterraneo e ricordo la spendida lezione del Rettore dell’Università del Cairo. Purtroppo, il giorno dopo, i giornalisti che neppure erano presenti riportavano la solita solfa sul fondamentalismo. Adesso temo che questa incauta dichiarazione abbia toccato qualche nervo. Eppure la diplomazia vaticana è la più antica e scaltra del mondo. Sembra che Ratisbona non abbia insegnato loro nulla. Ed anche infelice dire l’accenno alla sparuta comunità cattolica turca che sarebbe desiderosa di partecipare allo sviluppo turco. Pensando ai papisti nostrani, non è un bell’augurio per i Turchi. Sul viaggio del papa ha detto la sua anche Massimo Cacciari, di cui ricordo vagamente un’intervista radiofonica dove alla vigilia della guerra del golfo, dove sbaglò clamorosamente le previsioni. Anche adesso si lancia a previsioni, ma a me non pare che papa Ratzinger stia in Turchia per dare una svolta ai negoziati UE. L’interesse è innanzitutto suo proprio. Quale esso sia, lo vedremo con il succedersi degli eventi. Ed in effetti il papa ha detto al ministro turco Erdogan che è venuto per approfondire l’amicizia fra Santa Sede e Turchia, come se questo potesse interessare molto alla Turchia. Ed il ministro turco, terminato l’incontro, ha dichiarato che scopo della visita del papa è un rinverdimento dei rapporti cattolico-ortodossi. Una piccola comunità ortodossa esiste ed è tollerata in Turchia così come una piccola comunità cattolica, che però non credo fruisca dell’8 per mille per il suo sviluppo. «A determinare il cambiamento almeno due fattori di primaria importanza: intanto la notizia che Ratzinger avrebbe visitato anche la moschea blu di Istanbul in segno di amicizia verso i musulmani e il popolo turco, quindi c’è stato un ammorbidimento della posizione della Santa Sede circa l’ingresso di Ankara nell’Unione europea e proprio mentre il negoziato con Bruxelles sembra essersi arenato. “Io non sono un politico ma non sono contrario all’ingresso della Turchia dell’Unione europea”, avrebbe ribadito ieri il Pontefice durante il colloquio con il premier turco»: è questo il punto. Ma il papa deve ancora dimostrare di poter mantenere quello che vagamente promette. Se effettivamente Ratzinger ha queste intenzioni e non sono parole vuote alla Guido da Montefeltro («Prometti largo e attienti stretto»), ciò significa che i papisti italiani e non dovranno presto mordere il freno e cambiar tono. Almeno questo. Un gioco degli inganni e delle prese in giro potrebbe essere estremamente pericoloso di questi tempi. E’ il minimo. Nota finale dell’articolo: l’interesse del Patriarca che per effetto della visita riaffermerebbe la sua leadership su 15 milioni di fedeli sparsi per il mondo.

• 3. Verità e convivenza: un articolo di Davide Giacalone. Condivide questo articolo di Giacolone del 27 settembre scorso. Parla del ricevimento in Castelgandolfo dopo l’incidente di Ratisbona. Nell’articolo è citato Ali Bardakoglu. Non si capisce dal testo se era presente in Castel Gandolfo, ma la sua dichiarazione sembra un lasciapassare per la visita in corso. Condivido un poco meno un certo ottimismo che Giacolone sembra nutrire circa l’evoluzione delle religioni monoteiste. Se mai fosse possibile, io vedrei meglio una risorgenza dell’antico paganesimo: è una battuta, come si suol dire nel linguaggio parlato! Risalendo ancora indietro nel tempo, e cioè al 13-15 dicembre 1995, la memoria mi porta ad un convegno napoletano al quale fui presente, scrivendo una cronaca sulla rivista da me diretta: De Cive, n. 1. Il titolo del convegno era quanto mai significativo: »Monoteismo e conflitto«. E vi era pure un sottotitolo: »Vie per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti nelle religioni monoteistiche del Mediterraneo«. Di quelle relazioni in particolare ricordo quella di Mahmoud Zazsouk, vicerettore dell'Università del Cairo "Al Azhar". Delle persone presenti ricordo il mite e dolce sorriso del vescovo di Algeri, di cui mi sfugge ora il nome, ma che morì assassinato non molto tempo dopo. E' un ricordo che periodicamente mi ritorna alla mente e mi turba.

• 4. Fratelli fa rima con coltelli. E spesso purtroppo non si tratta solo di una rima. La storia sta a dimostrando incominciando da Caino ed Abele. Il viaggio di stato per la cura di interessi su cui esiste forse il segreto diplomatico è accompagnato dai soliti rituali e dalle stanche ripetizioni della dogmatica. Ad esempio, sentir parlare di “mistero” a proposito della «divina maternità di Maria», fissata dalla conferenza o concilio di Efeso dell’anno 431, non può far pensare a ben altri misteri, se appena si è culturalemte avvertiti. Nel 387 con decreto dell’Imperatore Teodosio veniva chiuso il tempio di Eleusi, non molto distante in linea d’aria da Efeso. Ad Eleusi esisteva una tradizione di almeno duemila anni legato al culto di Demetra e Persefone, di cui si celebravano i “misteri”. A questi misteri si accedeva con una lunga e rigorosa iniziazione, alla fine della quale il mistero non era più tale. Si raggiungeva la conoscenza. Ma si tratta di una conoscenza sulla quale doveva essere mantenuto il più rigorosa segreto, pena addirittura la morte o comunque altra pena assai grave. Eschilo fu accusato di aver violato tale obbligo. I misteri eleusini, irrisi dagli scrittori cristiani, erano forse la più alta espressione della religiosità antica, con “radici” bimillenarie. Sappiamo come finì. Quelle radici furono estirpate con atto del potere imperiale e su quel terreno vennero piantate nuove radici, di cui dovremmo andar fieri, scrivendone il nome perfino nelle nostre costituzioni e statuti regionali (Storace, ti penso sempre!). Ritornando ora ai “misteri” cristiano trovo che siano un cattivo plagio di quelli eleusini. I misteri cristiani sono una semplice interdizione mentale. Non solo non si capisce nulla, ma è pure proibito cercare di capirci qualcosa e si deve accettarlo “per Fede”. Capita così di concilio in concilio che si mascherino dietro astruse formule conflitti di potere ecclesiastico. Questo gioco di potere (sulle coscienze e le menti) è durato secoli fra chiese latine e chiese orientali. Nella sua pericolosità è durato fino a quando il “provvidenziale” alleato turco non ha fiaccato il potere imperiale bizantino, che forse sarebbe durato ancora se non fosse stato dimenticato e abbandonato dall’Occidente carolingio. Di concilio (diciamo meglio confererenza ecclesiastica) si è arrivato all’ultimo dogma: l’infallibilità del papa stesso, sancito nel 1870, quando stava per terminare il potere temporale dei papi. Ma non è terminato perché la sua propaggine è lo Stato Vaticano e da qui tutte le lobbies cattoliche che agiscono negli stati. Per il bene della Turchia, che procede coraggiosamente verso la laicità, vi è da augurarsi che non si irrobustica anche in Turchia una simile lobby. Beninteso la libertà religiosa di aderire a questo o a quel credo confessionale è in diritto indiscusso e indiscutibile, ma non costituisce un diritto la pretesa di quegli “aiutini” di stato, di cui la chiesa cattolica gode in Italia e che rappresentano per TUTTI i contribuenti (cattolici e non) un pesante fardello in tempi di vacche magre.


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