mercoledì, giugno 13, 2007

In tempo reale la voce di Fiamma Nirenstein a Radio Radicale. Intervista ad Hitler immaginata da P.G. Odifreddi

Versione 1.5


Vi lascio immaginare la dinamica della comunicazione verticale uno a molti. Intervistata da Massimo Bordin risponde a rubrica fissa Fiamma Nirenstein con i suoi intercalari, con la sua profonda visione del mondo, con la sua conoscenza dei fatti secondo la formula pannelliana di quelli che sanno tutto senza capire niente. Sa Fiammetta quanto racconta a Massimo che ascolta con la bocca aperta, perché donna Fiammetta di mestiere campa vendendoci le informazioni che raccoglie in Israele dove ha casa e negli ambienti ebraico-israeliani-sionisti dove è sempre di casa. Sintesi filosofica: tutto quello che è pro Israele è bene, anzi il Bene Assoluto; tutto quello che è contro è male, anzi il Male Assoluto. Lascio immaginare ai miei Cinque Lettori (erano Quatto ma se ne è aggiunto un Quinto che mi ha pregato di includerlo) i miei pensieri verso donna Fiammetta che in questo momento, verso la fine, usa la parola “antipatie” riferita ad altro contesto, dice pure riferendosi ad altri “non capisce niente”, “rendersi conto”, e simili espressioni che già da sole denotano l’alta statura filosofica su chi ci informa riguardo una guerra che da un ebreo censurato dai Corretti Informatori è stata definita come la moderna Guerra dei Cento Anni.

Rispetto ad essa ripeto ciò che ho già detto altre volte: gli ebrei sono colonizzatori occupanti che si sono avvalsi e si avvalgono del sostegno degli USA che hanno interessi imperiali in Medio Oriente, dove trovano una testa di ponte nello Stato di Israele, dando vita al classico “patto scellerato” fra briganti. Non sono un sostenitore della teoria dell’annientamento dello Stato di Israele, cioè del fatto che i coloni ebrei debbano ritornarsene nei paesi di provenienza di cui spesso conservano ancora il passaporto, a dimostrazione dell’avvenuta colonizzazione. Dico che il solo ed unico riconoscimento ad esistere può loro venire dal mondo arabo dentro il quale si sono incuneati con la la frode, sostenuta dalla complicità americana e con la violenza nuda e cruda. La loro superiorità tecnica militare vale poco o nulla di fronte ad un’ostilità radicale ed assoluta da parte araba, fondata su ragioni di carattere storico, morale, politico, religioso, etico. Gli USA, l’Europa, l’Italia, l’ONU non possono disporre in casa altrui. Il destino di quel lembo di terre è di competenza tutta araba. La faccenda è chiara per chi ha una posizione neutrale e vuole capire le ragioni di un conflitto il cui fuoco non cessa mai di ardere. O meglio potrebbe cessare a condizione del completamento di un genocidio, quello del popolo palestinese che è già in atto e per il cui completamento il moderno Stato di Israele ha tutti i mezzi tecnici e la necessaria copertura politica degli USA. Punto e basta! Così è almeno per me! Donna Fiammetta racconti le sue baggianate a chi le vuole ascoltare e non vede l’ora che gli odiati e odiosi fastidiosi palestinesi ed arabi scompaiano da tutto il Medio Oriente, per dare libero spazio alla colonizzazione occidentale, dove i musulmani con le buone o le cattive dovranno diventare cristiani, come ai tempi del pio Carlo Magno che conosceva mezzi assai persuasivi. Sono però troppi ed occorrerebbe un bel Olocausto Nucleare. Interesse dell’Europa sarebbe stabilire la pace con tutto il Medio Oriente ed invitare gli ebrei israeliani a tornare nei paesi da dove sono venuti e di cui conservano il passaporto.

Per chi vuol ridere segnalo una ben diversa intervista, immaginata da quel burlone di Piergiorgio Odifreddi, che spero questa volta non si cacci nei guai. Infatti, godendo di una grande benevolenza per lui, i Corretti Informatori hanno già sguinzagliato il loro esercito di Lapidatori. Facendo esercizio di fantasia, invisa a truci Correttori, Odifreddi immagina di intervistare nientepopodimeno che Adolf Hitler, chiedendo a lui un giudizio sull’odierna geopolitica, vista e valutata dal suo punto di vista. Naturalmente è tutta opera fantasia: ogni riferimento a fatti e persone esistenti è puramente casuale! Resta da sapere se in questo paese verrà messa al bando, dopo la satira, anche la fantasia. Saranno interessanti gli sviluppi: una cartina di tornasole per sapere in che mondo viviamo. Riporto il testo Odifreddi direttamente dal sito di Informazione Corretta, che a sua volta lo prende (con o senza permesso?) da altro sito contro il quale viene scatenata la solita crociata dei lapidini.


Intervista ad Adolf Hitler,
immaginata da Piergiorgio Odifreddi

che si è attirata l’ira del Corretti Informatori che proprio ieri hanno sentenziato esser “vergognosa” la fantastatica Intervista, che risale al gennaio 2005, preoccupandosi pure della “corretta” divulgazione scientifica oltre alla loro abituale corretta “propaganda” al servizio di Israele. Ma cosa hanno a che fare i “Corretti Informatori” con la Scienza e la Filosofia? Un mistero più profondo dell’abisso!

* * *

Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, “La mia battaglia'”, scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente. L’espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l’annessione dell’Austria, e raggiunse al suo massimo un’estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l’entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

Sessant’anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l’ha comandato per dodici anni.

Führer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?

La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.

Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l’ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.

Milioni di persone non l’hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto né dello stalinismo, né del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.

Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?

Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.

Cosa voleva insinuare, fra l’altro, con quel “paese che ci comanda'”? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati,

nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt’oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un’occupazione militare a un’altra, meno esibita ma non meno effettiva.

Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l’umanità mai visti prima.

Ah, sì? E quali?

Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.

Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l’analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell’America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.

Lei è proprio un senza Dio!

Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che «tutti gli assassini dell’Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell’Europa cristiana»? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.

La Chiesa non la pensa certo così!

Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l’incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l’avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.

In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.

Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le “tempeste di fuoco” che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i “cattivi” nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i “buoni” Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!

Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.

Perché mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di “criminali, idioti, stupratori e imbecilli” fu promulgata nel 1907 dall’Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni ’30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni ’50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?

Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!

Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni ’60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?

Chi?

Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l’ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l’artefice dellapartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.

Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l’hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il “male'” di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.

E' questa, dunque, l’eredità del nazismo?

L’ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell’intervista rilasciata all’argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un’ideologia così ben congegnata, che l’unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.


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A differenza dei lapidatori che lanciano pietre io vi consiglio di mandare giudizi di apprezzamento alla Redazione di Via Lattea, da cui è ripreso il brano letterario-fantastico-filosofico di Piergiorgio Odifreddi. Il suo testo contiene dotti riferimento sui quali apro dei link illustrativi.

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