giovedì, giugno 07, 2007

L’opinione degli storici e l’opinione degli altri

Testo in elaborazione
Versione 1.9

In questi giorni in cui in Teramo si sta sacrificando l’autonomia dell’università senza che quasi nessuno se ne accorga la mente mi ritorna ad un episodio noto del passato fascista da cui non si trae adeguato insegnamento per il presente. Nel 1931 fu imposto a tutti i professori italiani un “giuramento di fedeltà al fascismo”, al quale solo in dodici si sottrassero, ma fra questi:

«Nessun professore di storia contemporanea, nessun professore di italiano, nessuno di coloro che in passato s'erano vantati di essere socialisti aveva sacrificato lo stipendio alle convinzioni così baldanzosamente esibite in tempi di bonaccia», lamentò l’esule Salvemini, il più sanguigno tra i censori dei firmatari.
E fra quelli che in stragrande maggioranza firmarono non sempre si trattava di sincera convinzione, ma spesso di mero opportunismo. Così Togliatti consigliava ai professori “compagni” di prestare giuramento allo scopo di conservare la cattedra, dalla quale avrebbero potuto svolgere «un’opera estremamente utile per il partito e per la causa dell’antifascismo» (Concetto Marchesi). Ed ancora oggi sperimentiamo sulla nostra pelle una siffatta utilità. Anche Benedetto Croce incoraggiò al giuramento Guido Calogero e Luigi Einaudi a mantenere la cattedra, svolgendo «un’opera estremanente utile per il partito e per la causa della libertà», per non parlare dei cattolici che ammaestrati da Pio XI seguirono l’alto insegnamento morale: giurate, ma con riserva interiore. È un capitolo interessante sull’eroismo degli intellettuali italiani dopo l’abiura di Galilei, che però non intraprendiamo adesso. Dopo che Galilei preferì vivere anziché morire come aveva fatto Giordano Bruno trent’anni prima, l’insegnamento che fu trasmesso a quanti esercitavano professioni intellettuali fu che lo stipendio e la pellaccia venivano prima di ogni cosa. Quindi nel noto monumento mussoliniano all’Eur può ben leggersi degli italiani che sono un popolo di navigatori, poeti, santi, etc., ma lasciamo stare gli “eroi”, soprattutto quelli del pensiero.

Ma veniamo al nostro tema, e cioè ai fatti teramani, dopo un’azione di lobbing in attesa di denominazione da parte del prof. Brunelli Mantelli, il quale rampogna perché non si dica dite “lobby ebraica” perché ciò sarebbe antisemitismo, e quindi sie è passibili di accusa, vera o infondata di antisemitismo, altrove si va in galera, presto si spera anche in Italia con molti e molti anni di carcere duro. Restiamo pertanto in curiosa attesa di sapere come dobbiamo definire l’amorevole e liberale nonché caritatevole e colonialistica azione partita da Torino, coaduviata da “Informazione Corretta” e benedetta da Riccardo Pacifici, che ha perfino elaborato la teoria delle “cinquine” pedagogiche. A mio vedere, non è dubbio che la recentissima università di Teramo, nei suoi vertici, di fronte alla buriana non abbia dimostrato grande coraggio. Questa piccola università dapprima aggregata insieme con Chieti sotto la comune denominazione di Università deglia Abruzzi ”Gabriele D’Annunzio” ed ora autonomizzatasi secondo una tendenza che vuole un’università in ogni villaggio e borgo d’Italia. Per i politici è una pacchia. Come diceva don Abbondio, se uno il coraggio non ce lo ha, non se lo può mica dare. Poteva andare dal Vescovo! Ma chi è il Vescovo che può fornire quella protezione che serve nel difficile momento? Il Rettore dell’Università che sta sopra del Preside di Facoltà? o ancora più in alto il ministro stesso, l’on. Fabio Mussi, un nipotino di Palmiro Togliatti? Io non so quali siano stati i giuochi delle parti fra Mussi ed il Rettore teramano, se cioè si sia mosso prima l’uno o l’altro, quali parti abbiano scelto di recitare l’uno e l’altro ed in quali tempi. Non dispongo di servizi spionistici e non mi occorrono per concludere che sia l’uno sia l’altro hanno gettato in mare i principi contenuti negli art. 21 e 33 della costituzione. Così io la penso, secondo un bel motto che ho da poco scoperto: Et si omnes ego non! Per il resto non posso combattere contro i mulini a vento. Niente di più posso fare oltre a reagire alla Dottrina della Verità che parte da Torino, e già come una volta fecero i Piemontesi, si estende a tutto il Bel Paese. Da sempre le università hanno difeso la loro autonomia e le libertà accademiche come le loro più preziose prerogative. Le nuove università che vanno proliferando non sembrano aver capito che l’autonomia e la libertà sono la sola base sulla quale si può crescere. Di fronte a questi valori qualsiasi questione di merito, ammesso che di questo si trattasse, è cosa di gran lunga inferiore.

Non sono ancora giunto alla mia riflessione del giorno. Tra i dodici che non prestarono il giuramento salvacattedra e salvastipendio vi fu almeno un filosofo (Piero Martinetti), ma neppure uno storico contemporaneo. Ed eccolo il punto. Sono gli storici contemporanei, a almeno taluni di essi o una parte di essi non importa quanto ampia, che a nome di una scienza da loro certificata impongono in Teramo una verità da loro acclarata e si badi è Verità non in sé, ma solo in quanto da loro certificata con divieto di qualsiasi contraddittorio sotto minaccia di morte e carcere, come già si verifica in parecchi paesi dell’Unione Europea, la cui liberale legislazione si vorrebbe pure da noi introdurre, complice Mastelli & Co. Gli storici contemporanei, più vicini di altri alla conoscenza del presente, tacquero quando dovevano parlare e parlano oggi quando dovrebbero tacere. Hanno rinnegato nel 1931 la libertà di tutti e vogliono oggi impedire ad altri di esser liberi almeno nel pensiero e con il pensiero! Esistono pagine stupende di Heidegger sulla verità e tutto il sapere filosofico è un costante dialogo con la Verità, una continua ricerca della Verità, che spesso non è quella che appare, ma ama nascondersi e rivelarsi dopo un lungo inseguimento, e magari una volta scoperta, disvelata, deve esser mantenuta segreta. «…posto che viviamo grazie all’errore, che cosa può essere allora la ‘volontà di verità’?…» Insomma, mi irrita sentire gli storici parlare di Verità, quando non sanno neppure cosa è ed invadono un campo che è di maggiore pertinenza del filosofo. Al massimo gli storici possono descrivere dei fatti, raccogliere documenti, articoli di giornale, necrologi, annunci economici, scattare fotografie, sentire testimoni, ecc., ma poi l’interpretazione è cosa che sfugge spesso alla loro comprensione. La Verità è spesso più grande di loro. Di questi tempi capita sempre più spesso che l’interpretazione da suffragare sia data in anticipo da chi commissiona loro lucrosissime ricerche.

Cerco di andare rapidamente ad un ben precisa conclusione. Ho intitolata questo post: l’opinione degli storici e l’opinione degli altri. Se andiamo al testo dell’art. 21 della costituzione, ognuno può correttamente interpretare che il principio della libertà di pensiero è garantito a tutti i cittadini, non a ristrette categorie o corporazioni. In un caso di malattia il parere di un medico è certamente più autorevole rispetto al parere di un non medico, ma può sempre verificarsi un caso curioso, ma reale che voglio qui raccontare il più succintamente possibile. Conoscevo una simpatica persona, un ex poliziotto, che tra fascismo e liberazione aveva avuto una vita con parecchie cose interessanti da raccontare. Dalla sua esperienza di vita aveva appreso a diffidare di ognuno e di ogni cosa. Neppure dei medici si fidava. E come faceva quando si ammalava? Andava in giro a cercare persone che avevano avuto la sua stessa malattia, che ovviamente cercava di diagnosticare e identificare come meglio poteva. Quando era sicuro di aver stabilito un’esatta corrispondenza tra il caso guarito ed il caso da guarire, si faceva dire dall’ex malato la terapia da lui seguita con successo. Quindi andava con il nome delle medicine dal suo medico della mutua perché gli scrivesse la ricetta. Il medico giustamente osservava che il medico titolato all’esercizio della professione era lui, non il mio amico ex-poliziotto, il quale rispondeva: “Giusto, il medico siete voi, ma per me e per la mia famiglia il medico sono io!”

L’episodio mi ha sempre fatto riflettere e non mi sembra da biasimare, leggendo sui giornali di quanti errori anche banali i nostri medici commettono ogni giorno. Guai a fidarci ciecamente di loro. Ma veniamo agli storici contemporanei. Proprio ieri sera ho seguito un filmato televisivo sull’uso dei gas nella guerra d’Etiopia. Il fatto è sempre stato negato dal regime (verità ufficiale di Stato) e addirittura solo nel 1996 si è potuto accertare il fatto sulla base di documenti di archivio. Dal 1943 (caduta del fascismo) al 1996 sono passati 53 anni! Non intendo dire che chi fa il mestiere dello storico contemporaneo non meriti nessun credito e documenti solo il falso o solo ciò che gli è commissionato da soggetti pubblici e privati, accreditando gli interessi economici e politici in gioco. Intendo dire che un collega come Francesco Perfetti non può avere la stessa autorevolezza quando dice che certe cose “non stanno né il cielo né in terra”, se a manifestare un parere diverso dal suo ci si trova aperte le porte del carcere. Poiché Galileo ci ha insegnato che prima viene la pellaccia e lo stipendio, nessuno si arrischierà in un diverso parere da quello del prof. Perfetti, che ha dalla sua giudici, poliziotti e carcerieri. Viceversa, il parere di Francesco Perfetti sarà tanto più autorevole quanto più libero sarà il contraddittorio per ognuno in ordine a quelle cose che secondo lui (e moltissimi altri) non stanno “né in cielo né in terra”.

Marco Pannella fa spesso confronti fra il nostro regime fondato sull’antifascismo ed il fascismo stesso per quello che è stato veramente. Non credo che sia mera polemica strumentale il raffronto negativo e peggiorativo per il nostro attuale regime, che non riesce neppure a rispettare la legalità che si è data. Almeno il fascismo storico rispettava le leggi, discutibili o esecrabili che si era date, ma il nostro splendido regime democratico tradisce le sue stesse leggi che interpreta a convenienza. A Teramo non da fascisti, ma da ebrei romani è stato condotto un assalto squadristico di stampo fascista, definito tale non da me ma dall’ANPI, al puro scopo di negare quelle libertà dell’art. 21 e 33 che dovrebbero essere garantite a tutti e di cui il più geloso custode avrebbe dovuto essere il Rettore della neonata università teramana. Ed invece udite udite ha pensato di chiedere le porte dell’università per non far svolgere le sue attività istituzionali. Il ministo pro tempore, on. Fabio Mussi, nipotino di Togliatti, non è stato da meno nella difesa delle autonomie universitarie. Da oggi ogni docente e ricercatore universitario di materie sensibili aspetterà le circolari del ministero prima di mettere a rischio la sua libertà ed il suo stipendio. Ha il precedente storico di Galileo Galilei che gli risolve tutti i problemi deontologici: prima la pellaccia e lo stipendio, dopo tutto il resto.

E dunque, per riassumere la nostra conclusione. Sul piano giuridico costituzionale non può essere tutelata diversamente l’opinione in fatti di storia, poniamo, del mio amico ex-poliziotto quasi analfabeta, ma uomo intelligente e di vasta esperienza, e quella del prof. Francesco Perfetti, che in storia contemporanea ha svolto tutto il suo cursus honorum. Direi che una siffatta eguale tutela è necessaria molto più allo storico di professione che non al semplice cittadino che solo occasionalmente esprime una sua opinione. Se una simile eguale tutela non è garantita, il mestiere dello storico si trasforma in quella di un propagandista di regime, che dovra cambiare parere dottrinale ad ogni cambiamento di regime o di governo. Ed al tempo stesso, sapendo ciò, nessuna persona discretamente istruita darà credito ai loro libri più di quanto non se ne dia all’oste che decanta la bontà del suo vino. Quanto più i Mantelli d’Italia strillano alte le loro Verità tanto meno ogni persona di comune buon senso sarà disposta a prestar loro credito. E degli 836 suoi firmatari, da me ad uno ad uno contattati per un civile e legittimo contraddittorio, già incominciano le fughe e la sottrazione alle responsabilità per l’atto firmato, o la conclamata superficialità della firma concessa.

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In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.


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