lunedì, giugno 25, 2007

Fiamma Nirenstein a 3 euro anziché 20,50.

Versione 2.4

Per strada in una bancarella di libri gestita da arabi ho visto fra i libri messi in vendita a 3 euro il libro di Fiamma Nirenstein, L’Abbandono. Come l’Occidente ha tradito gli ebrei, edito da Rizzoli in prima e seconda edizione nel 2002, al prezzo di euro 20,50. Si tratta di un volume rilegato di ben 591 pagine. Di donna Fiammetta ho già comprato il più recente Israele siamo noi, che ho iniziato a criticare nell’apposita sezione di libri del genere, insieme a quelli di Ottolenghi, Panella, Magdi Allam. Ritenevo che un solo libro, il più recente, fosse sufficiente per una critica ad un pensiero abbastanza monotematico. Tuttavia, la forte riduzione di prezzo di mercato rispetto a quello di copertina mi ha indotto alla folle spesa. Agli arabi che me lo hanno venduto ho detto che ne avrei fatto un critica in internet e che per questo, difendendo io la loro causa, avrebbero dovuto farmi un ulteriore sconto del 50 per cento e quindi avrei dovuto pagare solo un euro e conquanta centesimi per donna Fiammetta, che più di tanto non vale. Ma poi mi sono detto che non dovevo insistere nell’ottenere favoritismi, che avrebbero potuto mettere in dubbio la mia autonomia e libertà di giudizio. Avrei potuto per giunta essere diffamato, potendo dire qualcuno di quelli di "informazione Corretta” che sono finanziato da Amadinjed. Non ho perciò insistito. Raccolgo in questo post la mia critica a questo specifico libro di

Fiamma NIRENSTEIN
L’abbandono. Come l’Occidente ha tradito gli ebrei
(Rizzoli, 2002, pp. 591)

ma è da intendersi come parte di una più ampia critica, che non assumerà mai la forma di libro stampato, e sarà leggibile per chi ne è interessato solo in forma ipertestuale nei miei blogs.

1.
Avvio con Martin Luther King

Il libro è preceduto su una pagina da un’ampia citazione di Martin Luther King, che è stata stampata nell’agosto 1967. Con tutto il rispetto per Luther King, nome venerato come campione della lotta al razzismo in quell’America che non è mai stata giudicata da un Tribunale internazionale per ciò che ha fatto ai nativi di America e agli africani deportati per lavorare come schiavi nelle piantagioni americane e produrre quella ricchezza di cui oggi gli USA vanno tanto fieri. Non è chiaro se Martin Luther King avesse presente la guerra dei sei giorni, che sorprese il mondo nel giugno di quello stesso anno. Io avevo allora diciassette anni e ricordo la mia insegnante che faceva il tifo per gli israeliani come se stessimo allo stadio. Oltre trent’anni dopo, nel 2000, un ebreo di nome Norman G. Finkelstein chiarisce nel suo libro L’industria dell’Olocausto che proprio a partire dal 1967 negli USA cambia l’immagine e la percezione di Israele, cioè dello stato di Israele. Quindi, filologicamente parlando, è da chiedersi che cosa Martin Luther King si rappresentasse nella sua mente nella pagina che la Saturday Review stampava esattamente nel fascicolo dell’agosto 1967. A parte ciò il testo di M. L. King non mi sembra apprezzabile nel suo contenuto. L’analogia tra negri deportati ed ebrei della diaspora non pone un raffronte fra situazioni identiche. Ove i negri d’America volessero ritornarsene in Africa – e non credo che lo vogliano –, sarebbe una normalissima emigrazione in uno degli Stati africani oggi esistenti. La disciplina giuridica è quella normalmente prevista dalle leggi sull’immigrazione. Per gli ebrei invece si tratta di cosa ben diversa. È una vera e propria colonizzazione su territori già abitati. Si cacciano i residenti per fare posto ai colonizzatori. Le motivazioni religiose non stanno né in cielo né in terra. Sulle pretese bibliche della Terra Promessa non puà fondarsi nessun diritto, ma solo una guerra eterna di religione. A ben guardare anche nel testo biblico la faccenda non si accorda con il diritto. Le terre che il buon dio ebrei prometteva ai suoi diletti figli era già abitata dai Cananei, se ben ricordo. L’ordine divino era di far piazza pulita di quelle popolazioni. Sarà stato pure un dio a dare quell’ordine, ma ciò non è ammissibile né dal punto di vista religioso né dal punto di vista del diritto delle genti antiche o moderne. Pertanto, con Martin Luther King la nostra donna Fiammetta proprio non c’azzecca ed avrebbe fatto meglio a lasciar risposare l’autore di un libro con titolo ben diverso da quelli dei filoisraeliani nostrani. In quegli stessi anni ricordo che circolava La forza di amare, che usciva in edizione italiana già nel 1963, con edizioni successive che lo rendevano a molti noto come un classico della non-violenza, cosa che con il sionismo antico e moderno proprio non ha nulla a che fare. Robert Faurisson, quando ancora poteva fare il professore, avvertiva che molti credono di saper leggere, ma in realtà non sanno leggere, perché non sanno dare le giuste coordinate a ciò che leggono. È da aggiungere che altri che scrivono e stampano libri voluminosi, non per questo sanno scrivere. La citazione di Fiammetta Nirenstein non è assolutamente pertinente e il povero pastore battista, morto esattamente il 4 aprile 1968, si starà probabilmente rivoltando nella tomba per l’uso strumentale che è stata fatto di una sua incauta lettera.

Post scriptum: era un falso!

Uno dei miei Cinque Lettori, anzi un’attenta lettrice, mi ha prontamente segnalato che il commento che io ho appena fatto sopra all’improbabile citazione da Martin Luther King, era stato già da tempo smascherato come un clamoroso falso. Mi scuso per la mia ignoranza di ciò, ma ho detto ripetute volte che la mia occupazione con questo genere di letture è del tutto occasionale in seguito ad un ignobile attacco di “Informazione Corretta”. Avrei desiderato spendere il mio tempo in altro modo e su altri oggetti. Se poi devo imbattermi anche in falsi, allora la faccenda si complica e per motivi prudenziali devo ora costantemente sospettare di falso siffatti autori da me criticati sulla base dei loro stessi argomenti. Non posso cioè dare per buoni i dati da loro citati e dovrei verificarli ogni volta. Ciò richiede un tempo di cui non sempre dispongo e perciò mi baso sul principio “con beneficio d’inventario”. E forse anche per questo il libro di Fiamma Nirenstein è finito sulle bancarelle a 3 euro, che per un falso sono pure troppi. Sarebbero bastati 4o o 3o centesimi. Dico 4o o 30 centesimi perché per 50 centesimi avevo acquistato un libro serissimo e documentatissimo sull’affare Dreyfus che tengo come un piccolo gioiello nella mia biblioteca. Se avesse un poco di pudore, donna Fiammetta non dovrebbe più mostrare la sua faccia in televisione. Inventarsi di sana pianta una pubblicazione mai avvenuta, indicando una rivista, l’anno, il numero o la pagina, dove l’articolo sarebbe apparso, è oltretutto quanto di più stupido possa esserci. Prima o poi qualcuno deve andare necessariamente a guardare e copiare l’articolo. Ad esempio, come cultore di Carl Schmitt possiedo nella mia biblioteca oltre un migliaio di articoli fotocopiati, anche da riviste assai difficili da trovare e perfino microfilm. Non solo. Periodicamente devo arricchire la mia collezione con nuove entrate. Teoricamente, niente mi dovrebbe restare ignoto sull’autore o l’argomento oggetto principale del mio studio e della mia attività professionale. Se mi occupassi del pensiero di Martin Luther King, dovrei fare un lavoro del genere e l’inganno verrebbe subito scoperto. Immagino che in molti si occupino di Martin Luther King. Per fare un falso del genere, del quale peraltro io mi sono in un certo senso accorto con la sola analisi critica del testo, bisogna essere oltre che di una disonestà assoluta anche di un’assoluta ottusità. E la nostra donna Fiammetta che ha deciso di esordire con una citazione inesistente non avrebbe dovuto per prima cosa andarsi a trovare l’articolo originale nella rivista in cui era citato? Il bello è che in un contraddittorio con Sergio Luzzatto la nostra Fiammetta si è pure spacciata per storica. E non rientra nell’abc del lavoro dello storico la verifica delle fonti che si utilizzano? Mette in cantiere un libro di 600 pagine presso un editore di grido come Rizzoli e non si va a procurare l’articolo su cui fonda l’intero edificio? Se di ignoranza e di inettitudine si tratta, la cosa è già molto grave. Se invece non di ignoranza ma di malafede si tratta, la cosa è ancora più grave. Mi pare che Sergio Luzzatto, in un dibattito televisivo a proposito del libro di Toaf, le abbia rinfacciato incompetenza e malafede. Ma con chi donna Fiammetta ha appreso il mestiere dello storico? Alla Luiss insegna o dove altrimenti? Riccardo Pacifici anziché occuparsi lui dei titoli professionali del prof. Moffa farebbe meglio a puntare i suoi binocoli sull’eccellenza scientifica e deontologica di donna Fiammetta. Mah! Ecco qui riportato per intero la notizia del falso che prendo dal sito Kelebek:
domenica, 15 gennaio 2006

Bufale e giochi di prestigio

Nella terra che la Bibbia chiama Canaan, metà della popolazione gode di una splendida e ricca democrazia, il 10% se la cava così e così, e il 40% vive nella totale assenza di diritti e nella quasi totale assenza di altre cose importanti, come l'acqua. Ci vuole un gigantesco gioco di prestigio, per trasformare una realtà di questo tipo in qualcosa di positivo, capace di suscitare il consenso di milioni di persone nel mondo. Questo gioco di prestigio si chiama hasbarà, o pubblicità sionista. Ogni anno, l'organizzazione Hasbara Fellowships, assieme al governo israeliano educa oltre mille pubblicitari militanti nei suoi seminari, solo per lavorare nelle università americane. Tipicamente, la hasbarà, come ogni pubblicità, crea un'immagine o una frase facilmente comprensibile e indirizzata a uno specifico target. Esistono versioni per gli europei e per gli americani, per i razzisti occidentalisti e per i neri, per i cristiani religiosi e per i gay.

Prendiamo un esempio classico, la frase attribuita a Martin Luther King:

"...Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente 'antisionista'. E io dico, lascia che la verita' risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e' la verita' di Dio... Tutti gli uomini di buona volonta' esulternno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo e' il sionismo, niente di piu', niente di meno... E che cos'e' l'antisionismo? E' negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell'Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E' una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, e' antisemitismo... Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo."
Questa frase viene sempre seguita dalla citazione, molto precisa, della fonte:
Martin Luther King, 'Letter to an Anti-Zionist Friend', Saturday Review, XLVII (agosto 1967), ristampata in MARTIN LUTHER KING, This I Believe: Selection from the Writings of Dr. Martin Luther King jr., New York 1971, pp.234-235.
La frase compare ovunque. In italiano, si trova ad esempio citata in bella evidenza, come presentazione del libro, L'abbandono. Come l'Occidente ha tradito gli ebrei, di Fiamma Nirenstein. Il 31 luglio del 2001, Michael Salberg dell'Anti-Defamation League (ADL) la citò di fronte a una commissione della camera dei deputati degli Stati Uniti; è comparsa innumerevoli volte in editoriali nella stampa di destra americana.

Un’organizzazione sionista dall'orwelliano nome di “Studiosi per la pace in Medio Oriente” (SPME) cita la frase sul proprio sito, accanto alla dichiarazione del proprio obiettivo, quello di occuparsi della “integrità morale accademica riguardo alla fabbricazione e alla falsificazione dei dati nelle discussioni sul Medio Oriente”.

Ora, il bello è che la frase attribuita a Martin Luther King è proprio un esempio di "fabbricazione e di falsificazione dei dati". In altre parole, è una clamorosa bufala.

A scoprirlo fu lo studioso antirazzista Tim Wise che era semplicemente andato a controllare la fonte citata, e aveva scoperto che il testo non era mai uscito sul Saturday Review. L'altra presunta fonte del testo, il libro "This I Believe", invece non esisteva in alcun catalogo librario.

Per limitare i danni, l'organizzazione sionista CAMERA - senza citare Wise, e agendo come se la scoperta fosse stata loro - pubblicò un comunicato in cui sostenevano che si trattava “probabilmente” di una beffa. Ma, assicuravano i propri sostenitori e finanziatori, rispecchierebbe ugualmente il vero pensiero di Martin Luther King, perché lui avrebbe pronunciato parole simili in un discorso a Harvard nel 1968”.

A sostegno dell'esistenza di questo “discorso a Harvard”, abbiamo soltanto la parola del sionista militante, Seymour Martin Lipset, e di un deputato, che dicono di aver sentito Martin Luther King pronunciare, non un discorso, ma una battuta del genere durante una cena.

Può essere che sia vero; ma curiosamente, altre fonti indicano che Martin Luther King visitò Cambridge, il comune in cui si trova l'università di Harvard, per l’ultima volta nel 1967.

Insomma, come dicono i nostri amici, un po' di informazione corretta.

Links:
1. Dr. Martin Luther Kings… "Letters to an Anti Semite".
2.

Comunque, mi conforta verificare che pur non sapendo del clamoroso falso, io non avevo abboccato. Certo, mi sconcerta che si sia capaci di tanto. E poi si lamentano dei Falsi protocolli di Sion, che ho visto qualche giorno fa in giro e che ricordo di aver sfogliato tantissimi anni fa. In un certo senso i “Protocolli” sono un’opera fantastica, forse verosimili, ma non un falso vero e proprio come è stata invece la triviale attribuzione ad un autore noto come Martin Luther King di un testo da lui mai scritto. E chi lo ha scritto? Da solo non si è scritto. Chi è stato quell’autentico criminale che ha osato tanto? La faccenda merita ulteriore approfondimento che mi riservo di fare in altra sede. Non è il primo caso di falso di cui abbia notizia. Ma allora, mi chiedo, perché tanto clamore per un Faurisson “negazionista”, quando viene a parlare a Teramo, mentre poi prospera non solo un’industria dell’Olocausto, ma anche un’industria del falso? Come si può tacciare altri di “negazionisti”, quando la parte che lancia simili stupide ed insensate accuse con le quali manda in galera la gente, produce poi falsi clamorosi smascherati come tali? È questo l’ebraismo che Fiamma Nirenstein, Emanuele Ottolenghi, Carlo Panella, Magdi Allam, Angelo Pezzana ed altri vogliono difendere? Se fossi un ebreo, farei volentieri a meno di questi difensori e propagandisti.


2.
«Il diritto ad esistere»

È il solito ritornello. Per chi è abbastanza estraneo ai fatti ed incomincia a saperne qualcosa, non pare infondata la tesi che nella terra oggi occupata dagli Israeliani o come altrimenti vogliano essere chiamati vi è stato un processo di colonizzazione con espulsione degli abitanti originari. Da almeno, dico almeno 40 anni i palestinesi vivono in regime di occupazione. Si ribellano ed ecco che gli ebrei di tutto il mondo dicono che è minacciato il loro diritto ad esistere. Sarebbe come se qualcuno entrasse con la violenza o la frode o l’inganno nella mia abitazione e dopo reclamasse il suo diritto di abitarvi. Ma per le lobby ebraiche nei vari paesi, anche in Italia, il leit-motiv della loro propaganda non si schioda da questo ritornello. Sembra che si voglia scannare chissa chi, quando se mai ad essere scannati sono gli altri. Nei nostri paesi con la scusa dell’Olocausto è stata introdotta una legislazione repressiva della libertà di pensiero e nei fatti i cittadini italiani vengono ad essere meno tutelati nei loro diritti costituzionali.

Il diritto di ogni ebreo alla propria identità «di ebreo in quanto tale» non può essere affermato a spese di un terzo, e cioè a spese degli arabi per quanto riguarda il territorio ed a spese degli europei per quanto riguarda la “religio holocaustica”. L’identità politica degli europei è stata gravemente compromessa dall’ideologia costruita intorno all’Olocausto. Si dice abbastanza spesso, perfino in pubblici manifesti con raccolta di firme, secondo cui l’Europa intera sarebbe in debito verso Israele. In senso finanziario, in effetti, un fiume di danaro è andato a finire alle varie organizzazione ebraiche e solo una piccola parte è toccata alle vittime in quanto tali delle gravi sofferenze inflitte loro durante le tragedie che hanno afflitto l’intera Europa con tutti i suoi popoli durante l’ultima guerra mondiale.

La tesi in fondo è semplice. In Medio Oriente gli ebrei, israeliani, coloni, immigrati o come li si voglia o pretendano di essere chiamati ci sono e devono continuare a starci, anche se le popolazioni autoctone nol li vogliono. Dice ad un certo punto donna Fiammetta che l’Europa si deve decidere «a sussumere il giudaismo nel suo ventre» e deve in pratica fare sua la causa degli ebrei che tornano alla loro Terra Promessa, scacciandovi via gli odierni Cananei, cioè i palestinesi. Ben venga una terza guerra mondiale contro tutto il mondo arabo, che sconfitto sarà processato in una nuova Norimberga, e verrà a sua volta costretto al culto della “religio holocaustica”. Follia allo stato puro! La Introduzione contiene qualche accenno al “negazionismo”, dove però anche un bambino potrebbe capire, se appena glielo si spiegasse, che nessuno nega che in Auschwitz, o in Dachau, vi siano stati dei morti, anche molti, moltissimi morti, ebrei, zingari, tedeschi, mentecatti, ecc. Ciò che è legittimo negare e respingere è l’interpretazione, la costruzione ideologica e strumentale che di quei morti si vuol fare. Gli arabi lo hanno capito bene e lo dicono. Per fortuna, non sono stati “democratizzati” e “rieducati” come noi siamo stati e non hanno bisogno di praticare l’arte della menzogna, fatta anche di falsi obbrobriosi come l’attribuzione a Martin Luther King di ciò che mai egli ha detto e probabilmente mai direbbe.

I nostri tempi moderni pretendono di essere governati dal diritto e dalla giustizia. Dopo la seconda guerra mondiale si è edificata una sovrastruttura ideologica che è in realtà un mezzo per tenere sotto i piedi gli sconfitti, o meglio per depolitizzarne qualsiasi velleità politica. Sarebbe come se ad un criminale dedito a reati sessuali gli venissero amputati gli organi genitali per prevenire ogni ipotesi di ulteriori reati. Senonché quegli stessi “crimini” che vengono imputati ai nazisti (1933-1945), vengono commessi dai loro giustizieri. Nel caso di Israele, appoggiati dagli USA, è di assoluta evidenza il processo di colonizzazione forzata e di occupazione militare, ma ciononostante l’ideologia recita “diritto di esistere”. Benissimo! ma chi deve riconoscere un simile diritto? Le popolazioni scacciate dai loro territori o non è che piuttoto Israele vuole una prosecuzione della seconda guerra mondiale con quegli stessi assetti ed istituti ai quali l’Europa volente o nolente è stata assoggetta? Gli Arabi non ci stanno. Posso ben capirli e penso che dimostrino un eroismo ed una dignità di cui noi europei non siamo stati capaci, ma ciò nonostante rivendichiamo una superiorità morale e civile che io proprio non vedo.

Davanti alla malafede sempre in agguato è prudente e doverosa una precisazione, fatta da me altre volte. Quando si parla di “diritto ad esistere” si deve distinguere a seconda che a reclamare un simile diritto sia una persona fisica, un concreto individuo della specie umana in carne ed ossa, oppure una persona giuridica, cioè una società commerciale, una fondazione, un partito, etc, ed infine un’entità politica denominata Stato. Se Bossi rivendica per la Padania un diritto ad esistere in quanto Stato distinto da quello italiana, credo che non sarebbero d’accordo a riconoscere un simile diritto molti cittadini della stessa Lombardia. Pertanto quando donna Fiammetta e compagni suoi insistono sul “diritto ad esistere” deliberatamente giocano con due mazzi di carte. Confondono deliberatamente i due piani. Ogni cittadino, cioè ognuno di noi, ha chiaramente diritto ad esistere ed è il primo diritto che può diversi veramente naturale. Gli Stati garantiscono poi sul piano giuridico questo diritto. Non solo. Il vero ed unico fondamento della legittimità di ogni Stato è nella sua capacità di garantire questo diritto, come ci insegna ancora oggi Thomas Hobbes. Dice anche che fra gli Stati vige il diritto di natura, con quel che significa e quel che segue. Personalmente, posso non riconoscere il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele allo stesso modo in cui non riconoscerei il diritto all’esistenza di uno Stato Padano. Ma ciò non significa che ogni singola persona fisica, padana o ebrea, non debba essere salvaguardata e tutelata nella sua incolumità fisica. Vale un’ulteriore distinzione e precisazione. La Padania si trova nell’unità politica denominata Italia. Israele si trova in Medio Oriente. Il problema del diritto ad esistere politicamente e della legittimità statuale comporta certamente una soggettività capace di imporsi da sé, ma se nel mondo odierno civilizzato dal diritto è anche importante ottenere il riconoscimento degli altri Stati, allora gli ebrei immigrati nel secolo scorso in Palestina e costituitisi in Stato subito dopo la guerra mondiale e forse proprio grazie alla guerra mondiale devono chiedersi da chi vogliono il riconoscimento della loro legittimità. Ho già detto che solo gli Stati arabi possono loro veramente dare questo riconoscimento e questa legittimità. Se non lo vogliono fare, io italiano non li posso costringere con le armi, con la guerra o con altri mezzi. Se fra due stati inconciliabili ed autoescludentesi, io mi trovo costretto a scegliere, in tal caso vedo le ragioni del diritto non in Israele, ma negli Stati arabi e nel mondo arabo. È evidente che tutto il modno arabo è minacciato dalle pretese occidentali di civilizzazione. Pur essendo solidamente legato al mio paese ed alla mia cultura, son ben lungi dall’esserne infautato. Anzi sono pure consapevole del marcio che la corrode come un cancro dal suo interno. Non intendo infettare altri popoli, ai quali auguro una sorte ed un destino migliore del nostro.

3.
Non è un libro

Tolte le prime 34 pagine, imperniate su un falso, il resto del volume, oltre 550 pagine, è costituito dall’insieme degli articoli, spesso di circostanza, che Fiamma Nirenstein, che con il mestiere di giornalista campa, ha scritto su vari organi. Di peso li ha trasportati nel volume con forma di libro, che propriamente è un’opera organica su una tesi che si dipana in un vasto ordito di ragionamenti e di analisi di documenti e materiali. Quanto per intenderci non è la stesso cosa del libro di Tom Segev, Il settimo milione, che ha un numero inferiore di paagine e che vado leggendo con profitto, senza che rimpianga il tempo speso nella lettura di una singola pagina, sulla quale potrò sempre ritornare per imparare e sviluppare nuove ricerche. Perfino nella sua “Introduzione” donna Fiammetta tira fuori sua nonna Rosina, la sua musa ispiratrice, alla quale dedicherà tante altre pagine nell’ultima sua impresa letteraria: Israele siamo noi, dove quindi riprende la tesi del giudaismo ventre dell’Europa, di un’Europa che si vuole per forza in guerra contro il Medio Oriente per imporre la colonizzazione forzata del “popolo eletto” e padrone di quella terra per statuto divino. Il resto del volume non merita un’attenta lettura, ma per scrupolo ne farò una non impegnativa lettura, annotando occasionalmente qualcosa. In fondo, la letteratura bellica di propaganda filoisraeliana è ben misera cosa. Devo quindi aspettarmi nelle restanti 550 pagine le banalità e faziosità di cui donna Fiammetta ha dato prova fino ad oggi nella pratica del suo culto israelitico.

4.
Il vero Ghandi contro lo pseudo Luther King


In attesa di poter controllare direttamente sul libro, che forse possiedo in qualche anfratto della mia disordinata Biblioteca, non ho motivo di dubitare dell’autenticità di brano messo in rete da cloroalclero, da cui riporto un brano del 1937:
Non è senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi. L’analogia tra il trattamento riservato agli ebrei dai cristiani e quello riservato agli intoccabili dagli indù è molto stretta. Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. Perché, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere? La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. E’ ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Sarebbe chiaramente un crimine contro l’umanità costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta è di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Tuttavia la persecuzione degli ebrei che oggi viene attuata in Germania non ha precedenti nella storia. Se vi potesse mai essere una guerra giustificabile in nome dell’umanità, una guerra contro la Germania per impedire l’assurda persecuzione di un’intera razza sarebbe pienamente giustificata. Ma io non credo in nessuna guerra. Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La Palestina biblica non è un’identità geografica. Essa deve trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come la loro patria, è ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili inglesi. Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi. Attualmente gli ebrei sono complici degli inglesi nella spoliazione di un popolo che non ha fatto nulla contro di loro. Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della non-violenza per resistere contro quella che giustamente considerano una ingiustificabile aggressione del loro paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell’ingiusto, non può essere detto niente contro la resistenza degli arabi contro le preponderanti forze avversarie. E’ necessario che gli ebrei, che sostengono di essere la razza eletta, dimostrino questo loro titolo scegliendo il metodo della non-violenza.
L’anno è qui di estrema importanza, perché nel 1937, venti anni dopo la Dichiarazione Balfour, il “diritto ad esistere” rivendicato da Israele, dai sionisti, dalla Diaspora, è ancora embrionale. Israele come Stato nel 1937 non esisteva affatto, ma un’autorità morale come quella di Ghandi comprendeva perfettamente i disegni politici in atto e diceva che Israele non aveva nessun diritto ad esistere in quanto Stato. Non esisteva neppure l’ideologia olocaustica. Questa verrà dopo e diventerà di fatto il principale titolo per quel diritto all’esistenza che Ghandi disconosceva nel 1937. Quindi, tutti i diritti sionistici si basano sulla punizione della Germania e dell’Europa, ma il risarcimento che si chiede è a spese di un terzo che non aveva nessuna delle colpe attribuite ai nazisti. In effetti, come si può lettere nel libro di Seghev (p. …), era già stato cinicamente e lucidamente calcolato che dai rimescolamenti geopolitici della fine della seconda guerra mondiale dovesse saltare fuori uno Stato d’Israele come un coniglio dal cilindro. Israele per la sua esistenza ha tratto vantaggio dalla prima e dalla seconda guerra mondiale. Ne è un frutto e sta facendo di tutto per spingere ad una terza guerra mondiale che ne assicuri definitivamente il diritto ad esistere e l’egemonia in tutto il Medio Oriente. Un disegno tanto evidente quanto pericolosissimo, dove i Paesi d’europa, vinti sconfitti e distrutti materialmente e psicologicamente nel 1945, sono ridotti al ruolo di ascari in una guerra che non ci riguarda e che consolida le nostre catene e la nostra scomparsa politica. Ecco dunque l’importanza fondativa del mito dell’Olocausto e di tutti i giorni della Memoria imposti ai governi europei ed il furore contro il cosiddetto negazionismo, che deve essere punito con tutti i rigori della legge, come ai tempi della peggiore Inquisizione, anche quella contro gli Ebrei. Anzi, considerata la pretesa di una maggiore civiltà giuridica ai nostri tempi rispetto ai secoli passati, direi con maggiore forsennata ferocia. Se si comprendono gli interessi ideologici, politici, economici, che sono in gioco, la cosa non dovrebbe sorprendere.



(segue)


* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide che in pratica annullano la libertà di pensiero si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.




Nessun commento: