sabato, giugno 09, 2007

L’impossibile benvenuto a Bush

Versione 1.2

So bene degli entusiasmi di Silvio per Bush e per l’America, superiorea quella degli stessi americani. Caro Silvio, ricordo il tuo entusiasmo con cui ci trascinavi in guerra in Iraq per guadagnare in immagine internazionale e vendere più vino in America. Ma sono facili da fare quattro conti e tu di conti ti intendi bene. Con Saddam quello strano paese disegnato sulla carta goegrafica con il gesso dagli Inglesi era tenuto insieme con i metodi che sappiamo, ma che non ci è lecito sindacare. Adesso che l’Iraq è stato “liberato” e “democratizzato” i morti civili sono – a quanto pare – oltre seicentomila, quanti mai Saddam avrebbe potuto farne. Un delitto perfetto. Un genocidio perfetto per il quale gli autori non verranno mai perseguito dal solito tribunale per i crimini di guerra degli altri, mai per i propri. Alla carità pelosa delle ragioni per cui Bush ha voluto con la menzogna la sua guerra possono crederci solo gli idioti, accuratamente fabbricati dalle televisioni di stato e private. Il politolo Luttawak, che sa come vanno le cose d’America, è stato chiaro nella sua analisi iraquena: la guerra è stata persa. Per uscirne conviene piazzare in punto strategico pochi marines, ben chiusi nelle caserme e pronti ad uscire solo nel caso di un’invasione dall’Iran. Per il resto gli iraqueni possono continuare democraticamente a scannarsi fino a quando non ne resti manco uno vivo. Anni addietro un coraggioso ministro tedesco, una donna, disse che in nulla si distingueva la guerra preventiva di Bush dalla guerra preventiva di Hitler. L’uno è stato bollato dalla storia come un criminale, l’altro viene a Roma e va dal papa per progettare la caduta di Cuba, che fu nel lontano 1898 la zona dove per la prima volta si manifestò quell’imperialismo americano che calpestò il suolo d’Europa con la prima e la seconda guerra mondiale e dopo aver inghiottito l’Europa, tenuta a bada con un ceto politico fabbricato ad hoc, adesso vuol digerire il boccone mediorientale, con gli israeliani per avamposto. Gli arabi, da noi regolarmente insultati, stanno dimostrando una capacità di resistenza ed una dignità politica di cui noi non siamo più neppure lontanamente capaci.

Perché sto in Forza Italia? Ma caro Silvio, sono tanti fessi come me che ti hanno consentito di fabbricare un partito dal nulla. Non so quanto tu ancora resisterai con il giocattolo che ti sei creato. Se veramente il tuo successore è la Michela la scosciata credo che l’aggregazione si sfalderà presto e vi sarà lo spazio per una nuova riaggregazione, per un nuovo rimescolamento, per nuove forme di impegno politico. Conosco la teoria dell’emarginazione dei militanti non pronti ad unirsi al corso e ad applaudire a comando. È così in tutti i partiti, dove più dove meno. Il problema politico degli italiani è quello di ritrovare una forma politica e costituzionale che li esprima, ma senza ritornare agli anni grigi della guerra civile del ’43 o agli anni di piombo più recenti ed ancora non del tutto passati. La mia ricetta è chiara: iscriversi ai partiti, ma farsi sentire e non limitarsi ad applaudire. Soprattutto non lasciarsi corrompere con favori e favorucci. Basta prendere sul serio l’art. 49 della costituzione, pretenderne l’applicazione, farne scoppiare le contraddizioni, spazzare via tutti i lestofanti e gli arrivisti che con la politica si sono arricchitti sulle spalle di quelli che le tasse le pagano e non possono sottrarsi dal pagarle, perché si trovano il pignoratore in casa.

Non l’Italietta, ma l’Italia dei fustini di detersivo. A questa Italia, caro Silvio, tu mi fai pensare. E non riesco aa dimenticare il mio primo ricordo televisivo che ho di te. Avevo visto la scena del lancio di monetine a Craxi davanti al Raphael. Dopo sei comparso tu. Ti ricordi Silvio chi parlava di “fustini” di detersivo? Il tuo amico Bossi quando ti criticava per la tua mania di fare politica con gli spot televisivi, quasi che ottenere il consenso politico fosse la stessa cosa che vendere in televisone fustini di detersivo. Non vi è dubbio che tu abbia costruito il partito con questa tecnica, cosa che dimostra la grande considerazione in cui tieni gli italiani. Ma bisogna rassegnarsi a questo e ad altro, mantenendo salda ed incrollabile la fede nel principio della non violenza e non perdendo mai la speranza per quanto riguarda gli altri ed attenendosi per se stessi al principio “fai quel che devi, accada quel che può”.

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