domenica, giugno 24, 2007

Quale “nuovo” umanesimo?

Versione 1.6

Si è svolto in Roma un megaconvegno il cui titolo suona: “Un nuovo umanesimo per l’Europa. Il ruolo delle Università”. Se imponente è stato il convegno sotto il profilo organizzativo, povero il suo contenuto e nullo il suo valore scientifico. E mi spiego: non perché le singole relazioni che ho ascoltato non siano ineccepibili sul piano tecnico-specialistico, ma perché sono state singolarmente collocate in una regia che sotto la parvenza della scientificità è invece tutta volta a sostenere le pretese temporali della chiesa cattolica nel nuovo panorama europeo. Il processo di costruzione europea, come è noto, ha subito una battuta di arresto perché in alcuni paesi i referendum hanno bocciato l’approvazione dei trattati firmati l’anno prima a Roma. La costituzione europea non era in effetti tale. Una costituzione dovrebbe contenere un numero assai limitato di norme costituzionali veramente essenziali. Carl Schmitt nella sua “Dottrina della costituzione”, da me tradotta in italiano nel 1984, dice che una costituzione consiste di di norme costituzionali in senso proprio e di leggi costituzionali o norme costituzionali improprie. Siccome la modifica della costituzione ha una proceduta aggravata rispetto alle leggi ordinarie, ecco che gli interessi che vogliono una forte protezione che la metta al riparo delle mutevoli maggioranze parlamentari semplici chiedono l’inserimento nel testo di una costituzione. Un esempio per noi eclatante è stato l’inserimento dei patti lateranensi nella costituzione della repubblica italiana. È stato un grave vulnus alla sovranità dello Stato italiano.

Pochi sanno che nel testo dei Trattati che avrebbero dovuto diventare la Costituzione europea sono già passate tutte quelle norme che perpetuano gli interessi della chiesa cattolica o di altre confessioni. Anche a me la cosa era passata inosservata ed incautamente ho votato favorevolmente al referendum europeo. Se ne fossi stato consapevole, probabilmente mi sarei astenuto dal voto. Ma alla chiesa cattolica non è bastato aver messo al sicuro la “roba”, pretende che nel testo della costituzione europea venga inserita la dizione “radici cristiane”, cosa che è stata fatta nello Statuto del Lazio all’epoca del governatorato di Storace, che festante è andato a consegnare al papa lo Statuto laziale, tornato in questo modo dentro i confini dello Stato Pontificio. Non si tratta di una faccenda da poco. L’inserimento della norma costituzionale “L’Europa ha radici cristiane” significa che l’Europa deve continuare ad avere radici cristiane, cioè che il cristianesimo, o meglio il cattolicesimo, deve essere considerato religione ufficiale di Stato, come è in effetti dai tempi dell’Imperatore Costantino, che all’epoca valutò la convenienza di passare dalla vecchia religione popolata da molti dèi ad una sola religione governato da un solo dio secondo il motto: un solo dio un solo imperatore. Naturalmente fra il solo dio ed il solo imperatore non avrebbe dovuto esserci conflittualità, ma l’imperatore avrebbe disposto anche del solo dio: era più facile controllare un solo dio, anziché controllarne molti.

Può essere utile richiamare alla mente quelle nozioni di storia che tutti possediamo, ma sulle quali non siamo abituati a riflettere traendone le giuste conseguenze. La scuola non aiuta in tal senso. Anzi normalmente opera in senso inverso: stemperare e stravolgere le lezioni della storia a dimostrazione dell’assunto che chi ha il potere, scrive anche la storia, ovvero ne attribuisce il senso, stravolgendo perfino l’evidenza. Da sempre la chiesa cattolica ha inteso stabilire il suo dominio sul settore dell’educazione, dove si insegna a far di conto, ma dove soprattutto si difendono i capisaldi della fede, fatti coincidere anche con il sistema tolemaico. Mentre mi trovavo per la prima volta in vita mia nella sala Nervi ed osservavo i volti dei “docenti europei” ivi riuniti, mi chiedevo di cosa fossero docenti. Probabilmente erano tutti insegnati di catechismo. Un solo collega di facoltà, che ho riconosciuto, stufo di aspettare il papa in ritardo, ha deciso di andarsene prima ancora che iniziasse l’Udienza. Tolto lui, non ho riconosciuto nessun membro della comunità scientifica di cui mi sento parte. Ma ho voluto rimanere fino alla fine, a debita distanza, e dirò più avanti perché.

Morto Costantino e cessato l’Impero romano d’Occidente, il papa ne ha rivendicato per secoli l’eredità. Non si è fatto scrupolo di servirsi della falsa Donazione di Costantino. Si è dovuto aspettare l’umanista (“vecchio” o “nuovo”?) Lorenzo Valla per denunciarne la “falsità”. Dopo di che la Chiesa non è certo crollata dalle sue fondamenta, che sono solide perché edificate su solida pietra e su intoccabili privilegi, oltre che sul sacrificio della comune intelligenza ed un sistema educativo non volto alla ricerca della verità, ma al suo nascondimento. Ancora, in un mondo popolato di molti déi, un Ponzio Pilato poteva chiedere in buona coscienza e senza infingimenti a Gesù Cristo cosa fosse la Verità. Una stessa domanda con Innocenzo III o Benedetto XVI non è più possibile farla ed è anzi considerata blasfemia. La Verità è lo stesso Innocenzo III o Benedetto XVI. E dunque il “nuovo” umanesimo per l’Europa, messa alquanto male, è tale se riconosce una siffatta Verità. Il sistema delle università collegate e degli enti patrocinante ha lo scopo di indirizzare e guidare le menti deboli in questo porto, o meglio quanti in quel porto hanno interesse e utilità ad approdarvi.

Gli organizzatori del megaconvegno hanno voluto impressionare con l’imponenza delle risorse finanziarie messe a disposizione, ma l’impianto del tutto rivela anche ai ciechi la finalità politica e non scientifica del tutto. La cerimonia di apertura ha avuto luogo nella Basilica lateranense, come pure quella di chiusura. Lo stesso che dire: da qui si parte e qui si torna. Se appena fosse stata fatta un poco di buona e libera filologia, non ci voleva molto a scoprire come cattolicesimo ed umanesimo siano termini storicamente e filosoficamente inconciliabili. Nietzsche, in un passo che cito qui a memoria e che mi è difficile ritrovare, osservava con compiacimento come lo spirito dell’antica Roma, del cosiddetto vituperato paganesimo, avesse celebrato la sua vittoria producendo un papa Borgia. Inveiva contro Martin Lutero che venendo a Roma aveva interrotto questo processo di liberazione della cultura e del pensiero, appunto l’Umanesimo (il solo mai esistito), dando vita alla Riforma e quindi alla Controriforma. Nelle locandine erano associate i simboli di cinque università: la Sapienza, la Tuscia, Tor Vergata, Roma tre, Leuven. Della Sapienza, ma solo tra il pubblico vi ero io soltanto ed il mio collega che se ne andato prima che il papa ritardatario iniziasse la sua regale Udienza. Insomma, non è infondato dire che il convegno era stato tutto frutto delle cucine vaticane, con complice patrocinio dei soliti enti pubblici: un atto quasi sempre automatico. A parte incidenti come quello sulla “Madonna che piange sperma”, al quale la Melandri aveva dato il consueto patrocinio senza neppure curarsi di leggere bene le carte. Un piccolo incidente che rivela quali sono i riti del potere. I convegni veri e propri (una cinquantina) si sono svolti tutti in contemporanea nella giornata di Venerdi, divisi ciascuno per aree tematiche. Non era possibile partecipare a più di uno. Io ne ho scelto uno linguistico per ragioni parentali. Un cugino a cui sono molto affezionato mi ha invitato a quello da lui organizzato ed io ho preferito questo ad altri. Ho perciò avuto un ottimo motivo per contenere le mie critiche in fase di svolgimento del convegno. Non avevo nessuna intenzione di polemizzare con mio cugino, pur avendo fatto capire in pubblico quanto io e lui siamo diversi nel modo di pensare.

Quando al caro cugino spiego che il convegno da lui organizzato non ha nulla di scientifico non intendo dire che le singole relazioni presentate non siano tutte eccellenti e ben congegnate sul piano tecnico-linguistico. Ma ciò che conto è la musica non del singolo strumento, ma la musica di tutta l’orchestra. E quale fosse questa musica era perfettamente chiaro anche ad un analfabeta. La cosa buffa è stata poi come tutti gli strumenti siano stati predisposti a salmodiare l’Europa che nasceva dalle ceneri del mondo antico mentre linguisticamente parlando nessuna relazione si soffermava sul mondo romano che cessava. L’umanesimo sarà proprio una riscoperta di quel mondo e si porrà in una relazione polemica con il medioevo cristiano che quel mondo aveva cancellato, o meglio sincretisticamente aveva conservato solo ciò che tornava utile, ad incominciare dalla pretesa eredità del potere imperiale di Costantino. Quindi dire “umanesino” significa ritorno all’antico, all’epoca delli dei falsi et bugiardi che il cattolicesimo aveva fatti tutti fuori, non sempre con le armi della carità e della persuasione. Il “nuovo” umanesimo propugnato dal Vaticano è in realtà il nessun umanesimo. Ma di queste cose in fondo a chi importa qualcosa? Ne sono convinti gli stessi organizzatori dei vari convegni. Altrimenti non avrebbero osato sfidare la comune intelligenza.

Un “nuovo” umanesimo dunque, e in aggiunta per l’Europa. Ma quale il modello? Quello di Giordano Bruno che fu arrostito in nome della Fede nel 1600 in Campo dei Fiori? O quello di Galileo Galilei che per non finire arrostito come Giordano Bruno preferì abiurare nel 1630 quelle verità scientifiche che lui sapeva incontrovertibili? O l’umanesimo di quanti innumerevoli, non essendo né Giordano né Galileo, valutarono da allora in poi che la pelle e la pagnotta vale più di ogni altra cosa? Questo genere di umanisti erano largamente presenti ai convegni vaticani. Ed è a questo su questo “nuovo” umanesimo che il Vaticano punta le sue carte. Ma si tratta appunto di un’antitesi e di una negazione dell’unico umanesimo veramente esistito e che per qualche tempo ha fatto grande l’Italia e l’Europa, quella stessa Italia e quell’Europa che oggi è un misero simulacro di ciò che fu e non potrà più ritornare ad essere in un mondo che vede sulla scena ben altri soggetti. Non ci vuole molto a capire il disegno politico nascosto dietro tante dotte relazioni che quanto più si concentrano sullo spicchio loro assegnato tanto meno si curano del disegno generale in cui quello spicchio viene collocato. I singoli relatori possono in tal modo illudersi di aver fatto opera di scienza e di poter stare alla pari con gli altri colleghi che sanno guardare al di là del frammento, scorgendo l’insieme in cui quello spicchio è da altri collocato.

Mi dispiace per mio cugino a cui voglio sinceramente del bene, ma ho temuto per lui. Sono stato quasi sempre zitto durante il convegno, per non fare proprio io il guastafeste. Ma almeno qui dalla mia scrivania posso dire quel che penso ai miei Cinque lettori. Questo me lo deve concedere. Ho accettato volentieri il suo invito all’Udienza, perché da quando abito in Roma non ero mai entrato nella sala Nervi del Vaticano e non ho mai assistito ad una scena come quella che ho visto. Se Dante Alighieri è andato all’Inferno, io posso pur andare il Vaticano. Ma ecco che proprio nella sala Nervi mi è subito venuto alla mente una scena infernale. Un tempo mi dilettavo di film dell’orrore. Non me ne perdevo uno. Proprio in uno di questi, di cui non ricordo altro che una singola scena, mi impressionò un complesso marmoreo popolato di figure e volti umani. La sala in cui il complesso marmoreo del film si trovava era contigua ad una specie di locale notturno, frequentato da peccatori e peccatrici. Ogni tanto qualcuna di queste veniva invitata nella stanza attigua. Succedeva quel che succedeva e poi in ultimo il complesso marmoreo si animava, apparendo una figura diabolica che divorava la peccatrice, la ingoiava letteralmente e poi quel che ne rimaneva formava una parte del complesso marmoreo che così risultava animato da un nuovo elemento, un nuovo particolare. La sala Nervi ha nel suo sfondo un complesso scultoreo che in effetti dovrebbe essere una Resurrezione, ma che mi ha fatto pensare ad una ben diversa Resurrezione, presente nella scena del film di cui non ricordo altro. Suppongo che Gesù Cristo, ossia quella figura che appare a chiunque legga il Vangelo non guidato dalle mani esperte di filologi e teologi, in quella sala abbia in realtà poco a che fare e sarebbe subito scappato via. Per motivi prudenziali mi sono tenuto in fondo alla sala ed il più vicino possibile alla porta di uscita. La cerimonia si è conclusa con un baciamano distinto per gerarchie. Ho riconosciuto tra i tanti che hanno baciato la mano al pontefici alcuni e tra questi ahimé anche mio cugino. Ma naturalmente è soltanto una fantasticheria. La realtà per fortuna è assai diversa dai miei ricordi di vecchi film dell’orrore.

RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

Ognuno di noi percepisce in un certo modo gli eventi a cui partecipa. Esiste poi un ceto professionale, quello dei giornalisti, il cui compito è quello di riportare ad altri notizia di ciò che succede nel vasto mondo. Se la notizia riportata è costretta a confrontarsi con una conoscenza dei fatti che è già in parte posseduta da chi legge un giornale, allora diventa subita manifesta una possibile diversa interpretazione. Se chi riceve la notizia non ha nessuna altra possibilità di riscontro, allora diventa più difficile farsi un’idea approfondita dell’evento narrato. In realtà, non esiste nessuna notizia senza la sua interpretazione. I fatti da soli non parlano. Hanno necessariamente bisogno di essere interpretati dalla mente umana. L’interpretazione è tutto. La chiesa cattolica conosce ciò assai bene e per questo rivendica a se soltanto il diritto all’interpretazione ed all’attribuzione di senso alle parole ed agli eventi storici. L’umanesimo aveva rivendicato per ogni uomo il diritto all’interpretazione ed al pensiero. Molti che così la pensavano finirono sul rogo, o in prigione, oppure furono distrutti nello loro basi di esistenza materiale. Gli uomini non sono puri spiriti, ma hanno bisogno di mangiare, bere, dormire, vestirsi, abitare, ecc. La Chiesa lo sa bene.

1. Un umanesimo episcopale. La verità ed il contenuto informativo dell’articolo è tutto contenuto nelle prime tre righe: «Aperto ieri a Roma l’Incontro europeo dei docenti universitari, promosso dalle Conferenze episcopali del continente. Alla Lateranense, autorità politiche e religiose. La riflessione del cardinale Ruini sull’umanesimo cristiano». Se avessi ben considerato ciò dall’inizio, non avrei perso del tempo con un’iniziativa che in realtà come “docente universitario” autenticamente laico, non mi riguarda affatto. Sono stato tratto in inganno dal nome della mia università aggiunto alla lista delle università promotrici. La mia università è stata comunque coinvolta ed io non potevo starmene in disparte, pur nella parte che mi compete e che si riassume fondamentalmente nella mia libertà di pensiero e nella mia valutazione critica dell’evento. La mia Facoltà organizzava in Pomezia nello stesso tempo un convegno sull’ordine pubblico e sui problemi della sicurezza. In sua rappresentanza, non formalmente delegata, sono stato altrove in missione. La pretesa ecumenica dei cattolici induce qualche volta alla confusione e all’equivoco. Hanno scritto “docenti europei”, ma bisognava aggiungere: “di catechismo”. Evidentemente in Vaticano hanno pensato di poter organizzare un Family Day della Cultura. Ma non è la stessa cosa.

2. L’umanista Ruini su oggetto e soggetto. Non potevano mancare le banalità episcopali di Ruini. Egli dice che l’uomo rischia di essere oggetto nella società contemporanea. Affinché ciò non accada si leva alto il suo magistero: l’uomo è soggetto. Viene da pensare quanto volte nella pratica corrente della chiesa istituzione l’uomo non sia invece reso “oggetto” proprio da chi predica bene e razzola male, secondo un modo abituale di dire. Non mi lascio andare ad esempi che sarebbe innumerevoli. La relazione di Ruini non poteva essere più banale. Me la sono risparmiata perché stavo altrove. Ma in fondo Ruini a chi ha parlato? Chi era veramente il suo destinatario? E che cosa ha inteso ribadire con il suo discorso? Pensando alle ultime vicende referendarie, o al Family Day, è come se avesse lanciato una sfida e un anatema ai dissenzienti: noi siamo qui, pronti ad ostacolarvi nel vostro “umanesimo”. A noi tocca dire che è umano o non umano. Questo è il nostro potere e il nostro dominio. Altri Giordano Bruno finiranno sul rogo, oggi come ieri. A cambiare saranno le forme, non la sostanza.

3. Il papa che detta la linea. Come docente, modesto quanto si vuole ma libero più di ogni altro, respingo al mittente il messaggio. Non è lui che può dirmi cosa posso e debbo fare. A mio avviso, lui farebbe una gran cosa se tacesse in ambiti che non gli sono propri. I valori dell’umanesimo si sono sviluppati in netta antitesi al dogmatismo cattolico, il cui scopo è la preservazione della più antica forma di dominio dell’Occidente. In realtà il papa non ha assolutamente nulla da dire ad un modo che vede l’uomo fatalmente al centro del suo destino. Anzi, con la sua dottrina della natalità illimitata (divieto di ogni politica di controllo delle nascita) la chiesa cattolica contribuisce alla rovina di questo mondo. Se il sapere scientifico ha potuto svilupparsi è stato contro e malgrado il cattolicesimo. Certo, il papato punta al controllo di tutte le istituzioni educative ed universitarie. Sarà loro concessa quella libertà che non tocca gli equilibri di Fede e Ragione, ossia di una ragione scientifica e filosofica saldamenente asservita alla Fede, che non è assolutamente la religione o la religiosità, ma l’edificio dogmatico che consente il protrarsi nei secoli di una formidabile struttura di potere. Purtroppo molti docenti, ma per fortuna non tutti e neppure la maggior parte, si prestano ai disegni egemonici del papato sulla sovrastruttura culturale ed educativa.

4. Globalizzazione e umanesimo. Se fossi andato al convegno tematico organizzato dall’amico e collega Parlato, della cui carriera mi compiaccio, mi sarei trovato in un ambito disciplinare più vicino, ma avrei sofferto di più e non avrei avuto magiore libertà di parola, peraltro inutile davanti ad un’operazione culturale maggiormente inutile e tutta volta alla celebrazione della potenza episcopale. Poiché non vi è dubbio, che si tratta di un’operazione volta a consentire agli episcopati nazionali di mettere le mani sugli assetti organizzativi di una costruzione europea che diventa anno dopo anno sempre più deludente e che si conferma come una conservazione di antichi equilibri di potere e di antichi privilegi. Parlato ha usato un aggettivo in sè illuminante: noi siamo in un’epoca “postliberale”. E dunque il “nuovo” umanesimo, cui aspira la chiesa cattolica, è l’umanesimo di un’epoca post-liberale, cioè un non-umanesimo poichè non si può storicamente disgiungere l’umanesimo dall’idea di libertà. Questa idea è sempre stato intrinsecamente ostile al cattolicesimo. Se oggi gli alti prelati nelle loro prediche prive di contenuto possono oggi anche usare la parola “libertà”, è solo perché ne è stato sterilizzato ogni significato pericoloso e destabilizzante.

5. I numeri. A fronte di 2500 docenti venuti da 44 paesi la sola università università di Roma La Sapienza conta quasi 5.000 docenti strutturati. Una struttura come il Vaticano può certamente permettersi uno sforzo del genere, ma di “europeo” e di “umanesimo” io ho visto assai poco. Et de hoc satis!

6. Mirabelli e la rimonta cattolica. Lo sforzo organizzativo del “Family Day Scolastico” diventa sempre più esplicito. Si parte dall’ecumenismo per arrivare al catechismo cattolico. Vi è da augurarsi che un’Europa confessionale non veda mai la luce. Sarebbe ancora più opprimente di quella attuale.

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