13 aprile 2026: Panico alla Redazione di Libero.
Il concetto di hasbara ci è ormai abbastanza noto. Ci mancano gli organigrammi, i soggetti impiegati, i movimenti finanziari ed il loro quadro giuridico, se lecito o meno. Un campo minato su cui solo un giornalismo investigativo potrebbe addentrarsi, ma noi non è abbiamo i mezzi. Tutti però, buscandoci la taccia di complottisti antisemiti, sentiamo parlare del controllo pressoché assoluto della rete mediatica occidentali da parte della Lobby ebraico-sionista. Ebbene, leggendo questo articolo odierno di Libero siamo in grado di cogliere il panico per ovvie iniziative da parte di alcuni partiti politici in merito al coinvolgimento dell'Italia, del governo Meloni, di quell'altro che apertamente dice nei talk show, di "avere nel cuore il passaporto di Iraele". Chiedono la netta dissociazione dell'Italia dalla politica criminale e genocida di Israele, cosa ormai sempre più riconosciuta, ammessa, inconfutabile. Ed è questa evidenza planetaria che ci consente di scoprire, di far uscire allo scoperto gli agenti dell'Hasbara, che neppure per un istante possono staccarsi dalla loro soggezione perinde ac cadaver ad Israele. Nulla diciamo al riguardo, ma nessuno può impedirci di pensare quello che pensiamo e che per prudenza non diciamo: sono potenti e dobbiamo aspettarsi le loro reazioni, se li scopriamo: uccidono i negoziatori! Figuriamo cosa non sono capaci di fare. Di certo molto ci viene da ridere, se non ci fosse da piangere per le tragedie in corso, e ridiamo fragorosamente davanti a tanto sfacciato servilismo che nulla ha a che fare con un giornalismo che dovrebbe essere "professionale", cioè solamente informare senza metterci dentro la propria affiliazione, per il solo fatto di ricevere (tutti i giornali) soldi dal contribuente italiano: si facciano pagare da Israele e pubblichino pure tranquillamente con tanto di timbro i comunicati dell'Hasbara. È pur sempre utile averne conoscenza, sapendo cosa essi sono e da quale fonte provengono e quali sono le loro finalità.
• Ci siamo rasserenati davanti ai dubbi se valga la pena prestare attenzione alla Rassegna Stampa Sionista, Ne abbiamo desunto che sia utile farlo se diamo per assodato che si tratti di veline del Mossad o di diretta provenienza dal governo israeliano, che ha le sue quinte colonne fra di noi. Si tratta di saper de-costruire le notizie che danno; se dicono che è nero, vuol dire che è bianco; se dicono "pro-pal" vuol dire che essi sono "pro-gen", cioè pro genocidio, e cos' via: è il caso dell'odierno articolo di Libero a firma Enrico Paoli, non il famoso cantante. Questo canta pure, ma intona la propaganda di Israele e del sionismo. Rode loro ogni manifestazione che non sia di sostegno ad Israele, e per questo ne fanno tutta la più cattiva stampa che possono, ma per fortuna sempre meno gente legge la carta stampata, ed ancora di meno il quotidiano Libero, che di cero non si regge sulle vendite in edicola. Questi giornali vengono stampati e prodotti in perdita per fini che non sono di certo l'«informazione professionale». Ci servono però per quello che abbiamo detto: capire ed arguire ciò che i loro padroni comandano loro, cose che di certo non sono nè vere né a noi utili. Ma vediamo nello specifico della giornata.
Quanto alle leggi repressive sono quelle che hanno voluto per repremire ogni forma di dissenso. Ma qui non si tratta di rapine alle banche, di scippi per strada, di stupri su strada e così via. Ma si tratta di protesta politica in una situazione generale sempre più grave per 60 milioni di italiani. I giudici? Applicano la legge, quando va bene e non ci mettono del loro oltre la legge. Il Mossad - sappiamo - dispone unico servizio segreto al mondo di una rete di cosiddetti sayanim, annidati in ogni dove. E non possiamo escludere che ve ne siano anche parecchi dentro i gangli dello stato e nell'apparato istituziionale. Tocca studiare i casi uno ad uno. Il cantante Paolo è sensibile al tema e metodo della "violenza"? Volga lo sguardo al Medio Orinte, in particolare a gaza ed in ultimo in Libano: un milione di sfollati, ad opera del committente israeliano!
«La violenza come metodo»? Ma senti chi parla! Addirittura ieri, perfino il favolista della corona britannica, capranica, quello che a detto del compianto Giulietto Chiesa di politica non capisce nulla, ieri ha detto che quello in atto, di cui Libero riporta le veline, non è una guerra ma una successione di omicidi mirati. E costui mi palra di violenza come metodo! Violenza per cosa^ Per avert fatto cosa? Per aver osato di scendere in piazza ed aver osato manifestare per sostenere cose che sono il contrario di quelle che si trovano stampata su cartaccia come "Libero", che eccetto il nome di "libero" non ha proprio nulla: sono "servi" loro e vorrebbero che servi come loro lo fossero tutti.



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