sabato, aprile 21, 2007

Appello per il 33° anniversario del Referendum sul divorzio: il 12 maggio in tanti a Piazza Navona!

Ho comprato oggi una copia de “Il Riformista” che contiene l’Appello che si può leggere nella foto qui di sotto riportata. Le mie posizioni al riguardo sono state espresse e vengono riformulate in numerosi articoli. Non sono un Pannelliano. Sui temi israeliani e americani mi trovo sempre più consapevolmente distante dalla posizione radicale. La guerra in Medio Oriente mi appare sempre più come una guerra imperiale di conquista e colonizzazione, come è successo per l’Europa. Trovo sconcertante in uomini come Marco Pannella una certa cecità al riguardo. Sui temi civili della laicità, della separazione fra Stato e Chiesa, mi trovo invece concorde, e ritengo che debbano essere riconosciuti grandi meriti alla pattuglia radicale. Vorrei però precisare che le mie posizioni non sono derivate da quelle radicali, spesso apprezzabili e condivisibili. Concettualmente ne prescindono. Mi ci è voluto non poco tempo per maturare il “divorzio”, dopo di che non ho più potuto rinnovare la tessera radicale, che avevo sottoscritto soltanto in riconoscimento dei meriti suddetti, ma una mia militanza radicale non vi è mai stata e non sarebbe stata possibile. Sull’attuale battaglia per la moratoria ONU sulla pena di morte la mia sensibilità è già diversa da quella radicale. Nel 1974 avevo 24 anni e ricordo di aver votato per il “No”, quasi senza conoscere il Partito Radicale. Come ai Radicali del glorioso Partito Radicale viene tolto il nome ricorrendo sempre più spesso all’uso dell’espressione “sinistra radicale” in modo analogo si sta tentando di spogliare di significato al termine “laico” ricorrendo all’opposizione “laico” e “laicista”, per cui veri “laici” sarebbero i “bigotti” e “farisei” di piazza San Giovanni, mentre gli altri in attesa di poterli cancellare dal vocabolario politico vengono ribattezzati “laicisti’.

Il linguaggio non è neutro ed estraneo al potere. Il potere è anche e soprattutto uso del linguaggio, specialmente quando si tratta di attribuire significato alle parole di uso corrente. A me non piace affatto il termine “laico”, ed ancor meno la sua degenerazione diffamatoria in “laicista”. “Laico” significa propriamente “non prete”: non sto facendo l’etimologia del termine, cosa che non mi interessa in questo momento e non c’entra per nulla ai fini della mia delimitazione semantico nel mio lessico politico-filosofico. Mi riesce quanto mai assurdo che io mi debba definire come un “non prete”. Questa stranezza linguistica è una traccia dell’infinita oppressione esercitata dal potere della Chiesa sulla società. Per alcuni ciò è un fatto positivo, tanto da voler consacrare la violenza subita con la formula “radici cristane” da inserire nella costituzione. Per me è qualcosa di profondamente negativo. Si è dovuto aspettare la pace di Westfalia per poter separare la Chiesa dallo Stato. In mancanza di miglior termine io intendo per “laico” la possibilità di vivere senza oppressione confessionale di nessun genere. Se per avere spazi liberi è necessario un modello di società dove le opposte confessioni si neutralizzano a vicenda, ben vengano i musulmani in Italia, e con loro buddisti, confuciani, animisti e sette religiose di ogni genere purché vivano tutte rigorosamente in uno spazio privato ed ubbidiscano alle leggi civili dello stato: ad ognuno è garantito il diritto alla sua religione o a nessuna religione, purché nessuna di essa molesti l’altra o i cittadini in quanto tali.

Rispetto al 1974 io noto un estremo impoverimento della capacità dei partiti politici di elaborare concezioni e valori. I partiti si preoccupano solo di raccogliere voti e di conquistare posti di potere per gli eletti. Gli elettori sono sempre dei soggetti deboli, per non dire di peggio in un’epoca in cui il vocabolario diventa sempre più colorito. Non è la Chiesa che si è rinforzata, sono i partiti che si sono indeboliti di molto. Non hanno più nessuna carica ideale e sono soltanto squallidi apparati di potere e luoghi della corruzione. Ma non è un destino irreversibile. Oggi esistono possibilità di comunicazione e aggregazione prima impensabili. Anche questo mio lanciare una bottiglia nel mare della rete non è cosa totalmente inutile: basti che uno solo raccolga il messaggio perché la speranza continui a vivere. Molto avrei ancora da dire, ma vi sarà tempo e modo per dirlo. Adesso divulgo qui il messaggio ricevuto e raccolgo in questo post tutte le notizie connesse. Chi vuole può usare lo spazio commenti. Prego soltanto di non rivolgersi a me, ma solo di dire la sua sulle due contemporanee manifestazione. Non pubblicherò quei commenti che vogliono entrare in polemica personale con il sottoscritto. Al momento non ne ho né la voglia né il tempo.



Il sito ufficiale della manifestazione, indetta dalla Rosa nel Pugno, è direttamente accessibile ed è cosa totalmente autonoma da questo mio post, dove esprimo le mie opinioni e posizioni del tutto personali. Sul sito ufficiale della Manifestazione è possibile far pervenire le adesioni e quanto altro.


RASSEGNA STAMPA COMMENTATA

1. Pannella: il 12 maggio ricorderemo il referendum. Non poteva mancare un’iniziativa volta a ricordare il 33° anniversario dell’esito del referendum, che il 12/13 maggio 1974 sancì la definitiva istituzionalizzazione dell’istituto del divorzio nella legislazione italiana. Da allora i tradizionalisti sono stati sempre in attesa di poter passare al contrattacco. Il referendum sulla fecondazione assistita, dove il Movimento neosanfedista ha preferito far scattare il mancato raggiungimento del quorum piuttosto che affrontare lo scontro diretto. Si è avvalso della complicità dei partiti politici di maggioranza e di opposizione. Conta ancora sulla stessa complicità per un arretramento delle comquiste civili e per una rifeudalizzazione confessionale degli Italiani. Chiaramente per il Family Day i clericali dispongono di mezzi organizzativi e finanziari che mancano agli organizzatori della manifestazione di Piazza Navona, ma è importante aver alzato una bandiera che i partiti di maggioranza e di opposizione hanno colpevolmente abbandonato e calpestato.

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