martedì, aprile 24, 2007

Una società che sa dove andare, se la si lascia andare

Ricevo:
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B. XVI: Una società che perde la direzione, non sa più dove andare
Una società nella quale la coscienza cristiana non vive più, perde la direzione, non sa più dove andare, che cosa si può fare e che cosa non si può fare, e finisce nel vuoto, fallisce. Solo se la coscienza viva della fede illumina i nostri cuori, possiamo anche costruire una società giusta. Non è il Magistero che impone dottrine. È il Magistero che aiuta perché la coscienza stessa possa ascoltare la voce di Dio, la coscienza stessa possa conoscere quanto è bene, che cosa è la volontà del Signore. È solo un aiuto affinché la responsabilità personale, nutrita da una coscienza viva, possa realmente funzionare e così contribuire a far sì che la giustizia sia realmente presente nella nostra società: la giustizia al proprio interno e la giustizia universale per tutti i fratelli nel mondo di oggi. Oggi non c'è solo la globalizzazione economica: c'è anche la globalizzazione della responsabilità; questa universalità, per cui tutti siamo responsabili di tutti..

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Commento:


Questa società sa dove andare, ma se non lo sapesse Papa Ratzinger men che meno potrebbe dirglielo. Abbiamo appreso in questi giorni che il nutrimento spirituale di Joseph Ratzinger, oggi monarca con il nome di Benedetto XVI, si è nutrito degli scritti e del pensiero di Agostino di Ippona, fatto “santo”, di cui un ex-sacerdote e teologo ha tracciato questo ritratto:

«Era un uomo piccolo che ricordava un uccello, con grandi occhi profondi, e aveva circa trentasei anni, quando arrivò nella cittadina portuale brulicante di gente. Vestito di una rozza tunica grigia, si era diretto a piedi verso nord, lungo il rettilineo della strada romana lastricata, attraverso una terra senza alberi ma ricca di campi di grano. Noto come il Grande Peccatore, si gloriava di quel titolo…

Era un convertito, ma entro breve tempo citazioni dalle sue Confessioni sarebbero state sulla bocca di tutti…

Il sesso era la sua mania…

I suoi ammiratori dicono che dopo la conversione era puro spirito, ma la verità è che non riuscì mai a scrollarsi di dosso la carne. Nutriva una profonda sfiducia nei suoi confronti ed un odio che non riusciva mai a dissimulare del tutto. Le sue esperienze sessuali si erano limitate ad amori illeciti da cui trasse un senso di colpa e di infelicità; successivamente, in seguito a chissà quali estrapolazioni, caricò il sesso, anche quello praticato nel matrimonio, di malvagità e peccato.


“Nulla”, scrisse nei Soliloqui, “ha il potere di trascinare tanto in basso lo spirito di un uomo quanto le carezze di una donna e quel rapporto fisico che fa parte del matrimonio”. Per paura, ricordando gli errori del passato, non permetteva mai alle donne di mettere piede in casa sua o addirittura di parlargli se non in presenza di testimoni; non faceva eccezioni neppure per la sorella maggiore. La continenza era il principio del servizio al Signore, ma egli la vedeva sotto una luce rigoristica. La sacra fontana della vita, diceva, era sempre inquinata dalla lussuria (libido) anche nel lindo giardino del matrimonio. La sua convinzione che gli appetiti sessuali siano per natura peccaminosi divenne la grande tradizione della Chiesa.

Dopo la Caduta, l’uomo è stato attaccato nel suo punto più vulnerabile, il sesso, che persino nel matrimonio è viziato dalla lussuria; è la punizione principale e inevitabile della colpa di Adamo; la lussuria può essere giustificata soltanto dal desiderio di procreare, ma in assenza di quel desiderio, il peccato veniale della lussuria nel matrimonio si trasforma in un peccato mortale contro il matrimonio stesso. La coppia si “prostituisce” e il matrimonio diventa un adulterio sistematico.

In numerosi sermoni Sant’Agostino insiste: “Mariti, amate le vostre mogli, ma castamente. Indulgete al richiamo della carne soltanto nella misura necessaria alla procreazione dei figli. Poiché non potete generare figli il altro modo, dovete abbassarvi ad essa contro la vostra volontà, perché è la punizione di Adamo… Un uomo dovrebbe anelare a quell’abbraccio in cui non può esistere più la corruzione”.

Magari una coppia potesse avere figli senza la sordidezza del sesso, se possibile pregando assieme in ginocchio! Secondo Sant’Agostino, un uomo tra le braccia della moglie dovrebbe concentrarsi gelidamente sul figlio e anelare al Paradiso mentre l’abbraccia come una statua.

Ciò spiega perché lodasse la verginità, immune dalla lussuria che disonora persino lo scopo legittimo del matrimonio. Un individuo mantenutosi vergine è più vicino a Dio, perché si è allontanato dai peccati inevitabili del matrimonio. È difficile capire come possa considerare il matrimonio una cosa buona quando gli atti tipici che lo contraddistinguono sono ineluttabilmente un male.

Nel ventesimo secolo il trattato di Sant’Agostino sul Matrimonio risulta sgradevole per la sua rozzezza e la sua profonda incomprensione dell’essenza della sessualità. Ecco il suo principio fondamentale: il rapporto sessuale nel matrimonio è buono e legittimo soltanto allo scopo di avere figli; per qualsiasi altra ragione, è un peccato».

Questo è stato il nutrimento intellettuale e spirituale di Joseph Ratzinger, che oggi come Benedetto XVI vuole orientare gli uomini di tutta la terra su come devono vivere. Se si considerasse Joseph Ratzinger alla stregua di un qualsiasi Antonio Bianchi o Mario Rossi, gli uomini ad incominciare dagli stessi cattolici potrebbero imparare a vivere meglio. Invece, la televisione di Stato lo vuole già Assunto in cielo ancora prima del trapasso e non cessa di aggiornarci su ogni suo respiro, su ogni sua parola, su ogni sua santa sciocchezza. Anche la devozione del più sincero cristiano o il rispetto del più benevolo e tollerante fra gli uomini non può che essere messo a dura prova.


Di ritorno dalla solita libreria Feltrinelli sotto casa sono rimasto impressionato dal vedere una pila di almeno un metro cubo di esemplari del recente libro di Benedetto XVI su Gesù di Narareth, propagandato dalla televisione di Stato in tutti i telegiornali, cosa che non viene fatta per ben altri libri che non hanno il favore del potere. Non ho però visto gente a fare la fila per comprarlo. L’offerta del venditore è tuttavia massiccia, segno che è prevista una forte domanda. Ratzinger ha fatto sapere su tutti i giornali e i media che la critica del libro è libera, non essendo stato scritto ex cathedra e quindi sotto il dogma dell’infallibilità papale, sancita dal Concilio Vaticano I del 1870. Insomma, non si va all’Inferno se si critica il papa. In ogni caso non comprerò il libro. Non lo leggerò. Ne ho sfogliato qualche pagina. Indubbiamente, Joseph Ratzinger sa scrivere ed ha la competenza per scrivere un libro su quel soggetto. La mia possibile critica, a prima vista e senza proposito di ulteriore approfondimento è una sola: non vedo nessuna relazione fra il Gesù di Nazareth quale a tutti noto ed il papa che siede sul seggio che si dice fu di Pietro. Vedo soltanto un formidabile Palazzo del potere, uno spaventoso intreccio di privilegi ed un’incredibile oppressione delle coscienze, seguito da un ottundimento delle intelligenze, il tutto basato su quella che Tacito già ai suoi tempi chiamava una “perniciosa superstizione”. Esagero? Proviamo a leggere insieme questo passo del capitolo 22 del Vangelo di Matteo:

15Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. 17Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?". 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? 19Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?". 21Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". 22A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.
Che ve ne pare? I tempi sono un poco cambiati da allora. Il dilemma ed il tranello dei farisei è stato risolto semplicemente cambiando sulla moneta l’immagine di Cesare con quella del Papa, cioè con quella del Vicario e Successore di Cristo, ossia Pietro, ovvero i suoi successori dichiarati, di cui è per taluni teologi e chiese scismatiche è dubbio che abbiano a che fare con Gesù di Nazareth nel senso da loro professato. Ma di queste storie si diletti chi ne ha voglia. A me interessa come cittadino che il cattolicesimo non sia religione di stato e cessi un’ingerenza della gerarchia ecclesiastica nelle cose di Cesare, divenuta ormai una prassi così costante da assuefarsi ad essa come cosa ovvia e naturale.

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