martedì, aprile 17, 2007

Obiezioni al cardinale Caffarra sui DICO

Ricevo:

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Card. Caffarra: i DICO e il dovere della coerenza
Vorrei però richiamare in particolare l’attenzione sulle parole che la Nota rivolge a chi ha il dovere di fare le leggi, e professa la fede cristiana nella Chiesa cattolica. Per avere una comprensione esatta del testo della Nota è necessario tenere presente la dottrina cattolica circa la coscienza morale, il Magistero della Chiesa, ed il rapporto fra le due realtà (cfr. per es. Lett. Enc. Veritatis splendor 64,2; EE8/1664), riassunta per altro nelle sue linee essenziali nel Catechismo della Chiesa Cattolica (§§ 1776-1794). La vera laicità rende possibile a chiunque, credenti compresi, di proporre la propria concezione di vita buona mediante argomentazioni razionali e quindi da tutti condivisibili… Il richiamo alla coerenza fatto nella Nota è quindi assai pertinente. La coerenza infatti non significa richiamarsi a poteri estranei all’impegno politico, né confessionalismo. Significa offrire il proprio originale contributo perché anche mediante l’ordinamento giuridico sia promossa e difesa la singolare preziosità del matrimonio e della famiglia, e quindi la dignità della persona. Cristiani incoerenti impoverirebbero l’argomentazione e la deliberazione pubblica, privandole gradualmente di una visione dell’uomo che è generatrice di vero umanesimo.
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Obietto:

È inammissibile la relazione posta fra il “dovere di fare le leggi” e la “professione della fede cristiana”. La legislazione italiana non è una traduzione per tutti i cittadini italiani del Catechismo cattolico. Il parlamentare che professa la fede cristiana e accoglie raccomandazioni come quella del cardinale Caffarra viola la fedeltà alla costituzione italiana, che non è una costituzione vaticana. La “coscienza morale” di ognuno è libera e non soggetta alla dottrina cattolica, indietro di parecchi secoli rispetto al modo odierno di vedere le cose in ordine a sesso, famiglia, amore, procreazione, ecc. Paolo VI ha disatteso il concilio Vaticano II voluto da papa Giovanni XXIII, l’unico papa che in questo ultimo secolo abbia meritato universale attenzione. Il comune buon senso dice che in fatto di sessualità, famiglia e procreazione dovrebbero tacere i celibi del Vaticano: parlano di cose che non possono capire. La “vera laicità” è “vera” solo per il cardinale Caffarra. I veri laici non ascoltano né Caffarra né Ratzinger. Il Magistero della Chiesa è rimasto impigliato fino ad oggi nelle assurdità dogmatiche sulla Concezione Immacolata di Maria, sul concepimento virginale, sull’ossessione manichea del sesso equiparato al “peccato”, altra assurdità concettuale. Si possono spiegare le attuali posizioni della burocrazia celibataria del Vaticano come una conseguenza logica delle costrizioni concettuali imposte per dogma ai tempi di Pio IX. Solo così è possibile spiegare assurdità altrimenti incomprensibili. Al di là di ogni DICO le posizioni attuali del clero pongono con urgenza la necessità dell’abolizione del Concordato e di ogni regime di privilegio della Chiesa Cattolica, che si dimostra nei fatti una religione di Stato, che pone i suoi dikat ed i suoi veti. I parlamentari cattolici che si professano tali devono essere considerati come “traditori” allo stesso modo dei cattolici inglesi dopo la pretesa papale di scomunicare il legittimo sovrano d’Inghilterra e addirittura di negargli obbedienza in quanto sudditi inglesi. Per queste ragioni parteciperò il 12 maggio non alla manifestazione del Clero sulla famiglia, ma a quella indetta dai Radicali per lo stesso giorno a piazza Navona. Il 12 maggio è l’anniversario del referendum sul divorzio che nel 1974 vide una volontà di 37 milioni di italiani assai diversa dalla volontà della gerarchia ecclesiatica.

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