mercoledì, aprile 25, 2007

Nel giorno della Liberazione

Il giorno è per me triste, lo è sempre stato, anche da prima che avessi maturato uno specifico impegno politico. Mi sento triste in quanto cittadino. Da uomo semplice, non acculturato, non riesco neppure a capire il termine “liberazione”. Liberazione da chi? Dai Turchi? L’Italia non aveva un governo legittimo, una monarchia costituzionale che nell’ottobre 1922 diede un uomo chiamato Benito Mussolini l’incarico di formare un governo che fu chiamato Fascismo e che nel 1943 tolse di nuovo il mandato? Le vicende politiche sono quelle che tutti conosciamo. Ciò che ci distingue e ci divide è stato ed è il modo di valutarle. I governi che si sono insediati dopo la caduta del fascismo hanno condotto una fortissima e violenta opera di delegittimazione e criminalizzazione di almeno un ventennio di storia italiana nei quali gli italiani si erano riconosciuto o contro cui non si erano ribellati, nella misura in cui contro un qualsiasi governo insediato al potere ci si può ribellare. Tutti i regimi che si costituiscono non cadono mai per fatti di opinioni o per meccanismi elettorali. Può esserci un’alternanza di gabinetti o di cerchie di comando, ma non un vero e proprio rovesciamento di regime senza un fatto traumatico e violento, che può essere o una guerra civile o una sconfitta bellica.

L’Italia negli anni 1943-45 non ha avuto una Liberazione, ma una sconfitta bellica seguita da guerra civile: due disgrazie in una volta sola. Ciò detto, prevengo i miei prevedibili detrattori dicendo che non ho nessuna nostalgia per ciò che era prima di cui non faccio apologia. Non ero neppure nato e non potrei raffigurarmi un mondo che non ho visto e che posso ricostruire solo con leggendo libri ed interprendoli criticamente. Spesso dicono bugie per educare la mia mente in un certo modo ed orientare il mio spirito verso determinate direzioni. Il mio sentimento è quello che nasce dalla visione di un’Europa distrutta ed occupata da eserciti stranieri tanto ad Ovest quanto ad Est.

L’atteggiamento di ognuno di noi può essere classificato in base alla risponda ad una domanda semplice che non lascia scampo. Nel maggio 1945 l’Europa era distrutta o liberata? Nato nel 1950 io appartengo a quelli che sempre hanno percepito quello scenario che non ho visto con i miei occhi come una distruzione della patria europea. Contro gli imbecilli che sono Legione non ripeterò mai abbastanza che questo mio sentimento non va tradotto in termini politici nel senso di un favorevole a Hitler o Mussolini ed un apologeta dei campi di concentramento e di sterminio. No! Fascismo e nazismo sono per me esperienze politiche storicamente maturate in un arco cronologico delimitato, quindi definitivamente trascorse. Allo stesso modo in cui non si può richiamare in vita un cadavere così non si possono ripristinare governi storicamente cessati. L’uso dei termini fascista e nazista come insulto ed offesa può interessare l’etica e la morale, ma non ha significato politico. Quindi ogni riproposizione di fascismo e nazismo è antistorica come è impensabile un ristabilimento dell’Impero Romano con tutti gli istituti giuridici che lo caratterizzarono.

Altri hanno risposto al quesito dicendo che per loro l’Europa nel 1945 era stata liberata, ma sono quelli che hanno preso il potere e sono succeduti nei posti di comando che erano prima dei fascisti e dei nazisti. La loro legittimazione era direttamente proporzionale alla delegittimazione dei regimi precedenti. Spesso i titoli erano costituiti non da competenze tecniche di governo, o da particolari capacità professionali, ma soprattutto dall’essere stati chiari oppositori del regime precedente o soltanto perseguitati. Mi è capitato una volta di scoprire un caso di infimo ordine ma altamente significativo. Un povero disgraziato aveva falsificato carte ed aveva esibito falsi e compiacenti certificati medici per farsi passare come una vittima ed un perseguitato dal fascismo e poter così ottenere una pensione. La corte dei conti bocciò l’operazione, ma vi furono ricorsi. L’episodio è significativo per descrivere un’epoca non di alternanza al potere (ad esempio: da Berlusconi a Prodi e viceversa) ma di rovesciamento di regime ed arrembaggio nella conquista delle nuove posizioni e cariche di regime. Credo che ognuno possa fare innumerevoli esempi della nuova cultura ed etica politica che accompagnò la cosiddetta Liberazione.

Nel corso di una conferenza pubblica un amico intelligente diede una terza risposta al quesito: distrutta e liberata. Non negava cioè la realtà della devastazione che aveva colpito tutta l’Europa, compresi quei paesi come Francia ed Inghilterra che pensavano di aver vinto la guerra. L’Inghilterra dovette cedere l’Impero agli Usa e la Francia, che forse più di ogni altra aveva contribuito al nascere della seconda guerra mondiale, si trovò debellata dai nazisti già agli inizi della guerra. La sua partecipazione a fianco dei vincitori fu puramente morale. L’unico stato d’Europa a sentirsi vincitore fu l’Inghilterra, ossia il più antieuropeo dei suoi Stati almeno fin dai tempi dell’Invincibile Armada, quando nel 1588 Filippo II tentò uno sbarco che se fosse riuscito avrebbe risparmiato all’Europa tanti lutti. Ma la storia non è fiction televisiva e qui dobbiamo rigorosamente fermarci. Non senza però rilevare una costante antieuropea dell’Inghilterra, i cui effetti non sono facilmente valutabili ma che tuttavia non possono ritenersi irrilevanti o fantastici. Già per la prima guerra mondiale si è voluto addossare alla Germania la responsabilità della guerra, ma io credo che bisogna guardare all’Inghilterra.

La risposta che diede allora il mio amico Giulio, che non sento da anni, mi fece riflettere a lungo. Non mi convinse e non mi convince. Liberata da cosa e da chi? Chi è stato il Liberatore? La “liberazione” è stata gratis et cum amore? Nessuna contropartita politica è stata da allora pagata? Abbiamo oggi lo stesso “peso” politico che come Europei avevamo prima? L’odierna Unione Europea è qualcosa di molto diverso da un supermercato o da un’unione doganale? Cosa vuol dire la formula Stati Uniti d’America e d’Europa che non solo quel mattacchione di Pannella mette in giro, ma che è stata pure avanzata dalla Merkel in visita negli Usa? Non è forse la definitiva annessione delle terre conquistate in Europa all’Impero americano? Il processo di Liberazione iniziato nel 1945 non è lo stesso che oggi si va esportando in Medio Oriente? Ecco io concludo la riflessione odierna con questi quesiti che lascio senza risposta.

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